MARCELLO SORGI
Monti ha dato ieri un’accelerata alla preparazione della fase due del lavoro del governo, incontrando il governatore di Bankitalia Visco e i ministri Passera, Giarda, Grilli e Moavero, in vista di una definizione delle nuove misure per la crescita che dovrebbero essere varate entro le prossime due settimane. Contemporaneamente, e malgrado le pressioni opposte soprattutto della Cgil, Palazzo Chigi ha chiarito che, per discutere di questo, non ci sarà il solito tavolone governo-sindacati, ma solo una serie di incontri bilaterali di Fornero e Passera con le diverse sigle.
Chiaro il senso delle due mosse: il presidente del Consiglio non intende tornare alla classica concertazione, un po’ perché considera esaurita quella fase e un po’ perché la direzione in cui si sta muovendo è quella indicata da Bruxelles (riforme del mercato del lavoro con l’obiettivo di maggiore flessibilità e non esclusivamente di aumento delle garanzie), diversa da ciò che vorrebbero i sindacati. Rispetto ai quali l’offerta del governo rimane di condividere, discutere e in qualche caso anche modificare, le proposte che il governo sta mettendo a punto. Ma non di concordarle preventivamente, come accadeva ai tempi della concertazione.
Il motivo per cui Monti ha deciso di mettere dei paletti prima che la serie di incontri abbia inizio non è legato solo al nervosismo che il Pdl aveva lasciato trasparire di fronte all’apertura ai sindacati, ma anche alla scadenza del prossimo vertice europeo del 23 gennaio, in cui appunto dovrebbero essere illustrati i piani italiani per la crescita. Il governo mantiene tutto l’interesse a ritrovare un’intesa con le organizzazioni sindacali (che ieri di fronte all’iniziativa degli incontri bilaterali hanno reagito diversamente, Cgil contraria, Cisl e Uil possibiliste). Ma non vuole né è in grado di alimentare illusioni sulla possibilità di discostarsi dalle richieste europee. Ciò spiega le critiche di Bersani a una linea che a giudizio del Pd potrebbe rivelarsi troppo acquiescente alle pressioni di Merkel e Sarkozy, con cui tra l’altro Monti ha appuntamento nei prossimi giorni. E l’appello ad evitare irrigidimenti del presidente Napolitano, che punta ad evitare una rottura per consentire al governo di presentarsi più forte al prossimo appuntamento europeo.
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