Visualizzazione post con etichetta turismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta turismo. Mostra tutti i post

sabato 27 dicembre 2014

La Basilicata che fa paura!

I dati ufficiali (sito Unmig) riportati nella deliberazione della Corte dei Conti di Basilicata dello scorso Aprile 2014, riguardanti il quadro dei rapporti tra estrazioni di petrolio e gas e processi di colonizzazione della Basilicata da parte delle multinazionali, parlano da soli.
Ad oggi la Basilicata è già una gruviera, con 471 pozzi (in provincia di Potenza 270, in provincia di Matera 201) perforati dal 1921 al 2014.
I pozzi oggi sono 106; in produzione ne sono 39; i non eroganti 57; quelli utilizzati “per altro scopo” (in primis reiniezione dei fanghi) sono 4; quelli “potenzialmente utilizzati” 6.
Nella nostra Regione sono inoltre presenti ben 39 centrali di raccolta e trattamento, di cui 27 per trattamento di olio greggio; 12 di gas naturale. La Centrale di Raccolta e trattamento più importante ad oggi è quella di Viggiano in Val d’Agri (il c.d. “COVA”, vale a dire “Centro Oli”), che è in sostanza una centrale di preraffinazione, detta di idrodesolforizzazione, che tratta olio e gas proveniente da 25 pozzi, prima che gli idrocarburi vengano inviati tramite 136 km di 5 linee di tubi alle raffinerie di Taranto.
Estrarre petrolio e gas non è come usare una cannuccia per bere da un lattina. Il ciclo estrattivo è altamente impattante, sin dal momento della ricerca, con l’uso di linee di cariche esplosive ed agenti chimici.
E’ inquinante nel processo  di perforazione, che per raggiungere a volte i 7.000 metri, implica l’uso di scalpelli con uranio impoverito e fluidi tossici perforanti per lubrificare e poi cementare le pareti del pozzo. Vengono usate oltre 500 sostanze, la maggior parte delle quali tenute segrete dalle compagnie. Si tratta di fluidi che accompagnano l’intera vita del pozzo, che inquinano per anni o decenni il sottosuolo, il suolo, le falde acquifere, producendo ogni giorno diverse tonnellate di fanghi di lavorazione (“acque di strato”), che devono essere smaltite affrontando costi elevati. Dal 2001 al 2014 il COVA di Viggiano inietta mediamente, a grande pressione in profondità, usando un pozzo esausto in località Montemurro (“Costa Molina 2”), ben 3.500 metri cubi di schifezze.
Per questo l’Eni è stata costretta a trasportare con autobotti ogni giorno i fanghi di perforazione a Pisticci Scalo, presso la centrale di trattamento “Tecnoparco” spa, il cui amministratore delegato (e presidente di Confindustria) è sotto inchiesta dell’Antimafia insieme ad altri dirigenti, faccendieri, nonché al dirigente di Eni Sud.
Il Basento è terribilmente inquinato, l’Arpab sta terminando le analisi mentre le attività di Tecnoparco legate al ciclo petrolifero sono sospese, le aree dichiarate “no food” in Valbasento si ampliano di fatto, prima che sulla carta. Molti agricoltori e pastori sono costretti a chiudere le proprie attività, In Val d’Agri, in Valbasento, quanto a Corleto, Guardia Perticara, Gorgoglione, prima ancora che vada a pieno regime estrattivo, con ulteriori 60mila barili giorno che si aggiungono ai circa 90mila estratti in Val d’Agri, il centro della concessione “Tempa Rossa”.
 Ai fanghi, al loro ciclo di trattamento, all’inquinamento delle acque del Basento, va aggiunto il grave inquinamento da metalli pesanti ed idrocarburi del lago del Pertusillo (che serve 3 milioni di pugliesi dopo i lucani); vanno aggiunti gli “enigmi dei pozzi collassati” tra gli anni 80 e 90, quando a grandi profondità si sono mescolati fanghi chimici, idrocarburi, falde acquifere.
Ai pozzi a terra vanno aggiunti gli effetti letali dell’H2S, delle micro particelle volatili, del benzene, di altri prodotti insidiosi ed aggressivi, che in quasi 20 anni di attività estrattive hanno fortemente contribuito a raddoppiare leucemie, malattie cardiorespiratorie e della pelle, tumori. La Regione che fornisce già circa l’80% degli idrocarburi per contribuire alla bolletta energetica ed al 6% del consumo nazionale (il resto l’Italia deve comprarlo, ben sapendo che se pure si dovessero sfruttare tutte le risorse disponibili in terra ed in mare, il paese potrebbe garantire – dati ASPO – un’autonomia di non oltre 13 mesi!) ha il primato assoluto di essere la più colonizzata. L’incidenza delle attività estrattive riguarda oggi il 35% del territorio regionale. In caso di accoglimento delle numerose istanze di permesso, l’incidenza passerebbe al 65% del territorio!
Nel golfo di Taranto insistono intanto ben 16 istanze di permesso, che prevedono l’utilizzo di tecniche fortemente impattanti già dalla fase dei sondaggi, che prevedono l’utilizzo di tecniche quali l’, ovvero sparare in profondità micidiali cannonate capaci di disorientare ed uccidere cetacei, branchi di pesci, condizionando la stessa riproduzione ittica ed accelerando i fenomeni di subsidenza.
Mentre il presidente Pittella rivendica come una vittoria l’ennesimo emendamento all’art 38 della legge c.d. “Sblocca Italia” per accelerare le procedure di concessione alle compagnie petrolifere, non dobbiamo dimenticare che dopo 20 anni di estrazioni la Basilicata resta la regione più povera del Sud, con un tasso di disoccupazione ed emigrazione crescente (è proprio la Val d’Agri l’area capofila dell’emigrazione e delle dismissioni delle aziende agricole e zootecniche), la stessa Assomineraria stima l’incidenza delle attività petrolifere sul prodotto interno lordo nazionale per non oltre lo 0,5%, mentre le attività turistiche incidono per il 10,3%.
 Mentre la cordata del governatore lucano e delle multinazionali degli idrocarburi procede spedita facendo tesoro dei colpi di fiducia di un parlamento blindato ed ostaggio delle lobbies, che corre verso la cancellazione delle prerogative concorrenti Stato-Regione a partire dalla materia energetica tramite la revisione del Tit V della Costituzione; con lo Sblocca Italia si corre con la logica di “strategicità, indifferibilità, urgenza”, verso lo strapiombo della cancellazione di ampi spazi di partecipazione e democrazia, negando di fatto il diritto all’autodeterminazione.
Sulla Basilicata pende la minaccia del raddoppio estrattivo deciso nella nuova Strategia Energetica Nazionale (2012), che porterebbe a circa 180 mila barili giorno il volume dell’estratto.
 Ad oggi in Basilicata su terraferma gravano 11 permessi di ricerca e 20 concessioni di coltivazione accordate, 18 istanze di ricerca. In Italia si attendono altre 100 istanze, che potrebbero aumentare grazie alle facilitazioni della Legge “Sblocca Italia”. Di certo la maggior parte di queste istanze riguarderà la nostra Regione.
E’ evidente che di fronte alla cancellazione di ogni diritto di decidere su quale modello di economia e di organizzazione democratica che ci viene imposta dall’alto non sarà possibile attendere a lungo per far valere il diritto alla salute, al reddito, alla ricerca della felicità e del benessere. Perché questi diritti devono essere rivendicati qui ed ora, con chiarezza, con determinazione, con unità, con organizzazione!
                                                                                                                                     NO - TRIV “VULTURE”

Ven, 26/12/2014 - 18:26

domenica 7 aprile 2013

Lo spettacolo della vita dentro il bicchiere


Che cosa è meglio, il vino o la birra? La migliore risposta la dà uno dei più grandi scrittori di un popolo che beve birra: Thomas Mann, tedesco di Lubecca. Nei «Buddenbrook» la sorella del protagonista si sposa con un uomo ricco ma volgare; quando il fratello la va a trovare, suo marito gli chiede se vuol bere qualcosa, «Grazie sì», «Birra o vino?», «Come volete», «No no, come volete voi», «Vino, grazie», «Ma non volete birra?», «Come volete», «No no, come volete voi». A questo punto l’ospite si secca: «Allora vino, grazie». La sorella diventa paonazza per la vergogna. La volgarità è non sapere che un uomo per bene, a un ospite per bene, offre vino e non birra. Mi piacerebbe sapere quale vino fu offerto all’erede dei «Buddenbrook». Oggi non mi stupirei se in una famiglia tedesca per bene si offrisse vino veronese: perché i tedeschi amano il Lago di Garda, «Unser Gardasee», scendono per un’autostrada che li porta dritti fin qui (e prosegue fino a Lignano, che è la loro spiaggia), e qui conoscono i ristoranti, e sanno distinguere i grandi vini. A Lignano Hemingway era di casa, ci aveva un capanno per la caccia. Tra tutti i vini veneti Hemingway prediligeva il Valpolicella. Lo definiva: «Cordiale come l’abbraccio di un amico». Quando moriva l’Unione Sovietica, son venuti a trovarmi tre scrittori russi, Breitburd, Ajtmatov e Bondarev. Li porto in un ristorante, e loro: «Come si chiama la vostra vodka?», «Grappa». Chiamano il cameriere e chiedono grappa. Il cameriere porta un bicchierino a testa. Tutti e tre tracannano il bicchierino in un sorso. Io no. Mi chiedono perché. «Noi beviamo prima vino, per fare amicizia, e alla fine grappa». Il più autorevole, Breitburd (ma il più grande era Ajtmatov) si alza in piedi, china la testa e fa: «Potrai mai perdonarci di non avere rispettato la vostra usanza del vino?». Avevano il complesso di venire dal Paese del proletariato, temevano di non conoscere l’etichetta borghese, specialmente in tema di bere. Sollevavano il bicchiere di vino per il gambo, attenti a non toccare il calice. Come se celebrassero una messa. Il vino è un pacificatore. All’università, discutendo tesi di laurea, succedeva che verso le 11 tutti eravamo sfiniti. Si usciva un attimo e si andava al bar. A bere la bevanda che qui tutti bevono: lo spritz, un miscuglio di vino, seltz e Bitter Campari. Dopo di che le discussioni filavano più lisce, e i voti erano più alti. Alla Maturità, stessa cosa: se la commissione litigava e alzava i toni, il preside portava in tavola tre bottiglie di Prosecco. Tutto scorreva come l’olio. Al Premio Viareggio, quando in giuria ci sentiva litigare, perché non saltava fuori il vincitore, il patron dell’Albergo Principe di Piemonte portava tartine e Verdicchio fresco: in dieci minuti trovavamo il libro da premiare. A Stoccolma ho parlato di Primo Levi all’Istituto italiano di cultura, e c’era tutta l’intellighenzia della città. Anche votanti del Nobel. Il direttore m’ha spiegato: «Quando presentiamo un autore qui, si fiondano tutti, perché sanno che trovano il vino italiano». Non è che il vino italiano non si trovi in giro per Stoccolma, nei negozi e nei ristoranti, ma costa carissimo, perché è gravato da una pesante tassa d’importazione, il cui ricavato va alla Casa Reale. E così, qualcuno s’è diplomato grazie al vino. Qualcuno s’è laureato. Qualcuno ha vinto il Premio Viareggio. E forse qualcuno ha vinto pure il Nobel. 
Fonte: la Stampa

martedì 12 marzo 2013

Cinquant’anni fa l’Italia si scoprì Doc


Dopo mezzo secolo ha il marchio Doc il 70% della produzione
di  SERGIO MIRAVALLE, dalla Stampa

Doc, l’acronimo più famoso d’Italia, compie cinquant’anni. Era nato ufficialmente il 12 luglio 1963 con il severo Decreto legge n. 930, istituito su proposta di un senatore democristiano di Casale Monferrato, Paolo Desana, per mettere ordine nell’intricata giungla dei vini italiani.

Ma ben presto la Denominazione di origine controllata ha superato i confini di etichette e bottiglie e si è conquistata uno spazio nel linguaggio e nell’immaginario comune, diventando sinonimo di qualità e ricercatezza. Doc è anche un film da intenditori, un paesaggio intatto, un legame saldo con il territorio, un itinerario selezionato, un prodotto realizzato con cura anche se non è né da bere, né da mangiare. Renzo Arbore usò l’acronimo per dare il titolo a una trasmissione musicale di culto andata in onda su Raidue nel 1987. E se proprio si vuole strafare, si può ricorrere anche alla sorella maggiore Docg: la Denominazione di origine controllata e garantita nata anch’essa in ambito enologico, nel 1980.

Circoscrivendo il terreno a vigneti e vini, oggi la mappa delle denominazioni italiane conta ben 521 riconoscimenti: oltre alle 330 Doc e alle 73 Docg, ci sono anche le 118 Igt, ovvero le più recenti e meno selettive Indicazioni geografiche tipiche. Tutte insieme, rappresentano il 70% della produzione vinicola italiana, ma con grandi squilibri e qualche confusione garantita al pari dell’origine.

Se da una parte c’è la neonata Doc Sicilia, la più grande d’Italia per estensione del vigneto, o il Prosecco Doc, che produce oltre 200 milioni di bottiglie, dall’altra ci sono denominazioni minuscole come il Loazzolo Doc, realizzato in non più di tremila bottiglie da un pugno di produttori della bassa Langa astigiana.
Cinquant’anni fa, la legge sulla Doc fu emanata per dare una carta d’identità e proteggere dalle imitazioni i prodotti tipici della cultura enologica italiana. I francesi lo fecero molto prima, istituendo già a inizio Novecento l’Appellation d’origine contrôlée (Aoc) a favore del Cognac.

Dal 2009, con l’approvazione della Ocm Vino, i vari marchi dei singoli Stati sono stati assorbiti nella nuova Dop (Denominazione di origine protetta) controllata direttamente da Bruxelles, ma di fatto continueranno a vivere e (un po’ meno) a proliferare.

Dunque, viene da chiedersi: quanto è ancora valido ed efficace questo sistema? «Molto» risponde Giuseppe Martelli, presidente del Comitato nazionale vini presso il ministero per le Politiche agricole e direttore generale di Assoenologi.

«In mezzo secolo è cambiato tutto, ma l’importanza e il ruolo delle denominazioni è rimasto immutato. E se fino a 35 anni fa il vino da tavola rappresentava il 90% della produzione, oggi la percentuale è quasi capovolta e rappresenta un punto di riferimento per il consumatore».

Tuttavia, qualcosa potrebbe essere migliorato: «Ci sono tante Doc che si sovrappongono, alcune addirittura non vengono neppure rivendicate ed esistono solo sulla carta. Se vogliamo migliorare la situazione, oltre alle viti dobbiamo potare drasticamente anche i campanili. Ma è un traguardo che si può raggiungere solo se c’è una seria volontà politica di lavorare per il bene comune».

Un discorso che trova d’accordo anche il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro. «Il sistema delle denominazioni italiane è un patrimonio pubblico che dà lustro all’immagine dell’Italia nel mondo, garantendo al 100% ogni singola partita di vino e la sua rintracciabilità».

Ma se un terzo delle denominazioni rappresenta l’80% della produzione, forse qualcuno ha esagerato. «È vero - conferma Ricci Curbastro - la corsa a ottenere il riconoscimento ha spesso creato inutili zavorre e generato confusione soprattutto tra gli stranieri: c’è senza dubbio spazio per fare sintesi, anche perché l’ottenimento della Doc non è un premio, ma l’inizio di un percorso».


martedì 11 dicembre 2012

Anche la regione Basilicata dice no alle trivelle nel mar jonio.


La costa ionica lucana presenta una elevata valenza ambientale che non può e non deve essere messa a rischio. Con questa motivazione l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata Vilma Mazzocco e il direttore del Dipartimento Donato Viggiano, hanno ribadito il “no” del governo regionale alla concessione di nuovi permessi di ricerca di idrocarburi in mare, incontrando questa mattina i sindaci e gli amministratori dei Comuni di Bernalda, Pisticci, Scanzano Jonico, Policoro, Rotondella e Nova Siri, alla presenza dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Matera, Giovanni Rondinone.
Nell’incontro è stata sottolineata la volontà di avviare un’azione comune di forte contrapposizione all’attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Ionio. Nello specifico è stato espresso parere negativo per i progetti relativi alle istanze permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare denominati “d 73 F.R.-SH” e “d 74 F.R.”- presentati dalla Società Shell E&P S.p.a. e per la richiesta di ripresa del procedimento di V.I.A. proposto dalla Società Appennine Energy S.r.l. per il permesso di ricerca denominato “d 148 D.R.- C.S.”.
“La linea da seguire, più volte indicata dal presidente della Regione Vito De Filippo, è chiara e definita: la Basilicata ha già dato il proprio contributo al bilancio energetico nazionale”. Lo ha detto l’assessore Mazzocco motivando il diniego alla richiesta di nuove concessioni.  “I permessi in atto – ha aggiunto - hanno saturato quella che riteniamo la soglia di sostenibilità di questo tipo di attività per la regione e riteniamo che altri territori debbano giocarsi la partita dello sviluppo puntando su altre chance. Lo sfruttamento degli idrocarburi, pur costituendo una risorsa rilevante del territorio lucano, va inserito nell'ambito di una visione complessiva di programmazione e sviluppo in coerenza con la valorizzazione degli altri beni e delle altre risorse esistenti. La valorizzazione e la protezione dell'ambiente – ha concluso l’esponente della giunta – costituiscono per noi obiettivi primari”.
La posizione espressa dall’assessore Mazzocco e dal direttore Viggiano troverà riscontro formale in una delibera di Giunta che sarà inviata al Ministero dell’Ambiente nell’ambito della procedura di Via nazionale.
Fonte : Basilicatanet

sabato 8 settembre 2012

La salsiccia di Cancellara verso la certificazione Deco


La salsiccia di Cancellara verso la certificazione Deco
08/09/2012 17:45

BAS“Stamane, nel corso di un convegno promosso dall'Alsia, è stato presentato il progetto per l'assegnazione della cosiddetta denominazione comunale (Deco) alla salsiccia cancellarese”. Lo rendono noto gli organizzatori, che tra oggi e domani promuovono, a Cancellara, una manifestazione dedicata a una delle specialità lucane.
“La Deco – si legge in una nota - è una sorta di carta d'identità che certifica il luogo d'origine del prodotto, un modo per legare le produzioni d'eccellenza al territorio e alla sua comunità e tutelarne l'originalità. Attualmente sono quasi 200 le Deco attive in tutta Italia. Il progetto della Deco “Salsiccia a catena di Cancellara” è il frutto della proficua collaborazione tra amministrazione comunale, Alsia e Gal Basento Camastra. L'obiettivo, ha annunciato il sindaco di Cancellara, Antonio Lo Re, è di concludere l'iter di approvazione della Deco entro febbraio e presentarla in occasione della tradizionale sagra della salsiccia”.
“Al progetto di valorizzazione messo in campo in questi anni dal Comune di Cancellara – informa una nota - guardano con interesse anche da fuori regione. Il Comune di Bucine, in provincia di Arezzo, che ospita ogni anno il Festival delle Regioni, è presente con una propria delegazione istituzionale al Salsiccia Festival. Un connubio, quello tra Bucine e Cancellara, che nasce all'insegna della valorizzazione delle produzioni tipiche delle rispettive comunità in una logica di filiera corta.
Di gastronomia d'eccellenza si parlerà anche domani con un doppio appuntamento per il ciclo “Momenti del Sapere”. Il presidente dell'Unione regionale cuochi lucani Rocco Pozzulo parlerà del ruolo della tradizione nella cucina creativa, mentre il giornalista e studioso di trazioni alimentari Beppe Lo Russo illustrerà la figura del gastronomo. La quarta edizione del Salsiccia Festival si concluderà all'insegna del teatro e della musica. Alle 20, nel chiostro superiore del convento dell'Annunziata, spettacolo per voce e violoncello “I racconti del cortile” con Alessandra Maltempo e Giovanna D'Amato e alle 22, in Largo Monastero, concerto del Francesco Citera Quartet.

venerdì 17 agosto 2012

Latronico su porto Nova Siri: “Coinciliare qualità ambientale e infrastrutturale”





“Vorrei tranquillizzare quanti hanno sollevato preoccupazioni sui rischi ambientali connessi alla possibile realizzazione di un approdo turistico alla foce del torrente Toccacielo di Nova siri.

Intanto per precisare che le infrastrutture vanno valutate nel loro concreto impatto senza pregiudizi ideologici, nel caso dell’approdo turistico di Nova siri si tratta di una infrastruttura che dovrebbe sorgere in un sito che, a prima vista, si presta alla messa in opera di un servizio per la nautica”. Lo ha dichiarato il senatore del Pdl, Cosimo Latronico. “ Gli archivi storici di una importante famiglia del posto hanno confermato che già in epoca borbonica vi era l’esistenza di un attracco per attività’ di commercio.

Naturalmente le analisi di impatto del progetto andranno compiute con rigore e tenendo conto che l’obiettivo dell’iniziativa e’ quello di valorizzare il potenziale turistico della nostra costa. Il turismo senza infrastrutture (attracchi, porti, aeroporti, campi da golf) non si può fare se vogliamo competere con sistemi e distretti di altre regioni di Europa.
Qualità infrastrutturale e qualità ambientale debbono costruire una possibile alleanza per fare delle risorse naturali un attrattore di sviluppo economico e sociale. Senza lo sviluppo lo stesso equilibrio ambientale rischia di saltare. Peraltro l’idea di una struttura per la nautica al lido di Nova siri, immaginata da uno studio di fattibilità’ degli anni Novanata redatto dalla Fiatengenering e recepita nel piano regolatore del comune, oggi si e’ fatta più concreta per la realizzazione di una offerta turistica alberghiera che solo a Nova siri ha raggiunto i 4.700 posti letto.
Una capacità ricettiva che deve essere in grado di sprigionare le sue potenzialità in termini di presenze turistiche con tassi di utilizzazione degli impianti alberghieri che devono tendere al massimo impiego.
Una struttura anche minima per accogliere le domande del turista di tipo nautico non può che esercitare un concreto effetto attrattivo.
Gli studi condotti nel passato dal Genio civile ed anche le esperienze di altri distretti turistici ci confermano nell’idea che la distribuzione di quattro infrastrutture per il turismo nautico sui 32 chilometri di costa (Metaponto e Nova siri, oltre che Pisticci e Policoro) non potrebbero che giovare, creando un sistema che si integra e che accresce le capacità attrattive della costa ionica anche da un punto di vista nautico.
La difesa della costa, anche dai fenomeni erosivi potrebbe far parte di un progetto unitario di assetto del litorale che comprenderebbe il nuovo equilibrio determinato delle attuali e nuove infrastrutture nautiche a servizio del turismo marino.
Immagino che i porti turistici di Marinagri e quello degli Argonauti abbiano tenuto conto dei fenomeni in questione con specifiche azioni di riequilibrio ambientale e territoriale. E comunque progetti, autorizzazioni ed effetti per la realizzazione delle opere in questione, con il carico di responsabilità, sono sempre verificabili da chiunque volesse.
Quanto ai costi per la realizzazione e gestione delle nuove infrastrutture nautiche sono del parere che debba nascere una utile alleanza tra pubblico e privato per rendere possibile il perseguimento di obiettivi di rafforzamento della rete infrastrutturale e di accrescimento dei tassi di utilizzazione della ricettività turistica disponibile un quadro di valorizzazione e di tutela ambientale”.
Fonte Basilicatanet


Dal Sen. Latronico ci saremmo aspettati: 

In una zona dove non si poteva costruire neanche un porto (costa jonica lucana) si parla ora di costruirne uno anche a Nova Siri, dopo quelli di Pisticci (Argonauti) e Policoro (Marinagri) che già tanti danni hanno fatto alle spiagge di Metaponto e Scanzano e altri ne faranno.

Dal senatore Latronico ci saremmo aspettati richiesta di chiarimenti alla Regione Basilicata per il monitoraggio da effettuarsi durante la costruzione dei due porti e della fidejussione prevista per i danni che la costruzione dei porti stessi potevano arrecare alle spiagge, cosa che poi puntualmente è accaduto e che è stato confermato anche dal prof. Longhitano lo scorso 15 luglio a Pisticci.

 Dal senatore ci saremmo aspettati che facesse uscire dagli scantinati della Regione Basilicata lo studio effettuato dall’Università di Ferrara e che riguarda l’incidenza dei porti nella costa jonica lucana.

 Dal senatore ci saremmo aspettati che avesse fatto rispettare semplicemente dei deliberati della Regione Basilicata.

Queste cose potrebbero chiederle, comunque, gli attuali consiglieri regionali Castelluccio e Sarra, anche loro presenti all’incontro, e che hanno fatto rilevare gli effetti benefici che l’attracco porterebbe sul tessuto sociale e occupazionale.

 Chissà perché tutti parlano sempre degli effetti positivi dei privati e nessuno degli effetti negativi che poi vengono pagati dal pubblico e cioè da noi.

 Prima di avventurarsi in nuove opere sarebbe utile fermarsi e verificare cosa è successo con i due porti che si sono costruiti.

 Sarebbe utile, inoltre, che i costi delle opere e dei ripascimenti (soldi letteralmente buttati a mare) non ricadessero più sul pubblico ma su chi ha causato il danno, su chi non ha vigilato o che siano a carico degli operatori turistici.

 Di queste cose però non si deve parlare e, nessuno, tecnico o politico, deve dar conto dei propri atti e delle proprie omissioni.

giovedì 3 maggio 2012

Tassa di soggiorno : pausa di riflessione


Il primo Comune a deliberare e’ stato proprio Nova Siri con una delibera di consiglio comunale di quattro mesi fa che istituisce la tassa di soggiorno per una finestra sperimentale molto breve, dal 15 luglio al 31 agosto. Il provvedimento passa la palla alla giunta che deve determinare tariffe, esenzioni e modalita’. Qualcosa, intanto, si e’ fermato. Il sindaco Pino Santarcangelo non nasconde la sua amarezza.

“Sono un po’ deluso – dice all’ADNKRONOS – perche’ dopo aver avviato un percorso unitario con gli altri Comuni della zona, qualcuno si e’ tirato indietro, probabilmente per motivi politici, mentre qualche altro non ha ancora deciso. A conti fatti, rispetto a questo percorso comune, sembra che i cattivi siamo noi di Nova Siri e questo mi disturba particolarmente. Per questo stiamo facendo una riflessione”.

C’erano delle intese, in effetti, maturate in alcune riunioni e tutto sembrava filare liscio, con una bozza di regolamento gia’ pronta. Ma appena si tocca l’argomento si sollevano le proteste degli operatori economici e turistici, preoccupati dalle possibili ripercussioni negative. “Anche a Nova Siri ci sono state polemiche e critiche al mio indirizzo ed a quello dell’amministrazione -sottolinea Santarcangelo- ed io comprendo e rispetto il lavoro degli operatori. C’e’ da parte nostra la volonta’ di pensare insieme delle soluzioni. Tutti, pero’, devono comprendere il difficile momento. Posso fornire un dato che ho appena avuto: il Comune di Nova Siri quest’anno avra’ una riduzione dei trasferimenti di 270.000 euro che per un Comune di 6.800 abitanti e’ una cifra enorme. Basti pensare che la navetta che istituiamo per collegare il lido alla marina al centro storico ci costa 10.000 euro. In queste condizioni – aggiunge – e’ davvero difficile far quadrare il bilancio di previsione. E comunque da una nuova posta quale sarebbe la tassa di soggiorno non ci aspettiamo cifre esorbitanti. Possiamo pensare anche a delle cifre simboliche da applicare. Per questo mi aspettavo un comportamento uniforme degli altri Comuni”.

FONTE | Adnkronos

martedì 13 marzo 2012

La quinta mafia



Nel mirino c'è Porto Greco
Torna l’incubo del racket sullo Ionio. Bruciata l’auto del direttore del villaggio, danni alla reception. Trovata una tanica di benzina. E' il secondo attentato in tre settimane: indaga la polizia di Scanzano. Il sindaco Iacobellis: «Abbiamo chiesto da tempo sicurezza. Non possiamo aspettarerisultati all’infinito»
10/03/2012 SCANZANO - Sono bastati due minuti per appiccare il rogo all’Audi A6 di proprietà del direttore del villaggio turistico Porto Greco, Claudio Giaffreda, e solo il materiale ignifugo della struttura ha evitato che le fiamme si diffondessero per tutto l’albergo a partire dalla reception dato che l’auto era parcheggiata lì affianco. Per gli inquirenti non ci sono dubbi, l’incendio è di matrice dolosa: gli agenti del commissariato di polizia di Scanzano, guidati dal vicequestore aggiunto Roberto Cirelli hanno ritrovato, proprio vicino al bancone della reception, una tanica che conteneva benzina.
I poliziotti sono stati avvisati alle 4,15 di ieri dai vigili del fuoco che, a loro volta, erano stati allertati dal custode che prestava servizio la notte scorsa.
Al terzo giro di perlustrazione del perimetro interno dei due villaggi (Porto Greco e Torre del faro), il sorvegliante si è accorto dell’incendio che stava interessando l’auto.
Giunto sul posto, si è reso conto che l’Audi A6 era completamente in fiamme e non ha neanche preso l’estintore, sarebbe stato inutile.
Per la perlustrazione delle due strutture sono necessari dai quindici ai venti muniti, quanti hanno agito, secondo gli inquirenti, hanno avuto il tempo di farlo in maniera indisturbata.
L’autore o gli autori del rogo si sono anche introdotti all’interno dell’albergo con semplicità: sembra che la porta sia lasciata socchiusa perché non è ancora attiva né l’energia elettrica né è stata allacciata l’acqua.
Non si può neanche parlare di auto sospette: i villaggi sono alla fine di via Lido e, nei paraggi c’è una zona frequentata da coppiette.
Le fiamme sono state spente dopo circa tre ore dai Vigili del Fuoco. La struttura turistica è ancora chiusa: la sua riapertura è prevista nei prossimi mesi, in vista della stagione estiva.
Il direttore ha dichiarato agli agenti di non aver subito minacce. Sull’episodio, la polizia sta indagando a trecentosessanta gradi e il 14 marzo, proprio a Scanzano, per fare il punto della situazione si riunirà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
«Sto chiedendo da anni una maggiore sicurezza percepita e un più forte controllo del territorio. – ha affermato il sindaco di Scanzano Salvatore Iacobellis - Questo è il periodo in cui le strutture turistiche iniziano ad aprire. Sono indispensabili presenza, vigilanza e controllo visivo delle forze dell’ordine. Bisogna far vedere agli imprenditori che ci sono, infondere sicurezza, attenzionare e controllare le strutture con molta più frequenza. Se si tratta di malavita locale – ha concluso il primo cittadino di Scanzano – è gente nota alla polizia. Se poi sono altri, altro sta a loro scoprirlo. Siamo fiduciosi, aspettiamo i risultati anche se non possiamo aspettarli all’infinito. Nell’ultimo anno è stato fatto un buon lavoro».

di Rossella Montemurro, dal quotidiano della basilicata

giovedì 19 gennaio 2012

Ecco le 17 meraviglie lucane


Ecco le 17 meraviglie lucane
Il forum nazionale dei giovani prema i migliori itinerari turistici del Belpaese
19/01/2012
 CASTELMEZZANO e Pietrapertosa con “Il Volo dell'Angelo”, 
Episcopia con la “Festa del Grano”, 
Filiano con le pitture rupestri di “Tuppo dei Sassi”, 
Maratea col “Monte San Biagio”,
 Maschito con “La Retnes” (rievocazione storica in costume Arbëreshë), 
Melfi coi suoi “Frammenti di Storia”, 
Oppido con le “Ville Romane”, 
Palazzo San Gervasio col “Palazzo regio”, 
Picerno con la “Chiesa di San Nicola ed il Convento”, 
Pietragalla con la “Città dei Palmenti”,
 Potenza con la “Storica Parata dei Turchi”, 
San Fele con le cascate “U uattenniere”, 
Tramutola con l’antico lavatoio “Ngap l’Acqua”,
 Matera con la “Casa Cava”, 
Montalbano Jonico con la “Fattoria Magno Greca” ,
 Montescaglioso con la “Notte dei Cucibocca”.

Sono queste le diciassette meraviglie lucane premiate, ieri mattina nella sala consiliare della Provincia di Potenza, dal Forum nazionale dei Giovani nell’ambito di “Meraviglia Italiana”, progetto patrocinato dalla Camera dei deputati, dalla Presidenza del consiglio dei ministri e portato avanti dal Forum nazionale dei giovani allo scopo di promuovere siti paesaggistici, manifestazioni popolari e beni archeologici d’Italia.

 Alla conferenza stampa di premiazione, presieduta da Francesco Coviello e Carmelo Lentino, rispettivamente presidente dell’assemblea nazionale e consigliere (responsabile del progetto “Meraviglia Italiana”) del Forum dei giovani, hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore provinciale alla Viabilità, Nicola Valluzzi, il presidente del Consiglio provinciale Palmiro Sacco e le delegazioni delle amministrazioni comunali che hanno aderito al progetto. «Meraviglia Italiana – ha spiegato Lentino aprendo la mattinata di premiazione – intende costruire un itinerario turistico d’eccellenza attraverso 1.000 siti paesaggistici, culturali, storici e manifestazioni della tradizione del Belpaese a cui verrà conferito il bollino di “Meraviglia Italiana”». «Destinatari privilegiati di questo progetto – ha aggiunto il consigliere nazionale dell’Fng - sono le giovani generazioni cui permettiamo di conoscere e approfondire storia, cultura, sapori e costumi d’Italia ma anche le comunità in generale cui offriamo, attraverso il nostro portale, i nuovi mezzi di comunicazione e i grandi eventi legati al progetto, possibilità promozionali totalmente gratuite». Una vetrina importante, insomma, se è vero, come emerso dagli interventi della mattinata d’ieri, che oltre un milione e mezzo di persone, soprattutto straniere, hanno visitato le “Meraviglie italiane” sul sito del progetto (www.meravigliaitaliana.it) nei suoi primi 9 mesi di vita. Di progetto ad hoc «per i giovani che credono e vogliono operare sui loro territori di nascita» ha parlato il presidente dell’assemblea nazionale del Forum, Francesco Coviello. Di «catalogo che esalta la Basilicata su scala nazionale» ha detto l’assessore Valluzzi con riferimento alle 17 nuove “meraviglie lucane” entrate a far parte dell’iniziativa di Fng. «Meraviglia Italiana – ha sottolineato il presidente del consiglio provinciale Sacco – rilancia l’identità lucana e apre il territorio di Basilicata all’esterno. Un passo ulteriore – ha concluso Sacco – dev’essere quello di mettere questi siti a sistema creando un vero circuito ad uso turistico». Dopo le premiazioni di ieri, ha infine annunciato Carmelo Lentino, Fng prepara «per maggio prossimo, a Roma, un evento nel corso del quale verranno riconosciute, grazie ad una giuria tecnica interna al Forum, le prime due “meraviglie d’Italia” e, inoltre, verranno premiate le “meraviglie italiane” votate dagli internauti».

di Michele Russomanno, dal quotidiano di Basilicata

mercoledì 29 giugno 2011

La Notte rosa tra concerti, balli e teatro



Un milione e mezzo di persone in Romagna

E' stato ribattezzato il Capodanno dell'estate sulla Riviera Adriatica. Due giorni di festa. E' anche così che gli operatori del settore cercano di raddrizzare una stagione che sarà segnata dalla crisi

Un milione e mezzo di persone attese, più di trecento appuntamenti, decine di celebrities e star internazionali, quindici chilometri di lungomare pedonalizzato e illuminato tra Rimini, Riccione e Misano Adriatico: ecco la Notte Rosa 2011 pronta per il via di venerdì 1 luglio.



Per la sua sesta edizione il “Capodanno dell’Estate Italiana” ha scelto il tema del desiderio e della visione onirica, dell’immaginazione senza confini all’insegna del claim “Il sogno è qui”.



Un intero week end in cui due milioni di turisti potranno sognare lontano dal caos cittadino e dallo stress facendo il pieno di energia grazie all’illimitata offerta del territorio con i suoi ristoranti e i pacchetti soggiorno creati ad hoc per l’occasione.



“Le aspettative sono enormi”, dichiara l’ Assessore al Turismo della Provincia di Rimini, Fabio Galli, “Il capodanno dell’estate è ufficialmente un prodotto turistico autonomo e consolidato. Colpisce, oltre alla partecipazione, lo straordinario impatto mediatico. Il miglior viatico per i mesi di Luglio e Agosto sui quali il comparto turistico riminese ripone grande fiducia. E’ passato definitivamente il messaggio del divertimento sano dove lo sballo è out”.



La sesta edizione della Notte Rosa si dimostra ancora una volta il miglior racconto di Rimini, una Riviera che registra il tutto esaurito in un lungo week-end, per un appuntamento che ha nei fatti e nei numeri “sostituito” il Ferragosto.



“Ce la siamo tenuta stretta”, commenta il sindaco Andrea Gnassi, “la Notte Rosa è dentro di noi, dentro la nostra città, la nostra terra. Da scommessa che era oggi non è solo per chi viene da fuori il Capodanno dell’estate, ma un sentimento collettivo di comunità. E’ costruita sul nostro carattere, sulla nostra identità, ha la sua forza nel fatto che ognuno la interpreta come gli va, con il lavoro che fa: dalle categorie e dai privati che fanno sistema alla ragazzina con la parrucca in testa; dall’anziana in battigia con la maglietta rosa all’azdora. Le proposte musicali e culturali sfatano il mito che un evento popolare non possa essere di qualità, insieme al teatro e alla poesia che danno “profondità” nei luoghi della nostra storia. Un altrove irripetibile, dove “alto e basso” non si guardano male ma si cercano, si tengono e fanno la differenza, offrendosi a chi viene da fuori e facendoci sentire più uniti”.



“Molte capitali europee hanno organizzato la Notte bianca, ma noi non siamo Parigi o Roma”, continua Gnassi, “La nostra torre Eiffel e il nostro Colosseo sono dentro ogni persona della nostra terra. Il monumento interiore che ognuno di noi ha nel sangue è la disponibilità a capire gli altri, ad accoglierli”.



Insomma, il Capodanno dell’estate italiana cresce sempre di più portando quest’anno i suoi colori anche sul social network, per accompagnare il pubblico dentro il racconto attivo della Notte Rosa ed accrescere ulteriormente il tasso innovativo della kermesse, grazie ad una copertura capillare dei 110 km di festa attraverso Twitter, YouTube e Facebook.



“L’idea – spiega il regista dell’operazione”, l’Amministratore Delegato dell’ Azienda Promozione Turismo e Servizi Emilia Romagna Andrea Babbi, “è quello di continuare il percorso di innovazione continua che da sempre contraddistingue la Notte Rosa, con iniziative originali in grado di coinvolgere il pubblico e arricchire ulteriormente un format di enorme successo come Notte Rosa anche nelle arene 2.0”.



Per conoscere giorno dopo giorno tutte le sorprese e le iniziative che andranno in scena nel primo weekend di Luglio, non vi resta che iscrivervi al canale Twitter http://backoffice3.titanka.com/about 2 oppure seguire gli aggiornamenti della Pagina Ufficiale Facebook http://www.facebook.com/LaNotteRosa della Provincia di Rimini.



Qui troverete il lungo elenco degli artisti che parteciperanno alla Notte Rosa 2011 con relativi orari e luoghi delle loro esibizioni. E giusto per dare un assaggio di quello che ci sarà ricordiamo alcuni nomi: Francesco De Gregori, Ricky Martin, Noemi, Raphael Gualazzi, Fabrizio Bosso, Tereza Salgueiro, Joan As Police Woman, Alessandra Amoroso, Emma Marrone, Marco Carta e Zero Assoluto. Di più, davvero non si può.





giovedì 16 giugno 2011

Guardia Perticara è Bandiera Arancione del Touring Club


16/06/2011 15:49
da Basilicatanet
Il paese, già iscritto tra i Borghi più belli d’Italia dall’Anci, punta sul turismo di qualità.




Guardia Perticara è l’unico comune lucano che oltre ad essere inserito nell’elenco dei “Borghi più belli d’Italia” dell’Anci, può fregiarsi anche della Bandiera Arancione come “Località eccellente dell’entroterra”.

Il prestigioso riconoscimento, assegnato dal Touring Club Italiano, è un marchio di qualità turistico ambientale rivolto a quei paesini che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. L’ottenimento della Bandiera arancione avviene in base a diversi criteri tra i quali la valorizzazione del patrimonio culturale, la tutela dell'ambiente, la cultura dell'ospitalità, l'accesso e la fruibilità delle risorse, la qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici.


«Per una comunità che sta puntando da tempo sul turismo di qualità si tratta di un’opportunità straordinaria – sottolinea il sindaco di Guardia Perticara, Massimo Caporeale –. E’ un premio al lungo e puntuale lavoro di promozione basato sulle risorse ambientali, naturalistiche e urbanistiche che il nostro borgo può vantare. L’inserimento in questo grande circuito è un’altra importantissima conquista che potrà certamente amplificare la notorietà di Guardia in Italia e all’estero, con auspicabili ritorni in termini di immagine ma anche di tipo sociale ed economico, a partire dalla stagione estiva ormai alle porte. Proporremo ancora una volta appuntamenti di alto profilo, per rispondere alle esigenze sempre più qualificate dei visitatori. Stiamo inoltre studiando modalità di fruizione innovative del borgo sia in termini di contenuti che tecnologici».





In dieci anni di attività il Touring ha analizzato oltre 2000 Comuni distribuiti in tutta Italia assegnando la Bandiera arancione a 184 località poco conosciute ma di grande pregio; uno stimolo per il viaggiatore a visitare questi luoghi assaporandoli, ma al tempo stesso avendone cura proprio perché preziosi. Il marchio ha validità biennale e richiede il mantenimento dei requisiti nel tempo.







martedì 14 giugno 2011

NOVA SIRI - Un’altra Mecca del turismo


Apre i battenti oggi il villaggio con formula multiproprietà “Toccacielo. ”Esteso su 43mila metri quadri, è dotato di tutti i comfort e utilizza energia pulita.

di PIERANTONIO LUTRELLI, dal quotyidiano della Basilicata

NOVA SIRI - Nel panorama dell'offerta turistica diversificata, che caratterizza il Metapontino, apre i battenti ufficialmente da oggi, anche il villaggio turistico a 4 stelle “Toccacielo”, Centro turistico alberghiero che si estende su una superficie di circa 43.000 metri quadri a Nova Siri marina, a soli 300 metri dal mar Jonio e 800 metri dal centro abitato. E' anche facilmente accessibile dalla strada statale 106 Jonica. Il complesso è composto da 43 camere triple e 31 doppie, per 191 posti letto complessivi, nonché da una residenza turistico-alberghiera composta da cinque costruzioni che sviluppano 84 unità ricettive distinte in diverse tipologie, in vendita con la formula della multiproprietà alberghiera. All'interno vi è la piscina, il bar, teatro, ristorante, parco giochi, campi sportivi (calcetto, tennis e basket) e tanti parcheggi custoditi. La proprietà è dell'apposita società “Toccacielo srl”, controllata al cento per cento dalla “Bollita costruzioni soc. coop”, il cui presidente è Vincenzo Stigliano, (vice presidente di Confindustria Basilicata), che è anche amministratore unico della srl alberghiera. La nuova creatura è stata illustrata sabato scorso, durante una conferenza stampa. Con lui, c'era suo fratello, l'architetto Sergio Stigliano, progettista del complesso, e l'ingegner Giorgio Fella, vice presidente di Bollita, da anni suo caro amico. Il modello architettonico è stato pensato con riferimento al contesto locale e, più in generale, a quello mediterraneo, affinchè si integri con il paesaggio circostante. Il tutto tenendo conto della sostenibilità ambientale; infatti gli alloggi sono dotati di impianti a solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria. Mentre per il riscaldamento vi è la predisposizione al fotovoltaico. Il posto si fa apprezzare per le sue notevoli qualità ambientali: una lussureggiante foresta di eucalipti ne lambisce il lato lungo la direttrice sud-est per circa 350 metri e una profondità di circa 220 metri, mentre, in prossimità dell'arenile si apre un paesaggio dominato da dune su cui vegeta incontaminata la macchia mediterranea. E' completamente immerso nel verde, ed è posto a circa trecento metri dalla spiaggia privata, attrezzata con ogni comfort e raggiungibile attraverso la pineta, con una rilassante passeggiata. Con laformula dellamultiproprietà, si può acquistare un appartamento per una o più settimane di vacanza; lo stesso appartamento può essere rivenduto, affittato, scambiato con altri appartamenti in multiproprietà. «Il nostro obiettivo - ha detto Vincenzo Stigliano- è quello di “vendere” il territorio, non solo di far prendere il sole ai turisti». La struttura è costata nel complesso 15 milioni di euro. Qualè ilsegreto del successo? A spiegarlo è ancora Stigliano: «Siamo un gruppo imprenditoriale - ha detto - il cui patrimonio è il capitale umano, che è alla base della governance e del management dell'azienda.Con Toccacielo abbiamo creato 40 unità lavorative (poi ci sono 15 animatori di una società esterna), tutte persone del posto». Infine, Stigliano ha fatto emergere la sua vena di cattolico praticante, rivolgendo un pensiero a Giovanni Paolo II: “Ci richiamò alla fronda dei bisogni” e al compianto sacerdote novasirese, don Tommaso Latronico: “Ci ha educato a questa passione”.


martedì 10 maggio 2011


DECRETO SVILUPPO
"Ecco come il governo
ha ceduto agli stabilimenti"
Denuncia del Wwf: "Norme sulla privatizzazione delle spiagge scritte sotto dettatura, lo provano i documenti di Assobalneari". Manifestazione nazionale annunciata per il 18 giugno

ROMA - Che cosa succede quando un governo ha un "ministero del Turismo che pare avere solo un nome e un ministro", privo di "linee strategiche", di "potere politico" e "capacità interlocutorie"? Un governo che non sa fare di meglio che organizzare "riunioni scialbe" che conclude "senza presentare alcuna traccia di lavoro"? Succede, denuncia il Wwf, che la politica del turismo la fanno direttamente gli imprenditori, dettando i loro desiderata a palazzo Chigi, ottenendo piena soddisfazione, come è accaduto con la privatizzazione delle spiagge contenuta nel decreto sviluppo appena approvato 1. L'organizzazione ambientalista ha scovato il resoconto di un incontro del gennaio 2010 tra il governo e Assobalneari, l'associazione dei gestori di stabilimenti marittimi che fa capo a Confindustria.

Il documento, ancora disponbile online sui siti di alcuni stabilimenti 2, è quello redatto dalla stessa associazione. Dopo il lungo atto d'accusa contro l'inettitudine del governo, il verbale ricorda che "solo Assobalneari ha presentato al ministro il documento strategico... relativo a cinque precisi obiettivi di lavoro". Può quindi scandalizzare, ma non meravigliare, che in questo vuoto di politica "gli obiettivi di lavoro" siano diventati oggi la sostanza del decreto sviluppo.

"I fatti ed i documenti parlano chiaro - denuncia il Wwf - Il 27 gennaio 2010 in un incontro con il Ministro Brambilla, l'Assobalneari consegna una nota con cui si chiedono sostanzialmente tre cose: la proroga delle concessioni in essere sino al 2015, la previsioni di concessioni demaniali cinquantennali e l'introduzione del diritto di superficie sul demanio marittimo. Il governo ha prorogato le concessioni in essere sino al 2015 con la legge n. 25/2010 ed intende introdurre per decreto legge il diritto di superficie per novant'anni, entrando in aperto conflitto con gli orientamenti della Commissione Europea sulla libera concorrenza e aprendo allo scempio ulteriore delle nostre coste; alla luce di questo poca importanza ha la previsione di concessioni demaniali di cinquant'ani perché chiaramente a il tempo di occupazione demaniale sarà condizionato non dalla concessione ma dal diritto di superficie che garantirà comunque la permanenza degli immobili realizzati".

"Il governo - lamenta ancora l'associazione del Panda - per venire incontro all'Assobalneari non solo ha prorogato anche le concessioni demaniali in scadenza garantendole sino al 2015, ma con la stessa legge (L. 25/2010) ha consentito ai titolari di concessioni di sei anni di fare richiesta, in ragione degli investimenti effettuati o di quelli che intendono fare, di una proroga ventennale. Insomma, indipendentemente dalla modalità di assegnazione della concessione, molti stabilimenti sono oggi garantiti sino al 2035. In questo quadro il governo inserisce il decreto legge sulle concessioni novantennali che evidentemente mirano a nuovi insediamenti perché, come abbiamo detto, gli stabilimenti esistenti già oggi hanno avuto sufficienti garanzie. Il modello che sembra volersi perseguire è quello della cittadelle del divertimento: piscina, palestra, sauna, bar, ristorante, discoteca, negozietti oltre ai soliti spogliatoi, cabine, bagni e docce costituiscono un'insieme dove ombrelloni e sdraio sono l'ammennicolo che giustifica la concessione demaniale".

La denuncia del Wwf arriva mentre la mobilitazione ambientalista 3 contro le norme sulle spiagge contenute nel decreto sviluppo resta altissima. "Abbiamo ascoltato in questi giorni ampie rassicurazioni da parte dei ministri dei Beni Culturali e dell'Ambiente sul fatto che rispetto al Dl Sviluppo e alla concessione in diritto di superficie per 90 anni di edifici e spiagge, varranno in ogni caso i vincoli esistenti. Sono affermazioni - sottolinea Legambiente - purtroppo smentite dal testo, che non prevede in alcun modo la partecipazione dei ministeri alla procedura di costituzione del diritto di superficie. E in ogni caso, i vincoli possono essere aggirati e persino modificati da Comuni e Regioni". "All'articolo 3 - denuncia ancora Legambiente - si prevede il rilascio del provvedimento costitutivo del diritto di superficie, da parte della Regione d'intesa con il Comune e Agenzia delle Entrate, escludendo il ministero dei Beni Culturali, che pure dovrebbe vigilare sui 300 metri dalla battigia, e il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare".

"Quello del governo è un attacco senza precedenti alle spiagge italiane che con il diritto di superficie daranno invase da una colata di 10 milioni di metri cubiu di cemento", rincara infine il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che annuncia "una manifestazione nazionale contro la privatizzazione delle spiagge" per il prossimo 18 giu

venerdì 18 marzo 2011

Michele Placido fa rinascere Federico II

18/03/2011 10:11
Giovedì 28 ottobre Michele Placido ha registrato, a Roma, i testi del video-art “Stupor del Mondo: I segreti per vivere felici disvelati nel meraviglioso viaggio alla scoperta dei tesori di Federico II” in cui interpreta Federico II di Svevia, con la sceneggiatura e la regia di Tomangelo Cappelli, coordinatore del progetto Interregionale “Itinerari di Federico II di Svevia”.
L’iniziativa a cui partecipano Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, rappresenta un’occasione straordinaria per far conoscere al grande pubblico l’affascinante bellezza del meridione d’Italia attraverso uno dei personaggi che ha segnato, come pochi, la storia dell’Umanità
“Il video-art - annuncia Erminio Restaino, assessore regionale al Dipartimento Attività Produttive, capofila del progetto - sarà proiettato in anteprima mondiale, nel Castello di Melfi il 21 marzo 2011, con un evento internazionale nel quale saranno presentati i risultati delle molteplici azioni del progetto (sito internet, pubblicazioni, studi, performance teatrali, Laboratori Emozionali nelle scuole).
Verrà, inoltre, sottoscritto un accordo con le associazioni federiciane per creare una rete di promozione integrata, con il coinvolgimento diretto di tour operator e operatori di settore, finalizzata all’incremento dei flussi turistici, al rilancio dell’occupazione e delle attività produttive collegate.
Al progetto collaborano anche l’APT di Basilicata e, per la produzione, il Centro di Drammaturgia Europea.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale: http://www.federicoitineraridellostupore.it/
Fonte : Basilicatanet

lunedì 7 febbraio 2011

Prendiamoli per la gola

di FILIPPO MELE Prendiamoli per la gola. Chi? Quei viaggiatori che amano girare per… ristoranti. E sono tanti a seguire le rotte del «buon cibo» affidandosi ad una delle guide che ogni anno indicano nomi, indirizzi, menù, prezzi, voti. Così, abbiamo solo immaginato, purtroppo, di effettuare un «viaggio in Basilicata» seguendo un itinerario ricavato da «I ristoranti d’Italia 2011», edita da L’espresso, giunta alla 33esima edizione. E scriviamo subito, con il direttore Enzo Vizzari, che «essere nella Guida è di per sé un riconoscimento per il ristoratore e per chi lavora con lui».

Da dove iniziamo, allora, il nostro «andar per ristoranti lucani»? Da Potenza perchè qui c’è quello che ha ottenuto il miglior voto fra tutti quelli segnalati. Si tratta dell’Antica Osteria Marconi, voto 15,5 (su 20), indice di «cucina buona, interessante», segnalata da un «cappello». Accanto a questo simbolo anche un «bicchiere», che testimonia della cura nel servizio dei vini, ed una «freccia all’insù», che indica una cucina tendenzialmente in crescita. Prezzo medio (sempre con bevande escluse) 45 euro. Avvertiamo, a proposito, che non possiamo trattare dei menù riportati nelle schede per motivi di spazio ma anche per accrescere la curiosità dei… golosi.

A Potenza è stato testato anche C’era una volta, voto 12 (cucina sufficiente), prezzo 35 euro. Solo menzionati, invece, con nome, indirizzo, telefono, e giorno di chiusura, ma senza scheda, Due torri, Fuori le mura, Grande albergo – Bacco e Isuccio. Seguendo il criterio di recarci nei locali che hanno ottenuto i voti migliori, eccoci a Terranova del Pollino, a Luna Rossa, dello chef Federico Valicenti, voto 14 (cucina da corretta a buona), freccia all’insù, 40 euro. Andiamo, quindi, a Rotonda dove Pe ppe ha conquistato un 13,5, cucina da corretta a buona, 35 euro. Con uguale voto troviamo un ristorante anche a Maratea, Il Sacello della Locanda delle donne monache, prezzo medio 50 euro. Nella città tirrenica è stato segnalato anche Villa cheta elite, voto 13 (cucina sufficiente), 45 euro. E 13,5 hanno ottenuto a Matera Don Matteo, 45 euro, e Lucanerie, 35 euro.

Nella città dei Sassi hanno avuto 12,5 (cucina sufficiente) Alle fornaci, freccia all’insù, 50 euro, e R ive l l i , 35 euro. Dodici il voto di Le botteghe, 40 euro. Menzionati senza scheda, Baccanti, Diciannovesi - ma buca, Il cantuccio,Vigna del mare. Nel Materano troviamo un 13,5 assegnato a La locandiera, di Bernalda, che ha ottenuto anche un «salvadanaio», indice di prezzo medio entro i 30 euro. Mezzo voto in meno hanno ricevuto Il becco della civetta, di Castelmezzano, 35 euro, e Tipicamente, di San fele, 35 euro. Dove dobbiamo andare ancora? A Melfi, al Novecento, voto 12,5, 30 euro. Rimangono tre località con ristoranti che hanno ottenuto 12. Si tratta di Barile, al Grand hotel garden Il tulipano, con “salvadanaio, per il prezzo medio di 30 euro; Tursi, al Palazzo dei poeti, 35 euro; Rionero in Vulture, all’Hotel La pergola, con «salvadanaio», prezzo medio 25 euro.

A Rionero è stata segnalata l’unica enotavola (il vino è protagonista e condiziona il cibo) di Basilicata. Si tratta de Il cantinone, che ha ottenuto anche un «salvadanaio» per il suo prezzo medio «sui 25 euro». Le enotavole non hanno voto. Non ci resta, a questo punto, che augurare a tutti «buon appetito!».
fonte : La gazzetta del mezzogiorno

martedì 1 febbraio 2011

Progetto Basilicata da vivere

Domani workshop su progetto Basilicata da vivere

01/02/2011 10:09
BASCome attrarre il turismo ungherese in Basilicata? Quali sono gli interessi dei potenziali turisti? Come promuovere la Basilicata in modo integrato per essere una meta appetibile per l'Ungheria? Si parlerà di tutto questo domani 2 febbraio a partire dalle 16.30 presso l’hotel Pierfaone (in Località Sellata Abriola). Un workshop informativo sulle varie opportunità che si potrebbero offrire ai turisti ungheresi. All'iniziativa saranno presenti amministratori locali, proloco, Consorzi, albergatori, agenzie turistiche, oltre alla delegazione ungherese formata da tour operator e giornalisti di settore che per alcuni giorni visiterà diversi territori della Regione. Saranno allestiti da parte delle organizzazioni agricole (Cia, Coldiretti e Confagricoltura) spazi espositivi con i prodotti agroalimentari rappresentativi della Basilicata del gusto: dall'Aglianico del Vulture, al miele, all'olio, ai prodotti da forno, ai peperoni cruschi, ai fagioli di Sarconi, mentre l'Apa (associazione provinciale allevatori) metterà in mostra il meglio delle produzioni lattiero casearie. Un'occasione per far conoscere la Basilicata rurale e trasformare questa caratteristica in risorsa economica. Il progetto Basilicata da vivere, ideato dall'associazione culturale Legomania presieduta da Pasquale Autiero, ha come obiettivo la realizzazione di incoming turistico in Basilicata, offrendo pacchetti turistici con itinerari che possono soddisfare le tante richieste: religioso, naturalistico, archeologico, agroalimentare, ambientale, paesaggistico