giovedì 3 febbraio 2011

Basilicata Riciclona.

di MASSIMO BRANCATI
Operazioni bancarie sospette, «migrazioni» di contante da un istituto all’altro, prelievi milionari. La Basilicata si ritrova a dover fare i conti con un fenomeno considerato, a torto, inedito da queste parti: il riciclaggio di denaro sporco. Secondo una recente indagine di Bankitalia, nel territorio lucano ci sono state una cinquantina di segnalazioni di operazioni sospette solo nel primo semestre 2010, con un trend in crescita rispetto al 2008 e al 2009 quando le denunce da parte di banche e uffici postali erano state su base annuale rispettivamente 78 e 84. Il tema, che produce riflessi non secondari sul piano economico e sociale, è stato ieri sera al centro di un convegno organizzato dalla Fiba Cisl e dalla Slp Cisl (le federazioni dei bancari e dei lavoratori delle poste aderenti alla Cisl). Nel ridotto del teatro Stabile si sono dati appuntamento il segretario nazionale della Fiba Cisl, Mario Capocci (esperto del settore), i segretari regionali di Fiba e Slp Cisl, Gennarino Macchia e Antonello Giuzio, esponenti del mondo del credito, della finanza e delle istituzioni lucane impegnate sul terreno della prevenzione e del contrasto dei fenomeni criminali legati al riciclaggio del denaro sporco.
CRIMINALITÀ - «Il fenomeno del riciclaggio, al pari di altri fenomeni legati alla movimentazione di denaro come racket e usura - ha spiegato Macchia - è uno dei principali indicatori per misurare il grado di penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale di un territorio. La necessità di approfondire la normativa antiriciclaggio per consentire agli operatori del settore finanziario, di banche e poste in primo luogo, di svolgere in maniera efficace la funzione di filtro tra ciò che è lecito e ciò non lo è. In questo senso – ha proseguito Macchia – il compito degli operatori finanziari è quello di contribuire, insieme agli organismi di controllo e alle forze dell'ordine, alla prevenzione attraverso un attento screening del mercato, segnalando tempestivamente quelle anomalie che possono essere la spia di un'attività illecita».
SOSPETTI - Chi non denuncia movimenti «sospetti» rischia, nel migliore dei casi, una multa salata. Ma il lavoratore può andare incontro pure al licenziamento. E non parliamo soltanto di impiegati di banca, ma anche di operatori finanziari in senso generale, commercialisti, avvocati e notai. Tutti obbligati a evidenziare, presso l’ufficio preposto di Bankitalia, situazioni poco chiare. Fino ad oggi, in Basilicata, non si hanno notizie di provvedimenti per mancate segnalazioni, ma dopo una prima fase di «assestamento», i controlli sulle norme antiriciclaggio sono diventati più rigidi: non è un caso che nel 2010 ci sia stato un aumento esponenziale delle sanzioni. Lo ha sottolineato Capocci ricordando il caso di un direttore di banca chiamato a pagare qualcosa come 79 milioni di euro per omessa segnalazione di versamenti per 395 milioni, in modo frazionato e in parte in contanti.
SENTENZA - Il riferimento è a una sentenza della Corte di Cassazione: «La Suprema Corte - ha precisato il coordinatore nazionale della Fiba Cisl - spiega che è tenuto a segnalare le operazioni il respnsabile della dipendenza che deve riferirle al titolare dell’attività, cioé all’or - gano direttivo della banca. Questo, se le ritiene fondate, le trasmette all’autorità competente, cioé all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, oppure le archivia. Il potere di valutare le segnalazioni e decidere se trasmetterle o meno - ha aggiunto Capocci - spetta solo al vertice aziendale, mentre lo spazio di manovra del dipendente nella valutazione degli elementi che portano a definire sospetta un’operazione è ridotto».
DENUNCE - Ma quando deve scattare la segnalazione? Non c’entra più solo la conoscenza della «provenienza delittuosa del denaro», come ha precisato Capocci: «Oggi - ha detto - la segnalazione deve scattare anche ogni volta che ci sono incongruità tra la cosiddetta identità economica del cliente e la sua movimentazione. Ogni volta, insomma, che i bancari sospettano che siano in corso o che siano state tentate operazioni di riciclaggio». Un espresso obbligo fatto dal decreto legislativo 231 del 2007.
SEGNALI - Il ricorso a società fittizie, la capacità patrimoniale, l’area geografica del cliente e quella della società sono indicatori su cui focalizzare l’attenzione. E poi anche il ricorso frequente all’uso del contante, anche se il limite dei 5.000 euro per il contante spinge i riciclatori a preferire altri modi per movimentare il denaro: nessuno porterà in banca o preleverà grandi quantità di denaro perché sa di essere segnalato. L’intervento più decisivo per contrastare il riciclaggio è comunque quello sulla verifica del beneficiario economico e dove sono collocate le società. La verifica del beneficiario si fa controllando la capacità patrimoniale, la condotta, il reddito. Il sistema va monitorato soprattutto per quel che riguarda le movimentazioni dall’Italia verso l’estero. Non si possono trasferire soldi all’estero se non si conosce il beneficiario, così come vanno segnalati i trasferimenti verso società che si trovano in Paesi esotici. Gli indicatori devono essere molti più ristretti. Diversamente può sembrare che tutto venga monitorato, mentre non è monitorato proprio niente, perché passa di tutto.
Fonte: La gazzetta del mezzogiorno

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