martedì 3 gennaio 2012

I Miserabili


I Miserabili
dal blog di Beppe Grillo

  Una domenica mattina, anni fa, in
un'isola dell'Oceano Indiano, ho lasciato
i miei amici e mi sono incamminato lungo
la costa. Ho superato delle grandi palme
che si allungavano sulla spiaggia per
seguire delle voci. Allegre. Venivano da
un piccolo villaggio. Gli abitanti erano
vestiti quasi di nulla. Qualche camicetta,
dei pantaloncini, dei cappelli di paglia.
Cantavano, qualcuno rideva esibendo
denti bianchissimi. Le case erano
capanne, piccole, ma confortevoli. C'era
un rivo di acqua trasparente con pesci e
perioftalmi, i pesci che camminano, che
ho visto solo lì. Mi guardavano
indifferenti, sia loro che gli indigeni.
Avranno pensato che fossi un
miserabile, loro avevano tutto e io
dovevo guadagnarmi ogni cosa con la
schiavitù del lavoro. Un ragazzo mi si è
avvicinato e mi ha offerto una noce di
cocco. E allora mi sono sentito povero
come mai prima. Non è stata una bella
sensazione. Che cosa stavo facendo
della mia vita?
La paura di diventare indigenti è oggi
palpabile, nell'aria. Le persone sono
terrorizzate dall'idea di perdere il lavoro e
quello, poco o tanto, che hanno
accumulato. La miseria come riporta il
vocabolario è "capace di pregiudicare
seriamente la dignità morale e sociale di
un individuo", ma miserabile vuol dire
soprattutto "sentirsi miserabile". Nessuno
può farti sentire miserabile senza il tuo
permesso. La civiltà dei consumi ha
creato il nuovo miserabile, colui che non
può accedere ai consumi. Più consumi,
meno sei miserabile, più sei invidiato.
Qualcuno la chiama evoluzione, altri
progresso. Il PIL guida le decisioni dei
governi, non la ricerca della felicità. La
rinuncia a un bene inutile è un atto
rivoluzionario. Se le masse ne
prendessero coscienza, il mondo
cambierebbe senza un solo colpo di
fucile.
Negli anni 50 i nostri fiumi erano chiari e
pescosi, l'aria decente,i  prati
circondavano le città. Si viveva con
poco, con semplicità, si andava in
vacanza dai parenti in treno, magari in
terza classe con le panchine di legno,
ma il treno era puntuale, pulito e i
passeggeri cortesi. La crisi può diventare
un ritorno al passato, un momento di
ripensamento delle nostre priorità e dei
nostri bisogni. Una decostruzione e
ricostruzione di un mondo nuovo dove
nessuno possa sentirsi miserabile. Se
per  Napoleone la rivoluzione era
un'opinione appoggiata dalle baionette,
oggi la rivoluzione è un'opinione
appoggiata sulla spesa. C'è qualcuno
che può prestarmi 20 euro? Loro non si
arrenderanno mai (ma gli conviene?).
Noi neppure.

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