giovedì 12 gennaio 2012

Due ostacoli sulla strada di Monti


di MARCELLO SORGI, dalla Stampa

Il buon risultato dell’incontro con la Merkel, e più in generale della missione europea condotta fin qui dal premier Monti, rischiano oggi di essere rimessi in discussione da due eventi molto attesi: la sentenza della Corte Costituzionale sui referendum e il voto sull’autorizzazione all’arresto del coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino.

Per la prima, il rinvio da ieri ad oggi da parte dei giudici della Consulta, riuniti dalle prime ore del mattino, ha avvalorato le indiscrezioni su una possibile sentenza «articolata» o «paralegislativa», come viene definita tecnicamente, che potrebbe mettere insieme il «no» alle consultazioni referendarie ma anche all’attuale legge elettorale Porcellum, che il Parlamento, come altre volte la Corte ha fatto in passato su materie spinose e politicamente sensibili, verrebbe invitato a cambiare in tempi brevi. Si tratterebbe di una decisione interlocutoria, sicuramente contestata dai promotori dei referendum, ma meno dai partiti che tornerebbero arbitri delle nuove regole da darsi di qui alle prossime elezioni politiche del 2013. Se invece la Consulta spianasse la strada al voto referendario, i tempi per mettere a punto una nuova legge elettorale aggirando la consultazione si accorcerebbero di molto, perché le urne, secondo la legge, dovrebbero aprirsi tra il 15 aprile e il 15 giugno. Di qui il timore che, piuttosto che ritrovarsi con il ritorno del Mattarellum, il risultato considerato più probabile, i partiti possano puntare ad elezioni anticipate con la vecchia legge, rinviando all’anno prossimo il confronto sulla nuova legge elettorale.

Più complesse le conseguenze del voto sull’arresto di Cosentino. La svolta di Bossi, che ieri sera ha trasformato il sì al carcere della Lega in un invito ai deputati ad agire secondo libertà di coscienza potrebbe sovvertire le previsioni favorevoli all’arresto. Per tutto il giorno s’è diffusa la sensazione di un lavorìo del Pdl e di Berlusconi in prima persona mirato a favorire un congruo numero di ripensamenti tra i deputati. Ma si tratterebbe di provocare almeno una cinquantina di cambi di campo, obiettivo non facile da ottenere. In un caso o nell’altro, si concluda cioè la vicenda con un «sì» o con un «no» all’arresto, la spaccatura che per la prima volta si aprirà nella maggioranza, tra il centrosinistra e il centrodestra, è destinata a lasciare strascichi, approfondendo, nel campo che risulterà sconfitto, le riserve sulla difficoltà di collaborare nella stessa maggioranza con quelli che fino a due mesi fa erano i propri avversari.

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