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venerdì 18 novembre 2011

Perle di saggezza di Confucio


Chi non fa economie, andrà in agonia.


Una minuscola impazienza può rovinare un grande progetto.


La felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta.

Studia il passato se vuoi prevedere il futuro.

L'uomo superiore comprende ciò che è giusto, l'uomo inferiore quello che vede.

L'ignoranza è la notte della mente, ma una notte senza luna né stelle.



In un paese ben governato la povertà è qualcosa di cui ci si deve vergognare. In un paese ben governato, è vergognosa la ricchezza.


Chi non cambia è solo il saggio più elevato o lo sciocco più ignorante.


Il saggio non schiaccia gli altri con la sua superiorità ; non li umilia mettendo in rilievo la loro incapacità.


Inutile sarà il sapere di colui che avendo compreso la legge morale non saprà applicarla.


Quando arriva la prosperità, non usarla tutta.

Il dignitario di Lu, Chi Wentzu, rifletteva tre volte prima di agire. Udito questo, Confucio disse: "Due volte bastano". ('I Dialoghi').

Allontanarsi dal mondo, restare sconosciuti e non avere rimpianti: a questo può arrivare solo l'uomo superiore.


Osserva molte cose, scarta quelle insicure e comportati con molta cautela nei confronti di quelle rimanenti. Avrai così minore probabilità di sbagliare.


Coloro che non sanno, in primo luogo non sanno di non sapere.


Ciò che a te stesso non vuoi che sia fatto, non farlo agli altri uomini .


Il vero signore è simile ad un arciere: se manca il bersaglio cerca la causa di questo in se stesso.

Il Maestro disse: "Il signore non promuove gli uomini in base alle parole, e non respinge le parole a causa dell'uomo".


Il Maestro disse: "Il letterato che ama starsene a casa non può esser considerato un vero letterato".

Il Maestro disse: "A chi è al di sopra della media si può parlare di cose ancora più alte. A chi è al di sotto della media non si può parlare di cose più alte".

La gravità di contegno è solo l'involucro della saggezza, eppure la preserva.

Il maestro disse a un suo allievo: Yu, vuoi che ti dica in che cosa consiste la conoscenza? Consiste nell'essere consapevoli sia di sapere una cosa che di non saperla. Questa è la conoscenza.

Il Maestro disse: "Il signore porta a compimento il bello degli uomini, non il male. Il volgo fa l'opposto.


Chi conosce il territorio ha le maggiori possibilità di vittoria in battaglia.


Apprendere e non meditare è vano. Riflettere senza studio è pericoloso.

Non preoccuparti del fatto che la gente non ti conosce, preoccupati del fatto che forse non meriti di essere conosciuto.


Con la giustizia si contraccambi il male e con il bene si contraccambi il bene.


Il vero signore è lento nel parlare e rapido nell'agire.


Si può indurre il popolo a seguire una causa, ma non far sì che la capisca.

Non c'è uomo che non possa bere o mangiare, ma sono in pochi in grado di capire che cosa abbia sapore.


Se viaggiassi con altre due persone, certamente avrei acquistato altri due maestri. Scegli quel che c'è di buono nell'uno per seguirlo, e quel che c'è di cattivo nell'altro per correggermi.


Imparare senza pensare è fatica perduta; pensare senza imparare è pericoloso.


La fine del giorno è vicina quando uomini bassi fanno lunghe ombre.


Sforzatevi di mantenere in ogni cosa il giusto mezzo.


In qualsiasi direzione vai, vacci con tutto il cuore.


"Se c'è rimedio perchè t'incazzi? E se non c'è rimedio che t'incazzi a fare?"


Se cerchi una mano che ti aiuti nel momento del bisogno, la trovi alla fine del tuo braccio".


Gli antichi non si lasciavano sfuggire le parole, perché si sarebbero vergognati di non raggiungerle con le azioni.


Acquisisci nuove conoscenze mentre rifletti sulle vecchie, e forse potrai insegnare ad altri.


Arrendersi è il più grande vantaggio che si può dare al nemico.


Chi vede il giusto e non lo fa, è senza coraggio.


Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità...non andare fino in fondo, e non iniziare.


I vasi vuoti fanno un grande rumore.


Non conta il colore del gatto, conta che acchiappi il topo.


Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada.


Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi.


Se incontrerai qualcuno persuaso di sapere tutto e di essere capace di fare tutto non potrai sbagliare, costui è un imbecille!


Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo.


Studia il passato se vuoi prevedere il futuro.


Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore.

Vedere e ascoltare i malvagi è già l'inizio della malvagità.


La parsimonia conduce all'avarizia.


Chi desidera procurare il bene altrui ha già assicurato il proprio.


È l'uomo che rende grande la verità, non la verità l'uomo.


Se un uomo la mattina conosce la retta via, potrà morire la sera stessa senza alcun rimpianto.


Belle parole e una vistosa apparenza raramente sono associate alla vera virtù.


sabato 12 novembre 2011

Inno alla vita


La vita è bellezza, ammirala.
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, donala.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
Di Madre teresa di calcutta

Le quattro mogli


C’era un ricco commerciante che aveva quattro mogli
La moglie che amava di più era la quarta. La vestiva con vestiti lussuosi e le concedeva ogni delicatezza. Si occupava di lei con la massima cura e non le negava le cose migliori.
Amava molto anche la terza moglie. Era molto orgoglioso di lei e cercava sempre di mostrarla ai suoi amici. Eppure il mercante aveva molta paura che potesse fuggire con qualche altro uomo.
Amava molto anche la sua seconda moglie. Si trattava di una persona molto paziente ed egli la considerava la sua confidente. Ogni qualvolta che si trovava a dover affrontare qualche problema si rivolgeva alla sua seconda moglie ed essa lo aiutava a superare il momento difficile.
La prima moglie infine era una compagna molto fedele e tuttavia il commerciante non l’amava e ben difficilmente seguiva il suo consiglio.
Un giorno il commerciante si ammalò e si rese conto che non avrebbe avuto più molto da vivere. Pensando alla sua vita lussuosa diceva a se stesso: “E’ vero che ho quattro mogli, ma quando muoio sarò solo. Ah quanto sarò solo! Disse alla quarta moglie: “ Ti ho amato più di ogni altra donna, ti ho rivestito degli abiti più raffinati e non ho trascurato per te nessuna cura. Ora sto morendo, vuoi seguirmi e continuare a farmi compagnia?” “Certo che no!” esclamò la quarta moglie e si allontanò senza dire altro. La risposta trafisse il cuore del mercante come un coltello affilato.
Triste, il mercante disse allora alla terza moglie: “Ti ho amato tanto per il tutto il corso della mia vita. Ora sto morendo, vuoi seguirmi e tenermi compagnia?” “No, rispose la terza moglie, la vita è davvero buona qui, e mi risposerò quando tu morirai!” Il cuore del mercante divenne freddo come ghiaccio.
Disse allora alla seconda moglie: “ Mi sono sempre rivolto a te e tu mi hai sempre aiutato. Adesso ti chiedo di aiutarmi ancora. Sto morendo, vuoi seguirmi e tenermi compagnia?”. “Mi dispiace, questa volta non posso aiutarti, disse la seconda moglie, al massimo posso farti seppellire”. Questa risposta colpì il mercante come un fulmine e ne fu devastato.
Sentì un grido: “Io verrò con te, ti seguirò ovunque tu andrai”. Il mercante guardò su e vide la sua prima moglie. Era così magra da sembrare denutrita. Molto dispiaciuto il mercante disse: “Avrei dovuto occuparmi meglio di te”.
Ebbene ognuno di noi prende quattro mogli nella sua vita.
La quarta moglie è il tuo corpo. Non importa lo sforzo con il quale lo curi, lo dovrai lasciare.
La tua terza moglie è ciò che possiedi, la tua condizione, la tua ricchezza. Quando muori tutto va agli altri.
La seconda moglie sono la tua famiglia e i tuoi amici. Per quanto ci stiano vicini nella vita non possono stare con te nella morte..
La prima moglie è invece la tua anima. Tanto trascurata e negletta nella ricerca dei beni materiali e dei piaceri sensuali. E’ davvero l’unica cosa che ti segue ovunque tu vada.

giovedì 10 novembre 2011

Il magnifico bambù.


In un magnifico giardino cresceva un bambù dal nobile aspetto.
Il Signore del giardino lo amava più di tutti gli altri alberi. Anno dopo anno, il bambù cresceva e si faceva robusto e bello. Perché il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne era felice.
Un giorno, il Signore si avvicinò al suo amato albero e gli disse: "Caro bambù, ho bisogno di te".
Il magnifico albero sentì che era venuto il momento per cui era stato creato e disse, con grande gioia: "Signore, sono pronto. Fa' di me l'uso che vuoi".
La voce del Signore era grave: "Per usarti devo abbatterti!"
Il bambù si spaventò: "Abbattermi, Signore? Io, il più bello degli alberi del tuo giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi".
"Mio caro, bambù", continuò il Signore, "se non posso abbatterti, non posso usarti".
Il giardino piombò in un profondo silenzio. Anche il vento smise di soffiare.
Lentamente il bambù chinò la sua magnifica chioma e sussurrò: "Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, abbattimi".
"Mio caro bambù", disse ancora il Signore, "non solo devo abbatterti, ma anche tagliarti i rami e le foglie".
"Mio Signore, abbi pietà. Distruggi la mia bellezza, ma lasciami i rami e le foglie!".
Il sole nascose il suo volto, una farfalla inorridita volò via.
Tremando, il bambù disse fiocamente: "Signore, tagliali".
"Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso fare questo, non posso usarti".
Il bambù si chinò fino a terra e mormorò: "Signore, spacca e strappa".
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami e le foglie, lo spaccò in due e gli estirpò il cuore. Poi lo portò dove sgorgava una fonte di acqua fresca, vicino ai suoi campi che soffrivano per la siccità. Delicatamente collegò alla sorgente una estremità dell'amato bambù e diresse l'altra verso i campi inariditi.
La chiara, fresca, dolce acqua prese a scorrere nel corpo del bambù e raggiunse i campi. Fu piantato il riso e il raccolto fu ottimo.
Così il bambù divenne una grande benedizione, anche se era stato abbattuto e distrutto.
Quando era un albero stupendo, viveva solo per se stesso e si specchiava nella propria bellezza.
Stroncato, ferito e sfigurato era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

Silenzio


Un uomo si recò da un monaco di clausura.
Gli chiese: "Che cosa impari mai dalla tua vita di silenzio?".
Il monaco stava attingendo acqua da un pozzo e disse al suo visitatore: "Guarda giù nel pozzo! Che cosa vedi?".
L'uomo guardò nel pozzo. "Non vedo niente".
Dopo un po' di tempo, in cui rimase perfettamente immobile, il monaco disse al visitatore: "Guarda ora! Che cosa vedi nel pozzo?".
L'uomo ubbidì e rispose: "Ora vedo me stesso: mi specchio nell'acqua".
Il monaco disse: "Vedi, quando io immergo il secchio, l'acqua è agitata. Ora invece l'acqua è tranquilla. E questa l'esperienza del silenzio: l'uomo vede se stesso!".

Maiale!!!!!!


Un uomo sta guidando su una tortuosa e stretta strada di montagna.
Una donna guida sulla stessa strada, ma in senso inverso.
Nel momento in cui si incrociano, la donna apre il finestrino dell'auto e grida: "MAIALEEEE!!!!"
L'uomo, immediatamente, apre il proprio finestrino e risponde: " P............A!!!"
Ognuno di essi continua per la propria strada, e appena l'uomo gira, al tornante successivo va a sbattere contro un grosso maiale al centro della strada.
MORALE: se solo le persone stessero ad ascoltare.......
Saper ascoltare è un'arte assai difficile da apprendere. Per prestare ascolto nel modo giusto, infatti, bisogna partire da uno stato di calma interiore, occorre imparare a non farsi distrarre da ciò che ci circonda e a non sforzarsi di controllare l'altro, in modo da dimostrare un'attenzione distaccata e tranquilla. E' necessario andare al di là delle proprie percezioni e dei propri pregiudizi, che si frappongono immancabilmente tra noi e il nostro interlocutore.

mercoledì 9 novembre 2011

la storia dei due lupi

Una sera un vecchio Cherokee narrò al suo nipotino la storia della battaglia che si perpetua all'interno delle persone.
Disse: “Figlio mio, la battaglia è tra i due “lupi” che vivono all’interno di tutti noi.
Uno è cattivo. È rabbia, invidia, gelosia, dolore, rammarico, avidità, arroganza, autocommiserazione, colpa, risentimento, inferiorità, menzogna, falso orgoglio, superiorità e ego.
L'altro è buono. È gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, empatia, generosità, verità, compassione e fede.”
Il nipotino restò a pensarci per un minuto e poi chiese al nonno: “Quale lupo vince?”
Il vecchio Cherokee rispose semplicemente: “ Quello a cui si da mangiare.”

la storiella delle quattro candele

Le quattro candele
Le quattro candele bruciavano lentamente, l’atmosfera era così sottile che le si potevano sentire parlare.
La prima candela disse: "Io sono la
Pace, ma in questi giorni, nessuno mi vuole tenere accesa.” Quindi fiamma della Pace diminuì lentamente fino a spegnersi completamente.
La seconda candela disse: "Io sono la
Fede, ma in questi giorni, non sono indispensabile". Quindi la fiamma della fede diminuì lentamente fino a spegnersi.
La terza candela disse: " Io sono l’
Amore e non ho più la forza per restare ancora accesa. Le persone mi mettono da parte e si dimenticano di amare persino coloro che sono vicini” e la candela si spense completamente.
Entrò nella stanza un bambino e vedendo le tre candele spente cominciò a piangere. “Perché non bruciate? Dovreste restare accese fino alla fine!”
Si fece avanti la quarta candela che disse al bambino: “Non temere, sono la
Speranza e finché sono ancora accesa possiamo riaccendere le altre candele.” Con gli occhi luminosi di gioia il bimbo prese la candela della Speranza e riaccese tutte e tre le candele.

Fate che la fiamma della
Speranza non si spenga mai e la Pace, la Fede e l’Amore brilleranno sempre nella vostra vita.



Il sacco di patate



Un giorno un saggio diede al suo discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. ‘Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, in particolare a coloro che non puoi perdonare. Per ciascuno di essi incidi il suo nome su una patata e mettila nel sacco.’ Il discepolo arrivò con un bel po’ di nomi e presto il suo sacco fu bello pesante.

'Porta il sacco con te ovunque tu vada per una settimana’ disse il saggio. ‘ dopodichè ne riparleremo.’

All’inizio il discepolo non ci diede molta importanza. Trasportare il sacco non era particolarmente difficile. Ma dopo un po’ era diventato un peso. A volte era un intralcio e più il tempo passava sembrava richiedere più sforzo per portarlo sebbene il peso fosse sempre lo stesso. Dopo qualche giorno il sacco cominciò a puzzare. Le patate incise iniziarono ad emanare un odore intenso. Non solo erano sempre più scomode da trasportare, iniziavano a diventare anche piuttosto sgradevoli. Infine la settimana terminò. Il saggio convocò il discepolo. ‘ Hai qualche idea su tutto questo?’

'Sì, Maestro,’ rispose il discepolo. ‘Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, trasportiamo con noi sentimenti negativi ovunque, come queste patate. La negatività finisce per diventare un peso e dopo un po’ diventa una piaga.’

'Sì, è proprio quello che succede quando si serba rancore. Allora, come si fa per alleggerire il peso?'

'Dobbiamo sforzarci di perdonare.'

'Perdonare qualcuno equivale a rimuovere la patata corrispondente dal sacco. Quanti dei tuoi trasgressori sei in grado di perdonare?'

'Ci ho pensato bene, Maestro,' disse il discepolo. 'E’ stato necessario tanto lavoro, ma ho deciso di perdonarli tutti.'

 'Molto bene, puoi togliere tutte le patate. Ci sono state delle persone che si sono comportate male nei tuoi confronti questa settimana?'

Il discepolo ci pensò un poco e ammise che ce n’erano state. Poi fu colto dal panico all’idea che il suo sacco vuoto stava per essere riempito nuovamente.

'Maestro,' domandò , 'se andiamo avanti così, settimana dopo settima, non ci saranno sempre patate nel sacco?'

'Sì, fino a quando qualcuno parlerà male di te o si comporterà male nei tuoi confronti, avrai sempre delle patate.'

'Ma Maestro, non potremo mai controllare ciò che fanno gli altri. A che serve allora il Tao in questo caso?'

'Non siamo ancora nel regno del Tao. Tutto ciò di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ la stessa cosa che le filosofie e la maggior parte delle religioni predicano – bisogna sempre sforzarsi di perdonare, perché è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché nel Tao non c’è nessuno sforzo.'
'Che cos’è allora il Tao, Maestro?'
'Lo puoi capire da te. Se le patate sono i sentimenti negativi, che cos’è allora il sacco?'

'Il sacco è... ciò che mi consente di tenere in mano la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa soffermare sul sentiment offeso…. Ah, è il mio senso gonfiato di importanza. '

'E cosa succede se lo lasci andare?'

'Allora... le cose che le persone fanno o dicono contro di me non sembrano più essere cose importanti.'

'In tal caso, non avrai più nomi da incidere sulle patate. Ciò significa non dover portare pesi in giro, e niente cattivi odori.

Il Tao del perdono è una decisione consapevole non solo per rimuovere alcune patate…ma per abbandonare tutto il sacco.


Il giorno più bello

Il giorno più bello? Oggi

L’ostacolo più grande? La paura

La cosa più facile? Sbagliarsi

L’errore più grande? Rinunciare

La radice di tutti i mali? L’egoismo

La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento

Il mistero più grande? La morte

L’accoglienza migliore? Il sorriso

La cosa più bella del mondo? L’amore

La felicità più grande? Essere utile agli altri

(Madre Teresa di Calcutta)

venerdì 18 marzo 2011

                                                      Povertà

  Mettete un uomo di grande mente

 a lottare ogni giorno con la povertà

 e a dover pensare al burro e al sale

e al riso e ai legumi e alle legna;

 finirà col perdere la testa.


Anche se il ricco
si è acquistata una virtù,
presto la sciupa;
 (ma) il povero la conserva;
il secchio pieno sommerge la fune, non il vuoto.


Cibo più saporito gusta
sempre il povero che il ricco;
la fame, che condisce gli alimenti,
è ben rara tra i ricchi.

Il giovane pensa all'amore,
l'uomo di mezza età pensa al denaro,
 il vecchio pensa alla morte,
il povero a molte cose.
 Fonte : " Mille sentenze indiane"

                                                                FORTUNA
 "Io abbandono il valoroso, per paura di restar vedova;
il generoso, per rossore;
 il dotto, per timore di una rivale (la Scienza);
perciò mi attacco all'avaro".
Fonte : "Mille sentenze indiane"

lunedì 7 febbraio 2011

Biscotti di meditazione

Oggi voglio condividere con voi questo brano che mi sembra utile per aiutarci a riflettere.

“Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il
tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti.
Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.
Tra sé pensò: “ma tu guarda, se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno...”
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui.
Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: “ah, adesso voglio proprio vedere
cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!”
L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà! “Ah!, questo è troppo” pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.
Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri.
Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.
Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quel uomo seduto
accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al
contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.”

LA MORALE :
Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo?
Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!!

Esistono 5 cose nella vita che non si RECUPERANO:
Una pietra dopo averla lanciata. Una parola dopo averla detta. Un’opportunità dopo averla persa.
Il tempo dopo esser passato. L’amore per chi non lotta.
Qualcuno una volta ha detto:
Lavora come se non avessi bisogno dei soldi.
Ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire.
Balla come se nessuno ti stesse guardando.
Canta come se nessuno ti stesse sentendo.
Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra.
Grazie per aver diviso i tuoi biscotti con me...............



Luigi

Per info:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
www.migliorarelapropriavita.it

giovedì 23 dicembre 2010

"IO SONO UNA MONETA SENZA VALORE"
C'era un vecchio sufi che si guadagnava da vivere vendendo un po' di tutto. Egli dava l'impressione di non essere tanto intelligente, poiché spesso la gente lo pagava con monete false e lui le accettava senza protestare, oppure dicevano di averlo pagato quando non era vero e lui si fidava della loro parola. Quando giunse la sua ora, egli alzò gli occhi al cielo e disse: "Oh, Allah! Ho accettato tante monete false dalla gente, ma non l'ho mai giudicata nel mio cuore. Mi sono limitato a pensare che non si rendevano conto di quello che facevano. Anch'io sono una moneta senza valore, ti prego, non giudicarmi". Allora si udì una voce che diceva: "Com'è possibile giudicare qualcuno che non ha giudicato gli altri?" È facile trovare chi compie gesti d'amore. È più difficile trovare chi ha pensieri d'amore.
Fonte: la preghiera della rana

IL BUCO
 Un avaro aveva nascosto il suo oro ai piedi di un albero del giardino. Tutte le settimane lo tirava fuori e restava a guardarlo per ore. Un giorno un ladro prese l'oro e lo portò via. Quando l'avaro andò a contemplare il suo tesoro, non trovò che un buco vuoto. L'uomo si mise a ululare di dolore, tanto che accorsero i vicini a vedere che cosa succedeva. Quando scoprirono la causa di tanto strazio, uno di loro domandò: «L'avevi mai usato quell'oro?» «No», replicò l'avaro. «Mi limitavo a venire qui a guardarlo tutte le settimane». «Be', allora», commentò il vicino, «per quello che l'oro ti dava, non cambierà molto se tornerai qui ogni settimana a guardare il buco». Non è il denaro che possediamo, ma la nostra capacità di goderne che ci fa ricchi e poveri. Affannarsi per ottenere la ricchezza senza saperne godere, è come essere calvi e mettersi a fare collezione di pettini.
Fonte: La preghiera della rana

IL PALAZZO COME CARAVANSERRAGLIO

Un sufi dall'aspetto severo si presentò all'ingresso del palazzo. Nessuno osò fermarlo mentre si dirigeva verso il trono su cui sedeva il santo Ibrahim ben Adam. «Che cosa vuoi?» chiese il re. «Un posto per dormire in questo caravanserraglio». «Questo non è un caravanserraglio, e il mio palazzo». «Posso sapere a chi apparteneva prima questo edificio?» «A mio padre, che ora è morto». «E prima di lui?» «A mio nonno. Anch'egli è morto». «E questo posto in cui la gente alloggia per breve tempo e poi se ne va, vorreste farmi credere che non è un caravanserraglio?» Siamo tutti in attesa di partire!
Fonte: La preghiera della rana

UNA FORTUNA PER UN'ORA DI VITA IN PIÙ
Un avaro aveva accumulato cinquecentomila dinari e già pregustava l'idea di darsi alla bella vita per un anno, in attesa di trovare il modo migliore per investire il suo denaro, quando all'improvviso gli comparve davanti l'angelo della morte che era venuto a prendersi la sua vita. L'uomo pianse e si disperò e addusse mille motivi per prolungare ancora un po' la sua esistenza, ma l'angelo fu irremovibile. «Concedimi ancora tre giorni di vita e ti darò metà della mia fortuna», lo scongiurò l'uomo, ma l'angelo ignorò le sue parole e cominciò a tirarlo per un braccio. «Regalami un giorno soltanto, ti supplico, e tutto quello che ho accumulato con tanto sudore e fatica sarà tuo». Ma l'angelo fu inflessibile.
L'avaro riuscì infine a strappargli una piccolissima concessione, alcuni minuti per scrivere queste parole: «Chiunque troverà questo biglietto, se ha quanto basta per vivere, non perda tempo ad accumulare tesori ma si goda la vita! Con i miei cinquecentomila dinari non ho potuto comprare una sola ora di vita in più!»

Fonte: la preghiera della rana

"Gratitudine, questa è Carità".

LA GRATITUDINE E LA CARITÀ
 Una volta Dio diede una festa in onore di tutte le virtù, grandi e piccole, umili ed eroiche. Si riunirono tutte in Paradiso in una grande sala splendidamente decorata e cominciarono subito a divertirsi perché si conoscevano bene; alcune erano anche imparentate fra loro. All'improvviso Dio notò due belle virtù che a quanto pare non si conoscevano affatto e si trovavano piuttosto a disagio insieme. Allora ne prese una per mano e la presentò ufficialmente all'altra. «Gratitudine», disse, «questa è Carità». Ma Dio non aveva ancora fatto in tempo a voltarsi dall'altra parte che esse si erano già separate. Così da allora corre voce che neppure Dio riesca a mettere insieme la gratitudine con la carità.
Fonte : La preghiera della rana
IL FIUME NEL DESERTO
Un ingrediente essenziale nella conquista della felicità: la consapevolezza che nasce dalle difficoltà. Un viaggiatore sperduto nel deserto disperava di trovare l'acqua. Si trascinò a fatica in cima a una duna poi un'altra e un'altra ancora, nella speranza di scorgere da qualche parte un corso d'acqua. Continuò a guardare in tutte le direzioni, ma invano. Mentre procedeva barcollando inciampò con il piede in un cespuglio secco e cadde a terra. Restò lì lungo disteso, senza più la forza di rialzarsi, né il desiderio di lottare, né la speranza di sopravvivere alla terribile prova. Mentre stava così, inerme e infelice, di colpo prese coscienza del silenzio del deserto. Da ogni parte regnava una calma maestosa, che neppure il più piccolo rumore veniva a disturbare. All'improvviso sollevò la testa. Aveva udito qualcosa. Un suono così debole che solo l'orecchio più sensibile e il silenzio più profondo potevano far sentire: il suono dell'acqua che scorre. Rincuorato dalla speranza che quel suono suscitava in lui, si alzò e continuò a camminare finché giunse a un rivolo di acqua limpida e fresca.
Fonte : la preghiera della rana

IL LEONE PRIGIONIERO
Un leone fu catturato e rinchiuso in un campo di concentramento dove, con sua grande sorpresa, trovò altri leoni che erano lì da anni, alcuni anche da tutta la vita, in quanto erano nati lì dentro. Presto imparò a conoscere le attività sociali dei leoni del campo. Si riunivano in gruppi. Un gruppo era costituito da individui desiderosi di socializzare; un altro si occupava di organizzare spettacoli; un altro ancora di attività culturali, in quanto il suo scopo era quello di conservare i costumi, le tradizioni e la storia del tempo in cui i leoni erano liberi; altri gruppi erano religiosi e si riunivano prevalentemente a cantare canzoni commoventi che parlavano di una futura giungla priva di recinzioni; alcuni gruppi attiravano quanti erano letterati e artisti per natura; altri ancora erano rivoluzionari e si riunivano per complottare contro i loro carcerieri o contro altre associazioni di rivoltosi. Ogni tanto scoppiava una rivoluzione, un gruppo veniva sopraffatto da un altro, oppure venivano uccise tutte le guardie e poi sostituite da altre. Guardandosi attorno, il nuovo venuto osservò un leone che sembrava sempre assorto nei suoi pensieri, un tipo solitario che non apparteneva a nessun gruppo e in genere se ne stava lontano da tutti. C'era in lui qualcosa di strano che suscitava l'ammirazione e l'ostilità generale, poiché la sua presenza incuteva timore e diffidenza. Egli disse al nuovo arrivato: «Non unirti a nessun gruppo. Questi poveri sciocchi si danno tanto da fare per tutto, meno per ciò che è essenziale». «E che cos'è?» domandò l'altro. «Esaminare la natura della recinzione». Niente, ma veramente nient'altro, conta!

Fonte : la preghiera della rana