di GIAN ENRICO RUSCONI,dalla Stampa
Sarei cauto a parlare di «asse Monti-Sarkozy per l’euro» e della sua effettiva efficacia. E’ ingenua l’aspettativa che per l’Italia basti il nuovo governo perché essa assuma automaticamente un ruolo autorevole, capace di modificare il rigido atteggiamento tedesco sulla disciplina di bilancio, e più in generale per introdurre modifiche nelle grandi regole dell’Unione. O addirittura per «dare una mano» alla Francia nei confronti della Germania.
E’ ingenuo pensare che l’Italia possa collocarsi paritariamente al fianco della Francia, nonostante la simpatia e la stima del Presidente francese per Mario Monti e la convergenza con lui su alcuni punti qualificanti. Soprattutto è fuori luogo immaginare che il nostro presidente del Consiglio nel suo tour europeo che lo porterà a Berlino possa parlare anche a nome del Presidente francese. Magari per «allentare l’asse franco-tedesco», come piace dire al linguaggio giornalistico. Come se l’intesa particolare tra Berlino e Parigi non avesse profondi motivi politici e storici che talvolta le conferisce i tratti di una complicità.
Mercoledì prossimo a Berlino la cancelliera Angela Merkel sarà certamente molto gentile e complimentosa verso Mario Monti.
Ma nella sostanza delle questioni che stanno a cuore a Roma, Merkel non si muoverà dalle sue posizioni. «Per il momento» - aggiungerà nel suo tipico stile.
Credo che in proposito Monti non debba farsi illusioni. Il «compito a casa» fatto e imposto agli italiani (soprattutto ad una parte di essi…) è agli occhi della Merkel il minimo dovuto. E’ un «penso» per errori pregressi. Non si vede come la promessa del governo italiano di procedere ad altre iniziative innovative possa portare con sé automaticamente anche un cambiamento dei rapporti di forza interni tra i membri dell’Unione europea. Soprattutto perché l’eventuale ripresa italiana presuppone proprio quel mutamento di strategia generale alla quale si oppone, «per il momento», la Germania. Siamo in un circolo vizioso.
Lo squilibrio politico che caratterizza l’Unione europea da qualche anno (il cosiddetto «direttorio franco-tedesco» accompagnato dal «rigore del duo carolingio») e il contestuale declassamento dell’Italia, che ha toccato il fondo con l’ultima fase del governo Berlusconi, sono dati di fatto non correggibili immediatamente. Le ragioni della regressione italiana hanno radici lontane, anche se rimangono imperdonabili l’insipienza e l’incapacità del governo Berlusconi. Il guaio è che non la pensa così il berlusconismo diffuso come mentalità e cultura civico-politica, di cui abbiamo avuto un esempio clamoroso in questi giorni nella reazione della classe politica di maggioranza all’episodio di Cortina.
Il discorso sui capi di governo deve spostarsi sulle società nazionali e soprattutto sulla classe politica con cui devono fare i conti. Della singolare situazione italiana, della legittimazione condizionata e a tempo di cui gode il governo Monti si è già parlato a lungo. Per il momento siamo davanti a un futuro carico di troppi imponderabili e variabili, di cui gli osservatori stranieri non riescono a valutare il peso ma che sono sufficienti per renderli sospettosi.
Ma la situazione politica tedesca - per ragioni completamente diverse - è meno stabile, solida e sicura di sé di quanto non si pensi comunemente. La straordinaria visibilità della cancelliera Merkel e la sua capacità di tenere testa personalmente ad ogni congiuntura non può nascondere il dato di fatto che la coalizione da lei guidata è virtualmente finita per il tracollo dell’alleato liberale, che è il paladino della strategia del rigore e della rigidità finanziaria.
Certo, la politica della cancelliera gode del sostegno del partito democristiano e più in generale della popolazione che rimane sempre sensibile all’argomento che i disciplinati tedeschi non devono pagare per gli europei (in particolare meridionali) che si sono comportati male. E’ inutile spiegare che la situazione non è così semplice (dal momento che sono di mezzo le stesse banche tedesche) e soprattutto che il pericolo che ora sta correndo l’euro si pone in una dimensione enormemente più complessa, per la quale sono necessari coraggiosi interventi innovativi.
In questo contesto colpiscono la timidezza e l’impaccio degli altri partiti tedeschi - socialdemocratici e verdi in testa - che pur criticando la linea Merkel e condividendo molte delle tesi correttive e alternative avanzate dalla Commissione europea, non sono in grado di incalzare efficacemente il governo. Mancanza di convinzione? Timore di impopolarità? Sottovalutazione della gravità della situazione?
E’ possibile che l’annunciato peggioramento della congiuntura economica tedesca spinga in un prossimo futuro la Merkel ad una revisione della strategia sin qui adottata. E’ quanto pensano (e sperano) molti analisti. E’ in questo contesto che Mario Monti sta facendo il suo tour europeo che culminerà negli importanti incontri di Roma verso la fine del mese. Sarebbe bello che per allora non si parlasse più di «assi» nazionali ma semplicemente d’Europa.
Nessun commento:
Posta un commento