venerdì 13 gennaio 2012

Il doppio "no" rafforza il governo


di MARCELLO SORGI, dalla Stampa

Pur diversi ed eterogenei tra loro, i due no, della Camera all'arresto del coordinatore campano del Pdl Cosentino, e della Corte costituzionale ai referendum elettorali, avranno lo stesso effetto di consolidare il governo e la sua maggioranza. Il voto su Cosentino s'era politicizzato anche più del dovuto a causa dell'intervento in extremis di Bossi, mercoledì sera, per lasciare libertà di coscienza ai deputati del suo partito, che solo due giorni prima avevano votato in commissione a favore dell'autorizzazione al carcere. La spaccatura che ne è seguita nel gruppo parlamentare del Carroccio ha visto alla fine vincente Bossi contro Maroni e ha premiato la tenace insistenza di Berlusconi sulla linea del salvataggio a tutti i costi del suo ex sottosegretario. I numeri della votazione somigliano molto a quelli raggiunti le ultime volte dal governo del Cavaliere, ma nel segreto delle urne deve esserci stato parecchio movimento, al punto da far sospettare, nelle chiacchiere da Transatlantico, che sia il Terzo polo che il Pd, formalmente schierati per le manette a Cosentino, abbiano scontato un bel gruppetto di franchi tiratori, più o meno autorizzati, anche per evitare l'effetto destabilizzante che l'eventuale autorizzazione avrebbe potuto avere.

Un analogo ragionamento si può fare per i referendum. Per quanto preparata con due giorni di camera di consiglio volti a motivarla con raffinate argomentazioni giuridiche, la decisione della Consulta va politicamente nel senso del rafforzamento del governo, che in mancanza del voto referendario non dovrà più temere dai partiti che lo sostengono tentazioni di scioglimento delle Camere. Da adesso alle elezioni del 2013 c'è almeno un anno per trattare e arrivare a un accordo su una nuova legge elettorale, dato che la Consulta, nelle motivazioni della sentenza, quasi certamente sancirà una mezza incostituzionalità del Porcellum. Non sarà facile trovare un'intesa, ma cercarla senza la pressione della scadenza referendaria e la tendenza al restauro del Mattarellum sarà di sicuro meno arduo. Il grande sconfitto della giornata, su Cosentino e sui referendum, è Di Pietro. L'ha presa male: il pesante attacco da lui rivolto al Quirinale rivela uno sbalzo di pressione, oltre che una caduta di stile istituzionale, che un leader di lungo corso non dovrebbe mai avere.


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