sabato 28 gennaio 2012

Monti: noi decisionisti? Non c’è alternativa


di UGO MAGRI,dalla Stampa
ROMA
Monti procede con piglio inatteso. Aveva una certa immagine da accademico tra le nuvole, invece marcia come un treno e «non lo ferma più nessuno», confida entusiasta un personaggio della cerchia più ristretta. Adesso Monti lo teorizza pure: «Siamo considerati un governo decisionista», dichiara in conferenza stampa, un po’ giustificandosi («non c’era molta scelta per le condizioni in cui ci siamo trovati»), un po’ rivendicando la prontezza nell’agire («a noi piace prendere decisioni molto veloci, in poco più di 2 mesi siamo al terzo provvedimento importante»). Le contestazioni? «Non sono avanzate dalla generalità delle categorie», è la risposta al direttore del Tg1 (c’è chi legge l’intervista come un via libera alla proroga di Maccari). Il Paese, nella visione di Monti, «è dalla parte delle liberalizzazioni e avremo il plauso dei cittadini. Cercheremo di convincere chi protesta, comunque procederemo». Non ha affatto l’aria di chi si sente braccato.

Messaggio ai partiti
Anche nei loro confronti, il Prof comincia a muoversi con disinvoltura. Continua a lisciarli per il verso del pelo quando definisce «cosa gradita» che le forze politiche lo incalzino. Però al tempo stesso comincia a esercitare un ruolo di leadership; da uomo dell’emergenza prova a trasformarsi nel capo di una coalizione. La definisce «maggioranza innovativa», diversa da tutte quelle che abbiamo conosciuto finora perché incarna solo il top di destra e sinistra: «Il mio governo si muove in continuità con le cose migliori viste negli ultimi anni... Sulle liberalizzazioni il punto di partenza è quello del governo Prodi con il ministro Bersani nel 2006; sul contenimento della finanza pubblica, ma anche su università e semplificazioni, ci muoviamo in continuità con il governo Berlusconi e con i ministri Gelmini e Brunetta».

Fibrillazioni
Non vanno mai trascurate. Oltre che sulla nomina al Tg1, i partiti si guardano in cagnesco sulla cittadinanza ai figli degli immigrati (soprattutto Fini vorrebbe accordarla, il Pdl fa muro) e, inevitabilmente, sulla giustizia. Voci dal centrodestra prevedono burrasche politiche nel caso in cui il Cavaliere venisse condannato per Mills l’11 febbraio prossimo. Bersani e il Pd, dichiarandosi favorevoli a una riforma della giustizia, si collocano intelligentemente ai margini del ciclone in arrivo; ma dentro il Pdl la guerra con le «toghe rosse» darà una mano al fronte degli esagitati, quelli che cercano pretesti per «mandare a casa il governo». L’altra notte a Palazzo Grazioli, dopo una lunga e un po’ lugubre celebrazione dei 18 anni di Berlusconi in politica, le anime del partito si sono nuovamente scontrate. Alfano ha imposto un cessate il fuoco, promettendo però che «entro 10 giorni decideremo che fare».

Dopo il Porcellum...
Cresce nei due maggiori partiti la voglia di intendersi su un sistema misto, un po’ tedesco e un po’ spagnolo. Ceccanti (Pd) ha depositato una proposta di legge al senato, Quagliariello (Pdl) la trova okay. Molto in soldoni, è un sistema che premia i partiti maggiori. I piccoli ottengono meno seggi di quanti ne dovrebbero avere in proporzione ai voti, invece i grandi ne ricevono di più. È lecito dubitare che un sistema siffatto possa piacere ai centristi. Difatti Casini non ha fretta, della legge elettorale (dicono all’Udc) si può discutere con calma più in là.

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