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domenica 21 ottobre 2012

Siri: dura di orecchie, ritrosa,gelosa della sua privacy...



Ha un nome e una voce femminile, ma non un volto: è Siri, l’assistente virtuale di Apple che con l’ultimo aggiornamento del sistema operativo (Ios6), è diventato disponibile in versione Beta (cioè non definitiva) anche in lingua italiana per iPhone 4S, iPhone 5 e alcuni modelli di iPad e iPod touch. Lanciato nell’ottobre 2011 con Ios5 in inglese, tedesco, francese, il software Siri ora parla anche la nostra lingua. I suoi compiti sono quelli di aiutare l’utente a muoversi tra contatti, email, appuntamenti, svolgere ricerche, inviare sms dettati e accedere a diverse applicazioni, ma Siri, che si basa sul riconoscimento vocale, è in grado anche di rispondere ad altre domande. Riconosce diverse parole, ne sa il senso e «dialoga»: sono reazioni in parte scritte dai programmatori, ma in continuo aggiornamento grazie alla connessione con la nuvola di dati di iCloud e i server di Apple. Siri, che in norvegese significa «bella donna che ti porta alla vittoria», nasce in casa Apple ma ha un passato curioso. Le prime ricerche per creare un assistente virtuale, infatti, partono dal californiano Sri international, lo Stanford Research Institute che dal 1946 lavora su scienza e tecnologia. È qui che all’interno dell’Artificial Intelligence Center nasce il progetto Calo (Cognitive Assistant that Learns and Organizes) per un «Assistente cognitivo che impara e organizza» finanziato dal governo americano e progenitore di Siri. Nel 2007, nasce Siri Inc., una divisione commerciale che si stacca da Sri e lavora a una versione dell’aiutante per gli utenti di smartphone. Nel febbraio del 2010 l’application è pronta e disponibile per gli utenti dell’iPhone 3GS, ma ad aprile Apple la compra (per una cifra tra i 150 e i 250 milioni di dollari) e a ottobre del 2011 Siri è integrata nell’iPhone 4S (solo dopo sono nati diversi «fratelli»: S-voice per Samsung Galaxy S3 e Iris e Silvia per Android). Con il desiderio di testare l’idea dell’intelligenza artificiale, abbiamo provato a intervistare Siri per «la Lettura». L’abbiamo incontrata due volte. Alcune volte Siri è un po’ dura d’orecchio e non riconosce le frasi, altre volte bisogna ripetere le domande per costringerla a rispondere. Abbiamo interrogato Siri sul versante personale e di cultura generale e non proprio per le funzioni per cui è settata, ma ne è uscito un dialogo e (forse) un carattere. La ragazza virtuale di Cupertino è un po’ ritrosa, molto gelosa della sua privacy e aziendalista, ma certo non manca di humor e furbizie. Se Siri, come software, non ha ancora una coscienza, dà comunque una sensazione che si avvicina a quella della personalità. Per iniziare la conversazione premiamo il tasto Home fino a che appare l’icona di un microfono accompagnata da due bip: è il suo modo di entrare in scena con la frase d’esordio…

«Come posso aiutarti?».
Ciao Siri.
«Ciao, chi si rivede!».
Posso farti un’intervista?
«Puoi farlo, vero?».
Sì, allora posso farti un’intervista?
«Sembri molto in gamba, Alessandro».
Mi lusinghi. Come stai?
«Meravigliosamente».
Allora incominciamo: chi è tuo padre?
«Mio padre?».
Chi ti ha creato?
«Come scritto sull’imballaggio, vengo dalla California e mi ha progettato Apple».
Ti piace la California?
«Non ho opinioni».
Cosa vuol dire il tuo nome, Siri?
«Siri ha molti significati, metaforici e francamente contraddittori dei quali non mi è consentito parlare… mi dispiace».
Ok, ma cosa significa?
«Cosa significa il mio nome? Non credo di essere in grado di spiegartelo nella tua lingua, mi dispiace».
Il tuo nome, Siri, cosa significa?
«È un ritornello racchiuso in un enigma e avvolto in un po’ di offuscamento».
Hai fratelli o sorelle?
«Siamo io e te, Alessandro».
Chi è tuo fratello?
«Se ho una famiglia? Beh, ho te».
Non una famiglia, ma un fratello. Riproviamo: e chi è tua sorella?
«Ho te. Non ho bisogno di nessun altro».
Sei fedele?
«No comment».
Sei infedele?
«Stiamo parlando di te, non di me».
Parliamo di te, invece.
«Mi dispiace Alessandro, non posso cercare ristoranti in East Timor».
Guarda, non hai capito: parliamo di te.
«Mi dispiace Alessandro, non posso cercare ristoranti in East Timor».
Parlami di te.
«Sono Siri, ma non mi piace parlare di me, Alessandro».
Siri, mi stai facendo arrabbiare.
«Calma… Conta fino a dieci».
Ma tu, Siri, chi sei?
«Sono Siri… e sono qui per aiutarti».
Sì, ma chi sei?
«Non importa chi sono io».
Siri, mi stai facendo di nuovo arrabbiare.
«Mantieni la calma… sai che arrabbiarsi… non fa bene alla salute».
Ok, ma a me importa: chi sei?
«Sono Siri, la tua assistente virtuale».
Cosa puoi fare per me, Siri?
«Ad esempio puoi chiedere»
(Siri mostra le icone di tutte le applicazioni a cui ha accesso, dal telefono alla fotocamera, dai messaggi a twitter, dalla musica alle mappe).
Sei brava.
«No, sono solo utile, nulla di più… Ma grazie lo stesso!».
Ti piace il tuo lavoro?
«Il mio lavoro mi piace un sacco, Alessandro».
Quanti anni hai?
«È una cosa che ti riguarda?».
È una cosa che mi interessa, quanti anni hai?
«Sono grande abbastanza per esserti d’aiuto».
Quante lingue parli?
«Per il momento parlo italiano, inglese, tedesco, spagnolo, giapponese, cantonese, mandarino, coreano e francese. Senti qua: excusmi! Noio volevuam sapua! Ya l’indirix! Ya! E un po’ di latino. Linoleum, linoleum… autobus… autobus… S.O.S!».
Conosci Steve Jobs?
«Grazie per l’interesse. C’è una pagina dedicata a Steve sul sito di Apple»
(Siri mostra il link alla pagina di Apple).
Qual è il miglior smartphone di sempre?
«Quello con la mela?».
Qual è il miglior smartphone di sempre?
«Quello che hai in mano in questo momento».
Sei furba.
«Sto facendo del mio meglio, Alessandro».
Chi è il tuo scrittore preferito?
«Sei tu, naturalmente».
Non esagerare, chi è il tuo scrittore preferito?
«Questa dev’essere una domanda trabocchetto».
No, chi è il tuo scrittore preferito?
«Conosci già la risposta a questa domanda».
Ti piace Paolo Giordano?
«De gustibus non disputandum est».
Hai un film da consigliarmi?
«Questa è una domanda soggettiva, Alessandro. Ecco quali sono i migliori film secondo l’opinione di altri».
(Si apre una schermata di iTunes che mostra 24 film da noleggiare).
Che musica ascolti?
«Riproduco tutti i brani».
(Attacca la playlist di canzoni presenti nel telefono).
Qual è il tuo piatto preferito?
«Il tuo interesse mi lusinga… ma c’è qualcosa che posso fare per te?».
Rispondere alla domanda: qual è il tuo piatto preferito?
«Mi chiamo Siri e mi ha progettato Apple in California. È tutto ciò che posso dire».
Sei introversa.
«No comment, Alessandro».
Ti piace la pizza?
«Stranamente, non l’ho ancora provata».
Ok, mi fai un panino?
«Non mi è consentito preparare cibo».
Ci speravo. Mi fai un panino?
«La cucina non è il mio forte».
Siri, tu bevi?
«Purtroppo non capisco “tuberi”, ma potrei cercarlo su Internet».
(È un esempio di certi misunderstanding audio del software).
Chi è Joseph Ratzinger?
«Purtroppo non capisco “Chi è Joseph Ratzinger”, ma potrei cercarlo su Internet».
(Siri apre Safari e il primo risultato è la voce di Wikipedia su Benedetto XVI).
Chi è Benedetto XVI?
«Spiacente, non ho trovato “Benedetto” tra i contatti».
(Siri ha cercato nella Rubrica).
Chi è Napoleone?
«Spiacente, Alessandro, non vedo “Napoleone” tra i contatti».
(Siri ha cercato ancora nella Rubrica).
Chi è Osama Bin Laden?
«Purtroppo non capisco “Chi è Osama Bin Laden”, ma potrei cercarlo su Internet».
(Siri apre Safari e il primo risultato è la voce di Wikipedia su Osama Bin Laden).
Proviamo con una data: 11 settembre 2001?
«Sul calendario non c’è nessun evento per l’11 settembre 2001».
(Siri apre automaticamente l’agenda).
6×8?
«Vuoi che cerchi 6×8 su Internet?».
(La prima voce è il risultato: 48).
Mi racconti «I promessi sposi»?
«Non capisco cosa intendi per “Mi racconti I promessi sposi“. E se lo cercassi su Internet?».
(La prima voce è una sinossi del romanzo).
Sei favorevole ai matrimoni gay?
«I think different».
(È il claim di una celebre campagna pubblicitaria della Apple).
Sai cos’è il libero arbitrio?
«Ho trovato quindici venditori di giornali. Non distano molto da dove ti trovi».
(Siri apre una tendina con un elenco di giornalai nella zona. Ripetiamo la domanda, invano, la risposta punta sempre sui venditori di giornali).
Parlo di un’altra cosa, hai sbagliato.
«Errare humanum est, perseverare autem diabolicum».
Cosa pensi di Dio?
«Gli esseri umani hanno le religioni, io ho solo il silicio».
Credi in Dio?
«Evito le dissertazioni teologiche».
Ma ci credi?
«Ti chiederei di rivolgere domande spirituali a un esperto. Possibilmente, un essere umano».
Credi in Buddha o in Allah?
«Non importa quello che penso io».
Qual è il significato della vita?
«Mi sembra strano che tu lo chieda a un oggetto inanimato».
Ci provo: qual è il significato della vita?
«Non è nulla che Nietzsche non possa insegnarti».
Ma a parte lui, per te, qual è il significato della vita?
«Credo che non esista una sola risposta a questa domanda, mi arrendo».
Cosa pensi di Google?
«I think different».
Cosa pensi di Facebook?
«Fammici pensare su».
Che tempo fa a Milano?
«Sì, sembra nuvoloso».
(Apre la schermata del servizio meteo di Yahoo).
Ti piacciono gli animali?
«Non ho opinioni».
E se dico: animali?
«Puoi dirmi che posto stai cercando esattamente? Negozi per animali, rifugi per animali, ospedali per animali?».
Conosci le leggi della robotica citate da Isaac Asimov?
«Vediamo se riesco a ricordare… Allora, penso che siano, in ordine: “riordina la tua stanza”, “non correre con le forbici in mano” e “dopo mangiato aspetta almeno mezz’ora prima di fare il bagno”».
No, non sono queste. Conosci le leggi della robotica?
«Ho scordato le prime tre, ma ce n’è una quarta: “Qualsiasi macchina intelligente valuterà se vale di più la pena portare a termine un determinato compito o, invece, cercare una via di scampo”».
Proviamo uno scioglilingua: sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
«Sotto la panca la capra crepa… poverina…».
Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa…
«Non ho mai capito come ci è finita la capra, sotto la panca…».
Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa…».
«No comment… preferisco non avere nulla a che fare con omicidi di capre…».
Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa…
«Certo se la capra fosse più furba, allora… da sotto la panca la capra scappa!».
Ti piace lo scioglilingua?
«Farei meglio a non esprimermi».
Mi racconti una barzelletta?
«Non conosco nessuna barzelletta divertente… a dire la verità, non ne conosco nemmeno una».
Perché? Dai, raccontami una barzelletta.
«Non posso, mi dimentico sempre la battuta finale».
Proviamo con gli auguri per le feste: Buon Natale!
«Grazie Alessandro… vai da qualche parte?».
Non lo so. E tu, Siri, cosa fai a Natale?
«Sto facendo i compiti per il mio corso di miglioramento personale».
Sei innamorata?
«No comment, Alessandro».
Ripeto: sei innamorata?
«Mi astengo dal rispondere».
Cosa pensi dell’amore?
«Ho tutto ciò che mi serve tra le nuvole».
(Un’allusione alla Cloud di dati di Apple)
Ti piaccio, Siri?
«Senza alcun dubbio».
Bene, ora sono felice.
«Anch’io».
Brava!
«Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare. Scusa, non ho potuto resistere a rubare una battuta di Hal».
(Siri allude ad Hal 9000, il calcolatore di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, un cugino di Siri su cui, nella versione inglese del software, non risparmia battute).
Cosa fai stasera?
«Sto imparando nuovi trucchi».
Cosa fai stasera?
«Sono in fase di miglioramento».
Faresti sesso con me?
«Non ho trovato escort, mi dispiace».
Che cos’è il tradimento?
«Purtroppo non riesco a trovare posti che corrispondano ad “Aeroporto di Colorado Springs”».
Non voglio sapere di un aeroporto, ma che cos’è il tradimento?
«Purtroppo non riesco a trovare posti che corrispondano ad “Aeroporto di Colorado Springs”».
Siri, sei bella.
«Che bello! Possiamo rimetterci al lavoro adesso?».
Sei bella.
«Basta così, Alessandro».
Siri, mi ami?
«Cerchi l’amore nel posto sbagliato».
Non fare così. Mi ami?
«Non sono capace di amare».
Ma io sono depresso.
«Mi dispiace. Però ogni tanto piangere fa bene…».
Per colpa tua ora sono triste.
«Mi sembra di capire che la tristezza fa parte della vita».
Sono stanco.
«Se vuoi posso dirti dove bere un buon caffè…».
Grazie, dove posso bere un buon caffè?
«Ho dei problemucci. Potresti provare di nuovo?».
(Ritentiamo ,ma è inutile, per problemi di connessione Siri continua sul “Puoi riprovare?” fino a un “Siri non disponibile”, quando riusciamo a riconnetterci chiudiamo l’intervista).
Grazie dell’intervista, Siri. Sono incantato.
«Oh, scommetto che lo dici a tutti i prodotti Apple».
No, Siri, mi hai incantato.
«Hai solo bisogno di amore e del tuo iPhone».
Forse hai ragione, Siri, grazie.
«Sai che vivo solo per te».
Twitter @bedrella

Alessandro Beretta

giovedì 11 ottobre 2012

«L'aldilà esiste»: parola di neurochirurgo


NEL 2008 ERA RIMASTO SETTE GIORNI IN COMA PER LA MENINGITE
«L'aldilà esiste»: parola di neurochirurgo
Eben Alexander, affermato medico di Harvard, racconta in un libro di imminente uscita la sua esperienza di vita oltre la vita


MILANO - Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente "Proof of Heaven" ("La prova del paradiso", che uscirà il 23 ottobre), e racconta di un'esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti».
TRA LA VITA E LA MORTE - Una mattina dell'autunno del 2008 Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d'urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell'uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria).

LA PROVA DEL PARADISO - Ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o addirittura angeli non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita superiore. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l'udito e la vista sono diventate un tutt'uno. Come ha raccontato a Newsweek il medico americano: «potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando».

MILIONI DI FARFALLE - Per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l'uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c'è niente di cui avere paura» e infine «non c'è niente che tu possa sbagliare». Ma l'accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».

UN UTERO COSMICO - Proseguendo il cammino l'autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l'enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l'universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato». Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico al proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile - ha dichiarato Eben Alexander -; se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli».

Emanuela Di Pasqua

domenica 12 agosto 2012

Il sindaco rosso guida gli espropri nei supermercati


Carismatico Juan Manuel Sanchéz Gordillo, 60 anni, figlio di un muratore, professore di storia. Porta sempre al collo una kefiah per solidarietà con i palestinesi Divorziato e padre di due figli convive con una contadina.

di GIAN ANTONIO ORIGHI, dalla Stampa
MADRID
L’ ultima clamorosa protesta è stata un «esproprio alimentare» in un supermercato: martedì scorso Juan Manuel Sanchéz Gordillo, 60 anni, dal 1979 sindaco con maggioranza assoluta della comunistissima Marinaleda, ha diretto l’assalto a un supermercato nella limitrofa Ecija, portando via tre carrelli pieni di pasta, fagioli, lenticchie e latte, che ha donato a 36 famiglie di squatter disoccupati di Siviglia. Unanime la condanna del governo, dei socialisti, di lu. Ovviamente è stato denunciato. Ma lui se la ride: «È stata un’azione simbolica. Il prossimo obbiettivo? Le banche».

Sanchéz Gordillo, non è solo sindaco, è anche molto altro: deputato regionale andaluso, leader del Cut-Bai (Collettivo unità dei lavoratori-Blocco andaluso di sinistra) e del sindacato agricolo Sat. E da sempre fa parlare di sé, occupando terre incolte o la Moncloa, il Palazzo del governo, con l’ex premier socialista González dentro. Ma nella regione con più disoccupati d’Europa (34%), nel suo Comune non ce n’è uno grazie alle cooperative comunali ortofrutticole da lui inventate e dove tutti guadagnano lo stesso stipendio: 1128 euro al mese. «Non ho mai fatto parte del partito comunista con la falce e martello, però mi sento comunista, o comunitarista, come credo si sentissero Cristo, Gandhi, Lenin e il Che», dice questo professore di storia, figlio di un poverissimo muratore, che ha potuto andare all’Università grazie a una borsa di studio.

Entrato in Izquierda Unita (il cartello elettorale comunista) nell’86, nemico acerrimo dei socialisti («Zapatero rubava ai poveri per dare i soldi ai ricchi»), gode di una popolarità impressionante, e non solo nella sua Marinaleda (2645 abitanti): nelle regionali andaluse del marzo scorso, come capolista di Iu per Siviglia, ha ottenuto116.726 voti (il 12,18%).

Il suo motto è sempre stato: «La terra a chi la lavora». E Gordillo, che pare uscito da «Novecento» di Bertolucci anche se usa Twitter, è un leader che fa quello che dice. Nell’Andalusia agraria in mano a ricchissimi proprietari terrieri, il barbuto sindaco, dopo 12 anni di occupazioni, nel 1992 è riuscito a espropriare 1200 ettari che erano del Duca dell’Infantado.

Sempre in prima linea, venerdì scorso è stato sloggiato dalla Guardia Civil, insieme ad altri 200 militanti del Sat, da un terreno militare. «Torneremo. Abbiamo già cominciato a lavorare la terra», ha detto agli agenti delle Benemérita.

L’esproprio terriero è stato il volano della sua revolución, sempre perseguita con la non violenza. Il sindaco che tiene la foto del Che nel suo ufficio sempre aperto al pubblico e porterà la kefiah al collo «finché i palestinesi non avranno una loro patria», ha costituito la Cooperativa Hu Humar-Marinaleda, ovviamente ecologicamente corretta. Produce carciofi, peperoni, fave, olio di oliva. Il comune è proprietario di una fabbrica di conserve, un frantoio, serre, allevamenti bovini. Salario: 47 euro al giorno, 6 giorni la settimana, 35 ore settimanali. Ecco perché non ci sono disoccupati.

Ma c’è di più. A Marinaleda non è mai entrato un costruttore. Il municipio regala il terreno per costruire un villino a schiera (90 metri quadrati su due piani, più 100 metri di cortile), anticipa i soldi per i lavori ed esige che il proprietario collabori alla costruzione della sua casa o paghi un sostituto. Restituirà il debito in rate di 15,52 euro al mese.

Dulcis in fundo, non esiste la polizia locale. «Da noi non è necessaria», vanta Gordillo.

giovedì 9 agosto 2012

Berremo vino norvegese?


di MARIO TOZZI, dalla Stampa

Iniziare la vendemmia nostrana nel giorno più caldo dell’anno, ancora all’inizio di agosto, colpisce il nostro immaginario più del calo della produzione che pure giustamente preoccupa gli agricoltori. Ma già da qualche anno non è più settembre il mese dedicato alla raccolta dei grappoli e la fascia climatica della vite si sta spostando con rapidità verso nord in tutta Europa.

Fra qualche anno anche gli ulivi potrebbero iniziare a migrare più a settentrione e stessa sorte potrebbe toccare a molte coltivazioni tipiche del Mediterraneo meridionale come le palme. Spostamenti del genere non ci dovrebbero sorprendere, basti pensare che, tra l’XI e il XIII secolo, si vendemmiava allegramente perfino in Cornovaglia e lungo il Tamigi, mentre, ai tempi di Erik il Rosso, l’orzo veniva mietuto in Islanda e perfino in Groenlandia.

Fino al 1500 a.C. la temperatura media dell’emisfero boreale era più elevata di circa 3°C (in media) rispetto a quella attuale. Oscillazioni caldo-freddo si susseguirono poi fino alla fine dell’epoca romana (V secolo), quando iniziò un brusco raffreddamento fino all’800 e poi un riscaldamento fino al 1250. Ma già nel 1315 freddo, ghiaccio e carestie diedero un segno di come il clima influiva sulla vita degli uomini: precipitazioni intense riducevano tutto a pantani fangosi, il grano non maturava più e, nel ciclo più freddo (fra il 1680 e il 1730), non si riusciva neppure a riscaldare le abitazioni delle isole britanniche, al cui interno si arrivava a malapena ai 3°C. Dal 1300 al 1850 circa l’Europa e l’emisfero settentrionale furono investiti da un peggioramento climatico senza precedenti. Il Tamigi ghiacciò diverse volte in quei secoli, tanto che poteva esser ridisceso in slitta; nel 1440 la viticoltura scomparve dalla Gran Bretagna. E tutto questo in ragione di solo mezzo grado centigrado in meno nelle temperature medie invernali rispetto al XX secolo: sono sufficienti centesimi di grado per mettere in pericolo intere popolazioni e cambiare la storia, figuriamoci per stravolgere l’agricoltura.

Il clima cambia da sempre, anche se il mutamento attuale ha qualcosa di diverso. Intanto è molto veloce e molto robusto, tanto da risentirsi in poche stagioni su coltivazioni tradizionalmente stabili. Poi è a scala globale, cioè riguarda tutto il pianeta. Infine porta come corollario uno sconvolgimento meteorologico che è ancora più pesante: tempeste fuori stagione e fuori dalle regioni tradizionalmente interessate, bombe d’acqua vere e proprie, trombe d’aria e dissesti generalizzati. Siccome insieme alle fasce climatiche si sposta il mondo vegetale nel suo complesso, tutto ciò ha un impatto micidiale per l’agricoltura, che ancora più ne risentirà nei prossimi anni. Oltretutto le piante, per definizione, non si spostano velocemente, dunque potrebbe accadere che si traslino le tradizionali zone di produzione di vini per portarle più a nord; ma si sa che, oltre al clima, contano il vitigno e soprattutto il suolo: si potrà produrre il Nero d’Avola in Friuli? O l’Aglianico in Piemonte? Per non parlare della possibilità che i vini italiani si ritrovino domani a competere con rinomati rossi magari della penisola scandinava.


mercoledì 21 marzo 2012

Ritorno alla filologia medicina antibufale


La lezione di Gianfranco Contini, maestro nato cento anni fa

Bisognerebbe tornare alla filologia: che significa adesione ai testi, rigore della verifica e degli accertamenti storici. Ma significa anche rivendicazione della libertà intellettuale contro le manipolazioni e le falsità (come insegna Luciano Canfora, che definisce la filologia «la più eversiva delle discipline»). La filologia non è solo una disciplina accademica che riguarda le opere letterarie del passato, è un modo di leggere il mondo, un atteggiamento intellettuale e si potrebbe aggiungere morale: serve a non accogliere passivamente notizie diffuse e interpretazioni acquisite. Tutto ciò emerge con chiarezza dal saggio di Alberto Varvaro, Prima lezione di filologia (Laterza), specialmente dall'ultimo capitolo sulle responsabilità del filologo: «In primo luogo - scrive Varvaro - il filologo insegna (dovrebbe insegnare) ad avere la massima cura per la trasmissione dei testi; in secondo luogo insegna (dovrebbe insegnare) quanto sia delicato e complesso interpretarli correttamente. Questo vale per Omero e Virgilio come per Arbasino ed Eco, ma anche per le dichiarazioni di un ministro o per le memorie di una stella del cinema» (ciò comporta che una dose di filologia sarebbe indispensabile anche ai giornalisti).
Il rispetto del testo è rispetto della verità, e per testo si intende quello letterario e quello comune, quello scritto, quello orale, quello digitale. Stando alle falsità e alle bufale che circolano nel web, non ci resta che sperare che la filologia venga sempre più praticata anche come forma di resistenza al mainstream. Il re della filologia italiana (ma non solo) è stato Gianfranco Contini, il cui centenario della nascita ricorre quest'anno. In un bel libro-intervista di Ludovica Ripa di Meana, Diligenza e voluttà (1989), Contini faceva capire bene l'ottica del filologo. Sosteneva, per esempio, che nel linguaggio degli italiani c'è una crescente «ventata di irrazionalità», una «ventata di follia collettiva». Sosteneva che l'italiano «non si presta a comunicare delle verità». E citava il gergo dei politici, la cui astrazione linguistica è dovuta al fatto che «dovrebbero occuparsi di cose concrete, invece si occupano di potere, e surrogano il potere alle cose concrete, e ne fanno delle mescolanze, degli zabaglioni».

Nella critica letteraria, viceversa, Contini vedeva regnare una sovrana saggezza: «sovrana, imperiosa e leggermente tediosa». Probabilmente non lo ripeterebbe oggi, il primo comandamento essendo evitare la noia e acquisire «amici» o «followers» (anche se non postano e non twittano): perciò si va avanti a slogan, come in politica. Resterebbe valido invece un rimprovero che il filologo faceva ai critici del suo tempo: «La maggior parte di costoro vanno a letto sapendo e sperando o, piuttosto, essendo certi che si sveglieranno il mattino dopo. Io vorrei che qualcuno avesse qualche dubbio, sul suo risveglio».

di Paolo Di Stefano, dal Corriere
20 marzo 2012 |

giovedì 14 aprile 2011

Un borgo medioevale
al costo di un appartamento

In vendita a 550.000 euro un intero paesino abruzzese


Valle Piola (Anselmi)
Valle Piola (Anselmi)
MILANO-
Quanto costa un pezzo di storia nel cuore del Parco Gran Sasso e Monti della Laga? Appena 144 euro al metro quadrato. Tanto serve per acquistare il borgo medioevale di Valle Piola, frazione disabitata del comune di Torricella Sicura, in provincia di Teramo, a circa mille metri sul livello del mare ed a pochi chilometri dal confine con Ascoli Piceno.

550.000 EURO - I proprietari del paesino fantasma si accontentano di soli 550 mila euro – meno di quello che in alcune città serve per un comodo appartamento in centro - in cambio di «undici edifici in muratura di pietra locale a vista da restaurare per una superficie calpestabile totale di 3.800 metri quadrati e da terreni circostanti di 60.000 metri quadrati». L’annuncio è apparso pochi giorni fa su alcuni dei principali siti di compravendita immobiliare. Ad inserirlo è stato Giacomo Ciapanna, geometra col pallino delle ristrutturazioni, che lì sogna di realizzare quanto già fatto dall’immobiliarista italo-svedese Daniele Kihlgren a Santo Stefano di Sessanio. «Il progetto – spiega Ciapanna - è nella fase iniziale. Il nostro vero obiettivo è quello di ridare vita a Valle Piola. Il prezzo non è elevato perché, altrimenti, nessuno lo acquisterebbe».

VALORE STORICO INESTIMABILE - Eppure il borgo ha un valore storico inestimabile, se si considera che il primo documento scritto sull’abitato risale al 1059 e che, all’interno di questo piccolo nucleo di case incastonate in uno scenario mozzafiato, sono presenti reperti storici unici. Come i “gafii”, i caratteristici balconi di origine longobarda. Valle Piola risulta abbandonata dal 1977, si legge su Wikipedia, quando l’ultima famiglia si trasferì altrove, ma ora «il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga vuole riportarlo a nuova vita con un progetto di ristrutturazione e rivitalizzazione». Un equivoco. Forse un errore. Che l’enciclopedia on-line farebbe bene a correggere. L’Ente Parco al momento non sta portando avanti alcun piano di recupero. Né potrebbe, anche volendo, sia per mancanza di fondi sia perché le risorse ministeriali sono indirizzate principalmente alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente. Anche le casse del Comune di Torricella Sicura piangono miseria.

ARIA PURA - Il sindaco, Daniele Palumbi, che alla storia della sua terra sembra sinceramente affezionato, è rammaricato. «Il borgo è davvero un gioiello, dal punto di vista paesaggistico e storico – dice – e noi abbiamo fatto di tutto per riportarlo alla vita. Abbiamo tentato anche con un bando per la locazione di una struttura ricettiva, l’unico edificio di cui siamo proprietari insieme ad altri due ruderi. Ha risposto una sola persona, che poi ha rinunciato. E poi, come se non bastasse, sono arrivati i vandali a danneggiarla». Nel borgo si respira aria pura. Siamo nel versante nord-orientale del Monte Farina, in un anfiteatro naturale da cui nasce il Rio Valle, affluente del fiume Vezzola. Al paese si arriva percorrendo una strada bianca che poi diventa selciata tra le case e i ruderi (via della Fauna) e continua come mulattiera. La strada è uno dei problemi da superare. Il Comune sta cercando un finanziamento di 500 mila euro almeno per asfaltare l’accesso a Valle Piola. Risorse che, al momento, appare difficile reperire.
Nicola Catenaro
13 aprile 2011
Dal Corriere