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giovedì 7 febbraio 2013

La tentazione del non voto è fortissima.


La tentazione del non voto è fortissima. Ma per non delegare la scelta ad altri, e non incombendo più il pericolo del fascio-berlusconismo, possiamo votare chi è meno distante dai valori di «giustizia e libertà». Pubblichiamo l'editoriale di Paolo Flores d'Arcais che apre il nuovo numero di MicroMega dedicato alle elezioni del 24 e 25 febbraio, da giovedì 7 febbraio in edicola e su iPad .

di Paolo Flores d'Arcais

La tentazione del non voto è questa volta più forte che mai, diffusa e sostenuta da mille ragioni che per un lettore di MicroMega non sono neppure da richiamare. Ma il non voto è impossibile. È tecnicamente impossibile. Chi non si reca alle urne, o annulla la scheda o vota scheda bianca si illude di «avergliele cantate» a quelli lì (sarebbero i politicanti della Casta, messi tutti nello stesso fascio), ma il risultato del suo «non voto», l’effetto pratico, è quello di aver votato in proporzione a come hanno votato gli altri italiani. Il suo «non voto» è il voto per eccellenza conforme alla media degli italiani votanti, un voto fotocopia, il massimo del conformismo, checché ciascuno racconti alla propria anima.

Il «non voto» avrebbe un effetto punitivo sui partiti solo se un numero di seggi proporzionali ai non voti o voti non validi fosse assegnato per sorteggio (proposta che ho avanzato ma che ovviamente nessun politico e nessun politologo d’ordinanza ha provato a discutere).

Votare è inevitabile, perciò. Si vota anche col «non voto», delegandolo a quelli che votano (compresi quelli che votano il lepenista Berlusconi, Bilderberg Monti e altri Calderoli).

Chi votare, allora, visto che sottrarsi è illusorio? E visto che nessuna tra le liste presentate può essere davvero rappresentativa dei valori «giustizia e libertà» che questa rivista approfondisce fin dalla sua nascita, e che nel decennio trascorso ha contribuito a far diventare anche lotta e azione di massa, dal Palavobis a Campo de’ Fiori (manifestazione per il diritto all’eutanasia)?

Questa volta non c’è, per fortuna, l’incubo di una vittoria putiniana che avrebbe seppellito la Costituzione repubblicana e avviato la trasformazione delle macerie cui Berlusconi ha ridotto il paese in fascismo vero e proprio (anche se in luccicante veste postmoderna). Non incombendo perciò il fascio-berlusconismo, non ha senso un voto condizionato dalla paura. Bisogna votare chi è meno distante dai valori di «giustizia e libertà» dei movimenti di lotta e di opinione del decennio trascorso.

Votare Pd significa votare per l’Agenda Monti inzuccherata da una coltre nemmeno troppo spessa di ipocrisia e belle chiacchiere. Che il programma di Monti e quello di Bersani siano praticamente sovrapponibili è l’insistita tesi di Eugenio Scalfari, che qui ha, eccezionalmente, ragione da vendere. E che proprio per questo appoggia Bersani col cieco entusiasmo ormonale di una verginella alla prima cotta. Incomprensibile è perciò Sel, che snocciola quotidianamente, con la fastidiosa «poeticità» di Vendola, intenti di segno opposto, ma i cui voti andranno all’ammasso del governo Bersani, il cui programma squisitamente scalfarian-montiano è stato del resto legittimato dalle primarie e con ciò divenuto quello di tutta la coalizione.

In questo ambito meno ancora si capisce la candidatura in Sel, anche se nobilitata dall’etichetta «indipendente», di Giorgio Airaudo, straordinario dirigente sindacale, numero 2 della Fiom, che sa benissimo come nessuna, ma proprio nessuna, delle rivendicazioni Fiom, saranno accolte dal governo Bersani (che non ne fa mistero, e ha voluto come fiore all’occhiello l’ex direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli). Col suo prestigio contribuirà alla nascita di un governo che avrà la Fiom e i lavoratori in gran dispetto, e farà una politica antioperaia che se non è Marchionne è pan bagnato. Che logica c’è?

Le liste del M5S sono piene di bravissime persone, di giovani dalle migliori intenzioni, qualcuno nato anche nel crogiuolo delle lotte degli scorsi anni. Ma la selezione che li ha candidati ha una dignità che è perfino inferiore a quella del sorteggio (procedura niente affatto disprezzabile, sia chiaro, dalla Grecia di Pericle alle attuali giurie dei processi anglosassoni), visto che si è stati scelti per un pugno di voti (l’unità di misura era la decina) grazie al consenso degli amici-facebook, sulla base di autopresentazioni video spesso imbarazzanti. Inoltre c’è Grillo (con Casaleggio), senza il quale il movimento neppure esisterebbe e che resta motore e fondamento della sua esistenza, il che tuttavia vanifica ogni retorica su «uno vale uno» e mette M5S in balia degli umori del padre padrone e delle sue idiosincrasie che troppe volte si tingono di qualunquismo.

La novità, anche in termini cronologici, è la lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia. Una grande occasione dissipata. Facciamo un semplice esperimento mentale. Anche andasse a gonfie vele (è la mia speranza), questa non potrebbe superare il 10 per cento dei deputati alla Camera, e molto meno al Senato. Dei quasi mille candidati, oltre 900 sono insomma sicuri di non essere eletti. Immaginiamo che Ingroia (dopo aver sottolineato che nessun dirigente di partito o partitino sarebbe entrato nelle liste) avesse perciò rivolto a un numero equivalente di personalità della società civile l’invito a impegnarsi come candidati testimonial: nessuno avrebbe potuto rivolgere loro l’accusa di brigare una poltrona, vista la certezza di non essere eletti, ma la loro presenza avrebbe evidenziato come il meglio della società italiana, delle sue lotte democratiche, delle sue energie morali e delle sue competenze professionali si riconoscesse in una lista davvero inedita, capace di volgere in positivo il mare di indignazione e rabbia contro la partitocrazia che la stessa, e i suoi aedi mediatici, bolla di «antipolitica» e costituisce invece solo la crescente volontà di Altrapolitica.

Pensate ai novecento più bei nomi della «democrazia presa sul serio», dai più ovvi ai più sorprendenti, e l’impatto straordinario che ciò avrebbe avuto per fare da catalizzatore e moltiplicatore di una campagna elettorale. Novecento «partigiani della Costituzione» che si rivolgono ai cittadini con tutto il peso della credibilità e della stima legata ai loro nomi per una vita di impegno civile e/o di eccellenza professionale, invitandoli a fondare club, raccogliere firme, proporsi come volontari nella campagna elettorale e nello scrutinio, mobilitarsi nelle piazze e nel web, agendo da opinion makers ciascuno nel proprio ambito di influenza, dal quartiere alla scuola, dalla fabbrica agli amici.

Credo che sarebbe davvero successo un Big Bang politico, che avrebbe eclissato quello di Grillo, che avrebbe richiamato alle urne masse di cittadini disillusi e stanchi, che avrebbe stabilito parametri inequivocabili e da nessuna altra lista neppure approssimabili, di novità radicale, di serietà programmatica e di credibilità. Invece, alcune bellissime candidature, impastate con logore personalità di un «arcobaleno» stantio, e mi fermo qui.

Tanto più malinconico, questo piccolo cabotaggio, che nel frattempo si è realizzata la più inattesa delle vittorie, per la società civile che in questi anni ha lottato nel disprezzo o peggio nel silenzio dei media asserviti alla partitocrazia: il ritorno della questione morale al centro della scena pubblica. Mentre scrivo, nessuno dei «grandi» editorialisti dei «grandi» quotidiani si è sentito in dovere di analizzare la svolta clamorosa avvenuta nel «sentire comune», visto che solo pochi giorni prima nessuno avrebbe scommesso il proverbiale nichelino bucato su Berlusconi che caccia dalle liste Dell’Utri e Cosentino (avrebbero detto che erano wishful thinking di giustizialisti in preda all’acido lisergico), e nemmeno sulla cancellazione dalle liste Pd di tre «impresentabili» (i più potenti) su una decina.

Sono i sondaggi che hanno fatto il miracolo, cioè la rilevazione ripetuta che zone crescenti di cittadini decideranno il proprio voto privilegiando la questione morale. Il che significa che non c’è solo l’Agenda Monti, e la sua versione agghindata Agenda Bersani, c’è l’Agenda Mani Pulite, e rimarrà centrale (insieme all’Agenda Fiom sui diritti dei lavoratori) per tutta la prossima legislatura.

Legislatura che potrebbe essere anche breve, viste le contraddizioni in cui tutte le principali forze politiche sono avvitate. E visto che su legalità, lavoro, informazione si aprirà immediatamente lo scontro. Con un Pd che in tempi rapidissimi entrerà in tensione e poi in rotta di collisione con settori molto ampi del suo elettorato; con i branchi berlusconiani (i facoceri – famiglia dei Suidi – li chiama affettuosamente Il Foglio di Giuliano Ferrara, scambiando per civettuola ironia quella che è proprio esattezza zoologica) che cominceranno lo smottamento e il si-salvi-chi-può dopo la sentenza Ruby; e con l’opposizione dei cento/duecento parlamentari grillini che rapidamente sarà costretta a sottrarsi agli ukase isolazionisti e no-tv del leader Beppe ed entrerà in fibrillazione e scomposizione.

In questo quadro di prevedibilissima instabilità, i temi del lavoro, del contrasto alle mafie e alla corruzione, dell’informazione, innescheranno nuove lotte, crogiuolo per quella forza politica «giustizia e libertà» la cui invenzione ab imo sarà più che mai all’ordine del giorno. Aggiungiamo il tema della laicità, che diventerà cruciale, perché in parlamento ci sarà finalmente di nuovo una maggioranza largamente laica (considerando che ai tre quarti del Pd e di Sel si aggiungono quasi tutti gli eletti di M5S, di Ingroia e parte del centro). Bersani dovrà assumersi in prima persona la responsabilità di un eventuale persistente (e sciagurato) «bacio della pantofola», senza più nascondersi dietro al dito delle componenti cattoliche. Dovrà decidere, sul matrimonio omosessuale e sull’eutanasia, se stare con le moderatissime sinistre europee, che su tali temi procedono a tappe forzate, schiantando ogni resistenza clericale, o se invece vorrà prostrarsi di fronte alle Loro Eminenze di turno. La società civile, può starne certo il leader Pd, non resterà accidiosa, avrà gli atout migliori dai tempi dei referendum radicali a oggi, e li giocherà nelle piazze con la doverosità che queste battaglie di civiltà esigono.

P.S. Come si sarà capito, voterò Rivoluzione civile. Certamente alla Camera, mentre al Senato, se nella mia regione ci fosse assoluta certezza che non potrà raggiungere il quorum, voterò M5S.

(7 febbraio 2013)

giovedì 15 novembre 2012

Di’ qualcuno di sinistra


di MASSIMO GRAMELLINI, dalla Stampa
Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela. Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito. 

Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda. Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosé sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra. Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa. Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà. Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti. Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme.  

Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori reali. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso. 


martedì 19 giugno 2012

                              Aggiornamenti sul traffico
                                                                      TGR Jonico
                                             Ore 15,40
Aumenta  la  coda di macchine ma soprattutto  di tir, che  paralizza il traffico  lungo  il tratto di  strada di Nova Siri  sulla 106 jonica. Lei, la bella “onorevole” venuta dall’Est,di cui al momento non conosciamo l’identità, continua il suo lavoro,si  concede a  tutti… una parola, una pacca sulla spalla e  rinati, si  ritorna  alla vita quotidiana. Al momento la fila è lunga, ma ordinata. Non si segnalano incidenti: solo qualche svenimento  dovuto al caldo. Noi , pazienti, come gli altri , aspettiamo il nostro turno. Vogliamo l’intervista.  Vogliamo sapere chi è ? Da dove viene? Perché opera sulla 106? Vogliamo sapere tutto sulla sua vita ? Forse si farà tardi. Forse si  farà notte! Ma  l'intervista la faremo!  

               Immagini tratte dal film"la trattadiva della 106 di Nova Siri".Prossimamente al cinema
TGR Ionico
Notizie sul traffico.
Rallentamenti e code , si segnalano sulla 106 , nel tratto di Nova Siri, dove sembra, operi  indisturbata una stupenda  star del Parlamento di un Paese dell'est europeo . I camionisti hanno bloccato i tir, improvvisato "chioschi  gastronomici"  e , aspettano il proprio turno....

Stiamo tentando di avere una intervista con la bellissima parlamentare.....al  momento occupatissima.

Vi terremo aggiornati !!!

sabato 11 febbraio 2012

Spunta il forcone con Monti - ME.TRO. (Merighi-Troja)

Tempo determinato




di Alessandra Daniele, da carmillaonline

L'ostetrico sorride.
- Congratulazioni, suo figlio è il primo nato a tempo determinato del nostro ospedale!
La donna lo guarda, allarmata.
- Cosa significa?
- Questa mattina è entrata in vigore la riforma sulla flessibilità della vita. I media ne hanno parlato poco, perché monopolizzati dalle reazioni di sdegno e condanna per l'oltraggio subito dal capo dello Stato.
- Sì, lo so, un tizio distratto s'è seduto su una sedia dove c'era una rivista col presidente in copertina. Mi dica piuttosto cos'è questa riforma.
L'ostetrico assume un'espressione compunta.
- La crisi richiede sacrifici. Vivere a tempo indeterminato senza dimostrarsi produttivi è un privilegio che il paese non può più permettersi di concedere a tutti. Suo figlio è stato quindi assunto in vita con un contratto a termine di sei mesi.
La donna sgrana gli occhi.
- Ma che stronzate dice?
- Le ricordo che le proteste sono consentite solo se civili, pulite, allegre, e colorate - dice l'ostetrico, in tono di rimprovero - il termine ''stronzate'' è di chiaro stampo terroristico.
La donna scende dal letto, furibonda.
- Dov'è mio figlio?
- Signora, la esorto a tornare nell'alveo della legalità democratica - indica il letto - suo figlio è in buone mani. I sei mesi sono rinnovabili - aggiunge in tono più conciliante.
- Ah sì? E come cazzo farebbe un neonato a produrre guadagni?
- Le assicuro che ci sono vari modi...
La donna spinge via l'ostetrico, e si dirige alla porta. L'ostetrico estrae una pistola, e le spara alla schiena. La donna scivola a terra. L'ostetrico le si avvicina.
- Mi dispiace, ma per chi come me fa applicare la riforma, l'obbligo di giusta causa per l'omicidio è abolito.

venerdì 6 gennaio 2012

La profezia Maya: nel 2012 la fine, ma del Pd


di MATTEO PUCCIARELLI , da Micromega

 La profezia Maya: nel 2012 la fine, ma del Pd

Buone notizie per l’umanità intera, e soprattutto per gli italiani antropologicamente e sentimentalmente (ancora) di sinistra. Il 2012 non vedrà la fine del pianeta, come da circa 6 anni ci ricorda il conduttore di Voyager, ma molto più realisticamente del Partito Democratico. Ecco dieci modi attraverso i quali l’evento (volevo aggiungere “lieto”, ma mi astengo) potrà accadere:

1.  D’Alema decide di far confluire il Pd nell’Udc

2.  Veltroni decide di far confluire l’Udc nel Pd, che quindi diventa Pdc (la “c” sta per cristiano, ovviamente)

3.  Il governo Monti licenzia i fannulloni per decreto, così il Pd perde la propria rappresentanza parlamentare

4.  Bersani scioglie il partito pur di non fare le primarie

5.  Napolitano, dopo la coesione, invita alla fusione: il Pd si trasforma in una holding di Goldman Sachs

6.  Vendola, a furia di corteggiare il Pd e venire respinto, lo strangola

7.  Confindustria si compra la percentuale di Pd non ancora venduta

8.  Ichino sbaglia emendamento e invece dell’articolo 18 abroga il Pd

9.  Il Pd organizza la festa dell’Unità a Cortina, arriva la finanza e mette i sigilli ai gazebo

10. I nuovi F-35 bombardano la sede del Pd: “Non dite una cosa di sinistra da 20 anni, e poi quando vi esce rompete il cazzo solo a noi?”

Matteo Pucciarelli

(05 gennaio 2012)

giovedì 15 dicembre 2011

Monti vestito da Babbo Natale che ruba i giocattoli ai bambini....


Natale al contrario
di Alessandra Daniele

Il vicedirettore scuote la testa.
- Monti sta a destra di Marchionne, stavolta non riusciremo a dare la colpa delle tasse ai comunisti.
Il direttore gli dà un'occhiata ostile.
- Certo che ci riusciremo. Domani però stiamo sul tema stagionale. Prima pagina: caricatura di Monti vestito da Babbo Natale che ruba i giocattoli ai bambini, e sopra uno dei nostri bei titoloni: ''Babbo Natale al contrario''.
- Ma non l'abbiamo già fatto con Prodi?
- Non mi pare.
- Mi ricordo questo culone rosso in primo piano, perché su ''al contrario'' ci avevamo pure caricato un doppio senso su Luxuria, quand'era ministro.
- Allora ti stai rincoglionendo, perché Luxuria non era ministro.

Il vice sbuffa.
- Vabbe', ha vinto l'Isola dei Famosi, non ci sono andato lontano. Comunque ''Babbo Natale al contrario'' l'abbiamo già fatto, adesso controllo l'archivio.
- Ma chi se ne fotte! - Sbotta il direttore - Lo rifacciamo! Anzi, se ripeschi la vignetta la riutilizziamo, cambiando solo la faccia.
- Monti però non ha il culone.
Il direttore molla una manata sulla scrivania.
- Ma che cazzo hai oggi, sei diventato perfezionista? Te lo ricordi che le prime pagine le facciamo solo per le rassegne stampa dei Tg, o credi che abbiamo dei lettori veri? Caricatura e titolone, questo è tutto quello che è in grado di capire la vecchia che accende la Tv alle sei del mattino, e non se lo ricorda nemmeno per cinque minuti, figuriamoci cinque anni.
- Allora non vale la pena...
- Certo che vale! Dobbiamo continuare a martellare il concetto, così, anche se la vecchia si scorda i dettagli, le rimane l'impressione generale che Berlusconi stia all'opposizione, mentre sta ancora nella maggioranza di governo.
- Come aiutante di Babbo Natale.
Il direttore ridacchia.
- Buona idea! Nella vignetta aggiungiamo Bersani e Vendola vestiti da elfi ladroni.
- Ma Vendola non sta neanche in Parlamento.
- Ma la vecchia non se lo ricorda! Quando le arriva la stangata, la vecchia deve credere che siano stati i comunisti. Così, appena l'economia si ripiglia e si va alle urne, la vecchia vota di nuovo Berlusconi. Come dice il proverbio, ''sotto la neve, pane'': Monti gli congela la pensione, e quando torna il sole noi passiamo a mietere i loro voti.
- E se stavolta il sole non tornasse? Se le cose peggiorassero, invece di migliorare, se fosse davvero un Natale al contrario? - Obietta il vice.
Il direttore lo guarda, torvo.
- Diamo la colpa ai comunisti - scandisce.
Pubblicato Dicembre 12, 2011
Fonte: carmillaonline

venerdì 4 novembre 2011

Criminalità organizzata


Criminalità Organizzata
di Alessandra Daniele ( articolo pubblicato a metà Luglio, ma estremamente attuale )
L'uomo corpulento entra nel negozio. Si aggira con fare noncurante. Poi si avvicina a una delle commesse, e chiede cortesemente del proprietario. Dopo un attimo di perplessità, la commessa indica il tipo magro alla cassa. L'uomo corpulento la ringrazia. Torna ad aggirarsi apparentemente senza una meta precisa. Finisce per fermarsi accanto al proprietario del negozio.
- Avete il gel insetticida? - Gli chiede - sa, quello che si mette con la siringa negli interstizi...
- No - risponde il negoziante, con aria distratta - però abbiamo la schiuma.
L'uomo corpulento scuote la testa.
- No, la schiuma preferisco non usarla. E' infiammabile. Lei capisce. Non si sa mai.
Il negoziante cambia completamente espressione. Fissa l'uomo corpulento.
- Vi ho già detto che non posso pagare di più - dice in tono basso, ma fermo.
- Mi dispiace che lei non colga la gravità della situazione.
- La colgo benissimo. Se non pago di più, mi date fuoco al negozio.
L'uomo corpulento inarca le sopracciglia con aria offesa.
- Noi? Assolutamente no.
- E chi allora?
- Gli speculatori stranieri. Sono loro che aspettano i segnali di instabilità politico-finanziaria per aggredire la nostra economia, rovinando i nostri risparmiatori e i nostri imprenditori, come lei.
- Ma se a volermi rovinare sono gli speculatori stranieri - chiede il negoziante in tono sarcastico - perché i soldi devo darli a voi?
- Per lanciare all'estero un segnale di coesione nazionale, collaborando con noi al di là delle sterili contrapposizioni fra gli schieramenti. Come autorevolmente auspicato anche dal nostro presidente.
- Avete un presidente?
- Mi riferivo al presidente della Repubblica - risponde l'uomo corpulento. Poi s'aggiusta la giacca - Passiamo alle cifre, i mercati non aspettano.
- Siete proprio dei bastardi mafiosi - dice il negoziante, con una smorfia.
- La legalità è una questione complessa, non abbiamo tempo di affrontarla adesso. Il paese è sotto attacco speculativo. Bisogna pensare al futuro delle giovani generazioni.
Il negoziante impallidisce.
- Mia figlia...
- Bellissima bambina. Potrebbe diventare un volto famoso.
- Questa è una minaccia infame - dice il negoziante, con un filo di voce.
- No - risponde l'uomo corpulento - è una manovra aggiuntiva.

martedì 1 novembre 2011

Il Testamento di Fabrizio De Andrè ( riveduto e strapazzato da ElleKappa).


Il testamento
(di Fabrizio De André)
Testo riveduto corretto e strapazzato da Ellekappa

Quando la morte mi chiamerà
solo mia moglie protesterà
ho manomesso il mio testamento
e le ho soffiato l'eredità
ai suoi tre figli non lascio niente
niente di nulla diviso a metà
Fonte : " Repubblica"
ai miei fenomeni da baraccone
lascio un impiego da faccendiere
insieme a un lessico da carrettiere
che privilegi l'imprecazione

a Capezzone la mia bandana
a Scilipoti mezza banana
a Minzolini, il linguagabbana
la direzione di Panorama

voglio lasciare a mia figlia Marina
che se ne frega della sentenza
il mio carisma di rara indecenza
che al mercimonio le spiani la via

tutta la Rai lascio al dandy panciuto
cento salsicce e un anacoluto
mentre a Tremonti tirchio ed arguto
a costo zero regalo uno sputo

sorella morte aspetta un momento
forse ho un legittimo impedimento
quanto sei sexy fatti palpare
e con ardire fatti trombare
dimmi la cifra che poi arrotondo
fin dentro al cuore miliardi grondo

signor becchino ho già in mente un lodo
che mi sottragga a morte rapace
prima che avviti quell'ultimo chiodo
consulti Paniz Cirielli e Storace

non seppellite 'sto capolavoro
che ha fatto fuori futuro e lavoro
se mi graziate vi cingo d'alloro
poi come a Ruby vi copro d'oro

prima di andare a marcir nella fossa
m'inchino a Vespa, il mio scendiletto
e i nei di Renzi e la sua wiki-rissa
con gioia lascio all'affabile insetto

ai Corleonesi i miei deputati
ai Casalesi i disoccupati
a Ignazio la Russa sei Maserati
venti Ferrari e due croci uncinate

quando il G-20 mi chiederà
un attestato di serietà
una pernacchia forse una sola
come una tromba risuonerà
un dito medio forse uno solo
dal frollo Bossi germoglierà

se questa Italia è ormai contagiosa
e a un solo palpito dal fallimento
per evitarmi una fama ingloriosa
al maggiordomo gl'intesto lo schianto

lascio a Piersilvio un Paese che muore
che ho depredato con tutto il cuore
io del contagio sono l'untore
l'Europa crepi e vada al creatore

a tutti lascio lo spread in ascesa
e Piazza Affari che cola a picco
solo la Fininvest vola in ripresa
da questa crisi ne esco straricco

lascio al Paese la corruzione
sciolgo le lodi all'evasione
ed una cena perbene e elegante
lascio a Leopolda per esser galante

quando la morte mi chiamerà
sarò già in fuga nell'aldiquà
sarò sparito senza pagare
senza mai dire la verità
vado ad Antigua a folleggiare
vi lascio in dono la povertà

Cari sodali della mia banda
spolpammo insieme la stessa terra
tessemmo in coro il medesimo inganno
per trasformare l'Italia in Gomorra
ma adesso Papi vi lascia soli
perché il momento si fa ferale
già sono in volo mille cetrioli
al posto mio qualcun altro s'immoli.

Fonte; "Repubblica"

sabato 2 aprile 2011

la nuova barzelletta di Berlusconi-Il lato 'b' della mela



Signori, se avete bisogno di un comico per le vostre feste private, sapete chi chiamare.
Donne, è arrivato Rocco (Silvio) !! I vostri mariti vi annoiano ?Chiamatemi !


sabato 19 marzo 2011



Finché la barra va

Terremoto in Giappone. L’attimo, la terra che tremò.
In tutto il paese la popolazione è in ginocchio. E non è ora di cena.
Per il Giappone è la peggiore catastrofe degli ultimi 150 anni. Come vi capiamo.
Gli esperti europei parlano di “apocalisse”. Sembra sia il termine scientifico più appropriato.
Forse è il terremoto più violento della storia del Giappone. Almeno da quando è un arcipelago.
Il sisma ha spostato di 10 centimetri l’asse terrestre. Hai visto amore, non è colpa mia se non centro la tazza.
Secondo l’astronomo del Vaticano, lo spostamento dell’asse di rotazione della Terra non provocherà cambiamenti. Il Sole continuerà a girarle intorno.
Il sisma è stato talmente più potente di quello dell’Aquila che alcuni imprenditori locali sono morti dalle risate.
Un’onda gigantesca ha colpito il parco divertimenti di Disneyland. Ma il governo parla di una nuova attrazione.
Lo tsunami ha spazzato via anche una casa di riposo per anziani. Casa di riposo in Giappone, casa dello studente da noi: la natura sceglie sempre le persone con meno futuro.
L’ambasciatore: “Gli italiani lascino il Giappone, c’è rischio di contaminazione”. Alcuni hanno già smesso di gesticolare.
Trovati gli ultimi superstiti. Uno si è arreso agli americani.
Terrore alla centrale di Fukushima. Le barre di combustibile nucleare stanno trasmettendo Radio Maria.
Allargato a 20 km l’ordine di evacuazione attorno a Fukushima. Avvisatemi quando arriva a 15.000.
Per spegnere il reattore si sacrificheranno 50 eroi. In Italia sarebbe un bel colpo alla mafia.
Le centrali giapponesi stanno per esplodere. Faccio in tempo a comprare un televisore 3D?
Preoccupazione della Cina: “Se il Giappone venisse distrutto dall’esplosione di una centrale atomica, avremmo costruito tutte queste bombe per niente”.
Wikileaks: “Gli Usa avvertirono il Giappone”. Per ben due volte.
(Il governo giapponese era al corrente dei rischi. Ma prevalse la linea di Tommaso San)
Nessuna radiazione sulle coste della Cina. Cazzo, potenti questi firewall.
A lungo il governo giapponese ha tranquillizzato sulle centrali nucleari. Era la condizione posta dall’Italia per gli aiuti.
La Banca Mondiale è pronta ad aiutare i Giapponesi. Appena forniranno copia dell’ultima busta paga.
“In Italia il piano per il nucleare va avanti” ha dichiarato un ministro a caso.
Il nostro governo continua ad esporre tesi a difesa del nucleare: per esempio, non ha ucciso Yara.
“No a scelte dettate dalle emozioni”, ha detto una che ha pianto per mezz’ora quando ha finto di lasciare il Pdl.
La Prestigiacomo: “Le centrali italiane saranno della nuova generazione”. Già terremotate.
(Dopo il disastro di Fukushima, l’Italia vuole ancora il nucleare. E sta facendo un pensierino pure agli tsunami)
Frattini: “Il Giappone non è Haiti”. Questi c’hanno i soldi.
In Germania la Merkel annuncia la chiusura delle centrali. I soliti tedeschi emotivi.
Secondo gli esperti, Roma è più radioattiva di Tokyo. Per forza, è piena di curie.
Il Papa è vicino alle vittime dello tsunami. Ma continua a supportare il mandante.
Yoko Ono scrive una lettera. Chissà non riesca a scindere anche gli atomi.
Ritrovati quattro treni dispersi. Erano ancora in orario.
Fonte : " wwwSpinoza.it"