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lunedì 5 novembre 2012

La formula dell'immortalità custodita in un'isola greca


SCIENZA E SALUTE

A novantasette anni Stamatis Moraitis è ancora lì, a lavorare l'orto dietro casa. A coltivare frutta e verdura. A bere ogni giorno il latte di capra e il fliskouni , il tè delle montagne con foglie di menta. A farsi le sua pennichella pomeridiana. A ritrovarsi con gli amici, vecchietti arzilli pure loro, per giocare. Nel 1976, a Stamatis Moraitis, negli Usa, avevano diagnosticato un cancro ai polmoni. «I medici mi avevano dato al massimo nove mesi di vita», racconta lui al magazine del New York Times . «Ma io sono ancora qui. Loro, i dottori, sono tutti morti».

LE «ZONE BLU» - Il «qui» di Moraitis si chiama Ikarìa. Un'isoletta greca nell'Egeo di circa 10 mila abitanti dove l'aria è buona. Le strade un continuo sali-scendi. Le case bianche e basse. Ikarìa è anche una «blue zone». Non per il colore del mare. Ma perché gli abitanti superano con facilità il secolo di vita. «Abbiamo semplicemente dimenticato di morire», racconta una donna di 101 anni a Dan Buettner, giornalista scientifico che si occupa da tempo di longevità.Di «zone blu», nel mondo, ce ne sono poche. Una si trova nell'Ogliastra, in Sardegna. Altre aree sono l'isola di Okinawa, in Giappone, la penisola di Nicoya, in Nicaragua, Loma Linda, in California. Il termine si deve all'italiano Gianni Pes e al belga Michel Poulain quando nel 2000, studiando la longevità nell'Ogliastra, usavano un pennarello blu per segnare le aree ad alta concentrazione di centenari.

L'OLGIASTRA - «L'Ogliastra è la zona dove soprattutto i maschi vivono più a lungo», spiega al Corriere proprio Gianni Pes, ricercatore presso il dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell'università di Sassari. E i fattori sarebbero almeno tre: «L'intensa attività fisica legata alla pastorizia, l'inclinazione elevata del terreno, la distanza dal luogo del lavoro». Poi, certo, l'alimentazione. La scoperta della longevità degli abitanti di Ikarìa è importante «perché il territorio dell'isola e gli stili di vita sono quasi identici a quelli dell'Ogliastra», sottolinea Pes, che ha iniziato a studiare l'isola greca nel 2008-2009 insieme a Poulain e Buettner.

LO STUDIO - I ricercatori hanno controllato la sorte dei nati di Ikarìa tra il 1900 e il 1920. Poi hanno analizzato le cause di morte. Infine hanno trascorso settimane con gli anziani. Scoprendo che gli over 90enni sono più del doppio della media nazionale, che sono meno depressi e presentano tassi di demenza senile ridotti. «Tra le cause di morte, a Ikarìa come nell'Ogliastra - spiega il ricercatore italiano - le malattie cardiovascolari sono all'ultimo posto. Il contrario di quello che succede in Occidente».

NIENTE STRESS E BUONA ALIMENTAZIONE - La mancanza di stress, poi, sembra essere un altro dei fattori che aiutano a raggiungere i cent'anni di vita. «Facciamo sempre la pennichella», ha raccontato Ilias Leriadis, medico del posto. «Eppoi qui il tempo non ha importanza». Quanto al cibo, a Ikarìa si consumano molta maggiorana e salvia, menta e rosmarino, finocchio e artemisia. La colazione è a base di latte di capra, tè o caffè, pane e miele. A pranzo non mancano lenticchie e ceci, patate e verdure. Per cena, invece, si sta leggeri: pane e, di nuovo, latte di capra.

LA GENETICA NON CONTA - E il patrimonio genetico quanto conta? «Poco o nulla», risponde Pes. «Al massimo pesa per il 20-25%, ma uno studio che sto concludendo in questi giorni riduce ulteriormente l'impatto del Dna sulla longevità». Insomma, arrivare a cent'anni resta ancora una questione di stile. Di vita.

di Leonard Berberi, dal Corriere del 5 novembre 2012

mercoledì 31 ottobre 2012

Titan, nuovo re dei super computer grazie a un cuore tutto "grafico"



E’ americano il nuovo super computer più potente del mondo, con una velocità di calcolo doppia rispetto al computer giapponese “K”. Il suo segreto è il calcolo parallelo su schede grafiche, come ci spiegano i responsabili di Nvidia, azienda che ha realizzato le unità di calcolo nel cuore del potentissimo elaboratore
di MASSIMILIANO RAZZANO,da Repubblica

Titan, il supercomputer

TITAN, 20 petaflop. E’ questo l’impressionante biglietto da visita del nuovo super computer presentato oggi all’Oak Ridge National Laboratory 1 in Tennessee. Con una simile potenza di calcolo, Titan supera il computer giapponese “K” 2, balzando in testa alla classifica dei super computer più potenti del mondo. Ma a differenza di molti suoi “cugini” elettronici, Titan sfrutta in maniera massiccia la potenza di calcolo offerta dalle schede grafiche, particolarmente adatte per il calcolo parallelo. Il cuore di Titan è infatti costituito da oltre 18 mila schede Tesla K20 prodotte da NVIDIA 3, l’azienda californiana leader nel settore delle schede grafiche e della grafica computerizzata. L’enorme potenza offerta da questo nuovo super computer aiuterà gli scienziati a studiare molti complessi problemi in vari campi della ricerca moderna, dalla medicina allo studio dei cambiamenti climatici.

Dai videogiochi alla scienza - Per avere computer sempre più veloci, una strategia molto sfruttata è quella del calcolo parallelo. Invece di far svolgere un compito ad una singola unità processore (CPU), si suddivide il lavoro fra molti processori, che lavorano in maniera coordinata, ciascuno svolgendo una piccola parte del calcolo iniziale. E’ questa la tecnologia usata in molti super computer e persino nei nostri personal computer, che possono essere dual-core o simili, ed avere cioè due, quattro o persino otto unità di calcolo.

Ma secondo gli esperti, la rivoluzione nel calcolo parallelo non arriverà da sofisticati progetti scientifici, bensì da un campo completamente diverso: quello dei videogiochi. La grafica tridimensionale dei videogiochi moderni richiede infatti una grande quantità di operazioni, ad esempio per calcolare gli effetti di ombre e di luci sugli oggetti. Per questo motivo sono state sviluppate delle schede grafiche dotate di moltissimi processori capaci di svolgere singoli calcoli in parallelo. Queste unità di accelerazione grafica, dette Graphics Processing Unit (GPU) contengono centinaia di processori paralleli capaci di svolgere semplici operazioni in modo molto rapido. Le potenzialità delle schede GPU non sono di certo sfuggite agli scienziati, che hanno imparato a programmarle per eseguire simulazioni e calcoli scientifici.

Tra le molte soluzioni presenti sul mercato, le schede NVIDIA sono estremamente utilizzate per il calcolo scientifico, grazie anche allo sviluppo di CUDA, un apposito linguaggio di programmazione che permette di programmare in maniera relativamente semplice queste schede. Siccome poi queste schede sono inoltre prodotte su grande scala per il mercato dei videogiochi, la tecnologia GPU è risultata relativamente a basso costo, altro punto di forza.

L’azienda di Santa Clara ha quindi iniziato un percorso di grande successo, che dalle schede grafiche per videogiochi ha portato allo sviluppo di schede apposite per il calcolo scientifico, come le schede Tesla K20 che costituiscono il cuore di Titan. Titan è un punto significativo nella corsa verso il calcolo all’esascala, ovvero la realizzazione di computer da 1000 petaflop.

Ma quali sono i segreti e le potenzialità del nuovo super computer Titan? Lo abbiamo chiesto a Sumit Gupta, General Manager della Tesla Accelerated Computing Unit di NVIDIA.

Come possiamo confrontare Titan con gli altri super computer nel mondo?
“Essendo il super computer più veloce per la ricerca scientifica, Titan sta aprendo la via ad una nuova era di super-calcolo accessibile ed efficiente, l’”Era del calcolo accelerato”. In questa era, i super computer aggiungono acceleratori grafici, come le GPU, alle CPU x86 per aumentare in modo significativo la velocità delle applicazioni scientifiche e commerciali. Titan risalta fra i molti super computer tradizionali perché una porzione significativa delle sue capacità di calcolo sono fornire dalle GPU. La maggior parte degli esperti in questo campo crede che i cluster tradizionali, basati solamente sulle CPU x86, non siano abbastanza efficienti da portarci nel futuro del super-calcolo. Questa nuova era è appena iniziata. Secondo la classifica Top500  pubblicata a giugno 2012, il numero di super computer che sfruttano gli acceleratori GPU è cresciuto del 400% nel giro di un anno. Una delle caratteristiche chiave di Titan è l’uso di processori e acceleratori GPU standard e “preconfezionato”. Il computer K in Giappone o il super computer Sequoia negli Stati Uniti, basato sul sistema IBM Blue Gene/Q System, sono basati su tecnologie proprietarie realizzate appositamente per l’industria del calcolo ad alte prestazioni. A causa dei grandi costi e del basso volume di produzione, i sistemi proprietari stanno lasciando il passo a sistemi GPU più efficienti ed accessibili“.

Quali sono i vantaggi principali dell’uso delle GPU in Titan?
“Le prestazioni di picco di Titan sono di più di 20 petaflop, ovvero 20 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo (la potenza di K è circa 10.5 petaflop, ndA). Circa il 90% di questa potenza viene dalle 18688 schede GPU Tesla K20 della NVIDIA. Titan è circa dieci volte più veloce e cinque volte più efficiente del suo predecessore, il sistema Jaguar da 2,3 petaflop. Soprattutto, le GPU hanno trasformato Jaguar nel più potente strumento per gli scienziati per accelerare il passo di scoperta ed innovazione in un intervallo di campi scientifici, dalla predizione degli impatti degli uragani ad una migliore precisione nel trovare cure per il cancro. Gli scienziati nel settore di ricerca sulla combustione stanno già iniziando ad usare Titan per accelerare la scoperta di idrocarburi più efficienti, riducendo i tempi di simulazione dai mesi alle settimane”.

Quanto tempo ha richiesto la progettazione costruzione e test di Titan?
“Titan  era un progetto a più fasi iniziato un anno fa quando 56 dei 200 cabinet del sistema Jaguar sono stati aggiornati alla più recente architettura Cray XK6. OAk Ridde ha installato le 18,688 schede Tesla in meno di un mese”.

Quali sono alcuni esempi di applicazioni scientifiche?
“In aggiunta alle ricerche sulla combustione, due altri esempi di applicazioni scientifiche sono lo studio nel settore nucleare e dei cambiamenti climatici. L’energia nucleare fornisce circa il 20% del consumo di elettricità degli Stati Uniti.  Gli scienziati di Oak Ridge usano le simulazioni per migliorare la sicurezza e le prestazioni delle centrali nucleari. Con Titan, le simulazioni 3D di un reattore nucleare sono completate nel giro di ore anziché settimane. Gli scienziati del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica 5 stanno tracciando l’impatto del cambiamento climatico simulando il sistema Terra con l’atmosfera, gli oceani, le terre emerse ed i ghiacciai. In un singolo giorno di simulazione, Titan permette agli scienziati di simulare 1-5 anni di dati confrontati con i soli 3 mesi di dati su Jaguar”.

Titan sarà accessibile a tutti gli scienziati?
“Come parte del programma INCITE del Dipartimento dell’Energia, Oak Ridge ha accettato proposte dagli scienziati di tutto il mondo ed ha assegnato tempo di calcolo su Titan a 32 progetti. Questi sono altri ricercatori che avranno ampio accesso a Titan nel 2013.”
(29 ottobre 2012)

giovedì 23 agosto 2012

Non si contratta lo spread con la natura


di LUCA MERCALLI, dalla Stampa

Ad aprile è stato inserito nella Costituzione italiana il pareggio di bilancio, ovviamente riferito al denaro. Ma c’è un bilancio estremamente più importante per la nostra vita. Vita che prima di essere soggetta ai capricci dell’economia è ferreamente dominata da flussi di energia e materia: è quello delle valute «fisiche» disponibili sul pianeta Terra. Un dato che, per quanto denso di conseguenze per il futuro dell’Umanità, nessuno considera strategico, né lo si inserisce nelle Costituzioni, salvo forse che in quella dell’Ecuador.

In sostanza, non si possono prelevare dal conto terrestre più risorse di quante i sistemi naturali siano in grado di rigenerare né immettere rifiuti e inquinanti più di quanto la biosfera sia in grado di metabolizzare. L’Overshoot Day di quest’anno, annunciato ieri, definisce la data nella quale il nostro conto corrente con l’ambiente è andato in rosso. Abbiamo speso tutti gli interessi in questi primi 234 giorni dell’anno, e da oggi al 31 dicembre dilapideremo una parte del capitale, con conseguenze talora irreversibili, come il riscaldamento globale o l’estinzione di specie viventi.

Il pareggio di bilancio mondiale è stato rispettato più o meno fino alla metà degli Anni 70, quando l’umanità contava 3,5 miliardi di individui. Oggi siamo 7 miliardi, consumiamo e inquiniamo come non mai e preleviamo l’equivalente di una terra e mezza. La biosfera è un sistema resiliente, e per brevi periodi può sopportare uno stress senza collassare, a patto che si rientri nei limiti imposti dalle leggi universali che governano i cicli biogeochimici, il clima, la riproduzione della fauna ittica, la rigenerazione delle foreste. Ma, come accade a un motore lanciato a folle corsa, quando la lancetta del contagiri entra in zona rossa, per non sbiellare bisogna ridurre la velocità.

Stranamente l’economia mondiale appare preoccupatissima del rallentamento dei giri del motore e invoca un’ulteriore accelerazione che secondo i modelli ecologici porterebbe attorno al 2050 alla necessità dell’equivalente di due pianeti, dei quali evidentemente non disponiamo. Ovvero il motore salta e la macchina si ferma di botto con gravi conseguenze per la società e per l’ecosistema. La «spending review» tanto oggi di moda dovrebbe dunque includere anche le risorse fondamentali da cui dipendiamo, suolo, acqua, energia, biomassa, carico inquinante.

Una riduzione dei giri governata con saggezza per riportarci nei limiti concessi dall’unico pianeta che abbiamo è l’unico atteggiamento razionale a cui ricorrere, e sarebbe assurdo non considerarlo proprio ora che la ricerca scientifica ci mette a disposizione tanti dati affidabili su cui costruire gli scenari futuri, scegliendo quelli più favorevoli ed evitando le trappole del sovrasfruttamento. La sfida è enorme, l’uomo deve completamente mutare il proprio paradigma, da un cieco inseguimento della crescita fine a se stessa a un’economia basata su uno stato stazionario, energie rinnovabili e rifiuti riciclabili. È un obiettivo per nulla facile da perseguire, né esistono ricette preconfezionate, tuttavia ciò che la comunità scientifica invoca invano da anni è una disponibilità all’ascolto del mondo economico e politico, alla ricerca di soluzioni nuove e condivise che tengano conto dell’enorme posta in gioco, ovvero la sopravvivenza della specie per un periodo dello stesso ordine di grandezza del nostro cammino evolutivo precedente, diciamo 200 mila anni. Sotto le isteriche oscillazioni dello spread, c’è un debito con la natura che non si potrà contrattare in nessun Parlamento.

mercoledì 25 aprile 2012

Perché non diventeremo mai super-intelligenti



Esistono limiti evoluzionistici all'intelligenza umana:
un QI troppo alto si accompagnerebbe a qualche guaio

MILANO - Il sogno di tutti: avere una super-intelligenza, essere capaci di ricordare tutto nei minimi dettagli, non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che ci circonda. C'è chi prende perfino le “smart drugs” per migliorare le prestazioni del cervello, ma ora un articolo apparso su Current Directions in Psychological Science mette in guardia: non possiamo diventare super-intelligenti, esistono limiti invalicabili dettati dall'evoluzione. E se li superiamo, paghiamo l'”ultracervello” con qualche problema di altro tipo.
EVOLUZIONE – Thomas Hills, psicologo all'università di Warwick in Inghilterra, ha analizzato l'evoluzione umana chiedendosi perché la nostra intelligenza da secoli e secoli non sembra essere aumentata. Lo studioso fa notare che tutto, durante l'evoluzione, ha richiesto un compromesso: «Forse sarebbe stato utile essere alti due metri e mezzo, ma il cuore difficilmente può spingere il sangue tanto da raggiungere gli estremi di un tale spilungone: così, gran parte degli umani non supera il metro e ottanta – osserva Hills –. Gli stessi principi sono molto probabilmente validi anche per l'intelligenza e il cervello. Ad esempio, un bambino con un cervello e quindi una testa troppo grandi non nascerebbe tanto facilmente, perché non riuscirebbe a passare dal canale del parto: la pelvi delle donne non può allargarsi molto, pena un cambiamento sostanziale nel modo di camminare e stare in piedi».

INTELLIGENZA – Per spiegare i suoi ragionamenti, Hills riflette sulle capacità cerebrali che vorremmo vedere migliorate e sulle conseguenze che un loro potenziamento sostanziale porterebbe con sé. Il quoziente intellettivo, ad esempio, secondo lui non può crescere indefinitamente: una ricerca sugli ebrei ashkenazi, che hanno QI mediamente più alti di tutte le altre popolazioni, ha dimostrato che essi hanno subito una selezione evoluzionistica negli ultimi duemila anni che li ha portati ad eccellere in intelligenza, ma al contempo manifestano una maggiore incidenza di malattie del sistema nervoso come la malattia di Tay-Sachs. E secondo Hills proprio la maggior “potenza” del cervello ha comportato tale fragilità di fronte alle patologie nervose. Se invece consideriamo la memoria, che tutti vorremmo più pronta e perfetta, scopriamo che avere ricordi troppo vividi può rovinare la vita. «Una memoria prodigiosa ha i suoi svantaggi: se ci accade qualcosa di brutto vogliamo dimenticarlo, come staremmo se fosse impossibile? – si chiede lo psicologo –. Molti, inoltre, vorrebbero migliorare le proprie capacità di attenzione e per questo alcuni prendono perfino dei farmaci: sappiamo però che queste sostanze sono d'aiuto a chi ha un basso livello basale di attenzione, mentre in chi non ha problemi possono addirittura condurre a performance peggiori. Questo significa che esiste probabilmente un “limite superiore” al grado di attenzione che possiamo mantenere senza danni. Pensate a che cosa potrebbe accadere guidando: l'attenzione è essenziale, ma va posta sugli elementi giusti, se si punta su un cartello stradale o la stazione radio da cambiare possiamo avere qualche guaio». Morale, siccome i compromessi necessari ad avere un super-cervello sono probabilmente inaccettabili per la nostra salute fisica e mentale, non saremo forse mai ultra-intelligenti: dobbiamo essere semmai in grado, dice Hills, di avere prestazioni ottime con un obiettivo alla volta, ma non possiamo desiderare di migliorare attenzione, memoria, intelligenza o altre capacità in maniera consistente e tutte allo stesso modo.

di Elena Meli, dal corriere
25 aprile 2012 |

mercoledì 28 dicembre 2011

Il farmaco che combatte tutti i virus


28/12/2011 - MEDICINA
Il farmaco che combatte tutti i virus

Una immagine d'archivio di studenti giapponesi che usano le mascherine per difendersi dal virus dell'H1N1
Da una ricerca del Mit l'annuncio di "Draco": sarebbe in grado
di contrastare le infezioni virali, da quelle lievi come il raffreddore a quelle gravi  come Ebola o Aids
Quasi un secolo fa la scoperta della penicillina rivoluzionò il modo di curare le infezioni batteriche. Oggi un gruppo di ricercatori del Mit di Boston potrebbe avere trovato la cura per le infezioni virali, curando il raffreddore ma anche malattie molto più gravi, come l’Aids o l'Ebola.

Si tratterebbe del primo antivirale a largo spettro: a differenza degli antibiotici, gli antivirali sono pochi e molto specifici. I farmaci finora sperimentati colpiscono solo alcuni ceppi di virus, i quali mutano facilmente diventando resistenti alle cure. La nuova medicina, che si chiamerà «Draco», dovrà invece collaborare con i meccanismi di difesa già presenti nel corpo umano.

«I virus – ha spiegato Todd Rider, uno degli scienziati che hanno prodotto lo studio pubblicato su PLoS One – agiscono un po’ come l’Alien del film. Entrano in una cellula, si replicano al suo interno, e alla fine ne balzano fuori» . Quando si impadroniscono di una cellula, alcuni virus producono il cosiddetto Rna a doppio filamento, un acido che non viene prodotto dalle cellule sane. Ma il corpo umano possiede già delle difese antivirali naturali: produce infatti delle proteine che si legano all'Rna a doppio filamento impedendo al virus di replicarsi.

Il nuovo farmaco dovrebbe agire cercando le cellule che contengono l'Rna a doppio filamento, segno sicuro della presenza del virus: una volta trovato, dovrebbe ordinare alla cellula di autodistruggersi. La doppia arma, formata da quella naturale prodotta dall'organismo, insieme quella del farmaco, sarebbe perciò in grado di uccidere il virus. Rider assicura che il farmaco che non riscontra la presenza di Rna a doppio filamento viene espulso dal corpo senza alcun effetto collaterale.

Finora la nuova medicina sperimentata sui topi si è rivelata efficace contro 15 tipi di virus, tra cui quelli che causano la dengue febbrile emorragica e l'influenza H1N1, o suina, senza effetti tossici. «Il prossimo passo - spiega Rider - sarà verificare l'efficacia dell'antivirale su animali più grossi».
Fonte : la stampa

venerdì 23 dicembre 2011

Scienza: le scoperte dell'anno


Scienza: le scoperte dell'anno
La top ten delle scoperte scientifiche del 2011 secondo la rivista Science

Nella top ten delle scoperte scientifiche dell'anno, secondo la rivista Science, c’è spazio per i meteoriti piombati sulla Terra (di cui finalmente se ne conosce l’origine), per i microbiomi intestinali (con i tre diversi enterotipi riconosciuti) e per il puzzle genetico dell’uomo moderno. Ma soprattutto per la lotta all' Hiv, grazie alla dimostrazione dell'efficacia della terapia antiretrovirale (Arv) anche come prevenzione, capace cioè di diminuire la diffusione del virus.

Ecco la classifica completa delle scoperte scientifiche dell’anno viste da Science.  
1) Hiv: la terapia è prevenzione
I risultati erano attesi per il 2015, ma quando, lo scorso aprile, Myron Cohen della University of North Carolina di Chapel Hill ha cominciato ad analizzare i primi dati per il trial HPTN 052 - di cui era a capo - non ha potuto tenere per sé quanto scoperto. Aveva le prove che la terapia antiretrovirale (Arv) utilizzata precocemente per il trattamento delle persone con Hiv è in grado di ridurre la trasmissione virale fino al 96%.  

2) Le meteoriti arrivano dagli asteroidi
Fino a oggi gli astronomi non riuscivano a comprendere perché mai la maggior parte delle meteoriti piovuti sulla Terra non sembrasse provenire dagli asteroidi più comuni, quelli del tipo S (nella fascia tra Marte e Giove). Infatti, la composizione chimica delle condriti (le più comuni meteoriti atterrate sulla Terra) non era paragonabile a quella dedotta da analisi spettroscopiche degli asteroidi.

A risolvere l'arcano è stata la sonda giapponese Hayabusa, riportando a casa campioni prelevati direttamente da Itokawa, un asteroide del tipo S. Analizzandone la composizione infatti gli scienziati hanno scoperto che il contenuto dei condriti e degli asteoroidi è lo stesso e le differenze osservate dagli astronomi finora erano solo abbagli causati dall'interazione delle particelle degli asteroidi con il vento solare che influenzava le letture spettroscopiche.  

3) Il puzzle genetico della specie umana
Gli incroci, e quindi lo scambio di geni, tra i nostri antenati sembrano essere più frequenti e complicati di quelli finora ipotizzati. Tutto è cominciato nel 2010, con la scoperta dell’eredità genetica lasciata dai Neanderthal e dall’ uomo di Denisovan alle popolazioni moderne europee e asiatiche. E il 2011 non ha fatto altro che aggiungere pezzi al puzzle grazie all'identificazione di insolite varianti genetiche in tre distinte popolazioni africane, ereditate forse da incroci con popolazioni arcaiche vissute 35mila anni fa circa nel continente africano.  

4) La struttura del fotosistema II
Il fotosistema II è il complesso di proteine e pigmenti che dà avvio alla fotosintesi, rompendo molecole d’acqua e separando l’idrogeno dall’ ossigeno molecolare. Se negli ultimi anni gli scienziati sono riusciti a far luce sulle caratteristiche strutturali del nel 2011 un gruppo di ricercatori del Caltech è riuscito a sintetizzare in laboratorio l’unità centrale del fotosistema II. Che cosa potremmo farci? L’idea è quella di mimare il funzionamento del complesso per produrre grandi quantità di idrogeno libero a partire dall’acqua, da utilizzare per scopi energetici.  

5) L’Universo primordiale
Fin ora era solo un'ipotesi. Poco dopo il Big Bang, le prime stelle che si formarono contenevano solo gli elementi più leggeri presenti nel cosmo (come idrogeno ed elio). Quelli pesanti, i metalli, sarebbero arrivati solo dopo, dalla fusione degli elementi più leggeri (avvenuta nelle stelle, che poi esplodendo li avrebbero poi sparati nello Spazio). Gli occhi dei telescopi del Keck Observatory (Hawaii) hanno trovato due nubi gassose ricche solamente di idrogeno e deuterio. Niente ossigeno, carbonio, azoto o silicio: quelle nubi sono un’istantanea dell’Universo primordiale.  

6) Di che enterotipo sei?
Producono vitamine, influenzano il metabolismo energetico e il sistema immunitario. Ce ne sono a miliardi nel nostro intestino, in una composizione così particolare da essere diversi persino nei gemelli. Quest'anno però i ricercatori dello European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg, in Germania, hanno scoperto che nonostante la loro diversità, è possibile dividerli in comunità a seconda del tipo più presente in ogni individuo, indipendentemente da nazione, sesso o età.  

7) Il vaccino contro la malaria
Non dà protezione nel 100% dei casi e anche dove sembra funzionare non si sa ancora per quanto garantirà protezione. Eppure aver trovato un vaccino capace di contrastare la diffusione della malaria, anche se solo in parte, rappresenta un traguardo fondamentale nella lotta alla malattia. Il vaccino RTS,S si è mostrato capace di dimezzare il rischio di malaria e potrebbe presto affiancarsi agli strumenti già disponibili.  

8) Sistemi solari alieni
Sono più di 700 e il loro numero continua a crescere. Sono gli esopianeti, pianeti al di fuori del nostro sistema solare lo studio dei quali potrebbe di aiutarci a fare luce sui meccanismi di formazione di queste organizzazioni. Tuttavia, a volte, si tratta di conformazioni troppo anomale per essere spiegate dalle attuali teorie. Come accade per il sistema solare che orbita intorno alla stella Kepler 11, la cui scoperta è stata annunciata lo scorso febbraio.  

9) I cristalli vuoti
Il 2011 è stato anche l’anno degli zeoliti per Science. Questi minerali porosi presenti in natura, oggi possono essere riprodotti anche in laboratorio e a livello industriale. Nel 2011 diverse ricerche indipendenti hanno anche permesso di superare i limiti ancora legati al loro utilizzo e versatilità: per esempio alcuni ricercatori sono riusciti ad aumentare la grandezza dei pori presenti e a utilizzare questi minerali per produrre dispositivi filtranti sottili ( membrane di zeoliti).  

10) L’elisir di lunga vita eliminando le cellule vecchie
Le chiamano cellule senescenti, perché dopo aver vissuto per un periodo di tempo (dividendosi un determinato numero di volte) invecchiano e smettono di lavorare (ovvero di dividersi). Ma continuano comunque a svolgere ruoli importanti. Per capire se la loro eliminazione aiutasse o meno l’organismo a rimanere giovane più a lungo, un gruppo di ricercatori ha trattato alcuni topi predisposti all’invecchiamento precoce con un farmaco in grado di eliminare selettivamente le cellule senescenti. Analizzando i risultati gli scienziati hanno scoperto che sopprimere le cellule “vecchie” aiuta i topi a vivere meglio, mantenendoli più in salute.
Fonte : Vivere