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sabato 3 agosto 2013

Cinquant'anni di fughe radioattive

Sono tempi difficili, questi!
Forse sono così complessi da rendere impossibile una corretta e compiuta informazione. Oppure è vero il contrario, mancando l'informazione diventa difficile esercitare la sovranità popolare e quando il gatto non c'è...
Stai a vedere che adesso il problema delle scorie nucleari depositate da cinquant'anni nel centro Itrec presso l'Enea di Rotondella (Mt) è causato dallo "scoop" di due giornalisti che, su una strada statale hanno visto e fotografato un convoglio di camionette, auto della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza mentre scortavano un autotreno con a bordo materiale radioattivo.
I cinquant'anni pregressi, le fughe radioattive, le centinaia di barili di terreno contaminato, i serbatoi decrepiti perché progettati per durare 20 anni (scaduti trent'anni fa) contenenti i residui corrosivi e radioattivi, le 64 barre di combustibile esausto raffreddate ad acqua prelevata dal mare e scaricata nel mare di Rotondella per ventiquattr'ore al giorno da oltre quarant'anni, sono tutte bazzecole.
Nessuno risponde di questo e nessuno pagherà per questo scempio.
Adesso, le frasi ignoranti del senatore Petrocelli e quelle subdole del Viceministro Bubbico, puntano il mirino sui giornalisti, rei di camminare sulla statale Jonica con gli occhi aperti, rei di aver detto ai lucani ed a qualche malcapitato pugliese che un carico nucleare passava davanti alle loro case senza che ne sapessero nulla. Senza che nemmeno i sindaci fossero stati avvisati.
E se quell'autotreno fosse caduto in una cunetta? E se si fosse incendiato? E se l'autista avesse avuto un colpo di sonno?
Nulla di tutto questo è accaduto, come chissà quanti autobus irregolarmente revisionati circolano per le strade senza finire in una scarpata causando 38 morti. E questo giustifica la leggerezza con cui il Ministero dell'Interno ha operato? Questo giustifica il rischio di 300 agenti delle Forze dell'Ordine che sarebbero corsi a soccorrere un eventuale incidente lasciandoci le penne?
Quello che due giornalisti hanno visto passare per la pubblica strada ed hanno raccontato, potrebbe, nientemeno, indurre gli "americani" a non riprendersi il materiale nucleare che hanno prodotto e trasportato nell'Itrec; l'ha detto il viceministro Filippo Bubbico. Ha messo un carico da cento sulla testa dei due giornalisti. Quello che per cinquant'anni non ha saputo fare la politica e lui stesso, che per almeno venti è stato figura apicale in Basilicata, adesso non si potrà fare a causa di due giornalisti che hanno raccontato un irresponsabile "trasporto".
Cosa vuole, Bubbico, aizzare gente esasperata contro due onesti giornalisti? Cosa cerca Petrocelli, il riscatto per non essere stato lui (che è pagato per servire il popolo) l'artefice della denuncia pubblica?
Abbiamo raccontato il trasporto pochi minuti dopo che si era concluso, quando cioè si trattava di un fatto e non di voci o supposizioni. Noi giornalisti, caro cittadino senatore, raccontiamo i fatti e non le chiacchiere, nemmeno quelle di chi pretende di possedere una "morale superiore".
Ed i fatti, per essere raccontati, necessitano di accadere.
I nostri parlamentari, i parlamentari lucani (cittadini e non), hanno fatto solo chiacchiere. Le chiamano interrogazioni parlamentari, ma sono solo parole al vento. Tant'è che ricevono in risposta altre chiacchiere.
Andiamoci dentro all'Itrec.
Andiamo a vedere con i nostri occhi di parlamentari e di giornalisti.
Metteteci anche voi il culo in questa sporca vicenda, come abbiamo fatto noi la notte del trasporto; mentre voi, come tanti ignari cittadini, dormivate.
Alla domanda fondamentale dovete rispondere voi parlamentari e non altri. Voi parlamentari Lucani:"qual è lo stato dei serbatoi di poltiglia radioattiva (residuo del riprocessamento delle barre di combustibile)?"
Delle tante domande che pure meritano risposta, questa ci sembra la più attuale ed urgente. L'abbiamo posta nel 2007, ripetuta in questi giorni e non ci accontenteremo di risposte "per sentito dire". Vogliamo vedere con i nostri occhi.
Perché, cari parlamentari, i nostri cari, i nostri figli e la nostra gente di queste amenità potrebbe morire!
Propongo che tutti i parlamentari lucani, lunedì 5 agosto con tutti i giornalisti lucani, si rechino ai cancelli del centro Itrec per visitare i serbatoi di cui innanzi.
Attendo adesioni con una sola avvertenza: chi non sarà presente, deve smettere di rompere i coglioni!
Viva la Lucania
Viva l'Italia

di Nicola Piccenna

giovedì 29 marzo 2012

Monte non si monti la testa


di Marco Travaglio, da il Fatto quotidiano, 28 marzo 2012

Forse è venuto il momento di dire al professor Mario Monti che s’è montato la testa. E la Fornero ancor di più. A furia di leggere sui giornali amici (cioè quasi tutti) che sono i salvatori della patria, i due hanno finito col crederci.

In realtà, in estrema e brutale sintesi, finora hanno recuperato miliardi sulla pelle dei pensionati e degli “esodati”, facendo dell’Italia il paese europeo dove si va in pensione più tardi; e altri contano di recuperarli sulla pelle dei lavoratori, dando mano libera alle aziende di cacciare chi vogliono, camuffando per licenziamenti economici anche quelli disciplinari e discriminatori. Quanto alle liberalizzazioni, a parte qualche caccolina sui taxi e le farmacie, non s’è visto nulla, mentre s’è visto parecchio a favore della banche.

Il vero “salva-Italia” è tutto mediatico, d’immagine: facce presentabili al posto degli impresentabili di prima. Il che non è poco. Ma è un fattore passeggero, visto che prima o poi, piaccia o no, i cittadini dovranno tornare a eleggere i loro rappresentanti. La prospettiva del ritorno dei politici, lo sappiamo bene, è agghiacciante. Ma questo progressivo disabituarsi degli italiani ai fondamentali della democrazia è pericoloso. Ed è qui che i “tecnici” ciurlano nel manico.

L’altro giorno arriva alla Camera il decreto “liberalizzazioni”, solita procedura d’urgenza “prendere o lasciare” modello Protezione civile: testo blindato dalla solita fiducia, la dodicesima in tre mesi. Problema: manca la copertura finanziaria, lo dice la Ragioneria dello Stato. Il rappresentante del governo, il noto gaffeur Polillo, s’inventa che “la copertura non può essere quantificata in anticipo”.

Fosse così, tutte le leggi passerebbero al buio, poi si vede. Ma non c’è nemmeno il tempo di discutere: si vota e basta a scatola chiusa. Fini protesta per “l’insensibilità del governo” (e meno male che c’è lui: Schifani vorrebbe solo decreti, soluzione che avrebbe almeno il pregio di liberarci del Senato e del suo presidente). Il Quirinale “si riserva” non si sa bene cosa. Del resto il Quirinale aveva già invitato i gruppi parlamentari a evitare fastidiosi emendamenti al decreto Milleproroghe. Ma a che serve allora il Parlamento, in una democrazia parlamentare? A ratificare senza fiatare i decreti del governo, fra l’altro blindati con la fiducia?

Ora arriva il ddl sul lavoro, cioè sull’articolo 18 e poco altro, tutti elogiano la mossa dialogante che ci ha fatto la grazia di evitare il solito decreto blindato. Ma subito Monti&Fornero fan sapere che non ammettono modifiche, sennò “il Paese non è pronto” e i salvatori della patria in missione per conto di Dio ci lasciano soli (“potremmo non restare”). Cioè: il disegno di legge è come fosse un decreto, calato dall’alto direttamente dallo Spirito Santo. E la formula “salvo intese”? Si riferisce alla maggioranza parlamentare che dovrebbe votarlo? No, a “intese fra governo e Quirinale”. E il Parlamento? Un optional.

Sappiamo benissimo che questo Parlamento fa schifo. Ma, per averne uno nuovo, più aderente ai gusti degli italiani, si doveva votare a novembre: invece Napolitano, Monti e i partiti retrostanti preferirono evitare. Dunque di che si lamentano? L’avete voluta la bicicletta? Pedalate. Monti si appella ai sondaggi, come unica fonte di legittimazione fra sé e il Colle (“se qualche segno di scarso gradimento c’è stato, è verso la politica, non verso il governo”). Ma allora dovrebbero valere sempre, anche quando non fanno comodo: oltre il 60% degli italiani è contro la “riforma” dell’art. 18 e, a causa di quella, il governo è sceso in 20 giorni dal 62 al 44%. Magari, in quel 18% in meno, ci sono i 350 mila esodati che il governo ha lasciato senza lavoro e senza pensione: chi li rappresenta?

Non era stato proprio Monti, presentandosi al Senato il 17 novembre, a giurare che “non verranno modificati i rapporti di lavoro regolari e stabiliti in essere”? Ora dice che “sulla riforma non accetto incursioni in Parlamento”, ma quelle che chiama “incursioni” sono l’abc della democrazia parlamentare. Chi glielo dice?

(28 marzo 2012)

giovedì 10 novembre 2011

Ci risiamo. A Rotondella deposito scorie temporaneo (?).


A Rotondella
deposito scorie
temporaneo


ROTONDELLA (MATERA) – La Sogin realizzerà nell’impianto Itrec di Rotondella (Matera) – la cui bonifica ambientale si concluderà nel 2026 – un deposito temporaneo che “ospiterà solo i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività di decommissioning dell’impianto” e che, al termine del trasferimento delle scorie nel deposito unico nazionale, “sarà smaltellato”.

Lo ha annunciato oggi a Rotondella l’amministratore delegato della Sogin, Giuseppe Nucci, presentando a rappresentanti degli enti locali, imprenditori, sindacalisti e giornalisti il piano industriale 2011-2015 della società., che investirà 4,8 miliardi di euro “per terminare le attività di smantellamento dei siti nucleari italiani e arrivare al 'prato verdè, comprensivi dei costi di trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale”.

Il deposito temporaneo che sarà costruito a Rotondella – è stato precisato – “garantirà la massima sicurezza nello stoccaggio temporaneo esclusivamente dei rifiuti radioattivi derivanti dalle attività di cementazione dei rifiuti radioattivi liquidi già presenti nel sito”. Nella struttura troveranno posto anche due contenitori che conserveranno le barre di uranio irraggiato trasferite anni fa in Basilicata dalla centrale atomica statunitense di Elk River e ora custodite in una piscina. Anche tali due contenitori saranno poi trasferiti nel deposito nazionale
Fonte : "La Gazzetta del Mezzogiorno"

venerdì 10 giugno 2011

SCANZANO JONICO - "Sito a rischio scorie"


di PIERANTONIO LUTRELLI

SCANZANO JONICO – “Scanzano Jonico è il candidato numero uno per ospitare il Sito unico nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari, temo, anche se non ho notizie certe, che dopo il referendum il problema possa riproporsi”. Lo ha detto al Quotidiano, Massimo Scalia professore di Fisica Matematica al Dipartimento di Matematica dell'Università “La Sapienza” di Roma, figura autorevole tra i padri dell'ambientalismo scientifico in Italia, con un passato tra i banchi di Montecitorio, in cui ricoprì il delicato e prestigioso incarico nel 1997, di presidente dellaCommissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, intervenendo ad una manifestazione antinucleare organizzata dall’Associazione “ScanZiamo le scorie” , nata nel novembre del 2003 durante le lotte contro l’ubicazione del Sito unico a Terzo Cavone, presieduta da Donato Nardiello e animata da Pasquale Stigliani, per sensibilizzare gli elettori a votare “Si” al referendum e bandire definitivamente il nucleare dal Paese. Non c’è dubbio che a Scanzano la paura resta. Ma sentiamo il professore. “Mi sembra improbabile – ha detto Scalia, rispondendo ad una nostra specifica domanda – che Scanzano Jonico possa essere destinataria della costruzione di una centrale nucleare qualora non dovesse prevalere il “Si” al referendum del prossimo 12 e 13 giugno, questo paese ha già dato, perché la situazione dell’Itrec della vicina Trisaia di Rotondella è tutt’altro che risolta, è una situazione complessa che configura ancora tempi lunghi per la conservazione delle famose sessantaquattro barre di combustibile irraggiato di Elk River. E poi ci sono le cosiddette fosse irreversibili. Scanzano ha avuto già la sua dose di scorie radioattive, mi sembra francamente improbabile dunque pensare a Scanzano come ad un posto per una centrale nucleare. Credo che ci siano altri candidati in pole position. Al contrario, invece, più realisticamente, a prescindere da come vada il referendum che siamo certi possa raggiungere il quorum, magari non si faranno le centrali, ma il deposito di scorie radioattive resta e Scanzano resta il candidato favorito. Ora bisognerà che i cittadini della regione Basilicata, che otto anni fa lottarono in centomila per quindici giorni, si allenino, perché il rischio vero è quello, diciamo”. Poi torna a parlare del nucleare. “Il nucleare – ha continuato – gode di un pregiudizio favorevole come “frontiera avanzata del progresso”. Questo quarant’anni fa quando ero studente, in realtà è rimasto stanzialmente quello che era. I miglioramenti ingegneristici che ha avuto sono indubbi, non li voglio citare tutti quanti, ma li conosco molto bene. Purtroppo non sono in grado di dare una risposta agli irrisolti problemi che il nucleare ha, dal problema della proliferazione delle armi, al problema della sicurezza, a quello della contaminazione radioattiva, al problema della gestione delle scorie. In pochi anni si è voluto trasferire quell’esperienza, quei laboratori che avevano preparato la bomba atomica, pari pari alla produzione di energia elettrica. Non si riesce a capire – ha concluso Scalia - che la progettazione delle armi non poteva avere come priorità la sicurezza, la difesa della contaminazione radioattiva e il problema delle scorie”. Scanzano ancora in prima linea contro il nucleare ed infatti la presidente nazionale del Pd, Rosy Bindi, sarà presente venerdì 10 giugno alle 20, proprio nel comune jonico per la manifestazione di chiusura della campagna referendaria a favore dei quattro “Sì”. Per lei è un ritorno dopo il 27 novembre 2003, giorno in cui il governo Berlusconi fu costretto dalla rivolta a fare marcia indietro sul decreto numero 314.

(Da Il Quotidiano della Basilicata)

Le foto sono di LINO DE STEFANO

martedì 3 maggio 2011


[report] WWF: Il nucleare? archeologia. Studio Worldwatch Institute
Pubblicato il 3 maggio 2011 da francesco
Secondo lo studio del Worldwatch Institute, in calo numero di reattori ed elettricità prodotta nonostante i soldi pubblici spesi per la ricerca siano ben 5 volte maggiori di quelli destinati alle rinnovabili”.
Il nucleare è destinato a morire. A suffragare la convinzione del WWF sul declino dell’energia atomica nel mondo è il report 2010-2011 del Worldwatch Institute sullo stato dell’industria nucleare mondiale intitolato “L’energia nucleare in un mondo post-Fukushima”. “Secondo il Worldwatch Institute – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF – l’energia atomica ha iniziato la propria parabola discendente già dal 1980 e nel 1990 per la prima volta il numero di reattori arrestati ha superato il numero di avviamenti. Un trend confermato anche dai dati più recenti: all’aprile 2011 risultano in funzione nel mondo un totale di 437 reattori nucleari per 30 Paesi, 8 in meno rispetto al massimo storico di 444 reattori nel 2002. A partire da quest’anno, quindi quasi 10 anni prima dell’incidente della centrale Fukushima, i reattori avviati sono stati 25, mentre quelli spenti 32, compresi i 6 dell’impianto giapponese ed esclusi i 7 chiusi ‘provvisoriamente’ in Germania dopo gli eventi del Giappone e che secondo il report è improbabile che saranno ripristinati”. Per quanto riguarda la produzione mondiale di elettricità dall’energia nucleare, “nel 2009 – si legge nel documento – gli impianti hanno prodotto 2558 TWh, registrando un calo di 103 TWh (circa il 4%) dal 2006.

mercoledì 27 aprile 2011

L'ANALISI

Sull'imbroglio decida la consulta

di STEFANO RODOTÀ
Sia lode al presidente del Consiglio. Con la disinvoltura istituzionale che lo contraddistingue ha svelato le vere carte del governo sul nucleare, carte peraltro niente affatto coperte. La frode legislativa, già evidente, diviene ora conclamata. Berlusconi è stato chiaro. Un tema tanto importante come il nucleare non può essere affidato a cittadini "spaventati" da quanto è avvenuto in Giappone, che debbono "tranquillizzarsi". Meglio, dunque, non far votare un popolo emotivo, disinformato. Gli abbiamo scippato con uno stratagemma un referendum che avrebbe reso impossibile per anni il nucleare, e ora abbiamo le mani libere per tornare in pista già tra dodici mesi. Gabbati i cittadini, ma rassicurati gli imprenditori, poiché il presidente del Consiglio si è premurato di dire che i rapporti tra Enel e Electricité de France andranno comunque avanti.

Un governo e una maggioranza senza dignità accantonano uno dopo l'altro gli strumenti della democrazia, non hanno neppure il pudore della reticenza, teorizzano il silenzio dei cittadini. Ma si può davvero restare passivi davanti a questo gioco delle tre carte istituzionali? Il famigerato emendamento approvato dal Senato diceva chiaramente quale fosse l'obiettivo che si voleva perseguire. Le parole di Berlusconi confermano l'interpretazione dei tanti che avevano sottolineato come la formale abrogazione delle norme sulle centrali nucleari fosse un espediente, anzi un imbroglio, per far sì che la politica nuclearista potesse continuare
e per impedire che la partecipazione al voto di cittadini emotivi facesse raggiungere il quorum, consentendo così anche il successo del temutissimo referendum sul legittimo impedimento.

È bene ricordare i fatti. Quell'emendamento si presenta formalmente come una abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario. Ma il primo e l'ultimo comma dicono il contrario. Si comincia con lo stabilire che il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite "nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea". E alla fine si dice che lo farà entro dodici mesi adottando una "Strategia energetica nazionale", per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare, di cui peraltro si parla esplicitamente all'inizio dell'emendamento. Il Parlamento ha trangugiato senza batter ciglio questa brodaglia, ennesimo esempio dell'incultura politica e istituzionale che ci circonda.
Una volta che il decreto nel quale è stato infilato l'emendamento sarà stato convertito in legge, la parola passerà all'Ufficio per il referendum della Corte di Cassazione, che ha il compito di accertare se la nuova legge va nella direzione voluta dai promotori. Se la sua valutazione è positiva, il referendum non si tiene. Nel caso contrario, il referendum è "trasferito" sulle nuove norme e si va al voto. Dopo la clamorosa confessione pubblica del presidente del Consiglio, è dichiarato l'obiettivo di impedire il rispetto della volontà dei promotori.

A questo punto, però, le cose si complicano assai. Che cosa accadrebbe, infatti, se la Cassazione, prendendo atto della frode ai danni dei cittadini, decidesse di far tenere il referendum facendo votare pro o contro l'abrogazione dell'emendamento-imbroglio? Se gli elettori votassero sì all'abrogazione, cancellerebbero certamente le norme con le quali il governo ha voluto riservarsi di riprendere la politica nucleare a proprio piacimento. Ma cancellerebbero pure la parte dell'emendamento che abroga le attuali norme sul nucleare. Queste tornerebbero in vigore, ridando al governo, da subito, il potere di procedere sulla strada della costruzione delle centrali nucleari.

Come uscire da questo pasticcio? Facciamo un passo indietro. Nel 1978 la Corte costituzionale dovette affrontare appunto il problema di norme che, abrogando le disposizioni alle quali si riferiva il referendum, non rispettavano la volontà dei promotori. La soluzione fu trovata dichiarando l'incostituzionalità della norma della legge sul referendum che non prevedeva questa eventualità, e prevedendo il trasferimento del referendum sulle nuove norme. Ma, di fronte all'imbroglio attuale, questa strada non è praticabile, poiché produrrebbe l'esito paradossale di un voto referendario che si ritorce ancora di più contro l'intenzione dei proponenti. La Cassazione, allora, potrebbe sollevare la nuova questione, investendone la Corte costituzionale che, come nel 1978, dovrebbe cercar di porre riparo all'ennesima torsione alla quale il governo attuale sottopone le istituzioni.

Una parola sul modo in cui Berlusconi considera i cittadini, ai quali sarebbe precluso il diritto di votare in situazioni di emotività, di sostanziale incompetenza. Già in occasione del referendum sulla legge sulla procreazione assistita, nel 2005, uno degli argomenti adoperati per indurre all'astensione fu quello che sottolineava la complessità tecnica di taluni quesiti, che avrebbe impedito ai cittadini di esprimere una valutazione adeguata. Tutti questi sono argomenti pericolosissimi dal punto di vista democratico, perché subordinano la possibilità di votare al giudizio che qualcuno esprime sulla competenza di ciascuno di noi e mettono così "sotto tutela" la stessa sovranità popolare. In questi casi la via non è quella del silenzio forzato, ma dell'informazione adeguata, quella che produce lo "scientific citizen", il "cittadino biologico", cioè persone dotate dei dati che le mettono in condizione di formarsi una opinione critica. È un caso che la Commissione di vigilanza della Rai non abbia ancora approvato il regolamento sulle trasmissioni per i referendum, precludendo ai cittadini proprio quell'accesso all'informazione che li riscatterebbe dall'emotività? 
Da Repubblica del 27 Aprile 2011

martedì 26 aprile 2011

GIUSEPPE GIULIETTI – Referendum, mobilitiamoci contro lo scippo del governo
ggiuliettiDal 25 aprile al primo maggio, due date fondamentali per l’Italia che ancora crede nei valori costituzionali, sia un vero e proprio “referendum week”, una settimana piena di iniziative dedicate alla illustrazione e alla diffusione dei quesiti referendari.L’appello, tra gli altri, è stato lanciato da Liberainformazione, dalla Tavola della pace, dal Popolo viola, da Articolo 21, proprio per contrastare il tentativo di broglio in atto.
Il broglio politico è evidente, vogliono far saltare il referendum sul nucleare e sull’acqua perché hanno paura di perdere e ancor di più hanno paura che gli italiani dicano sì anche alla abrogazione del legittimo impedimento, travolgendo lo scudo immunitario del presidente imputato.
Altrimenti come si spiega che non abbiano chiesto alcun “approfondimento legislativo” anche su questo quesito?
Il broglio politico, tuttavia, è anche la premessa di un broglio mediatico. I referendum non sono stati abrogati e forse non lo saranno, ma molti si comportano come se l’appuntamento elettorale fosse già stato annullato e di conseguenza hanno dato ordine ai loro media di spegnere i riflettori.
La Commissione di Vigilanza sulla Rai non ha ancora definito il regolamento perchè la maggioranza fa ostruzionismo per ritardarne l’approvazione.
Le autorità di garanzia auspicano, ma non impongono i tempi compensativi.
Tutti si appellano all’incertezza sulla scadenza elettorale. Questa è la truffa, questa è la prova provata dell’imbroglio che il governo sta tentando, sfruttando anche le debolezze, le incertezze, di chi non ha mai appoggiato questi referendum e non ha voglia di impegnarsi in una battaglia dura, ma necessaria.
Quello che sta accadendo supera ormai i singoli quesiti, deve annullare qualsiasi perplessità, persino chi non ha firmato o addirittura era ed è intenzionato a votare no a questo o a quel quesito, ha ora il dovere etico ancor prima che politico di ribellarsi alla truffa, al maledetto imbroglio che punta, come ha scritto da par suo il professor Stefano Rodotà, a calpestare la Costituzione e la democrazia.
Spetta anche a noi spezzare la congiura del silenzio e svelare l’inganno. Possiamo farlo in tanti modi usando le piazze reali e virtuali, facendo circolare le utilissime pagine predisposte da MicroMega, scrivendo alle autorità di garanzia per sollecitare la loro azione, inviando appelli alla Corte di Cassazione per chiedere che venga rispettato il nostro diritto al voto, portando su tutte le piazze in occasione delle grandi manifestazioni del 25 aprile e del primo maggio il tema dei referendum e della democrazia violata, diffondendo ovunque il materiale  predisposto dai comitati referendari, chiedendo ai proprio amministratori locali di promuovere iniziative di informazione sulla prossima scadenza.
Nelle prossime ore, infine, di intesa con tute le altre associazioni, con il Popolo viola, con Libertà e Giustizia, ci recheremo davanti alle sedi dei grandi gruppi editoriali per chiedere che sia rispettata la legge e che sia data la parola ai comitati referendari che sono in questa fase “soggetti protetti costituzionalmente” in quanto loro e solo loro sono titolari dei quesiti in seguito alla raccolta di firme.
Ebbene, persino in queste ore, proprio i soggetti proponenti sono stati cancellati, tra loro e il ministro Romani il rapporto è di un secondo a cento, a dimostrazione che il broglio politico e quello mediatico sono strettamente congiunti, com’è ovvio che sia nel paese del conflitto di interessi. Il direttore generale Masi, con raro sprezzo del ridicolo, ha inviato una lettera ai conduttori Santoro, Floris, Annunziata perché “loro” non rispetterebbero la par condicio, perché avrebbero osato dare la parola proprio a quei soggetti politici e sociali che altrove sono stati invece randellati o oscurati.
Loro si comportano come se i referendum fossero già stati cancellati, a noi spetta il compito di contrastarli e di agire “come se” l’appuntamento elettorale referendario fosse programmato per domattina, anzi tanto per cominciare perché non cominciamo a chiedere a tutti i candidati sindaci cosa pensano dei referendum, della truffa in atto, e come voterà ciascuno di loro sui singoli quesiti?
Il 6 maggio si svolgerà lo sciopero generale della Cgil, sarà una grande giornata per rivendicare il rispetto della Costituzione e dei diritti fondamentali, tra questi spiccano il diritto ad informare ed essere informati premessa indispensabile perché esista il libero esercizio del voto. Siamo sicuri che il 6 maggio diventerà anche una grande giornata contro la censura e contro i bavagli che vorrebbero imporre alla pubblica opinione.
Giuseppe Giulietti
(25 aprile 2011)
Da Micromega

venerdì 22 aprile 2011


Nel centro Itrec Trisaia
saranno stoccate
anche le scorie di Casaccia


di ENZO PALAZZO
dalla "gazzetta del mezzogiorno"
ROTONDELLA - Nel centro Itrec di Trisaia di Rotondella, gestito dalla Sogin, saranno stoccati anche i rifiuti contenuti nel centro di Casaccia, alle porte di Roma. La notizia è apparsa in un servizio dell’Espresso (“Il nucleare che già c’è”) dedicato al nucleare in Italia e smentisce sia la stessa Sogin che la Regione. L’ente pubblico si è sempre dichiarato contrario al nucleare e alla scelta di un luogo lucano come sito unico di scorie radioattive, ma non ha mai contestato o avuto dubbi su quanto potesse accadere in Trisaia in merito ai sospetti, dopo le contestazioni del 2003, di un possibile rientro del deposito unico nazionale di rifiuti nucleari mascherato da attività di decommissioning per la messa in sicurezza delle scorie lucane. Dunque, mentre la Regione attua cronoprogrammi con la Sogin, propedeutici alle varie cabine di regia per il monitoraggio del Centro Itrec in Trisaia, la notizia apparsa sull’Espresso da una lettura in merito ai due capannoni/depositi di scorie da realizzare a Rotondella che indirettamente va a confermare i dubbi dei movimenti lucani antinucleari e le ipotesi della Gazzetta avanzate in più articoli a proposito delle dimensioni eccessive dei due capannoni attualmente in fase di progettazione. Uno da 6 mila mc. da adibire a linea Icpf (la linea per la effettiva messa in sicurezza dei liquidi radioattivi), e l’altro di circa 14 mila metri cubi (il vero e proprio deposito). Si ricorda che i 120 fusti da 400 lt. cadauno che saranno prodotti dalla linea Icpf dopo aver solidificato mediante cementazione i rifiuti liquidi altamente radioattivi derivanti dal combustibile uranio torio ricavato dal riprocessamento di 20 delle 84 barre americane di Elk River, per un totale di 480 mc., tutti disposti in pila da tre, occuperanno non più di complessivi 3200 mc. Sommando anche gli spazi di gestione tra una fila e l’altra, il capannone di 14 mila metri cubi è sembrato ai più enorme, tranne che alla Sogin e alla Regione. La Sogin ha sempre minimizzato le paure degli antinuclearisti, mentre la Regione non solo non ha presentato sue osservazioni alla Via, Valutazione di impatto ambientale, in merito ai due capannoni in Trisaia, ma proprio di recente, con una lunga e dettagliata nota dell’Ufficio stampa regionale, ha persino elogiato il clima di collaborazione positivo e fattivo della Sogin durante una delle tappe del cronoprogramma della cabina di regia voluta dall’assessore regionale all’Am - biente, Agatino Mancusi. Anzi, la stessa nota affermava che «i volumi del deposito in via di realizzazione nel sito di Rotondella sono destinati esclusivamente ad ospitare temporaneamente rifiuti prodotti dal solo sito di Trisaia», riportando anche una citazione dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che a sua volta garantiva che «nulla verrà portato in Basilicata da altri siti». L’articolo dell’Espresso ci dà invece un’altra versione affermando che in Trisaia arriveranno le attività di disattivazione di Casaccia derivate dall’incapsulamento del combustibile irraggiato giacente, dallo smantellamento delle attrezzature, dalla decontaminazione di tre celle.

giovedì 21 aprile 2011


In fumo l'intesa Edf-Enel, 
cruciale la partita per Edison
L. FORNOVO, G. PAOLUCCI
La tensione è alta sui fili dell’alleanza italo-francese sull’energia nucleare. Dopo lo stop del governo italiano, i francesi di Edf, partner dell’Enel, vedono andare in fumo il mega-progetto sul nucleare che avrebbe portato alla costruzione di 4 centrali Epr, di ultima generazione, per 6.500 megawatt, con investimenti tra i 16 e 18 miliardi di euro, di qui al 2030. Ma per ora Sviluppo nucleare Italia, la joint venture tra Enel e Edf, presieduta da Bruno D’Onghia, responsabile delle attività italiane del colosso transalpino, resta in piedi anche se è pressoché congelata, in attesa di tempi migliori. Gli investimenti, già effettuati per decine di milioni di euro per portare avanti progetti e studi di fattibilità, ora saranno fatti col contagocce.

La rinuncia di Palazzo Chigi al nucleare non è stata però una doccia fredda per i francesi. Tra Roma e Parigi erano in corso contatti già da un mese e Palazzo Chigi aveva avvertito i francesi che sul nucleare era in corso una riflessione, dopo la crisi scoppiata nella centrale giapponese di Fukushima. Il punto sul nucleare verrà fatto comunque martedì nel corso del vertice Italia-Francia che si terrà a Roma, alla Farnesina. La «riflessione» aperta sul nucleare dopo Fukushima non riguarda solo l’Italia: Edf teme che uno stop arrivi anche in altri paesi dove il gruppo francese ha avviato programmi nucleari. Come la Cina, il Sudafrica e gli Stati Uniti. Ma Edf non può permettersi di perdere terreno nella sua espansione all’estero, sia perché proprio all’estero trova una parte consistente di ricavi e utili che invece stentano in Francia per il regime di tariffe controllate. Sia perché le centrali francesi, dall’età media elevata, necessitano di un pesante e costoso adeguamento indipendente dall’audit sulla sicurezza nucleare voluto dal governo dopo Fukushima. Sarà per questo che appena due giorni fa Nicolas Sarkozy ha stabilito un adeguamento delle tariffe per l’energia venduta dai produttori alle società distributrici. Dopo un lungo braccio di ferro con Suez-Gdf (che vendeva sul mercato a 36 Kw/ora) l’ha spuntata proprio Edf, che voleva 42 Kw/ora ovvero proprio il prezzo deciso da Sarkò a partire dal primo gennaio 2012. D’altronde, si osserva in ambienti diplomatici, la vicinanza tra il presidente dell’Eliseo e Henry Proglio, numero uno di Edf, è nota. E noto è anche il ruolo «sociale» di Edf, che in Francia dà lavoro a circa 300 mila persone e la cui «Cassa centrale di attività sociali», finanziata con l’1% delle vendite di gas e energia, malgrado i rilievi reiterati della Corte francese dei conti ha un budget di 470 milioni all’anno per finanziare centri sportivi, vacanze e altre attività del tempo libero dei dipendenti. E riesce a chiudere i bilanci in deficit: 70 milioni nel 2009. Il no al nucleare viene visto con amarezza anche ai piani alti di Enel. Con Edf c’è una partnership già consolidata in Francia, dove italiani e francesi sono al lavoro per costruire entro il 2014 l’impianto Epr a Flammanville. Dove Enel ha una quota del 12,5% e ha investito circa 400 milioni, malgrado il rallentamento e i maggiori costi del progetto. Senza contare, poi,che lo stop al nucleare impone un cambio alle strategie del gruppo, guidato dall’ad Fulvio Conti, che dovrà puntare di più su carbone pulito e fonti rinnovabili.

Sulle strategie future di Enel giocherà poi un ruolo importante Paolo Andrea Colombo, che il 29 aprile verrà eletto presidente dall’assemblea dei soci. Colombo, considerato vicino al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che è stato abbastanza tiepido sul nucleare, non ha nessuna delega su Enel, ma avrà potere di indirizzo strategico e non sarà un semplice “presidente di garanzia”. E in questa triangolazione tra Edf, Enel e Tesoro si gioca anche l’altra partita energetica franco-italiana, quella per il controllo di Edison. Il 26 aprile c’è l’assemblea di Foro Buonaparte che approverà i conti e nominerà il nuovo cda con Bruno Lescour amministratore delegato e Giuliano Zuccoli presidente. Le pressioni del Tesoroazionista su Enel e Eni per entrare nella partita a fianco di A2A sono note, ma è tutto rimandato di qualche mese. A settembre, se non ci sarà un accordo, si arriverà a un’asta privata a colpi di rilanci tra Edf e gli italiani. E qui potrebbero entrare in gioco Enel e Eni, fornendo le risorse finanziarie per l’operazione per poi dividersi gli asset di Edison con il gas a Enel e l’elettricità a Eni, onde evitare problemi di antitrust. «Un pasticcio», dice un manager del settore a conoscenza del dossier, che tutti sperano di poter evitare. A cominciare da Eni e Enel.
Fonte : La stampa

lunedì 18 aprile 2011

Inchiesta

Nucleare italiano, ecco dov'è

di Luca Carra
Decine di siti pieni di scorie. Fusti di rifiuti radioattivi. Barre di uranio nascoste da 50 anni. Con il rischio che un'alluvione o un terremoto facciano finire tutto nelle falde. Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia
(18 aprile 2011)
Il centro Enea della Casaccia vicino Roma Il centro Enea della Casaccia vicino RomaForse non tutti ce l'hanno in mente, specie dopo che i giapponesi hanno ammesso che Fukushima è stata un'altra Chernobyl, livello 7 di pericolosità. Ma il fatto è che l'Italia è ancora un paese nucleare. E' vero che le quattro centrali non producono più un chilowattora dal referendum del 1987. Ma ciò non significa che siano libere da scorie e radiazioni. Non solo: accanto alle ex centrali, ci sono i laboratori e poi gli impianti di fabbricazione e riprocessamento di combustibile nucleare, ormai dismessi e trasformati in depositi di scorie.

L'inventario radioattivo nazionale conta, infine, alcune "piscine", dove stanno a mollo le barre di combustibile irraggiato (e ancora fortemente radioattivo) estratte dai vecchi reattori, in attesa di prendere la via del riprocessamento a La Hague (Francia) o a Sellafield (Regno Unito). Essenzialmente, insomma, stazionano sulla penisola 100 mila metri cubi di spazzatura radioattiva, con tempi di decadimento che vanno da qualche mese o anno (i rifiuti della medicina nucleare) a centinaia di migliaia di anni (il plutonio).

Mettere in sicurezza il nucleare del passato ci costerà almeno 4,5 miliardi di euro, in parte prelevati dalle bollette (alla voce A2), che la società incaricata Sogin sta spendendo per smantellare le centrali e neutralizzare i rifiuti. Il tutto dovrebbe essere terminato entro il 2020, anno in cui gli impianti francesi e britannici cominceranno a restituirci ben impacchettate le scorie derivanti dal riprocessamento del combustibile esaurito. Leggiamo allora questa mappa del "nucleare reale" italiano, lungo l'itinerario suggerito il 25 giugno 2003 dall'allora capo del Sismi Niccolò Pollari alla commissione Ciclo dei rifiuti della Camera. La paura di al Qaeda aveva acceso i riflettori sui potenziali bersagli di un attacco terroristico in Italia, e il generale stilava una "classifica di pericolosità" dei siti nucleari italiani. Eccola.

La piscina di Avogadro.
In cima alla classifica c'è Saluggia, un piccolo centro in provincia di Vercelli che ospita l'impianto Eurex e il deposito Avogadro. Il primo, realizzato nel 1965, serviva per il riprocessamento dei combustibili dei reattori di ricerca, poi trasformato in deposito di rifiuti radioattivi. Avogadro, invece, è uno dei primi reattori di ricerca italiani, costruito dalla Fiat negli anni Cinquanta e successivamente trasformato in deposito. "Se misuriamo i rifiuti del nucleare non in volume ma in quantità di radiazioni, a Saluggia si trova l'85 per cento del totale", spiega Gian Piero Godio, di Legambiente. Nella vecchia piscina di Avogadro stanno immersi gli elementi di combustibile irraggiato provenienti dalle centrali di Trino Vercellese, Latina e Garigliano. Ma a preoccupare è il deposito Eurex, dove stazionano i fusti di rifiuti liquidi ad altissima radioattività (230 metri cubi).

Una bomba ecologica a soli 20 metri dalla Dora Baltea e a 1.600 metri dall'acquedotto del Monferrato. L'alluvione della Dora del 2000 aveva lambito il centro: pochi metri in più e sarebbe stata una catastrofe. Tanto che il Nobel Carlo Rubbia ha detto che durante l'alluvione "abbiamo corso un rischio planetario", con miliardi di Bequerel di radioattività sparsi dal Po in tutta la Pianura Padana. Dopo varie vicissitudini e ritardi, la Sogin, attuale proprietaria del complesso di Saluggia, ha pubblicato il bando per la costruzione di un impianto di cementazione per mettere finalmente in sicurezza i rifiuti liquidi.

Pericolo americano.
Se i rifiuti liquidi sono i più pericolosi perché a rischio di finire nella falda, nella classifica di pericolosità segue il Centro Itrec di Trisaia, a Rotondella (Matera). Costruito a fine anni Sessanta come impianto di trattamento del combustibile del ciclo Uranio-Torio, oggi deve vedersela con 64 barre ad alta radioattività provenienti dalla centrale statunitense di Elk River. "Sono immerse dagli anni Sessanta in una piscina e non sono mai più ripartite alla volta dell'America, che di fatto non le rivuole indietro. E non si sa bene come trattarle", spiega Giorgio Ferrari, che ha lavorato all'Ufficio Reattore dell'Enel dal 1964 al 1987, dove si occupava di combustibile nucleare: "La piscina di Trisaia è un problema, così come sono un problema i rifiuti liquidi derivanti dal trattamento di altre 20 barre di Elk River e che ora stanno in fusti, in attesa di essere cementificati". La Sogin ha promesso di pulire Trisaia entro il 2019. Ma a oggi restano, come ha raccontato Roberto Rossi nel suo "Bidone nucleare" (appena uscito con la Bur), le inchieste aperte dalla Procura di Potenza su presunti trafugamenti di combustibile e scorie dal centro, in cui sarebbe coinvolta la malavita organizzata.
Fonte : L'Espresso

martedì 12 aprile 2011

Per Trisaia date certe, monitoraggio e sicurezza da Sogin

12/04/2011 19:10Passi importanti nella riunione della Cabina di Monitoraggio”. Mancusi e Gentile: “Una positiva inversione di rotta, ma si acceleri”.
AGRUn crono programma di dettaglio da presentare alla prossima riunione. Un sistema di monitoraggio sulla radioattività composto di uno studio che riguardi l’intera regione e di una rete di rilevatori della radioattività che tenga sotto controllo le attività in essere a Rotondella: il tutto finanziato con risorse della SOGIN ed affidato nella gestione ad ARPAB; la messa in campo di un piano di protezione civile che coinvolga anche la Provincia di Potenza e la Protezione civile regionale.
Sono i tre impegni che la Regione Basilicata ha ottenuto dalla Sogin con la riunione ella Cabina di Monitoraggio sulla disattivazione del sito Itrec di Trisaia che si è riunito questa mattina con la partecipazione degli assessori all’Ambiente e alle Infrastrutture della Regione, Agantino Mancusi e Rosa Gentile, del direttore generale del Dipartimento Ambiente; Donato Viggiano, dell’assessore provinciale di Matera, Giovanni Bonelli, il sindaco di Rotondella, Vincenzo Francomano, il presidente del Consiglio Comunale di Nova Siri, Antonio Melidoro e l’assessore del Comune di Policoro Nicola Trupo, il direttore dell’Arpab, Raffaele Vita, e i vertici della Sogin.
L’incontro era stato convocato dalla Regione per ottenere maggiori dettagli sulle attività i decommissiong del sito e seguirlo da vicino e, anche se nel corso della riunione ci sono state ulteriori richiesta alla società incaricata di questa attività, alcuni dati sono già stati portati a conoscenza dl tavolo, tanto da far parlare l’assessore Mancusi di un’”inversione di tendenza nei apporti tra Regione e Sogin, che ha intrapreso un percorso di maggiore trasparenza in maniera attenta e responsabile” e far sottolineare all’assessore Gentile che “ci siamo avviati sul percorso giusto, ora dobbiamo lavorare perché si proceda celermente”.
E, anche se ulteriori dettagli sulle date sono stati chiesti per il prossimo incontro, Sogin già ha illustrato i passi avanti fatti negli ultimi mesi indicando quelli in programma per i prossimi. In particolare, hanno reso noto che si è concluso il lavoro con l’agenzia per l’energia atomica della Gran Bretagna propedeutico allo smantellamento ed è in corso la stesura del Piano Globale di Disattivazione dell’impianto che andrà allegato all’istanza da presentare entro luglio 2011 ai ministeri competenti.
Dettagli sono stati anche forniti in merito alle procedure e ai tempi per la messa in sicurezza delle singole matrici nucleari presenti a Rotondella.
Per la fossa irreversibile, sono stati ottenuti tutti i permessi da Asl e Vigili del Fuoco e ora si attende la licenza del Comune per procedere alle attività di scavo e indagini propedeutiche alla messa in sicurezza definitiva. Intanto l’area viene sottoposta a un intenso monitoraggio che non segnala valori preoccupanti.
Quanto alla cementazione del prodotto finito, i dirigenti Sogin hanno illustrato le motivazioni che hanno fatto optare per questa soluzione (la vetrificazione, a loro avviso, a parità di indice di sicurezza, richiede tecnologie e processi molto più problematici e complessi) e la necessità dei volumi del deposito in via di realizzazione nel sito di Rotondella, destinato esclusivamente ad ospitare temporaneamente rifiuti prodotti dal solo sito di Trisaia. In particolare, hanno prodotto una nota dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha il compito di supervisionare le operazioni e che evidenzia che il progetto risulta “dimensionato in maniera tale da ospitare, con adeguato margine, tutti i manufatti che si produrranno nella campagne di cementificazione, nonché di garantirne l’ispezionabilità”, tornando ad assicurare che nulla verrà portato in Basilicata da altri siti. Anche in questo caso dopo la licenza del Comune di Rotondella si potrà partire a realizzare le strutture già a settembre, con la previsione di ultimare gli impianti e partire in fase di esercizio tra il 2015 e il 2016.
Per lo stesso periodo si dovrebbe giungere anche alla sistemazione a secco delle 64 barre di combustibile irraggiato proveniente da Elk River. Il cask (il contenitore che dovrà contenerle) ha ottenuto la licenza per essere utilizzato, entro fine anno sarà definito il progetto particolareggiato di messa in sicurezza a secco e la consegna dei due contenitori da 32 barre ciascuno dovrebbe avvenire entro il 2015.
Quanto ai rifiuti pregressi a bassa attività, è già stato ultimato il trattamento del 70% di quelli per i quali l’Ispra ha già approvato il progetto, entro fine anno sarà processato anche il restante 30% e si potrà andare avanti con l’obiettivo di ultimare tutto entro il 2013.
L’assessore Mancusi ha però evidenziato la necessità che questi processi vadano di pari passo con una crescita del sistema di monitoraggio ed ha chiesto e ottenuto un ulteriore impegno in tal senso dalla Sogin. In particolare, la società finanzierà uno studio sul monitoraggio della radioattività, esteso a tutta la regione, e la realizzazione di una rete che tenga sotto controllo quanto avviene a Rotondella, ma il tutto sarà realizzato e gestito a cura della Regione, che lo affiderà all’Arpab, in qualità di struttura terza di controllo, che a sua volta sta lavorando a intese con l’Ispra. Ai primi di maggio partiranno gli incontri operativi per avviare in fase operativa questo progetto, che dovrà partire prima delle altre attività al fine di avere un dato di riferimento in condizione di “bianco”.
Sempre sul fronte della sicurezza, l’assessore Gentile ha sollecitato la messa a punto di un piano di protezione civile condiviso con la Prefettura, che coinvolga anche la Protezione Civile regionale, richiesta condivisa anche dalla Provincia di Matera e assunta come impegno da Sogin.
Entrambi gli esponenti di giunta hanno poi posto alla società l’esigenza di un maggiore coinvolgimento delle imprese locali nelle attività della Sogin in Basilicata, nel rispetto di trasparenza e legalità mettendo l’imprenditoria locale in condizioni di competere. Una esigenza rilanciata dal sindaco Francomano che ha anche denunciato come contemporaneamente l’Enea, pure presente sull’impianto, stia tagliando tanto il personale quanto le spese e i servizi con ricaduta su aziende esterne. E anche su questo i vertici Sogin non hanno fatto emergere contrarietà.
Da Basilicatanet

sabato 9 aprile 2011

Dal comitato "No Scorie di Rotondella"
08.04.2011

Deposito di scorie  all'Itrec di Rotondella - il ministro Paolo   Romani  non risponde  :

il gruppo-Anci dei comuni "nucleari", di cui fa parte Rotondella,   escono ogni volta dai Tavoli di confronto con la Sogin soddisfatti  del loro operato e convinti che sui propri territorio sarà   realizzato solo il "prato verde". La motivazione che li spinge a essere tranquilli e soddisfatti è sempre la stessa: "Abbiamo già dato" e, sull'onta di questa convinzione, insieme alla Sogin, si mettono a chiedere il sito unico ma ..... da altre parti e non a casa propria.
La Sogin afferma da anni di voler realizzare il sito unico, ora diventato nella comunicazione "parco tecnologico", ma non dice mai i luoghi idonei, salvo smentire categoricamente che sarà realizzato in Trisaia o a Caorso, Saluggia e Trino.
La Regione Basilicata, con l'assessore Agatino Mancusi che ha preso   gusto con le cabine di regia (appena può ne organizza una) sembra preoccuparsi solo ora, dopo l'ambigua risposta del ministro Romani, di convocare la Sogin, chiaramente per alzare un po' di cortina di   fumo e di "ammuina borbonica", perché quando deve agire, non agisce. 
 E ci riferiamo alle osservazioni sulla Via per i due megacapannoni da realizzare in Trisaia: non ne ha presentata una. Dunque, i due capannoni gli stanno bene!
Osservazioni fatte invece pervenire nelle sedi competenti dal Comune di Nova Siri, Policoro i e dalle associazioni ambientaliste e antinucleari, evidenziando grosse lacune strutturali e sulla sicurezza, con dimensioni eccessive, carente valutazione dei rischi esterni all'Itrec (pericolo per la diga di Montecotugno e per i pozzi gi gas esterni al recinto dell'Itrec). Osservazioni per le quali il Ministero per l'Ambiente non ha risposto né ai Comuni né alle associazioni o ha risposto in modo superficiale nel documento di VIA (su questo vi forniremo adeguata documentazione in seguito).
Ora il ministro Paolo Romani, dopo una QUESTION TIME PARLAMENTARE dell ‘IDV , non dà risposte e non esclude Trisaia come sede di un deposito di scorie nucleari, mettendo a nudo la vacuità dell'impegno della Regione Basilicata che si è persa tra le accuse di allarmismo, la filosofia del tutt’apposto e la dichiarazione antinucleare a costo zero del governatore lucano Vito De Filippo. Questo conferma la nostra ipotesi dei lavori della Sogin in Trisaia ,sull’utilizzo dei siti esistenti per stoccarvi altre scorie nucleari e sulla necessità che debbano essere costruiti capannoni in base   all'esigenza locale
 NO SCORIE TRISAIA DENUNCIA DA TEMPO L'IMMOBILISMO ISTITUZIONALE DELLA REGIONE E DEL COMUNE DI ROTONDELLA IN MERITO ALLA RICONVERSIONE PRODUTTIVA PROPOSTA DI TUTTO IL CENTRO ENEA (PARCO SOLARE, UNIVERSITA' DELLE RINNOVABILI E RECUPERO DEI SUOLI PER USO PRODUTTIVO).
 Questa situazione ci conferma che i nuclearisti operano a diversi livelli istituzionali per promuovere il nucleare e che i parlamentari del Pdl lucano sulla questione nucleare farebbero meglio a stare zitti, perchè sono stati sconfessati da un ministro del governo.

IL 16 Aprile pertanto scenderemo  in piazza a Policoro  con il Comitato Ospedale di Policoro contro la malasanità in questa regione e contro le scorie nucleari all’ITREC di Trisaia .

venerdì 8 aprile 2011

Botta e risposta Belisario-Latronico sul nucleare: è scontro tra i senatori lucani.
Il primo contesta al ministro Romani di essere stato evasivo sulla destinazione del sito di Rotondella e il secondo gli replica che in questo modo sta strumentalizzando una vicenda delicata
Botta e risposta Belisario-Latronico sul nucleare: è scontro tra i senatori lucani 07/04/2011 «In mancanza di risposte, di chiarezza e di trasparenza da parte del governo sarò costretto a rivolgermi all'autorità giudiziaria perchè i cittadini hanno il diritto di sapere cosa sta succedendo al sito Trisaia di Rotondella». Lo ha detto il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario, durante il question time di oggi con il ministro per lo Sviluppo economico. «Romani - riferisce l'esponente dell'Idv - ha semplicemente accennato, in pochi secondi, a una generica ed evasiva ricerca di un sito sicuro. Eppure la mia domanda era chiara: il governo intende fare di Rotondella il sito per il deposito delle scorie nazionale? Se Romani non avesse avuto la coscienza sporca avrebbe detto di no. Invece ha taciuto». Belisario ricorda «che la Basilicata non può in nessun modo ospitare nè centrali nè tanto meno depositi di scorie perchè è zona sismica, come del resto quasi tutta l'Italia». «Per fortuna - conclude - il 12 e 13 giugno gli italiani diranno no a questa follia voluta da un governo ormai con le toppe al sedere». «Rincresce constatare che il senatore Felice Belisario abbia scelto la strada dell'allarmismo psicologico a danno dei lucani per affrontare questioni serie e delicate come quella che riguarda la messa in sicurezza del materiale nucleare custodito nell'impianto Trisaia di Rotondella». Gli risponde il senatore del Pdl, Cosimo Latronico. «Piuttosto che sollecitare una rapida realizzazione dei lavori programmati come richiesto da tutte le forze responsabili della regione - spiega - il senatore Belisario si produce in un sforzo teso a divulgare interpretazioni errate delle dichiarazioni del ministro Romani che ha invece assicurato l'Italia che si lavorerà con razionalità e seguendo protocolli scientifici per mettere in sicurezza il materiale nucleare a cominciare da quello presente da anni in Trisaia. È davvero sconvolgente constatare il cinismo con cui si strumentalizzano vicende drammatiche come l'incidente nucleare in Giappone, non per promuovere giuste e pacate riflessioni che devono riguardare il mondo ed i suoi modelli di sviluppo, ma per alimentare paure e preoccupazioni tra la gente. La Basilicata può stare tranquilla, come è stato più volte dichiarato, che non ci sono le condizioni per realizzare in terra lucana il deposito unico nazionale, ed i lucani devono anche sapere che il governo nazionale si muove con responsabilità ed avvedutezza nell'affronto di queste materie,d'intesa con l'orientamento che i Paesi europei sono chiamati ad assumere e tenendo conto della volontà delle comunità regionali come del resto prevede la normativa vigente. I lavori programmati per il sito di Rotondella serviranno solo a mettere in sicurezza i rifiuti presenti nella struttura com'è espressamente specificato nella richiesta di autorizzazione presentata alla Regione Basilicata ed al Comune di Rotondella.
Dal quotidiano di Basilicata

lunedì 21 marzo 2011

Tanto per non dimenticare:
da:
Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti
40. Mercoledì 20 gennaio 2010 Audizione di NICOLA MARIA PACE
e per eventuali giornalisti interessati ad approfondire l'origine e le responsabilità della RADIAZIONE IN  TRISAIA: Leggere con attenzione posizione di Associazioni Antinucleari Americane: http://indirizzarionoscorie.blogspot.com/

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Il malfunzionamento di un impianto di raffreddamento fa surriscaldare i materiali, li fa evaporare, perché sono in forma di poltiglia. L'evaporazione produce vapore, che pressurizza le pareti del contenitore, il quale esplode e succede quello che è successo a Chelyabinsk 65, una delle famose città segrete negli Urali con impianti similari a quelli di Rotondella e di Saluggia. Fino a queste indagini, tali impianti erano contrabbandati come strutture di ricerca, mentre la situazione era cimiteriale, tra l'altro oltremodo pericolosa, perché riconnessa con questo rischio specifico degli impianti di riprocessamento, dove giacciono materiali allo stato liquido, donde deriva l'obbligo di solidificarli in maniera corretta.
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NICOLA MARIA PACE, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brescia. Quello che ho elencato adesso era materiale esterno. Nella piscina di stoccaggio c'erano e ci sono 64 barre di combustibile nucleare derivanti dalla centrale nucleare di Elk River nel Minnesota. In origine erano 64 più 20, ma queste ultime sono state riprocessate. Dal riprocessamento delle 20 barre di combustibile sono derivati 2,7 metri cubi di materiale radioattivo liquido ad alta attività, che, secondo le regole di gestione di questo materiale, prospetta il massimo rischio per un impianto di questo tipo. Questo incidente è il fenomeno di nitrazione. Questi materiali, che partono da temperature di 1.760 gradi, hanno un tempo di raffreddamento molto lungo, necessario per poter portare i materiali a una temperatura di gestione che è di 400 gradi. In questo tempo, che dura circa venti anni, i materiali sono contenuti in strutture di acciaio e carbonio che devono essere adeguatamente raffreddate.
Il malfunzionamento di un impianto di raffreddamento fa surriscaldare i materiali, li fa evaporare, perché sono in forma di poltiglia. L'evaporazione produce vapore, che pressurizza le pareti del contenitore, il quale esplode e succede quello che è successo a Chelyabinsk 65, una delle famose città segrete negli Urali con impianti similari a quelli di Rotondella e di Saluggia. Fino a queste indagini, tali impianti erano contrabbandati come strutture di ricerca, mentre la situazione era cimiteriale, tra l'altro oltremodo pericolosa, perché riconnessa con questo rischio specifico degli impianti di riprocessamento, dove giacciono materiali allo stato liquido, donde deriva l'obbligo di solidificarli in maniera corretta.
Vorrei che lei mi richiamasse più spesso, signor presidente, perché purtroppo le tematiche sono talmente concatenate e vaste che rischio di dilungarmi.
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Materiale stoccato nella Piscina - AMERICA SEMPRE RESPONSABILE
Leggere con attenzione posizione di Associazioni Antinucleari Americane: http://indirizzarionoscorie.blogspot.com/
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IN ALCUNE DICHIARAZIONI IL DR PACE HA SPIEGATO QUALI SAREBBERO LE CONSEGUENZE DI UN INCIDENTE ALL'IMPIANTO DI STOCCAGGIO NUCLEARE DELLA TRISAIA PER L'ITALIA MERIDIONALE E PARTE DEL BACINO DEL MEDITERRANEO ...

giovedì 17 marzo 2011

Per gli esperti americani
la situazione è peggiore di quanto
ha dichiarato il Governo
Rischio black out generale
L'ambasciata agli italiani:
"Partite immediatamente"
TOKYO
Gli elicotteri dell’ esercito giapponese hanno gettato tonnellate d’acqua sui reattori surriscaldati della centrale nucleare giapponese di Fukushima, ma la situazione resta a un pelo dalla catastrofe. La Borsa frana, si rischia un immenso black out e, soprattutto, dagli Stati Uniti è stato lanciato un allarme secondo il quale la situazione, quanto al pericolo atomico, è ben più grave di quella descritta da Tokyo.

Il Presidente della Commissione per la regolamentazione del nucleare USA, Gregory Jaczko, lancia l'allarme sulla gravità della minaccia nucleare. Secondo gli esperti americani, almeno uno dei reattori della centrale, il numero 4, pone pericoli molto più gravi di quanto riconosciuto dal governo giapponese. Jaczko ha denunciato che non vi è più acqua, o ve ne è in pochissima quantità, nella piscina in cui si trovano le barre di combustibile usato al reattore numero 4 della centrale di Fukushima Daiici. Le barre, e le radiazioni che emettono, sono quindi quasi completamente, o completamente, esposte all’atmosfera. «Riteniamo quindi che i livelli di radiazione siano estremamente elevati, possibilmente con un impatto sulla capacità di adottare misure correttive», ha quindi affermato.  Un portavoce della Tepco, la società che gestisce la centrale nucleare giapponese di Fukushima,  ha affermato che nel reattore n.4 c’è ancora acqua nella vasca nella quale viene conservato il combustibile nucleare usato.

Il presidente americano Barack Obama ha parlato al telefono con il premier giapponese Naoto Kan, assicurandogli «tutto l’ appoggio necessario» da parte degli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato ieri sera le famiglie del suo personale all’ambasciata in Giappone a lasciare il Paese, se lo voglionoQuesta autorizzazione, ha precisato Kennedy, riguarda i circa 600 famigliari delle famiglie dei diplomatici americani dell’ambasciata di tokyo, del consolato di Nagoya, a ovest della capitale, e di una scuola di lingue a Yokohama. L’ambasciata italiana a Tokyo ha intanto rinnovato «vivamente l’invito ai connazionali di allontanarsi dalle quattro prefetture colpite dallo Tsunami, dalle prefetture a nord della capitale e dalla stessa capitale».

Il Giappone rischia un blackout su larga scala se i consumi non saranno ridotti a causa del calo della produzione di elettricità. Lo ha detto il ministro dell’Industria, Banri Kaieda, durante la presentazione del piano di emergenza per la fornitura di carburante alle aree colpite dal terremoto, trasmessa in diretta dalla tv pubblica Nhk.

Infine, la Borsa. A Tokyo La Bank of Japan (BoJ) ha deciso di immettere liquidità per 5.000 miliardi di yen per sostenere i mercati, e la Borsa di Tokyo ha terminato di nuovo in calo la seduta: ha limitato le perdite a -1,44%, nel giorno in cui il dollaro ha toccato i nuovi minimi dal dopoguerra contro lo yen, a 76,25. L’indice Nikkei si ferma a quota 8.962,67 punti, cedendo 131,05 punti
Fonte: la stampa 


Perché sono contrario

L'atomo e i costi troppo alti: non conviene

Nell'ultima valutazione del Dipartimento dell'Energia Usa, l'elettricità da nucleare risulta la più cara

Perché sono contrario
L'atomo e i costi troppo alti: non conviene
Nell'ultima valutazione del Dipartimento dell'Energia Usa, l'elettricità da nucleare risulta la più cara
di  GIANNI SILVESTRINI

Il nucleare, questo nucleare, non convince per diversi motivi. Innanzitutto non sono escludibili eventi catastrofici a causa di fattori esterni o di errori umani. Si spera nella quarta generazione che, verso il 2030, dovrebbe portare a reattori intrinsecamente sicuri. C'è poi una valutazione economica, in quanto i costi tendono costantemente ad aumentare. Nell'ultima valutazione del Dipartimento dell'Energia Usa (Energy Outlook 2010) sugli impianti da costruire nei prossimi due decenni, l'elettricità da nucleare risulta la più cara. È il motivo per cui negli Stati Uniti sono previsti dei meccanismi di incentivazione per le nuove centrali, altro che riduzione della bolletta... Infine pesa una considerazione etica. A quasi cinquant'anni dalla prima centrale, non esiste un solo Paese al mondo che abbia realizzato un deposito definitivo per le scorie altamente radioattive. Per tutti gli oggetti che noi conosciamo - un frigorifero, un'automobile, una bottiglia - è prevista la chiusura del ciclo. Per i rifiuti nucleari, la cui pericolosità ha tempi di dimezzamento di decine di migliaia di anni, non abbiamo ancora trovato una soluzione, lasciando in questo modo alle generazioni future un velenoso regalo.
I fautori di questa tecnologia sostengono che però consente di ridurre i consumi di combustibili fossili e le emissioni dei gas serra. Vero, ma è possibile ottenere lo stesso risultato in modo più efficace e meno rischioso. Le fonti rinnovabili, considerate marginali fino a poco tempo fa, stanno crescendo a ritmi imprevedibili e i loro costi si stanno rapidamente riducendo. L'elettricità producibile dagli impianti solari ed eolici installati nel mondo tra il 2005 e il 2010 è tre volte maggiore rispetto a quella dei reattori nucleari entrati in servizio negli stessi anni. La metà della potenza elettrica installata in Europa lo scorso decennio è rinnovabile. E l'accelerazione della crescita è formidabile. La potenza fotovoltaica globale installata nel 2010 è, ad esempio, aumentata del 120% rispetto all'anno prima.
Grazie al contesto energetico così drasticamente mutato, la riflessione internazionale che seguirà all'incidente di Fukushima avrà un decorso diverso rispetto all'impatto che si ebbe dopo Chernobyl. Allora l'effetto fu quello di bloccare la crescita del nucleare senza innescare però una vera alternativa. Le fonti rinnovabili erano all'inizio del loro sviluppo e non rappresentavano un'opzione credibile, anche se le esperienze californiane, danesi, giapponesi già facevano intuire le enormi potenzialità di queste tecnologie. La potenza eolica oggi è cento volte superiore, quella solare addirittura mille volte più ampia. E i costi sono scesi drasticamente.
Tutto ciò fa ritenere che altri Paesi seguiranno la strada della Germania che aveva deciso, già prima dell'incidente giapponese, di uscire dal nucleare puntando a soddisfare nel 2050 almeno l'80% della richiesta elettrica con le rinnovabili. Una strategia lungimirante che negli ultimi anni ha consentito di raddoppiare l'elettricità verde grazie a un milione di impianti solari, eolici, a biomassa e di creare un comparto che conta 340.000 addetti, un pilastro ormai dell'economia tedesca.
Dunque, le riflessioni dopo la tragedia giapponese possono portare ad un drastico ripensamento delle strategie energetiche con un rilancio delle politiche dell'efficienza energetica e dell'utilizzo delle rinnovabili. Una strada fortemente innovativa che garantisce maggiore sicurezza energetica, riduce i rischi di cambiamenti climatici, crea imprese ed occupazione. L'Italia, che ultimamente ha ottenuto risultati interessanti nelle rinnovabili, farebbe bene a seguire questa strada.
Gianni Silvestrini
Fonte: corriere della sera

Segnalate misure di sicurezza obsolete: un terremoto molte forte avrebbe «posto seri problemi»

Wikileaks: Aiea avvertì Tokyo, 2 anni fa
Segnalate misure di sicurezza obsolete: un terremoto molte forte avrebbe «posto seri problemi»
(Ap)
(Ap)
LONDRA - L'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, già due anni fa mise in guardia il governo giapponese circa il pericolo che le centrali nucleari del Paese asiatico non fossero in grado di resistere a sismi di particolare potenza e poi anche il rischio di catastrofe nucleare a Fukushima. È quanto emerge da cablogrammi diplomatici riservati, diffusi dal sito on-line WikiLeaks, il cui contenuto è stato ripreso sul quotidiano britannico The Daily Telegraph. Stando ai documenti citati dal giornale, un dirigente dell'agenzia di controllo Onu comunicò alle autorità di Tokyo che le misure di sicurezza negli impianti erano obsolete, e che un terremoto davvero forte avrebbe «posto seri problemi». La replica delle autorità nipponiche consistette nel formale impegno a migliorare gli standard in tutte le centrali, e in particolare a istituire un centro di reazione rapida proprio in quella di Fukushima 1: dagli stessi cablo risulta però che lo scenario più grave preso in considerazione contemplava un movimento tellurico d'intensità non superiore ai 7 gradi sulla scala aperta Richter, dunque due in meno rispetto all'effettiva forza del terremoto di cinque giorni fa.
SE NE DISCUSSE AL G8 - Dal quotidiano londinese risulta anche che la sicurezza nelle centrali atomiche giapponesi, cioè di uno dei Paesi più sismici al mondo, fu argomento di discussione persino in occasione del vertice del G8 che si tenne a Tokyo nel 2008. Un altro cablogramma, inviato a Washigton dall'ambasciata Usa in Giappone successivamente a quel summit, e parimenti entrato in possesso del sito di Julian Assange, riporta il parere di un esperto, non identificato, il quale manifestò tutta la sua preoccupazione a chi di dovere: soprattutto, segnalò come le norme di sicurezza anti-sismiche fossero state revisionate soltanto tre volte in 35 anni, e che alcuni terremoti avvenuti all'epoca avevano superato i criteri sulla base dei quali erano state progettate le centrali. Un anno dopo, come dimostrano ulteriori messaggi secretati, il governo di Tokyo riuscì a bloccare una decisione della magistratura che avrebbe comportato la chiusura di un impianto nella parte occidentale del Paese, in quanto inidoneo a resistere a una magnitudo maggiore di 6,5 gradi: i tecnici dell'esecutivo riuscirono invece a convincere i giudici che il reattore era sicuro, e che tutti i test avevano sortito esiti soddisfacenti. Infine, sempre secondo i testi divulgati da WikiLeaks, tre anni fa un parlamentare nipponico piuttosto noto, Taro Kono, confidò a diplomatici statunitensi che in Giappone erano stati «occultati» diversi incidenti nucleari avvenuti nel passato.
TEPCO NEL MIRINO - Proprio su questo tema la Tepco - ente di gestione della centrale giapponese di Fukushima - non gode di buona fama per quel che riguarda la tempestività e la chiarezza delle informazioni. Come riporta il quotidiano spagnolo El Pais, già nel luglio 2007 un sisma di magnitudo 6,8 danneggiò l'impianto di Kashiwazaki-Karuwa, il più grande del mondo con i suoi sette reattori: il primo giorno la Tepco minimizzò i danni per poi ammettere 24 ore dopo che i progettisti non avevano preso in considerazione l'eventualità di un terremoto così potente. La gestione della crisi, secondo quanto risulta dai dispacci diplomatici statunitensi diffusi dal sito di WikiLeaks, suscitò la forte irritazione del governo di Tokyo, e l'allora premier Shinzo Abe criticò il fatto che i rapporti fossero arrivati tardi: «Le centrali nucleari non possono funzionare senza la fiducia dei cittadini, e la rapidità e la trasparenza dell'informazione sono necessarie per ottenere tale fiducia».

Fonte: il corriere

Il Pd non vota su localizzazione impianti nucleari

16/03/2011 17:43
BAS
Le Commissioni VIII (Ambiente) e X (attività produttive) della Camera dei deputati hanno approvato oggi il parere favorevole allo schema di decreto legislativo relativo alla localizzazione degli impianti per la produzione di energia nucleare sul territorio italiano. I deputati del PD non hanno partecipato al voto, ed hanno abbandonato per protesta l’auletta della Commissione.
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Fonte : Basilicatanet

mercoledì 16 marzo 2011

Perché sono contrario

La trappola radioattiva

Studenti, leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene non disertate il referendum. Ora sarebbe un suicidio

Perché sono contrario
La trappola radioattiva
Studenti, leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene non disertate il referendum. Ora sarebbe un suicidio
di ADRIANO CELENTANO

Caro Direttore,
settantamila case distrutte, un milione di sfollati e cinquemila dispersi in quel florido Giappone che nel giro di 6 minuti è improvvisamente precipitato nel buio più scuro. Ma soprattutto migliaia di radiazioni sulla testa dei giapponesi. Ora io non vorrei neanche parlare del clamoroso fuori-tempo (non solo musicale) esternato da Chicco Testa, ospite della bravissima Lilli Gruber dalla voce affascinante. Non vorrei ma come si fa, poi la gente pensa davvero che lui parli per il bene dei cittadini. «Gli impianti nucleari hanno dimostrato di tenere botta». Ha detto il nostro Chicco ormai appassito per mancanza di clorofilla e quindi non più in grado di catturare quell'ENERGIA SOLARE di cui un tempo si nutriva.

Un'immagine dal video «Sognando Chrenobyl»
Un'immagine dal video «Sognando Chrenobyl»
«Chi trae spunto dalla tragedia
del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo». Ha sentenziato. Dopo neanche un'ora esplode la centrale nucleare di Fukushima. Un tempismo davvero sorprendente quello del Chicco. Ma la cosa più incredibile che più di tutti impressiona, è lo stato di ipnosi in cui versano gli italiani di fronte ai fatti sconcertanti di una politica che non è più neanche politica. Ma piuttosto un qualcosa di maleodorante e che di proposito vorrebbe trastullarci in uno stato confusionale. Dove sempre di meno si potrà distinguere il bene dal male, le cose giuste da quelle ingiuste. Sparisce quindi quel campanello d'allarme che ci mette in guardia quando c'è qualcosa che non quadra nei comportamenti di un individuo. Un qualcosa che detto in una parola si chiama SOSPETTO. E di sospetti sul nostro presidente del Consiglio, tanto per fare un esempio, ce ne sono abbastanza.


E così nel bel mezzo di una tragedia come quella che sta vivendo il Giappone, dove fuoco e acqua stanno distruggendo tante vite umane, senza contare l'aspetto più insidioso dovuto alle radiazioni liberatesi nell'aria, il nostro presidente del Consiglio non demorde. Ha subito fatto annunciare dai suoi «CicchittiPrestigiacomini» e dai piccoli insidiosi Sacconi, che il progetto sul nucleare in Italia andrà avanti. L'orientamento popolare contro le centrali nucleari decretato dal referendum fatto 24 anni fa, fu chiarissimo. Ma per Berlusconi non basta: «Chi se ne frega della SOVRANITÀ POPOLARE!». L'unica sovranità che conta per lui è il Potere di guidare gli uomini in una sola direzione come se fossero degli automi.

Tra i vari tg, talk show e quello che si legge sui giornali, ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. Si spera sempre di intravedere quel «CHE» di trasparenza mai assaporata che per ora, a quanto pare, possiedono in pochi. Uno di questi è Antonio Di Pietro. Ma il governo cerca di ostacolarlo. Le ottocentomila firme raccolte da Di Pietro contro le centrali atomiche e il legittimo impedimento, saranno oggetto di un referendum che «si farà», ha detto il ministro Maroni allievo di Berlusconi. Ma a giugno. Quando la gente va al mare.
E questo naturalmente vale anche per il milione e quattrocentomila firme raccolte dal Forum italiano Movimenti per l'acqua, di cui nessuno parla tranne il loro sito che gentilmente vi indico - www.acquabenecomune.org - per i due quesiti referendari contro la privatizzazione di questo prezioso bene comune.


Una trappola radioattiva quindi per chi non vuole essere schiacciato dalla bevanda nucleare. Ora il mio potrebbe sembrare un appello, ma non lo è. È una preghiera. Una preghiera che non è rivolta ai politici. «LORO NON SANNO QUELLO CHE FANNO». Per cui mi rivolgo a tutti quelli che invece li votano i politici. Di destra, di sinistra, «STUDENTI», leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene, non disertate il referendum. Questa volta sarebbe un suicidio. Dobbiamo andare a votare anche se il governo spostasse la data del referendum al giorno di Natale. Non sia mai che prendiate sotto gamba questi referendum: saremmo spacciati.

La natura, come vedete, si è incazzata
. Gli esperimenti nucleari nel Pacifico, le trivellazioni nei fondali del Golfo del Messico, milioni di ettari di bosco incendiati per favorire la cementificazione abusiva, i tagli alla cultura ridotta ormai in pezzi. Tutte cose, per cui la NATURA «sta perdendo la pazienza». Come vi dicevo ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. E Casini che fino a prima della tragedia di questi giorni ha sempre parlato in modo equilibrato, subito dopo il terremoto, intanto che le radiazioni cominciavano a liberarsi nell'aria e trecentomila persone venivano evacuate dalle loro case, ci ha tenuto a ribadire, con una certa fierezza, il suo parere favorevole al nucleare, facendo quasi un rimprovero al governo per non aver ancor iniziato i lavori.


Caro Casini, che tu fossi un nuclearista convinto lo sapevamo tutti e io rispetto la tua opinione, anche se è orribile. Ma dirlo proprio in questo momento, non pensi che tu abbia dato una sberla sui denti al tuo elettorato? Tralasciando il piccolo particolare che l'Italia è uno dei Paesi a maggior rischio sismico, come tu sai, le radiazioni sono pericolose non soltanto perché si muore, ma per il modo di come si muore. Una sofferenza di una atrocità inimmaginabile. E poi non si è mai in pochi a morire. Specialmente quando la catastrofe raggiunge dimensioni come quella che sta vivendo la povera gente in Giappone. E non venirmi a dire che le centrali nucleari di terza generazione sono più sicure della seconda, e che ancora più sicure della terza saranno quelle di quarta, disponibili per altro nel lontano 2030. La verità è che tu e Berlusconi siete degli IPOCRITI MARCI. Lo sapete benissimo che per quanto sicure possono essere le centrali atomiche, anche di decima o di undicesima generazione, il vero pericolo sono soprattutto le SCORIE RADIOATTIVE, che nessuno sa come distruggere e che già più di mezzo mondo ne è impestato.

SCORIE collocate in contenitori sui piazzali delle centrali, a cui, tra l'altro, si aggiungono elevatissimi costi economici, sociali e politici richiesti dalla necessità di sorvegliare questo micidiale pericolo per un tempo praticamente INFINITO. Lo sapete benissimo e ciò nonostante continuate a INGANNARE i popoli promettendo loro quel falso benessere che serve solo a gonfiarvi di Potere e ad arricchire le vostre tasche. Mi dispiace ma non c'è niente da imparare dal terzo polo, come non c'è niente da imparare da tutta la classe politica. L'unica buona notizia che galleggia in questo mare di annegati e che mi ha sorprendentemente colpito, è ciò che di veramente buono sta facendo il sindaco Matteo Renzi nella sua Firenze. Finalmente uno che ha intuito cosa c'è nel cuore della gente. E che ha il coraggio di dire no alla cementificazione facile con la quale, secondo i malvagi, si costruirebbe per il bene dei cittadini. Bravo Matteo! Forse tu hai capito tutto e magari ancora non ti rendi conto di quanto sia importante ciò che hai capito.
Adriano Celentano
16 marzo 2011
Fonte: il corriere