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sabato 27 dicembre 2014

La Basilicata che fa paura!

I dati ufficiali (sito Unmig) riportati nella deliberazione della Corte dei Conti di Basilicata dello scorso Aprile 2014, riguardanti il quadro dei rapporti tra estrazioni di petrolio e gas e processi di colonizzazione della Basilicata da parte delle multinazionali, parlano da soli.
Ad oggi la Basilicata è già una gruviera, con 471 pozzi (in provincia di Potenza 270, in provincia di Matera 201) perforati dal 1921 al 2014.
I pozzi oggi sono 106; in produzione ne sono 39; i non eroganti 57; quelli utilizzati “per altro scopo” (in primis reiniezione dei fanghi) sono 4; quelli “potenzialmente utilizzati” 6.
Nella nostra Regione sono inoltre presenti ben 39 centrali di raccolta e trattamento, di cui 27 per trattamento di olio greggio; 12 di gas naturale. La Centrale di Raccolta e trattamento più importante ad oggi è quella di Viggiano in Val d’Agri (il c.d. “COVA”, vale a dire “Centro Oli”), che è in sostanza una centrale di preraffinazione, detta di idrodesolforizzazione, che tratta olio e gas proveniente da 25 pozzi, prima che gli idrocarburi vengano inviati tramite 136 km di 5 linee di tubi alle raffinerie di Taranto.
Estrarre petrolio e gas non è come usare una cannuccia per bere da un lattina. Il ciclo estrattivo è altamente impattante, sin dal momento della ricerca, con l’uso di linee di cariche esplosive ed agenti chimici.
E’ inquinante nel processo  di perforazione, che per raggiungere a volte i 7.000 metri, implica l’uso di scalpelli con uranio impoverito e fluidi tossici perforanti per lubrificare e poi cementare le pareti del pozzo. Vengono usate oltre 500 sostanze, la maggior parte delle quali tenute segrete dalle compagnie. Si tratta di fluidi che accompagnano l’intera vita del pozzo, che inquinano per anni o decenni il sottosuolo, il suolo, le falde acquifere, producendo ogni giorno diverse tonnellate di fanghi di lavorazione (“acque di strato”), che devono essere smaltite affrontando costi elevati. Dal 2001 al 2014 il COVA di Viggiano inietta mediamente, a grande pressione in profondità, usando un pozzo esausto in località Montemurro (“Costa Molina 2”), ben 3.500 metri cubi di schifezze.
Per questo l’Eni è stata costretta a trasportare con autobotti ogni giorno i fanghi di perforazione a Pisticci Scalo, presso la centrale di trattamento “Tecnoparco” spa, il cui amministratore delegato (e presidente di Confindustria) è sotto inchiesta dell’Antimafia insieme ad altri dirigenti, faccendieri, nonché al dirigente di Eni Sud.
Il Basento è terribilmente inquinato, l’Arpab sta terminando le analisi mentre le attività di Tecnoparco legate al ciclo petrolifero sono sospese, le aree dichiarate “no food” in Valbasento si ampliano di fatto, prima che sulla carta. Molti agricoltori e pastori sono costretti a chiudere le proprie attività, In Val d’Agri, in Valbasento, quanto a Corleto, Guardia Perticara, Gorgoglione, prima ancora che vada a pieno regime estrattivo, con ulteriori 60mila barili giorno che si aggiungono ai circa 90mila estratti in Val d’Agri, il centro della concessione “Tempa Rossa”.
 Ai fanghi, al loro ciclo di trattamento, all’inquinamento delle acque del Basento, va aggiunto il grave inquinamento da metalli pesanti ed idrocarburi del lago del Pertusillo (che serve 3 milioni di pugliesi dopo i lucani); vanno aggiunti gli “enigmi dei pozzi collassati” tra gli anni 80 e 90, quando a grandi profondità si sono mescolati fanghi chimici, idrocarburi, falde acquifere.
Ai pozzi a terra vanno aggiunti gli effetti letali dell’H2S, delle micro particelle volatili, del benzene, di altri prodotti insidiosi ed aggressivi, che in quasi 20 anni di attività estrattive hanno fortemente contribuito a raddoppiare leucemie, malattie cardiorespiratorie e della pelle, tumori. La Regione che fornisce già circa l’80% degli idrocarburi per contribuire alla bolletta energetica ed al 6% del consumo nazionale (il resto l’Italia deve comprarlo, ben sapendo che se pure si dovessero sfruttare tutte le risorse disponibili in terra ed in mare, il paese potrebbe garantire – dati ASPO – un’autonomia di non oltre 13 mesi!) ha il primato assoluto di essere la più colonizzata. L’incidenza delle attività estrattive riguarda oggi il 35% del territorio regionale. In caso di accoglimento delle numerose istanze di permesso, l’incidenza passerebbe al 65% del territorio!
Nel golfo di Taranto insistono intanto ben 16 istanze di permesso, che prevedono l’utilizzo di tecniche fortemente impattanti già dalla fase dei sondaggi, che prevedono l’utilizzo di tecniche quali l’, ovvero sparare in profondità micidiali cannonate capaci di disorientare ed uccidere cetacei, branchi di pesci, condizionando la stessa riproduzione ittica ed accelerando i fenomeni di subsidenza.
Mentre il presidente Pittella rivendica come una vittoria l’ennesimo emendamento all’art 38 della legge c.d. “Sblocca Italia” per accelerare le procedure di concessione alle compagnie petrolifere, non dobbiamo dimenticare che dopo 20 anni di estrazioni la Basilicata resta la regione più povera del Sud, con un tasso di disoccupazione ed emigrazione crescente (è proprio la Val d’Agri l’area capofila dell’emigrazione e delle dismissioni delle aziende agricole e zootecniche), la stessa Assomineraria stima l’incidenza delle attività petrolifere sul prodotto interno lordo nazionale per non oltre lo 0,5%, mentre le attività turistiche incidono per il 10,3%.
 Mentre la cordata del governatore lucano e delle multinazionali degli idrocarburi procede spedita facendo tesoro dei colpi di fiducia di un parlamento blindato ed ostaggio delle lobbies, che corre verso la cancellazione delle prerogative concorrenti Stato-Regione a partire dalla materia energetica tramite la revisione del Tit V della Costituzione; con lo Sblocca Italia si corre con la logica di “strategicità, indifferibilità, urgenza”, verso lo strapiombo della cancellazione di ampi spazi di partecipazione e democrazia, negando di fatto il diritto all’autodeterminazione.
Sulla Basilicata pende la minaccia del raddoppio estrattivo deciso nella nuova Strategia Energetica Nazionale (2012), che porterebbe a circa 180 mila barili giorno il volume dell’estratto.
 Ad oggi in Basilicata su terraferma gravano 11 permessi di ricerca e 20 concessioni di coltivazione accordate, 18 istanze di ricerca. In Italia si attendono altre 100 istanze, che potrebbero aumentare grazie alle facilitazioni della Legge “Sblocca Italia”. Di certo la maggior parte di queste istanze riguarderà la nostra Regione.
E’ evidente che di fronte alla cancellazione di ogni diritto di decidere su quale modello di economia e di organizzazione democratica che ci viene imposta dall’alto non sarà possibile attendere a lungo per far valere il diritto alla salute, al reddito, alla ricerca della felicità e del benessere. Perché questi diritti devono essere rivendicati qui ed ora, con chiarezza, con determinazione, con unità, con organizzazione!
                                                                                                                                     NO - TRIV “VULTURE”

Ven, 26/12/2014 - 18:26

sabato 28 settembre 2013

Gli ultimi regali di Pittella e De Filippo

Gli ultimi 10 mesi di delibere sono una storia lucana tutta da raccontare. Oltre che dalle primarie, giudichiamo gli uomini non dalle loro promesse ma dalle loro azioni, nel caso di governanti, dai loro atti.
È risaputo che in quanto ad open-data la Regione Basilicata è tra le ultime d’Italia, per questo consultare le delibere regionali non è prerogativa di molti, perché diritto disatteso. Bene, vi propongo un viaggio tra delibere e strategie nazionali, un grand-tour che dovrebbe rinfrancare, invece siamo in Basilicata.
La Cyber Security a Maratea. Partiamo dalla delibera regionale n. 1032 del 28 agosto 2013: Accordo di Programma Quadro per contratti di reindustrializzazione. Una somma importante, 91 meuro di provenienza MiSE, per finanziare la ripresa economica di siti dichiarati inattivi, in realtà alcuni falliti o abbandonati ( che è ben altro dire ), che dovrebbero creare oltre 600 posti di lavoro. Tra le iniziativa spicca su tutti il Centro Interdisciplinare per la Cyber Security, che stando alla descrizione dovrebbe essere un centro per la guerra elettronica posto, stupendo paradosso, in località Fiumicello – Maratea, in uno stabile di proprietà regionale: il tutto nella regione meno digitale d’Italia e dopo aver sottratto questi fondi allo scorrimento graduatorie per le PMI materane. Importo 10 meuro ( fondi CIPE ) per creare un nuovo parco scientifico plasmato sulle medesime direttive da Prima Repubblica che hanno riempito la Basilicata di “carrozzoni alchemici” ove il 10% della dotazione finanziaria andava in ricerca ed il resto in personale. A questo importo è doveroso aggiungere i 10 meuro stanziati in conto capitale per la ex-Mister-Day di Atella ed i 3,4 meuro per le acque di Viggianello o fonti Zoppas, perché stranamente gli imprenditori lucani non sono più in grado di imbottigliare l’acqua della terra natia.
Milioni su milioni. La delibera n. 890 del 16 luglio ci illustra la destinazione dei fondi del Piot/Metapontino-Basso Sinni ove il soggetto beneficiario è l’APT che riceve 30mila euro per la partecipazione alla “Borsa del Turismo Lucano – Scanzano Jonico” quindi in loco; ed altri 30mila euro per il Piano di Comunicazione di “Basilicata Coast to Coast” più specificatamente per l’acquisto dei diritti di distribuzione del film in Francia e per il lancio dello stesso a Parigi. La n.1035 del 28 agosto assegna ad acquedotto lucano ulteriori 7milioni di euro, per: costi energetici per manovre di sollevamento, potabilizzazioni e rendimento idrico delle sorgenti. L’anno 2012 non è stato particolarmente piovoso, le interruzioni del servizio idrico sono state multiple e senza preavvisi, la bolletta lucana non è la più bassa d’Italia ed è pagata solo da alcuni lucani, perché gli altri non pagano analogamente alla Puglia ed alla Calabria che non brillano per puntualità nei pagamenti, figuriamoci l’Eni. Poi ennesimo paradosso: l’ente pubblico, la Regione, storna ulteriori erogazioni economiche ad una sua società partecipata, l’AL, storno motivato dalla bolletta energetica di AL. Come è possibile, in Basilicata, l’El Dorado italiano: AL deve chiedere ulteriori 7 meuro pubblici per il sollevamento delle acque? Ma la Società Energetica Lucana a cosa serve se non ad abbattere questi costi? E a cosa servono il petrolio ed il gas lucano se oltre all’inquinamento ci fanno rimanere intatta la dipendenza energetica regionale? E qui ci agganciamo alla delibera n.453 del 30 aprile, ove troviamo la relazione del gruppo di lavoro chiamato a svolgere un bilancio sulle società partecipate della Regione Basilicata. Una relazione alquanto soft, dove i riflettori si accendono su AL ignorando il suo debito di 160 meuro, ma sottolineando la mancata disciplina del controllo analogo sull’ente, mancante nello statuto, analogamente ad Agrobios, ma obbligatoria per legge. Non aver stabilito il meccanismo del controllo analogo, vuol dire non regolamentare la funzione di controllo del detentore pubblico sulla società partecipata, in merito a: patrimonio, indirizzi attuativi, bilancio e qualità dei servizi erogati dalle partecipate mediante la stipulazione di apposite carte dei servizi. Una carenza che potrebbe comportare sanzioni da parte della UE. Quindi nulla di tutto ciò è regolato in Basilicata, e lo vediamo sia dalla mole del debito che dalla qualità del servizio, oltre al fatto che le ATO non svolgono ancora a pieno il loro compito.
Il parroco chiede, la Regione risponde. Uno sguardo ai beni culturali è doveroso, ed infatti  la delibera n.1083 del 10 settembre mi ha lasciato attonito esattamente come lo stato di eterna indisponibilità della Cattedrale di Tricarico. Una delibera che assegna previo preventivo sommario e senza alcun riferimento alla Diocesi competente, 65mila euro per lavori pubblici, investendo della responsabilità dei lavori il locale parroco. Una delibera fuori da ogni legge umana e divina perché piena di lacune ed omissioni, ove un parroco chiede 95mila euro alla regione per lavori strutturali ( come se la cattedrale fosse un immobile regionale ) e ne ottiene 65mila, senza alcun altro riscontro amministrativo. Non vi è alcun documento od istanza allegata: un atto che di amministrativo non ha nulla e che puzza di assegnazione diretta. Merita uno sguardo benevolo non da parte di Dio, ma da parte della Corte dei Conti.Proprio il 10 settembre sembra sia stata una data di magica assonanza pre-primarie, infatti la delibera n.1068 rimuove un vincolo di destinazione d’uso per una struttura turistica sita a San Severino Lucano, e che attendava, guarda caso da più di 10 anni, tale soluzione. Parliamo di fondi POP 1994/99, vera archeologia burocratica che trova compimento proprio in questo periodo. Sempre il 10 settembre con la delibera n.1064, dopo 4 anni di attesa rispetto alla legislazione nazionale, si elegge l’Organismo Indipendente di Valutazione, guarda caso l’organismo che dovrebbe valutare il lavoro dei dirigenti, si dei vari: Perri dell’APT che ha cambiato il turismo in Basilicata non solo col suo lavoro ma anche con la sua breve affacciata in politica, fatta ovviamente senza le preventive dimissioni da dirigente regionale; oppure il lavoro del d.g. Viggiano che dirige ed ha diretto il settore ambiente ove fino a pochi mesi fa operava anche la rispettiva consorte; oppure il lavoro dell’ing. Cerverizzo, d.g. delle infrastrutture, rinviato a giudizio contro il quale la Regione per cui lavora si è costituita parte civile. Ovvio che nella delibera suddetta non si accenna né al curriculum dei nominati né alla tipologia retributiva prevista dal contratto: speriamo solo che i controllori già arrivati in enorme ritardo, non siano della stessa pasta dei controllati.
I giovani? Restano eccellenze da slogan. Onestamente mi aspettavo qualcosa in più. Ingenuamente pensavo di trovare qualche delibera che rassicurasse i 680 giovani partecipanti del reddito ponte che oggi stanno “in mezzo alla via” e che aspettano la novella illusoria convocazione, oppure qualche azione politica che rasserenasse il futuro delle giovani eccellenze del progetto G.E.L.. Questi giovani lucani inclusi nei predetti programmi sono, agli occhi della giunta in carica ( non dimissionaria perché delibera ancora su importi e questioni fondamentali ) figli di nessuno perché non hanno goduto delle corsie preferenziali battute da quella decina di giovani medici lucani che nella figliopoli sanitaria lucana hanno ben dimostrato come la divisione in classi sia attuale e cogente più che mai. In Basilicata c’è chi aspetta il BUR per conoscere concorsi e bandi, mentre c’è chi ha la linea rossa diretta col privilegio, con la possibilità di sapere in anticipo la volontà del legislatore, o meglio del monarca.
Tanto poi ci sono le compensazioni della Total. Tuttavia anche chi non aspetta il BUR ma va puntualmente nella rete Intranet regionale, sottolinea da sempre strani rallentamenti nel portale prima della pubblicazione delle delibere importanti: analoghi ritardi si riscontrano per la stampa e l’invio del BUR. Per fortuna almeno le critiche del Prof. Ichino ci hanno fatto risparmiare l’umiliazione di indire nuovi tirocini formativi nella P.A. a ridosso delle scadenze elettorali, tuttavia se non gli stages la strumentalizzazione ha toccato il polo materano dell’Unibas che ha goduto di lavori e pubblicità prima delle politiche del 2013 per poi tornare ad essere un aborto visivo in bella mostra ad ogni turista in ingresso da Matera Sud. Mentre la Ghizzoni e la Politex navigano in acque oscure, l’ASI dorme sonni tranquilli perché 6 milioni di euro per salvare gli stipendi di un ente morto non mancano mai. Così l’Unibas che pur non attirando gli studenti lucani ha comunque la sicurezza di un piano pluridecennale degno di un politecnico internazionale, così mentre il patrimonio storico, artistico ed archeologico regionale muore, la delibera regionale n. 812 del 3 luglio c.a., garantisce 250mila euro per un’esposizione di acquerelli ed un book fotografico perché dietro ci sono le compensazioni della Total.
La Basilicata getta fiumi di denaro. Del resto la Basilicata, in materia di sprechi e corruzione, è regione pilota in Italia, una nazione  che ha un dato economico e culturale vergognoso: gli italiani hanno una ricchezza privata che è quadrupla rispetto all’importo del debito pubblico, quindi l’italiano rischia, ruba e spreca nel pubblico per arricchirsi. La Basilicata getta fiumi di denaro senza avere ancora né un piano territoriale né un piano del lavoro, continuando nella più cieca schizofrenia elettorale. La Basilicata, nonostante i Quadri Strategici Nazionali o i Piani Operativi Nazionali, non è cresciuta durante la pre-crisi dimostrando totale incapacità manageriale ( mentre i petrolieri hanno approntato infrastrutture ed indotto in poco più di una legislatura regionale ), ed oggi in piena crisi non riesce a reagire. Oggi apprendo delle dimissioni dell’Assessore alle Attività Produttive, peccato che siano arrivate tardi dopo una filiera di delibere fatte ad hoc per il Lagonegrese e per compari di filiera: indimenticabili sono i 500mila euro dati poco meno di un anno fa per il turismo religioso nel Lagonegrese ed oggi si aggiunge sia lo smacco perpetrato contro le imprese materane che la prebenda regionale distribuita ai comuni amministrati dal PD.
Abbiamo raggiunto il fondo. La gente reagirà quando neanche su questo fondo si riuscirà più a fare clientelismo, una debacle sociale degna di uno studio alla Putnam. La Basilicata è l’unica Regione d’Italia che fa avanzare seri dubbi sulla sostenibilità economica del Titolo V. Spero che oltre a Pittella arrivino le dimissioni di Martorano per aver lasciato i nefropatici senza fondi e liste d’attesa per visite specialistiche superiori all’anno. E dulcis in fundo gradirei le dimissioni della dott.ssa Minardi che ha affossato la capacità produttiva dei fondi europei le cui ricadute produttive sono occulte. Sarebbe bello avere un bilancio chiaro e definitivo sull’Autorità di Gestione Po-Fesr, perché a mio avviso non è stato raggiunto alcun obiettivo del Piano di Valutazione, tra l’altro mai aggiornato al 2013, ed i lucani non sanno esattamente quanti fondi sono stati impegnati, quanti spesi o bloccati in attesa di verifica, quanti ritorneranno indietro e quali obiettivi di sviluppo regionale sono stati raggiunti.  (Giorgio Santoriello) 

domenica 1 settembre 2013

I nuovi quattro comuni della Basilicata

È ormai palese che vi siano in Basilicata quattro enclavi del capitalismo internazionale: l’Itrec – Trisaia, il Centro Oli di Viggiano, il cantiere di Tempa Rossa e Tecnoparco. Questi comuni vivono al di fuori della legge, non perché non la rispettino, ma semplicemente perché ne hanno una propria, sovranazionale, sulla quale la nostra magistratura appare intorpidita. L’Itrec – Trisaia è ormai un sito permanente per lo stoccaggio di materiale  nucleare, al centro di diverse spy-stories, mi ricorda ogni volta l’immutabile accidia dei lucani, che hanno mangiato in tanti nel piatto ENEA e per questo accettano di convivere con l’incubo nucleare.

Il CNEN arrivò grazie alla bulimia accentratrice democristiana, nutrita d’affarismo ed opportunismo, oggi sopravvive grazie alla stessa filiera con cui è nato, per ricordarci che i periodi di decadimento delle radiazioni saranno sempre uguali o inferiori agli effetti della Prima Repubblica. Comunque sia tutti temono ed additano l’ENEA, nessuno reagisce seriamente ed il tavolo della trasparenza è in realtà la tavolata dell’indifferenza.



Poi abbiamo il distretto dell’oro nero, che ha tolto il doppio dei posti di lavoro che ha creato. A parte le famiglie Iula, Garramone e Criscuolo, che con i loro camion stanno consumando l’asfalto dalla Val d’Agri a Tecnoparco neanche fosse un pellegrinaggio, nessun'altra famiglia lucana ha avuto benefici diretti dal petrolio. In una terra assistenziale e clientelare, le compagnie petrolifere hanno ben studiato il contesto lucano, capendo semplicemente che in una terra povera di senso civico ed a bassa densità demografica, basta rilanciare poste più alte nel piatto per comprarti la gente, e così è. Le persone vedono i lori cari morire di tumore od ammalarsi eppure entrano nel centro oli a lavorare con la testa bassa, quasi fossero in un girone dantesco rassegnati a ricevere la loro pena. Di ciò che succede nel sottosuolo lucano non sappiamo niente, usano la nostra acqua, la nostra aria ed i nostri suoli e poi comprano il consenso locale adottando la tattica del “divide et impera” comprano il bisogno di 35 comuni lucani per separarli dagli altri 96, creando nuovi confini interni. Anche qui il gregge lucano continua a seguire il pastore sbagliato, ossia il denaro. Tempa Rossa prosegue ad un ritmo elvetico, infatti se la Salerno-Reggio Calabria fosse stata costruita così noi avremmo avuto già da 30 anni la strada migliore di tutto il sud-Italia. Hanno esautorato le istituzioni, la politica, i sindacati e la magistratura che sulle questione ambientali si gira dall’altra parte o stranamente arriva sempre in ritardo. Stiamo sotto lo schiaffo di ciò che era nato per far crescere l’Italia, l’ENI di Mattei, ed oggi la quota dei fondi d’investimento privati è al 30,98% del capitale sociale contro il 30,10% in mano allo Stato Italiano. Di fatto chi estrae in Basilicata non fa neanche gli interessi dell’Italia, ma di azionisti anglo-americani.

Dulcis in fundo il Comune di Tecnoparco. Amministrazione autonoma da quando staccatasi dalla frazione di Pisticci Scalo, ha ben pensato di svilupparsi fagocitando le vite dei lucani che vivono lì. Avete mai fatto un giro a Pisticci Scalo? Sembra un luogo fantasma alla periferia di Chelyabinsk, il decoro urbano abolito, case abbandonate e verde trascurato. Però c’è un qualcosa che sembra vivo, pulsante, mascherato dalla vegetazione e dal degrado, che cerca di nascondersi agli occhi esterni: è Tecnoparco, apparato digestivo dell’affaire petrolio lucano, ove ogni giorno, notte e festività incluse, giungono con una costanza funerea centinaia di cisterne che scaricano gli scarti dell’oro nero. Logica vorrebbe che lo scarto dell’oro sia prezioso a sua volta, ciò non vale per il petrolio, perché il suo scarto è inquinante, maleodorante e cancerogeno. Il Sindaco Di Trani ha recentemente affermato nel 2007 che su 150 decessi a Pisticci Scalo, almeno 50 sono stati tumorali, affermazione che in una regione normale, quindi non in Basilicata, avrebbe causato una reazione popolare forte. Tecnoparco è partecipata al 40% dal Consorzio Industriale – ASI, quindi dal pubblico, ma nonostante ciò nessuno sa esattamente numeri e caratteristiche dell’attività svolta all’interno di Tecnoparco, neanche fosse l’Area 51. Lascia allibiti come mentre a Pisticci paese si sogni attorno all’industria cinematografica, giù allo scalo vada in onda già un horror di successo, come dire: lontano dagli occhi, lontano dal cuore!

In Basilicata si sta attuando un disegno ben preciso, inciso sulla pelle del territorio: lo sfruttamento pieno di suolo e sottosuolo accompagnato dallo svuotamento demografico. La gente emigra, la densità abitativa diminuisce, il territorio da uso agricolo sta passando in massa all’uso industriale od energetico. Abbiamo un ingiustificabile assalto dell’eolico, il rinascere delle biomasse e degli inceneritori guarda caso in punti soggetti a forte spopolamento come recentemente accaduto per la centrale di Stigliano, e tutto questo per cosa? A chi serve tutta questa energia se la regione si spopolerà pesantemente anche quest’anno? Quali nuove iniziative industriali necessitano di forniture energetiche se l’unica iniziativa in  essere è solo quella estrattiva? L’energia lucana serve a Puglia e Campania, o anche a qualcun altro?. Rifiuti ed estrazioni/stoccaggio saranno il futuro ideale per una terra spopolata e povera di senso civico. Alcuni sindaci lucani, come quello di Anzi, hanno meritoriamente deliberato contro le attività estrattive nel loro comune dopo però chiedono posti di lavoro a Tempa Rossa per i loro cittadini; oppure altri hanno seri problemi sanitari dovuti alle attività industriali e non chiedono priorità per ambiente e salute ma compensazioni o royalties per curare il cadavere non il malato. Se non viviamo da fratelli moriremo da soli, come stolti, per questo in Basilicata tanti si lamentano ma nessuno reagisce, e cerca di svilupparsi a spese del vicino, perché il popolo lucano non esiste e la Basilicata è (era) solo un bella espressione geografica. Sta anche alle nuove generazioni reagire, a tutti quei giovani che qui non hanno prospettive perché il paese è stato prosciugato da ogni possibilità, e sono loro a non avere nulla da perdere, perché il clientelismo ha sempre meno da distribuire, e la crisi economica aumentando il bisogno del singolo aumenterà anche la consapevolezza delle fortissime discriminazioni sociali interne alla Basilicata. C’è bisogno di dignità perché la Basilicata è minacciata nelle sue fondamenta.

di Giorgio Santoriello

sabato 3 agosto 2013

Cinquant'anni di fughe radioattive

Sono tempi difficili, questi!
Forse sono così complessi da rendere impossibile una corretta e compiuta informazione. Oppure è vero il contrario, mancando l'informazione diventa difficile esercitare la sovranità popolare e quando il gatto non c'è...
Stai a vedere che adesso il problema delle scorie nucleari depositate da cinquant'anni nel centro Itrec presso l'Enea di Rotondella (Mt) è causato dallo "scoop" di due giornalisti che, su una strada statale hanno visto e fotografato un convoglio di camionette, auto della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza mentre scortavano un autotreno con a bordo materiale radioattivo.
I cinquant'anni pregressi, le fughe radioattive, le centinaia di barili di terreno contaminato, i serbatoi decrepiti perché progettati per durare 20 anni (scaduti trent'anni fa) contenenti i residui corrosivi e radioattivi, le 64 barre di combustibile esausto raffreddate ad acqua prelevata dal mare e scaricata nel mare di Rotondella per ventiquattr'ore al giorno da oltre quarant'anni, sono tutte bazzecole.
Nessuno risponde di questo e nessuno pagherà per questo scempio.
Adesso, le frasi ignoranti del senatore Petrocelli e quelle subdole del Viceministro Bubbico, puntano il mirino sui giornalisti, rei di camminare sulla statale Jonica con gli occhi aperti, rei di aver detto ai lucani ed a qualche malcapitato pugliese che un carico nucleare passava davanti alle loro case senza che ne sapessero nulla. Senza che nemmeno i sindaci fossero stati avvisati.
E se quell'autotreno fosse caduto in una cunetta? E se si fosse incendiato? E se l'autista avesse avuto un colpo di sonno?
Nulla di tutto questo è accaduto, come chissà quanti autobus irregolarmente revisionati circolano per le strade senza finire in una scarpata causando 38 morti. E questo giustifica la leggerezza con cui il Ministero dell'Interno ha operato? Questo giustifica il rischio di 300 agenti delle Forze dell'Ordine che sarebbero corsi a soccorrere un eventuale incidente lasciandoci le penne?
Quello che due giornalisti hanno visto passare per la pubblica strada ed hanno raccontato, potrebbe, nientemeno, indurre gli "americani" a non riprendersi il materiale nucleare che hanno prodotto e trasportato nell'Itrec; l'ha detto il viceministro Filippo Bubbico. Ha messo un carico da cento sulla testa dei due giornalisti. Quello che per cinquant'anni non ha saputo fare la politica e lui stesso, che per almeno venti è stato figura apicale in Basilicata, adesso non si potrà fare a causa di due giornalisti che hanno raccontato un irresponsabile "trasporto".
Cosa vuole, Bubbico, aizzare gente esasperata contro due onesti giornalisti? Cosa cerca Petrocelli, il riscatto per non essere stato lui (che è pagato per servire il popolo) l'artefice della denuncia pubblica?
Abbiamo raccontato il trasporto pochi minuti dopo che si era concluso, quando cioè si trattava di un fatto e non di voci o supposizioni. Noi giornalisti, caro cittadino senatore, raccontiamo i fatti e non le chiacchiere, nemmeno quelle di chi pretende di possedere una "morale superiore".
Ed i fatti, per essere raccontati, necessitano di accadere.
I nostri parlamentari, i parlamentari lucani (cittadini e non), hanno fatto solo chiacchiere. Le chiamano interrogazioni parlamentari, ma sono solo parole al vento. Tant'è che ricevono in risposta altre chiacchiere.
Andiamoci dentro all'Itrec.
Andiamo a vedere con i nostri occhi di parlamentari e di giornalisti.
Metteteci anche voi il culo in questa sporca vicenda, come abbiamo fatto noi la notte del trasporto; mentre voi, come tanti ignari cittadini, dormivate.
Alla domanda fondamentale dovete rispondere voi parlamentari e non altri. Voi parlamentari Lucani:"qual è lo stato dei serbatoi di poltiglia radioattiva (residuo del riprocessamento delle barre di combustibile)?"
Delle tante domande che pure meritano risposta, questa ci sembra la più attuale ed urgente. L'abbiamo posta nel 2007, ripetuta in questi giorni e non ci accontenteremo di risposte "per sentito dire". Vogliamo vedere con i nostri occhi.
Perché, cari parlamentari, i nostri cari, i nostri figli e la nostra gente di queste amenità potrebbe morire!
Propongo che tutti i parlamentari lucani, lunedì 5 agosto con tutti i giornalisti lucani, si rechino ai cancelli del centro Itrec per visitare i serbatoi di cui innanzi.
Attendo adesioni con una sola avvertenza: chi non sarà presente, deve smettere di rompere i coglioni!
Viva la Lucania
Viva l'Italia

di Nicola Piccenna

martedì 28 maggio 2013

Poteri forti in una Regione debole

Lucida analisi, sui "Poteri" che condizionano la vita in questa Regione.
di Michele Finizio
Qui, da almeno 20 anni,  il potere è in pochi fondamentali e “strategici” settori: l’energia, il petrolio, l’acqua, i rifiuti. E’ chiaro che in questi settori i player principali sono L’Eni, L’Enea, La Total, La Shell, L’Edf, la Fiat insieme alle loro articolazioni societarie.  Tutti, in un modo o nell’altro collegati da interessi reciproci. Intorno a questa “aristocrazia” di interessi orbitano attori secondari locali, funzionali agli scopi economici e finanziari dell’Olimpo nazionale e multinazionale. Si tratta di poteri subordinati che hanno un ruolo fondamentale sul territorio. La Società Energetica Lucana, L’acquedotto Lucano, in primo luogo. Intorno a questi poteri subordinati si espande un arcipelago di enti e istituzioni da tenere necessariamente al guinzaglio. E sono in prima battuta l’Arpab, Tecnoparco, i dipartimenti regionali della Sanità, dell’Ambiente, delle Attività produttive e delle Infrastrutture. In sostanza la Politica regionale. Questi ultimi organismi, articolati nelle connessioni vitali con i poteri subordinati e con i Poteri superiori, funzionano da service governato dalla Politica locale e dalle sue ramificazioni territoriali di base. Insomma la Basilicata è “gestita” da Roma e dalle dinamiche di affari internazionali che si sviluppano nei palazzi romani e delle altre capitali europee.
“La Regione modello”
Spesso i cittadini non capiscono le ragioni per cui la Basilicata in diverse circostanze e in anni diversi è stata definita “Regione modello”, nonostante i disastri in ogni settore. Ebbene, i giudizi sulla Basilicata sono espressi sulla base di criteri e parametri che non appartengono alla vita reale dei cittadini. Tutto dipende dal tasso di obbedienza del sistema politico locale al Partito di Roma o al circolo degli affari nazionali e internazionali che vantano “ragioni superiori”.  Qualcuno in questi anni ha pensato che “non è facile opporsi a certi Poteri.” Meglio conviverci o ancora più opportuno allearsi e mettersi a disposizione. “Tanto loro vincono sempre.” Ma vince anche chi a Potenza e a Matera obbedisce.  A proposito dell’Eni il presidente della Basilicata conferma: “Il problema è che è molto difficile, per una Regione con un bilancio di due miliardi di euro e 500mila abitanti, trattare con un’azienda con un fatturato di 109 miliardi, 6 miliardi di utili e 75mila dipendenti. La sproporzione è lampante. E l’Eni non è più l’azienda totalmente pubblica di Mattei, che cercava sviluppo per il territorio e non profitti.” (Dichiarazione rilasciata nel luglio 2012 da Vito De Filippo al giornalista  Manuele Bonaccorsi pubblicata su www.left.it)
Poveri, ma interessanti
Questa dichiarazione si commenta da sola e ci spiega una delle ragioni fondamentali per cui la Basilicata è nelle condizioni che conosciamo tutti. Una politica soccombente, magari suo malgrado, e incapace negli anni di cogliere gli aspetti più oscuri di presunte scelte di sviluppo che si sono rivelate un vero boomerang per le popolazioni locali. Nel tempo si è resa sempre più evidente questa soccombenza. Oggi la Basilicata conta nello scacchiere nazionale e internazionale in proporzione agli interessi coltivati dai Poteri forti. La sua gente però conta meno di un fico secco. In questo scenario i poteri locali dei partiti e degli affari sono in fibrillazione e stanno cercando le loro collocazioni future sgomitando senza esclusione di colpi. Le dimissioni di De Filippo sono anche figlie di questa lotta. Una feroce battaglia interna sui cui pesa l’influenza di certi Poteri. Non è escluso che siano loro a decidere molte cose in questa Basilicata incapace di pensare a se stessa.


Lun, 27/05/2013 - 22:10

domenica 21 aprile 2013

MANIFESTO PER LA BASILICATA

Non mi voglio vergognare, voglio continuare ad essere orgoglioso di me.
MANIFESTO PER LA BASILICATA
di Caro Guida,ex segretario PD di Nova Siri
Quante volte sentiamo dire mi vergogno di essere italiano, di essere lucano, di essere novasirese, l’abbiamo sentito e forse detto. Parla di un malessere profondo quando i nostri sentimenti sono offesi da comportamenti indegni soprattutto riferiti alla classe dirigente e politica in particolare. Con la particolarità di addossare agli “altri” le responsabilità di ciò che non ci piace e di quello che non va bene. La mia personale
situazione è più drammatica non potendomi assolvere dalle responsabilità, parlo delle mie responsabilità. Sono al punto che comincio a vergognarmi di me, non degli “altri”. I miei nipoti, alla cui considerazione tengo moltissimo, potranno sì dire zio Carlo è stato onesto, indipendente, non si è mai lasciato coinvolgere, pagandone conseguenze di povertà ed emarginazione, nella bassa cucina politica. Ma ritrovandosi a vivere in una regione impoverita e in un ambiente civile degradato dovranno anche ammettere che “il caro zio” non sia riuscito, non abbia voluto o saputo, contrastare questo degrado e fargli trovare un mondo migliore. Non voglio e non posso portarmi il peso di aver tollerato lo sfascio ed il saccheggio della nostra Regione senza reagire, non voglio lasciare il ricordo di un pavido rinchiuso in quel poco che ha, indifferente ai destini di un popolo, del suo popolo. Non mi voglio vergognare, voglio continuare ad essere orgoglioso di me, voglio che i miei nipoti siano orgogliosi di me, voglio che lo siano i miei familiari ed i miei parenti, i miei amici, i miei concittadini novasiresi ed i miei conterranei lucani. Ho una eredità familiare bellissima ed impegnativa di persone oneste, leali ed indipendenti che voglio trasferire intatta alle successive generazioni della mia famiglia e, come testimonianza, ai miei concittadini. Mi sono appassionato alla politica da ragazzino, dai tempi delle medie. Sono entrato a far parte del primo direttivo del Partito comunista di Nova Siri Scalo all’età di quindici anni su proposta di Totonno Montesano, il sindacalista, nella cui sede si svolse la prima riunione fondativa della nuova sezione dello scalo e fui accolto da tutti i compagni adulti in mezzo a loro. La nostra guida politica era Nicola Toscano, stimato ed ammirato da tutti noi (ancora oggi). Ne fui onorato e commosso. Ziccardi, Giuralongo, De Florio, Collarino, Cascino, i padri della politica nobile a cui la sinistra lucana si è ispirata, dalla prospettiva attuale sembrano personaggi ottocenteschi, romantici e lontani, ma stiamo parlando di trenta o quarant’anni fa, non di due secoli. Pasquale Franco, un vecchio dirigente che commosse tutti tenendoci inchiodati numerosi e silenziosi nella sezione del Pci di Nova Siri paese in uno storico incontro dei primi anni ’70 e, alla fine, tutti con gli occhi lucidi. Quando venivano a trovarci i nostri dirigenti politici a Nova Siri in occasione di comizi ed incontri venivano accolti calorosamente da tutti noi, come abbiamo fatto a smarrire questo patrimonio di idee, di sentimenti e di passioni autentiche, di politica disinteressata? La Resistenza sembrava finita ieri; sembrava che la polvere dei bombardamenti non si fosse ancora del tutto posata e diradata, si sentiva ancora l’eco delle grida dei feriti. I racconti degli anziani ci tenevano muti ed attenti, la sofferenza ed i sacrifici si toccavano nell’aria densa. Era tutto reale, anche i ricordi. Quale fortuna ho avuto a crescere in quell’ambiente di vecchi comunisti, a partire da mio padre. I miei maestri e le mie compagnie me li sono scelti, avrei potuto trascorrere le mie giornate ad acchiappare i grilli nei campi come tanti ragazzini. Volevo capire, volevo crescere in fretta e contribuire all’attività politica ed allo sviluppo della mia comunità, oltre che alla vita familiare. Nell’età adulta mi sono tenuto, a causa del progressivo degrado della politica, abbastanza alla larga, continuando a votare il mio partito. La fondazione del Pd, un partito della sinistra, riformista, democratico e partecipato ha riacceso il mio entusiasmo e la mia passione politica. Ho accettato, su invito ed incoraggiamento di tanti, di far parte del direttivo. La richiesta del direttivo, partita da alcuni amici e divenuta unanime, di diventarne segretario mi mise in crisi, ritenendolo un compito gravoso ed impegnativo a cui non mi sentivo pienamente adeguato. Ho infine accettato per dovere verso il partito e verso la cittadinanza, cogliendo l’opportunità di restituire in parte alla comunità novasirese quello che gli anziani mi avevano dato nel corso della mia vita: principi solidissimi, impegno, disinteresse e amore per la mia comunità. Dal partito ne sono stato espulso, non formalmente, me ne sono io allontanato. Rigettato da un partito che ha tradito i principi su cui era stato fondato, da un partito di clan affaristici in cui il dibattito è soffocato per spegnere idee nuove e l’emergere di nuovi protagonisti. Basta vedere la sezione del Pd di Nova Siri sempre chiusa ed il partito assente; si sveglierà in campagna elettorale. Ho applaudito il segretario regionale Lacorazza quando parlò di partito federale, intendendo ingenuamente la federazione delle idee, di differenti modi di elaborazione politica e dei territori. Mi fu chiaro solo dopo che intendeva la federazione di clan di potere politico affaristico clientelare che si dividono i territori di influenza e che fanno capo a Bubbico, Chiurazzi, Santochirico, Margiotta, Antezza e compagnia depredando. Antezza. Sfogliando L’Espresso casualmente qualche anno fa trovo il suo nome. Mi colpisce, la conosco, torno indietro pensando che i nostri protagonisti sono sulla stampa nazionale, non abbiamo prodotto inutili scartine ma veri personaggi politici. Avrà fatto una proposta di legge a favore dei poveri, dei disoccupati, dei disabili? Avrà intrapreso nobili azioni politiche a favore dei diritti? No. L’articolo parlava addirittura di un “Sistema Antezza”. Questa, diventata senatrice ed impegnata a succhiare bulimicamente soldi e privilegi alla generosa mammella dello Stato Italiano, dopo quella non meno generosa della Regione Basilicata, aveva piazzato un familiare alla Regione ed un altro familiare al Comune di Matera. Per non disperdere i “suoi voti” ed arricchire la famiglia. Per questo uscì sul giornale. Che vergogna. Nel mio partito c’è qualcuno che ha più di un voto, il suo? E ci sono tanti che non hanno più il proprio voto perché l’hanno messo stabilmente nelle mani del capoclan locale, che sia Antezza o Chiurazzi o Bubbico? Nelle mani di questi capiclan le cui pratiche politiche sono l’intrigo, l’accordo sottobanco ed il tradimento e la finalità ultima l’arricchimento personale? Carlo, sveglia! Così stanno le cose. Il partito è nelle mani di un manipolo di notabili con le loro clientele al seguito. Un gruppo di affaristi che pensa solo all’arricchimento personale, agli affari, ai privilegi, alle clientele ed alla rielezione. E che non hanno intenzione di mollare neanche con le cannonate. Disposti a lasciare un posto solo per saltare su uno più prestigioso e meglio retribuito. Che fanno favori negando i diritti. Che hanno corrotto ed impoverito la nostra regione. Una regione bellissima con una storia nobile. Un popolo dignitoso che per generazioni ha sofferto nei campi in attività agricole e pastorali, a calpestare le campagne col freddo, col gelo, col caldo, nella polvere, nel fango, a tutte le ore. Vissuto nelle ristrettezze, quando non nella povertà, e nel sacrificio permanente, di famiglie smembrate dall’emigrazione. Ora una regione saccheggiata ed umiliata dai capiclan della sinistra. Questi hanno ingrossato l’organico di regione, province e comuni. Danno consulenze inutili a familiari e clientes. Hanno creato sedi decentrate, enti, società e consorzi. Per sistemare politici in disuso, familiari e galoppini. Sulla Basilicata sono piovuti ingenti fondi nazionali e comunitari per lo sviluppo economico e l’occupazione. I soldi sono stati spesi, distribuiti agli imprenditori, ma dov’è lo sviluppo? Dove l’occupazione? Dovremmo avere tutti tre lavori, ma c’è solo disoccupazione, lavoro precario e sottopagato, spesso in nero. La regione spende da decenni somme stratosferiche per la formazione, dovremmo darci tutti del tu con Einstein e non sappiamo fare neanche la nostra firma. Questi hanno lucrato sulle nostre ingenue divisioni. Tanti partiti e, dentro i partiti, tante correnti, componenti, gruppi. Reciprocamente diffidenti ed incapaci di comunicare. Mettiamo da parte il passato con tutti gli errori che possiamo aver commesso ognuno di noi, finiamola con “io con quello non ci parlo”, “se c’è quello non ci sto io”, uniamoci e concentriamoci sulle questioni concrete. “Io sono socialista”, “io sono cristiano sociale”, “io sono comunista di sinistra”, “io sono comunista che guarda al centro”, “io sono del centro che guarda a sinistra”, “io sono di matrice cattolica”, “io sono moderato”. Siamo quello che ci pare ma concentriamoci sui problemi in modo aperto e collaborativo sforzandoci di individuare le soluzioni migliori da chiunque siano proposte. Formiamo le maggioranza sulle soluzioni e non sull’appartenenza, non contrastiamo una soluzione o una iniziativa perché l’ha proposta uno antipatico o uno che ha una storia diversa dalla nostra. Una volta può aver ragione uno, un’altra volta un altro. Ma sempre sulle soluzioni, non sulle persone. E non facciamoci prendere per i fondelli dal “loro” rinnovamento, i Lacorazza, Speranza, sono cresciuti alla loro scuola dell’intrigo, dell’accordo sottobanco, della spartizione di posti e risorse. Ora siamo al collasso. Dobbiamo avere un sussulto di dignità e mandarli via. Questa è una dichiarazione di guerra alla classe politica lucana e, per le sue responsabilità, al Pd in primo luogo. La scadenza naturale del consiglio regionale è fra due anni. Ma non aspetteremo tanto, non staremo a guardare mentre continuano a saccheggiare le risorse pubbliche, mentre le famiglie sono ogni giorno più disperate ed i giovani senza alcuna prospettiva. Organizzeremo una campagna per chiedere le dimissioni di questi predatori, per votare la primavera prossima e voltare pagina. Non è una iniziativa vendicativa o punitiva e neanche poveri contro ricchi. È una battaglia delle persone oneste contro i disonesti. Gli imprenditori ed i commercianti saranno i primi beneficiari dei cambiamenti che sapremo produrre, l’economia e l’occupazione si rimetteranno in moto con pochi, semplici atti. È una iniziativa civilissima e non violenta; ferma ma civile, non saranno tollerati atti violenti contro cose e persone. Ci dobbiamo riprendere la nostra regione. Dobbiamo guardare nei bilanci della Regione e di enti e società che ricevono fondi pubblici. Chiudere gli enti inutili e trasferire progressivamente il personale di basso livello in altre strutture in cui possano finalmente ricevere uno stipendio guadagnato e ritrovare la loro dignità. Studiare bilanci ed attività degli enti creati dalla politica. Se dovesse risultare, com’è probabile in alcuni casi, che essi non abbiano svolto attività di una qualche utilità o ricadute per la comunità, i dipendenti, se consentito dalla legge dovranno andar via con l’ultimo stipendio a cercarsi un lavoro vero e scoprire il gusto di uno stipendio sudato e legittimamente guadagnato; mentre i dirigenti dovranno restituire tutte le somme ricevute. I dirigenti dovranno anche rispondere penalmente se riusciremo a dimostrare che i loro enti e società sono stati costituiti al solo scopo di sottrarre fondi alla comunità per intascarseli. Chiameremo persone coraggiose e valorose come Di Pietro ed Ingroia a capo dei dipartimenti regionali ed a dirigere le società che resteranno necessariamente in vita come l’Acquedotto lucano. Faremo piazza pulita di sprechi e privilegi. Chiederemo, se consentito dalla legge, anche ad altri magistrati lucani di mettersi in aspettativa e darci una mano a rimettere in sesto le istituzioni e l’amministrazione regionale. Non è normale, non può essere ordinaria questa soluzione. Ma dovremo superare le resistenze di dirigenti abituati a trattare la cosa pubblica come cosa propria. La magistratura è rimasto l’unico e l’ultimo baluardo della legalità, l’ultima scuola di democrazia, di difesa dello Stato di diritto. La politica ha fallito su tutti i fronti. Poi quando avranno finito il loro compito straordinario potranno tornare al loro lavoro di magistrati. Ma ora c’è da ripulire incrostazioni di decenni di malaffare. Ripulendo il marciume prodotto dai nostri politici, eliminando sprechi e privilegi, scopriremo una regione ricca con tante risorse da destinare allo sviluppo economico, alla salvaguardia dell’ambiente, alla valorizzazione dei territori ed ai servizi per i cittadini. Se mi sarà richiesto di avere un ruolo nelle istituzioni chiamerò le migliori menti e competenze alla guida delle strutture amministrative. Non voglio una sanità gestita da incompetenti e da affaristi che lucrano sui cittadini nel momento del bisogno e della loro debolezza. Per prenotare un esame o una visita risponde una voce “le va bene fra sei mesi”? Per mandarti in ambulatori e laboratori privati o, in alternativa, passare dallo studio di un capoclan della sinistra per “accelerare la pratica”. Voglio una sanità pubblica che funzioni e che risponda “a che ora può venire”? E possibilmente, in presenza di persone non autosufficienti, disabili, anziani, possa chiedere “la mando a prendere”? Ad ogni elezione la sinistra tradizionale perde una parte di sé, la migliore. Prima una parte dell’elettorato vota Di Pietro, un’altra verso l’astensione. Ora una parte significativa vota M5S, una parte Ingroia, un’altra verso l’astensione. Ad ogni elezione si restringe il voto ideale, degli onesti, di chi non chiede contropartite personali alla politica e, di conseguenza, pur riducendosi nel complesso il consenso, dentro la sinistra aumenta il peso di affaristi, galoppini e disonesti. È un processo osmotico in cui la membrana è l’onestà e la legalità e lascia il liquido più pulito da una parte, persone oneste e prive di rappresentanza e dall’altra, minoritaria ma più concentrata, l’acqua sporca dei saccheggiatori di risorse pubbliche, degli avidi di privilegi, di denaro e di potere. Nel Pd è rimasta quasi solo l’acqua sporca, non so se Barca se la sente di tentare di ricostruire una sinistra dissolta e marcia. La Regione Basilicata è ormai corrotta, lo stesso popolo lucano è corrotto avendo accettato di convivere per troppo tempo con la mala politica, con una gestione clientelare del potere in cui anche tante persone semplici si sono fatte trascinare; per ingenuità, per necessità. Non sarei onesto fino in fondo se tacessi che molti di noi si sono acquattati alla loro ombra raccattando le briciole dei loro banchetti. Non giudico, non ne ho titolo, ma ne prendo atto. È come un organismo divorato dal cancro della mala politica. Sta a noi cittadini con pazienza e cautela individuare i pochi brandelli di tessuto sano, le persone oneste, capaci ed indipendenti, su cui applicare i punti di sutura e tentare di ridargli vita. Non sarà facile. Non sarà facile perché ci saranno oltre che le resistenze di chi detiene il potere, anche di tutti quei nostri concittadini che hanno accettato posti improduttivi e parassitari, che in Basilicata sono migliaia. Questi ultimi rappresentano la loro assicurazione sulla vita e dividono la società. Ma questi nostri concittadini devono capire che perso un posto parassitario o una consulenza inutile, con le risorse risparmiate, destinate poi a creare veri posti di lavoro, potranno collocarsi produttivamente e dignitosamente. Glielo faremo capire. Da questo momento griderò ai dirigenti del Pd “Vergogna, chiedete scusa al popolo lucano e andate via” ovunque li incontrerò. Tutti. Bubbico, Antezza, Chiurazzi, Margiotta, Folino, Adduce, Santochirico, Lacorazza, Speranza. Tutti. Incontrerò più spesso, per motivi di vicinanza (ha lo studio nel mio condominio) il Senatore Chiurazzi: glielo dirò ogni volta che lo incontro. Mi sono sforzato di capire le ragioni delle sue scelte e dei suoi comportamenti in politica. Spero ora che lui sappia capire le ragioni delle mie scelte e non se ne senta offeso: non è mancanza di rispetto, ma una necessaria e severa critica politica. Gli voglio bene a livello personale e con la mia pubblica contestazione dei disastrosi risultati del suo impegno in politica lo voglio aiutare a mettere una pezza alla sua sciagurata esperienza politica. Mi auguro che sappia trovare la forza, con il mio incoraggiamento, di farsi un sereno esame di coscienza, di prendere atto di un fallimento, di chiedere davvero scusa al popolo lucano, di farsi da parte per sempre e di non ostacolare il cambiamento. Spero per lui che anche solo per un istante la provi la vergogna di non aver saputo usare “il potere” che ha avuto per migliorare la nostra regione e la vita di noi tutti; che provi la vergogna di aver disonorato un patto con i cittadini. Chiurazzi capirà, gli riconosco una intelligenza che ho avuto modo di apprezzare durante la mia attività di segretario del Pd novasirese. Avranno forse maggiori difficoltà persone a lui vicine, non per mancanza di intelligenza ma per affetto verso il Senatore, per proteggerlo. Lo capisco, anche i sentimenti entrano in politica. Se dovessi perdere l’amicizia di qualcuno mi dispiacerà. Ma non mi fermerà dai miei propositi, correrò anche questo rischio. Comincerò da solo a gridargli vergogna, poi diventeremo in tanti, a Nova Siri e in tutta la Basilicata. Non ho mai voluto candidarmi nonostante gli inviti, anche pressanti, di familiari, amici e concittadini in tanti anni. Ora, dopo quarant’anni di riflessioni politiche e tante esperienze, sento di aver maturato le qualità necessarie per un ruolo nelle istituzioni e sento il dovere di mettere al servizio della comunità quello che ho, il meglio di me, come sempre. In ogni caso il mio contributo al cambiamento non mancherà, ed è già iniziato con questo mio Manifesto. Sono il miglior marito che mia moglie potesse desiderare, il miglior figlio (e i miei fratelli e sorelle non mi sono da meno), il miglior zio, il miglior nipote, il miglior parente per i miei cugini, il miglior amico, il miglior vicino, il miglior collega, il miglior dipendente, il miglior datore di lavoro, il miglior socio, il miglior cittadino per il nostro Stato. Non lo so se sono davvero tutto questo, ma è quello che mi sforzo di essere da quando ho l’uso della ragione. Sono stato pericolosamente impulsivo da bambino, poi psichicamente disturbato, poi complessato e nell’età adulta, per lunghi anni depresso fino agli attacchi di panico. Ho superato tutto questo aggrappandomi al filo della ragione che per fortuna non mi ha mai abbandonato del tutto e faticosamente col tempo e con la pazienza risalito ad una condizione di serenità senza ricorrere a psicofarmaci. Ho sfiorato il manicomio. Ora fra tante difficoltà, sereno. Cosa c’entrano questioni personali ed intime con la politica? È una testimonianza che spero sia utile alle persone in difficoltà, che sono ogni giorno più numerose: non perdete la speranza e la fiducia in voi. Rifletto dalla giovinezza sulla politica, sull’economia e sulla società. Se vogliamo costruire una società migliore abbiamo una sola strada: migliorarci. Dobbiamo essere puntuali, educati e rispettosi, coscienziosi sul lavoro, disponibili col prossimo, leali con tutti. La nostra rivoluzione parte dalla nostra umanità e dai buoni sentimenti. Se nel vostro intorno notate persone in difficoltà, depresse, disperate, senza speranza, dategli una mano, un saluto, una parola; fateli sentire ancora parte della nostra comunità, non fateli sentire abbandonati dalla società, questo li ammazza più delle difficoltà. A volte l’aiuto economico, materiale, non è al primo posto. La cronaca ci pone quotidianamente di fronte a casi di suicidio, persone che arrivano a darsi fuoco come gesto di disperazione estrema. Il Paese è in condizioni di allarmante degrado morale e di declino economico. Cominciamo anche noi onesti a sentirci responsabili della disperazione di tanti. Se non prendiamo iniziative per fermare il declino della nostra società e riprenderci il nostro destino diventiamo complici di una classe dirigente infame. Cominciamo a dare inizio alla campagna “Vergogna!” Per una Lucania libera e amministrata dai cittadini. Diamoci fiducia, diamoci coraggio, andiamo avanti uniti, ce la faremo. Fatemi avere le vostre considerazioni sulla mia iniziativa, mi saranno preziose.
Vi ringrazio tutti per l’attenzione.
Carlo Guida

lunedì 14 gennaio 2013

"E' una leggenda del crimine sulla sua vita gireremo un film"



L'idea è dell'attore Sergio Troiano, rimasto affascinato dal personaggio: "Sono stati fatti su Vallanzansca, sulla banda della Magliana. Chiruzzi non ha mai sparato ed è stato una superstar delle rapine"
di MEO PONTE, dalla Stampa

IL TITOLO è ancora provvisorio: "Mirada criminal", sguardo criminale. E' il documentario che Daniele Agostini, registra torinese già autore di "Guerrillas", ricostruzione filmata del comandante Zero, leader della guerriglia sandinista in Nicaragua e Barbara Redini, addetta alla produzione, inizieranno a girare nei prossimi giorni a Torino (ma le location sono sparse in mezza Europa) su vita e imprese di Pancrazio Chiruzzi. L'idea è di Sergio Troiano, l'attore torinese, che dopo aver casualmente conosciuto Chiruzzi ha elaborato il progetto. "Mi sono trovato di fronte ad un personaggio che, sconosciuto al grande pubblico, era in realtà una vera e proprio leggenda per il mondo criminale e per la stessa polizia. Uno che se fosse nato negli Stati Uniti avrebbe da tempo attirato l'attenzione delle Major" spiega Troiano.

Per ora è stato girato un "teaser", una specie di pre-trailer ma bastano alcune suggestive riprese del volto segnato di Chiruzzi e quelle dello sguardo deciso di uno dei poliziotti che per anni gli ha dato la caccia (un ispettore della Squadra Mobile di Torino) per essere catturati dal fascino della storia. "Mi sono sempre chiesto come mai sono stati fatti film e telefilm su personaggi come Vallanzasca o come i gangster della banda della Magliana e nulla su uno come Chiruzzi, torinese come Cavallero, che per gli addetti ai lavori è una star delle rapine in grado di organizzare assalti fantasiosi alle banche svizzere, francesi e tedesche", sottolinea Troiano.

D'altronde basta scorrere la biografia di Pancrazio Chiruzzi per capire che la sua vita criminale segue una trama romanzesca. Originario di Bernalda, un paesino in provincia di Matera, approda sul Po negli anni '70, seguendo il padre autotrasportatore. Bandito lo diventa da ragazzo, dopo il furto di una bicicletta e probabilmente per le cattive compagnie. "E' tutto lì, ruota tutto intorno all'amicizia  -  ricorda ora  -  per questo posso dire che oggi è tutto finito. Avevo già deciso di smettere nel '74. Ricordo bene, era un capodanno. Ormai avevo tutto, ero ricco. Ho continuato per sfida, contro tutto e tutti. In quei momenti ti senti leggero. E' impossibile descrivere quella sensazione. Sai di giocarti la vita ma vivi un'emozione unica...".

Per anni Pancrazio Chiruzzi che gli amici chiamano Pan ha vissuto organizzando assalti a banche e furgoni blindati. Facendo dell'indipendenza uno stile: non si è mai legato a nessuno, né alla mafia né alla malavita organizzata. Ha fatto rapine in Svizzera, Germania, Francia ed Austria. E sempre con un gusto irrefrenabile per la battuta. Negli anni '70 agli agenti che lo arrestavano per i colpi all'estero disse: "Ma se sono l'unico di questi tempi a riportare i soldi in Italia...". Per vendicare l'amico Carlo Sgura, ammazzato, secondo lui, a sangue freddo dalla polizia svizzera, si accanisce contro le banche elvetiche. "Mi hanno detto che ancora oggi aspettano monsieur Chiruzzi", dice. Anche la polizia gli riconosce un'etica "professionale" che lui riassume così: "Non ho mai voluto drogati nella banda, perdono la testa e fanno macelli, né chi aveva un'amante. Ho sempre controllato io il "gruppo di fuoco" perché la prima preoccupazione è quella di evitare di ammazzare qualcuno".

E' stato soprattutto un grande organizzatore di colpi impossibili. "Si parte dalla scelta dell'obiettivo  -  spiega  -  da quel momento ti muovi come un automa, attento anche al minimo passo come se sospettassero di te ancor prima del colpo. E studi, anche tre mesi se necessario: modalità di intervento, spazi di reazioni delle scorte, vie di fuga che devono essere almeno tre. Insomma fare una rapina è come girare un film in cui tu, rapinatore, se il regista che assegna le parti. Un film però che deve essere girato solo se ha in lieto fine. Per organizzare un buon colpo ai miei tempi ci volevano almeno cento milioni di lire, non tutti se lo potevano permettere. Spendevo quaranta, cinquanta milioni al mese solo per le spese. Per i sopralluoghi soprattutto, in un anno ho fatto 200mila chilometri. E per le armi. Le prendevo all'estero, non mi fidavo di quelli che le vendevano qui, spesso erano poliziotti sotto copertura. Infine le auto, macchine rubate anche dieci mesi prima...".
Tutto questo però ormai per Chiruzzi sono solo ricordi. "Ad un certo punto ti prende la nausea appena infili i guanti  -  dice  -  ho vissuto a modo mio ed ho pagato con quasi mezzo secolo di galera. Ora voglio vivere una vita normale da uomo libero".


domenica 6 gennaio 2013

Le riflessioni del Sindaco di Craco,candidato alle primarie del PD


CRACO - Il 25 novembre hanno votato circa 3.100.000 elettori e il 29 e 30 Dicembre  circa 1.100.000 rispettivamente l’ 8,6% e il 3,1% dei voti validi espressi alla camera nel 2008. Percentuali molto alte che denotano una capacità di mobilitazione rilevante dell'’elettorato attivo del centro sinistra e dei quadri attivi della politica a livello locale regionale.

Certamente un grande risultato politico  ma lontano dell’'essere omogeneo per regione e area geografica e ricco di spunti di riflessione e analisi. Particolari i dati di Emilia Romagna più Toscana che, con un corpo elettorale attivo (voti validi) pari a circa 5.3 milioni di elettori, ha espresso alle primarie del 25 novembre circa 850000 voti pari al 16% dei voti validi alle politiche 2008. Alle primarie parlamentarie in queste due regioni, in attesa di dati definitivi, la provincia di Firenze ad esempio ha avuto il 25 novembre circa 160000 elettori  con un peso di circa il 24,6% degli elettori; alle parlamentarie sono stati circa 29000;  la provincia di Bologna con all’'incirca le stesse dimensioni di Firenze ha alle parlamentarie circa  34000 elettori  sui 120000 elettori delle primarie di novembre. In queste due regioni le candidature di Renzi e Bersani hanno contribuito a mantenere il livello, tradizionalmente molto alto, di partecipazione, ma è indubbio che vi è un tratto che accomuna queste regioni a quelle del sud : anche qui il potere politico locale e regionale ha una vasta influenza sulla società e l'’economia locale e non solo per l’'elevato tasso d'incidenza della spesa pubblica sul PIL delle due regioni mediamente più alto delle altre regioni del centro nord ma anche per la rete diffusa della presenza politica nel sistema bancario e finanziario (Casse di risparmio e relative fondazioni e Sistema Monte dei Paschi Banca più Fondazione) che eroga molte centinaia di milioni di euro agli enti locali e alle associazioni e per la forte presenza delle aziende pubbliche locali . Una sorta di sistema clientelare più evoluto e civile ma non dissimile da quello delle regioni meridionali.

Le primarie nel sud.  Su circa 13 milioni  di elettori che hanno espresso voti validi nel 2008 i voti espressi con le primarie di novembre 2012 pari a circa 825000 elettori  pari  al 6,4 del corpo elettorale attivo al di sotto del dato medio nazionale. I casi di Napoli e di Bari evidenziano i seguenti dati. A Napoli e provincia il 25 Novembre hanno votato circa 88.000 elettori , a Bari  circa 41.000 elettori . Alle parlamentarie hanno votato rispettivamente  55000 elettori a Napoli e circa 13000 a Bari rispettivamente oltre il 65% a Napoli e oltre il 30% a Bari. Niente a che vedere con i dati di due grandi città del nord come Milano e Torino dove rispettivamente abbiamo  a Milano circa 32000 elettori  su circa 170.000 pari a meno del 20% e  a Torino 22000 elettori su circa 101000 elettori pari al 22% circa. Il caso di Bari evidenzia  un voto di opinione più ampio e una minore presa del potere politico e della spesa pubblica sulla città (caso eclatante la bocciatura del fratello di Emiliano cui tocca fare una riflessione che lo faccia ritrarre dal familismo imperante nel sud).

Il caso Basilicata. In Basilicata hanno votato alle primarie del 25/11 circa 45000 elettori e il 30/12 circa 30.000. Le primarie del 25 novembre hanno visto circa il 14% del corpo elettorale attivo e le parlamentarie circa il 9% .Il 30 Dicembre ha votato circa il 70% degli aventi diritto la percentuale più alta d’Italia: i candidati parlamentari uscenti hanno mobilitato quasi tutti i meccanismi di potere in loro possesso. In qualche caso ci sono stati comuni dove ha votato il 120% portando per iniziativa del comitato di garanzia regionale e nazionale all’'annullamento di tali risultati . In qualche caso come quello di Craco in cui sono sindaco ci sono stati inquinamenti malavitosi del voto da me prontamente denunciati agli organi regionali e nazionali politici e di garanzia del PD e per i quali aspetto serenamente decisioni risolutive. Il peso della spesa pubblica sul PIL in Basilicata è pari a 9.6 miliardi di euro nel 2010 su un PIL di circa 10.6 miliardi di euro a prezzi di mercato e al netto delle importazioni nette. Una spesa pubblica che nel 2009 è stata di poco superiore all'’85% a fronte del  68% a livello nazionale e dell'’81% nel mezzogiorno. Il PD è in Basilicata il partito della spesa pubblica e dalle primarie escono confermati i parlamentari uscenti a fianco dei quali si sono schierati tutti i massimi vertici della politica lucana, in un afflato oligarchico, e si registra una distanza abissale con le dinamiche in atto in molte regioni, anche del Sud  come Sicilia e Puglia dove sono stati avviati processi di cambiamento delle rappresentanze parlamentari. Ciò è possibile poiché la leadership del PD lucano mobilita per tali scadenze i beneficiari delle politiche e della spesa pubblica che rappresenta circa l'86% dell'intero PIL lucano. Questa è l'anomalia lucana. Cosa succederà con il taglio della spesa pubblica che inevitabilmente colpirà anche la nostra regione e altre regioni del Sud? Non pensate che debba essere questa materia del dibattito pubblico nella nostra regione e in Italia e tra le forze politiche? Non rappresenta questa politica fallimentare una palla al piede di un Mezzogiorno che aspira ad una fase di sviluppo e valorizzazione del territorio?

Io mi sono candidato alle primarie sapendo tutto questo ma non stanco e non rassegnato ho ritenuto di dover testimoniare una visione politica innovativa, che guarda al futuro del Mezzogiorno e all'’interesse generale e chiedo che nella formazione delle liste regionali del PD questa posizione politica sia rappresentata.



Pino Lacicerchia , Sindaco di Craco e candidato alle primarie PD in provincia di Matera

 Fonte : il metapontino

martedì 11 dicembre 2012

Anche la regione Basilicata dice no alle trivelle nel mar jonio.


La costa ionica lucana presenta una elevata valenza ambientale che non può e non deve essere messa a rischio. Con questa motivazione l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata Vilma Mazzocco e il direttore del Dipartimento Donato Viggiano, hanno ribadito il “no” del governo regionale alla concessione di nuovi permessi di ricerca di idrocarburi in mare, incontrando questa mattina i sindaci e gli amministratori dei Comuni di Bernalda, Pisticci, Scanzano Jonico, Policoro, Rotondella e Nova Siri, alla presenza dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Matera, Giovanni Rondinone.
Nell’incontro è stata sottolineata la volontà di avviare un’azione comune di forte contrapposizione all’attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Ionio. Nello specifico è stato espresso parere negativo per i progetti relativi alle istanze permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare denominati “d 73 F.R.-SH” e “d 74 F.R.”- presentati dalla Società Shell E&P S.p.a. e per la richiesta di ripresa del procedimento di V.I.A. proposto dalla Società Appennine Energy S.r.l. per il permesso di ricerca denominato “d 148 D.R.- C.S.”.
“La linea da seguire, più volte indicata dal presidente della Regione Vito De Filippo, è chiara e definita: la Basilicata ha già dato il proprio contributo al bilancio energetico nazionale”. Lo ha detto l’assessore Mazzocco motivando il diniego alla richiesta di nuove concessioni.  “I permessi in atto – ha aggiunto - hanno saturato quella che riteniamo la soglia di sostenibilità di questo tipo di attività per la regione e riteniamo che altri territori debbano giocarsi la partita dello sviluppo puntando su altre chance. Lo sfruttamento degli idrocarburi, pur costituendo una risorsa rilevante del territorio lucano, va inserito nell'ambito di una visione complessiva di programmazione e sviluppo in coerenza con la valorizzazione degli altri beni e delle altre risorse esistenti. La valorizzazione e la protezione dell'ambiente – ha concluso l’esponente della giunta – costituiscono per noi obiettivi primari”.
La posizione espressa dall’assessore Mazzocco e dal direttore Viggiano troverà riscontro formale in una delibera di Giunta che sarà inviata al Ministero dell’Ambiente nell’ambito della procedura di Via nazionale.
Fonte : Basilicatanet

lunedì 26 novembre 2012

Giù le mani dal Mar Jonio.


 SALVARE IL METAPONTINO DALLA “PETROLIZZAZIONE” SELVAGGIA!
                           STASERA 19,30 RIUNIONE 
                   PIAZZA HERACLEA
Il nostro  anniversario  contro  le scorie nucleari lo celebriamo difendendo il nostro mare. E’ quanto scrive in un volantino No Scorie Trisaia. “Il mar jonio rappresenta la  storia  la  cultura  dei popoli del Golfo di Taranto, da difendere dalla multinazionali dell’energia e dai politici senza cultura”. Oggi , 26 Novembre, alle ore 19,30, presso la piazza Heraclea dove abbiamo come comitato NO TRIV JONIO un presidio permanente  (in caso di maltempo in  sala parrocchiale Eraclea di Policoro )si terrà il secondo  incontro cittadino per difendere il Mar Jonio dalle trivellazioni petrolifere”.  Ola è No Scorie il comitato No TRIV Jonico nel volantino di presentazione scriviamo : “Tutta colpa del ministro Corrado Passera e dei parlamentari che lo hanno appoggiato (lucani e calabresi) nel decreto Crescitalia. I petrolieri trivelleranno l’Adriatico,lo Jonio, il Canale di Sicilia fino in Sardegna (circa 70 piattaforme petrolifere), con condizioni economiche e ambientali favorevoli solo ai petrolieri.
I rischi ormai li conosce anche un bambino: probabile inquinamento anche con le sole attività di ricerca di minerali, con percentuali dell’80% di moria di pesci entro 5 km dall’area in cui si sparano onde d’aria con l’air-gun, lo strumento che utilizzano per creare onde sismiche che rivelano la presenza di giacimenti nel sottosuolo marino. In fase di trivellazione e/o lavorazione degli idrocarburi i rischi per l’ambiente e la catena alimentare sono dovuti all’uso di sostanze tossiche, a possibili perdite di idrocarburi e a fenomeni di subsidenza. Un pericoloso abbassamento del suolo terrestre perché causa di alluvioni ed erosioni e l’area Jonica Metapontina ha già molti problemi di alluvioni e di erosioni. Un fenomeno di subsidenza sta accadendo a Crotone ed è stato denunciato dal professor Leonardo Seeber, sismologo americano, per via della presenza di alcune piattaforme marine che estraggono gas.
I nuovi permessi di ricerca mineraria in mare ci faranno dire addio alle scenografiche albe joniche, distrutte per sempre dalle rugginose piattaforme in mare, a migliaia di posti di lavoro nel turismo, nella pesca, nell’agroalimentare, addio agli investimenti immobiliari sul mare (chi ha una casa perde il suo valore subito). Miliardi pubblici di investimenti sul turismo andrebbero in fumo subito. Addio alla fauna marina e al paradiso di delfini e di tartarughe. Non esistono tecniche di perforazione non impattanti e in caso di grave incidente come nel Golfo del Messico,le conseguenze sarebbero gravi..
Distruggere il mare significa distruggere la storia, l’identità e il futuro economico del meridione d’Italia. Incalcolabili sarebbero poi le ripercussioni sulla salute , la nostra terra è già minacciata da una percentuale alta di malattie cancerogene , moivo per cui come comitato affiancheremo al nostro movimento un comitato medico scientifico fatto di medici per monitorare la ricadute e gli effeti che già il popolo lucano paga a caro prezzo
Contro chi vuole mettere le mani sullo Jonio per trivellarlo , chiediamo una mobilitazione immediata di tutti i cittadini che come a Scanzano invitiamo ad auto-organizzarsi . Le istituzioni ,i sindaci facciamo sentire immediatamente la propria voce. La Regione Basilicata che ha fatto il memorandum con il governo per il raddoppio delle estrazioni sulla terra (senza ancora ottenere nulla in cambio) ,si opponga come stanno facendo Puglia,Molise, Abruzzo,Veneto ,coinvolgendo anche la Calabria.
Ognuno ora è responsabile del proprio futuro

lunedì 22 ottobre 2012

Il provolone di De Filippo


L’immagine televisiva del governatore De Filippo con un bel provolone in mano, dono di “Striscia la notizia”, rimarrà per un bel pò negli occhi dei lucani.
A Potenza si diceva una volta, ironicamente, che i provoloni si portavano a Roma, direzione Ministero competente, per “appoggiare” una richiesta. Oggi i provoloni li portano ai governatori, e a portarli sono gli unici in Italia titolati a ottenere qualcosa dalle Pubbliche Amministrazioni, e cioè quelli di Striscia la notizia.
Tanto potere non ce l’ha un consigliere regionale, un movimento, un gruppo di cittadini, un partito, una parrocchia o chi volete voi, anche se la richiesta è stralegittima.
Che i rimborsi ai consiglieri siano un qualcosa di scandaloso lo sanno tutti, ma il governatore si è guardato bene dal rivedere la squallida norma. Ora ha promesso che si provvederà in tal senso, ammettendo in TV che la disposizione normativa è vergognosa.
Sarà interessante vedere il prosieguo, se cioè un impegno televisivo verrà mantenuto o se si andrà avanti alla viva il Parroco.
Io ho provato vergogna. De Filippo pure, spero.
Ma veniamo alla performance più squisitamente televisiva del nostro governatore: barba ben fatta, capelli a posto, forse troppo a posto, abito impeccabile.
Disinvoltura insufficiente. Notato un certo disagio, dovuto, forse, non tanto all’oggetto del servizio, ma piuttosto all’impossibilità di esprimersi in defilippese. A un certo punto aveva cominciato una delle sue filippiche (anzi defilippiche) che partivano da Potenza per arrivare a Pignola facendo il giro per Strasburgo, ma il cronista l’ha zittito brutalmente, riservandogli un ruolo da vittima predestinata incapace di controbattere nulla.
Vero è che c’era niente da controbattere.
Patetica l’affermazione “io non c’ero” in riferimento alla seduta che rigettò una richiesta di riduzione dei privilegi da parte di un consigliere, affermazione che ha provocato un risolino di scherno da parte del cronista, e che poteva risparmiarcela.
E infine una domanda: ma un succoso servizio del genere non potevano idearlo in Basilicata? Fra tanti quotidiani e televisioni, nazionali incluse, proprio non è venuto in testa a nessuno? Non c’è niente da fare, restiamo sudditi.
Caro Governatore, alla prossima, e speriamo che vada meglio …. alla Basilicata, si intende

Di Luciano Petrullo, dal blog di Frammartino

giovedì 13 settembre 2012

L' Anas non onora gli impegni contrattuali.Cantiere S.S. 106 , tratto Nova Siri, a rischio chiusura.


Ieri vertice tra lavoratori e sindacati. L’Anas non onora i suoi impegni. Sindacati e lavoratori chiedono al Prefetto di garantire il futuro delle attività

di PIERANTONIO LUTRELLI


NOVA SIRI – Ieri mattina si è tenuta nel cantiere di Nova Siri, un’assemblea con circa 22 lavoratori dell’Ati “Oberosler – So.ve.co.” impegnati sul cantiere di ammodernamento ed ampliamento dell’ultimo tratto lucano non ancora in sicurezza della strada statale “106” Jonica. Erano presenti i sindacalisti di categoria del settore edile, Franco Pantone, segretario regionale della Filca Cisl, Michele Andrulli, segretario provinciale della Fillea Cgil e Gianfranco De Palo della Feneal Uil. L’assemblea è stata convocata per illustrare ai lavoratori la situazione in cui versa il cantiere e l’impresa appaltatrice. “L’impresa Oberosler – ha spiegato Pantone al Quotidiano - per il cantiere ha prodotto cinque sal (stati avanzamento lavoro) per un importo complessivo che si aggira intorno ai sette milioni di euro. Questa situazione è stata determinata da una situazione ormai palese dell’Anas che non riesce a far fronte neanche agli impegni assunti dal punto di vista contrattuale. Questa è la cosa che più ci preoccupa. Perché qualora l’Anas non dovesse riuscire a mantenere gli impegni, il rischio è quello di veder svanire un’opera strategica per la Basilicata, la Calabria e la Puglia. Ad oggi Oberosler – ha aggiunto - pur avendo la volontà di portare a termine i lavori, ha dovuto rallentare in maniera eccessiva, perché la fornitura del cemento (Sinnica beton srl) e del ferro è venuta meno, così come l’apporto delle imprese subappaltatrici (Cave Sinni srl), queste imprese fino ad oggi hanno fatto da “banca” all’Anas e oggi rischiano il tracollo data l’esposizione senza certezza di rientro. Questa situazione è figlia della crisi generale che sta investendo il Paese, ma mai era successo con l’Anas la cui proprietà è ministeriale. Se tanto mi dà tanto, anche il cantiere della Bradanica non parte per le stesse motivazioni. Pertanto – ha concluso - abbiamo chiesto immediatamente un incontro presso la Prefettura di Matera chiamando a raccolta le imprese impegnate a vario titolo sull’opera nonché l’Anas, per cercare di capire se vi sono le condizioni per una ripartenza o meno del cantiere”. Preoccupato anche Andriulli della Fillea-Cgil. “In questo momento – ha detto - gli interessi dei lavoratori coincidono con quelli delle aziende e del territorio. Ci fa piacere che adesso tutti insieme ci stiamo adoperando affinchè si possa sbloccare la situazione. La crisi di liquidità dell’Anas deriva certamente da un mancato trasferimento del governo nazionale. Ed è del tutto ovvio che in una situazione difficile come questa se anche il governo non è più credibile e non rispetta gli impegni, tutto rischia di andare in malora. Non vogliamo rischiare che i lavori si blocchino, perché, come la Bradanica insegna, a chiudere un cantiere non ci vuole assolutamente niente. Riaprirlo invece costa molta fatica. Circa cinquanta lavoratori dell’indotto sono già stati licenziati. Non vorremmo – ha concluso Andriulli - che nei prossimi giorni possa toccare la stessa sorte anche agli ultimi ventidue lavoratori ancora attivi”.

(Da Il Quotidiano della Basilicata)

mercoledì 12 settembre 2012

la data di ultimazione dei lavori è fissata al 1° giugno 2013.


NOVA SIRI - Ss 106, sindacati all'attacco



A repentaglio lavori e aziende per il ritardo nei pagamenti dell'Anas. Il cantiere per la variante impiega sessanta unità a rischio licenziamento


di PIERANTONIO LUTRELLI


NOVA SIRI - Si terrà questa mattina alle ore presso il cantiere per la realizza- zione della strada statale 106 Jonica - variante di Nova Siri, una conferenza stampa indetta dai sindacati di categoria del settore edile di Cgil, Cisl e Uil, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, per discutere della difficile situazione che si sta iniziando a verificare nel cantiere derivante dai ri- tardi dei pagamenti da parte dell'Anas, all'azienda aggiudicataria dell'opera (Ati Oberosler spa - Soveco Spa).
I sindacati sono molto preoccupati perché i notevoli ritardi rischiano di compromettere definitivamente il futuro di circa sessanta unità lavorative impegnate nell'opera infrastrutturale. L'impresa "Cavesinni srl" di Rotondella che si occupa di movimento terra, nei giorni scorsi ha licenziato 24 lavoratori, mentre la "Sinnica beton srl" di Policoro lo scorso 13 agosto, a causa delle fatture non pagate ha licenziato 22 lavoratori. L’Anas deve sette milioni di euro alla Oberosler - Soveco, la quale Ati si è vista costretta a non poter far fronte alle ditte. Il rischio è che così facendo l'opera potrebbe subire un notevole ritardo nella realizzazione con una preoccupante ricaduta sociale. Oltre al mondo sindacale sulla vicenda è intervenuto anche quello politico.
I consiglieri comunali del Partito democratico al Comune di Nova Siri, Luigi Natalino Maradei, Massimiliano Varasano, Carmela Viccari, Giovanni Dimatteo ed il capogruppo, Pasquale Favale, a seguito dell'avvenuta sospensione dei lavori che riguardano l'ammodernamento e l'ampliamento sulla Strada statale 106 Jonica nel tratto che interessa il Comparto
di Nova Siri, si sono immediatamente mobilitati a mezzo dei propri parla- mentari lucani dai quali - si legge in una nota - hanno avuto immediato riscontro ed attenzione.
«Non può trascurarsi che dopo un primo, timido, intervento del sindaco di Nova Siri - afferma il capo- gruppo consiliare, Pasquale Favale - con un incontro tenuto presso la Prefettura di Matera erano state abbandonate tutte le forme di impegno per incidere sulla società al fine di determinare maggiore occupazione locale di manodopera e che a seguito di costante e determinato impegno dei consiglieri comunali del Pd e dopo incontro presso la Biblioteca Comunale di Nova Siri, si è continuato a sperare per assunzioni nuove di manodopera locale. Ora con la inaspetta- ta sospensione dei lavori tutto questo potrebbe aggravarsi irreparabilmente
da un giorno all'altro. Bisogna intervenire subito - conclude Favale - e con azioni mirate, perché, vista l'importanza della questione non si può più attendere».
Interpellato telefonicamente da Il Quotidiano, il capo compartimentale del- l'Anas Basilicata, ingegner Vincenzo Marzi ha detto di essere «impossibilitato a rispondere» poichè avrebbe dovuto interpellare l'ufficio comunicazione della società.
Il contratto ammonta ad un importo totale di 69.177.443 di euro ed i lavoro sono stati consegnati il 13 settembre 2011 e che per effetto dei 650 giorni contrattuali la loro ultimazione è fissata al 1 giugno 2013. A questo punto ogni certezza viene meno. Non resta che sperare che la politica riesca a "recuperare" i fondi necessari per far fronte agli impegni.


(Da Il Quotidiano della Basilicata)

Venezia :"Penso che con questo atto il Partito Regione abbia toccato il fondo della decenza e dell'arroganza”


Nominato il nuovo direttore del San Carlo di Potenza ( fino a pochi mesi fa , segretario cittadino del PD di Lauria).

11/09/2012 18:11Il consigliere regionale del Pdl: “Penso che con questo atto il Partito Regione abbia toccato il fondo della decenza e dell'arroganza”

ACR“Nella peggiore tradizione della peggiore Democrazia Cristiana, il presidente De Filippo ha provveduto a nominare, in data odierna, il nuovo Direttore Sanitario dell'Azienda Sanitaria San Carlo di Potenza, una azienda importante e fondamentale nell'ambito della sanità lucana”. Ad affermarlo il consigliere regionale del Pdl, Mario Venezia che si domanda: “Chi è il nominato? Un Premio Nobel, un illustre scienziato, un personaggio alla Des Dorides, l'ex Direttore Generale della stessa Asl la cui nomina fu annunciata, sempre dal nostro bravo De Filippo, come quella del Salvatore della Patria?
No! Il nuovo Direttore Sanitario è molto di più, infatti è l'ex segretario, fino ma pochi mesi fa, del Partito Democratico di Lauria. Ed in Basilicata basta la tessera o per incarichi più importanti, il ruolo di segretario di un qualcosa ma sempre del Pd, per ottenere un riconoscimento di grande rilievo e responsabilità come quello di Direttore di un'azienda sanitaria”.

“Non entro nel merito delle competenze del dott. Mandarino – aggiunge Venezia - perché non lo conosco e, nonostante vari tentativi di ricerca sul web compreso il sito dell'ospedale di Maratea, non sono riuscito a leggere un suo curriculum ma di certo è che, il neo direttore, è uomo di Folino che, secondo radio regione, insieme ad un suo altro fido, dott. Maroscia già direttore generale dell'azienda sanitaria di Matera ed attualmente Direttore del Dipartimento di Radiologia del San Carlo, avrebbe preteso la nomina. Nel rispetto della tradizione della peggiore Democrazia cristiana, quindi ha ragione Folino quando dice che ‘Pd uguale peggiore Democrazia Cristiana”.

“Penso che con questo atto – conclude l’esponente del Pdl - il Partito Regione abbia toccato il fondo della decenza e dell'arroganza. Oramai il delirio dell'onnipotenza ha raggiunto un tale livello di patologia che questi signori pensano che l'amministrare non sia della cosa pubblica ma di cosa nostra”.
Fonte : Basilicatanet



sabato 8 settembre 2012

La salsiccia di Cancellara verso la certificazione Deco


La salsiccia di Cancellara verso la certificazione Deco
08/09/2012 17:45

BAS“Stamane, nel corso di un convegno promosso dall'Alsia, è stato presentato il progetto per l'assegnazione della cosiddetta denominazione comunale (Deco) alla salsiccia cancellarese”. Lo rendono noto gli organizzatori, che tra oggi e domani promuovono, a Cancellara, una manifestazione dedicata a una delle specialità lucane.
“La Deco – si legge in una nota - è una sorta di carta d'identità che certifica il luogo d'origine del prodotto, un modo per legare le produzioni d'eccellenza al territorio e alla sua comunità e tutelarne l'originalità. Attualmente sono quasi 200 le Deco attive in tutta Italia. Il progetto della Deco “Salsiccia a catena di Cancellara” è il frutto della proficua collaborazione tra amministrazione comunale, Alsia e Gal Basento Camastra. L'obiettivo, ha annunciato il sindaco di Cancellara, Antonio Lo Re, è di concludere l'iter di approvazione della Deco entro febbraio e presentarla in occasione della tradizionale sagra della salsiccia”.
“Al progetto di valorizzazione messo in campo in questi anni dal Comune di Cancellara – informa una nota - guardano con interesse anche da fuori regione. Il Comune di Bucine, in provincia di Arezzo, che ospita ogni anno il Festival delle Regioni, è presente con una propria delegazione istituzionale al Salsiccia Festival. Un connubio, quello tra Bucine e Cancellara, che nasce all'insegna della valorizzazione delle produzioni tipiche delle rispettive comunità in una logica di filiera corta.
Di gastronomia d'eccellenza si parlerà anche domani con un doppio appuntamento per il ciclo “Momenti del Sapere”. Il presidente dell'Unione regionale cuochi lucani Rocco Pozzulo parlerà del ruolo della tradizione nella cucina creativa, mentre il giornalista e studioso di trazioni alimentari Beppe Lo Russo illustrerà la figura del gastronomo. La quarta edizione del Salsiccia Festival si concluderà all'insegna del teatro e della musica. Alle 20, nel chiostro superiore del convento dell'Annunziata, spettacolo per voce e violoncello “I racconti del cortile” con Alessandra Maltempo e Giovanna D'Amato e alle 22, in Largo Monastero, concerto del Francesco Citera Quartet.

giovedì 6 settembre 2012

Mancano i soldi , interrotti i lavori di ammodernamento della 106


S.S.106 ,Variante Nova Siri


In una lettera inviata al  vice ministro alle infrastrutture Mario Ciaccia, il senatore del Pdl, Cosimo Latronico, denuncia la grave situazione che si e' venuta a creare per la sospensione dei lavori sulla statale 106, variante Nova Siri,  a causa del mancato pagamento dei lavori eseguiti dalle imprese dall'inizio del cantiere che risale al mese di gennaio scorso. “L'Anas non ha pagato per mancanza di risorse gli stati di avanzamento emessi – scrive Latronico - ed il sistema delle imprese impegnato nella costruzione dell'opera e' stato costretto a sospendere le attivita' con conseguenze gravi  sia sulla già difficile situazione economica dell'area che sullo stesso regolare andamento dei lavori.
Sia l'impresa aggiudicataria che le imprese fornitrici sono in una grave difficoltà finanziaria per la mancata liquidazione delle fatture emesse, da parte dell'Anas, che a sua volta lamenta il mancato accredito dei fondi da parte del Ministero delle infrastrutture”.
Il parlamentare lucano  ha chiesto al vice ministro Ciaccia di intervenire urgentemente “per garantire la  corresponsione dei pagamenti al sistema delle imprese interessate e la  pronta ripresa dei lavori perché l’opera costruttiva sulla statale ionica  possa realizzarsi nei tempi contrattuali”.
Fonte : Basilicatanet

mercoledì 22 agosto 2012

Dieci domande scomode per dottor Tannoia,responsabile dell'Eni per l'Europa meridionale


Il colosso ENI non risponde a 10 domande scomode
La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, e NoScorie Trisaia, richiedono a Giuseppe Tannoia, di rispondere alle 10 domande formulate una settimana fa e di non sfuggire alle responsabilità del suo ruolo. Tannoia, è responsabile per l’Eni dell’Europa meridionale, dunque è uno dei massimi dirigenti della società petrolifera italiana, pertanto è titolato a prendere decisioni e a dare risposte. Lo deve non alla Ola e a NoScorie, ma alla società civile lucana, che ha bisogno di sapere cosa accade all’interno del proprio sottosuolo, al proprio circuito dell’acqua e al rischio sismogenetico intrinseco alle attività estrattive, soprattutto in aree sismiche come la Basilicata.

La Ola e NoScorie si rendono conto che a Tannoia hanno rivolto domande molto scomode, ma le attività estrattive sono considerate invasive e cancerogene in ogni angolo del mondo, a maggior ragione lo possono essere in un’area antropica come la Basilicata che è ricca di bacini idrici di superficie e di profondità e dove l’Eni, la Shell, la Total e una decina di altre società minerarie minori, legate queste ultime ad aspiranti “petrolieri” lucani, si apprestano a perforare in altura, creando i presupposti per un inquinamento irreversibile delle sorgenti dei fiumi lucani. Agri in testa.

Tra l’altro, come denunciato dal professor Franco Ortolani al convegno tenutosi di recente a Grumento Nova, che ha registrato la vergognosa e inqualificabile assenza dei vertici del dipartimento ambiente della Regione, a partire dall’assessore Vilma Mazzocco, nonostante l’importanza del tema trattato e il ricco parterre di scienziati e ricercatori presenti, oltre a una necessità scientifica e a una sociale, esiste oggi anche una necessità legislativa che obbliga privati e pubblico a cercare di capire cosa accade con le attività estrattive nel sottosuolo lucano. Perché in questo campo, la conoscenza geologica ha fatto passi da gigante, mentre le normative che regolano le attività estrattive sono ferme, in Italia, ai tempi di Enrico Mattei.

Una necessità di capire che è dettata da civili regole di dovere di informazione, di tutela dell’ambiente e della salute umana, che, secondo la Ola e NoScorie (e anche secondo il prof Ortolani), non può prescindere da una reale moratoria di tutte le nuove attività minerarie (la moratoria evocata da Vito de Filippo nel maxi-emendamento è fasulla e sarà annullata dai Tar e dalla Consulta). Ad iniziare da quella pratica tutta italiana che nelle Via, Valutazione di impatto ambientale, obbligatorie e propedeutiche all’ottenimento dei permessi estrattivi, le società minerarie non allegano mai relazioni scientifiche internazionali, ma semplici relazioni e valutazioni personali di tecnici e specialisti. Dei quali, occorrerebbe poi sapere che rapporti mantengono o stipulano con le stesse società minerarie.

Qui di seguito le dieci domande che ripeteremo periodicamente fin quando il dottor Tannoia – che a Viggiano, durante la Copam del 2001 si fermò a tranquillizzare le famiglie di Viggiano che protestavano davanti alla sede del convegno, vietando però a Olachannel di riprendere ciò che stava affermando (affinché non fosse registrato?) -, non degnerà la società civile lucana di una sua esaudiente attenzione.

1 – La legge italiana tollera la presenza di inquinanti nei sedimenti di un bacino idrico?

2 – Se si rilevano idrocarburi nei sedimenti di un bacino idrico, può voler dire che galleggiano in quelle acque da almeno 10 anni?

3 – se la presenza di idrocarburi nel Pertusillo è così marcata lungo il versante delle attività minerarie della Val d’Agri, se la sente di escludere le respondabilità dell’Eni?

4 – perché l’Eni non consegna i piani ingegneristici dei pozzi ai comuni interessati dalle loro attività?

5 – può escludere che l’estrazione in altura, sotto i monti di Marsico Nuovo, non danneggerà le sorgenti del fiume Agri per intere generazioni umane, come da letteratura internazionale sui rischi delle perforazioni in altura e in presenza di sorgenti?

6 – esiste un nuovo progetto di raddoppio del centro olio e della sesta linea della cosiddetta Fase 3, senza la quale non sarebbe possibile portare a 130 mila barili al giorno l’attività di raffinazione del centro oli di Viggiano? E senza la sesta linea autorizzabile, potrebbero essere dichiarati nulli gli incrementi di 40 mila barili al giorno nel centro oli di Viggiano (14 mila dai pozzi esistenti e 26 mila dai nuovi pozzi di Marsico Nuovo) dei famigerati accordi del ‘98?

7 – La filiera del petrolio è cancerogena solo per gli scienziati internazionali, per gli americani e per lo Stato della California che ha varato la rigida “Proposition 65″, cui tutte le compagnie si devono attenere, o è cancerogena anche per i lucani?

8 – Cosa accade in tema di rischio sismico in area sismogenetica come la Val d’Agri, se togliamo dal sottosuolo ingenti quantitativi di petrolio, che ha un peso specifico più leggero dell’acqua, e reimmettiamo, come l’Eni sta facendo in Val d’Agri, acqua reflua di scarto di lavorazione, che non solo è altamente tossica (smaltimento improprio?), ma è immessa ad altissima pressione lungo le faglie sismiche e risulta più pesante del petrolio estratto?

9 – l’Usgs, United States Geological Survey, la rinomata agenzia scientifica del Governo americano, sta oggi studiando e ammettendo l’elevato rischio sismico determinato dalle attività estrattive. Ritiene giusto che l’ENI vada a realizzare un pozzo di reiniezione, come il Monte Alpi 9 or, lungo la faglia sismogenetica di Grumento Nova?

10 – Ritiene istituzionale il comportamento dell’Eni in merito a una intervista su un quotidiano locale a Carlo Doglioni fatta da un dirigente della Fondazione Mattei e poi fatta pubblicare come intervista di un giornalista, con tanto di firma (fasulla ?) del professionista? Intervista che l’eminente professore di geologia italiano ha disconosciuto nella forma e nei contenuti scientifici, denunciando il grave accaduto di disinformazione sul blog di Beppe Grillo e sulla pagina web della Ola. Non ritiene che sia un vergognoso tentativo di disinformare e tranquillizzare le genti di Basilicata?