lunedì 9 maggio 2011


L CASO
Auto blu e opere incompiute
è caccia agli sprechi pubblici
Sul tavolo di Tremonti risparmi per tagliare le tasse. Prima bozza del rapporto Giarda. Bocciato il metodo dei tagli lineari e a pioggia
di LUCIO CILLIS,da Repubblica
ROMA - Tra una decina di giorni il ministro dell'Economia si ritroverà sulla scrivania il primo rapporto analitico su come tagliare la spesa pubblica. Lo studio suggerirà come snellire il bilancio dello Stato mettendo al bando le inefficienze: dagli sprechi delle auto blu, ai farmaci che in alcune regioni raggiungono costi esorbitanti; dalle tecnologie a volte obsolete a volte troppo sofisticate, comunque poco adatte alle capacità dei dipendenti; fino agli enti inutili e mai estinti.

Giulio Tremonti ha affidato questa gravosa analisi ad un tecnico bipartisan tra i più accreditati in via Venti Settembre: Piero Giarda, dal 1996 sottosegretario alle Finanze nel primo governo Prodi, è oggi coordinatore del "Gruppo di studio sulle voci di spesa nel bilancio pubblico". Il lavoro in verità mette in discussione il metodo Tremonti, quello dei "tagli lineari" e indiscriminati ai bilanci ministeriali che tante polemiche sta suscitando. Suggerisce, semmai, la strada inglese della selezione delle spese ("spending review"). Soluzione - spiega il rapporto - che porterebbe a "cancellare interi pezzi dell'intervento pubblico perché non più rilevanti".

All'interno dello studio di 40 pagine sono elencati orrori burocratici degni suddivisi in tre grandi categorie: inefficienze produttive, gestionali ed economiche. Ecco alcuni esempi: due o più impiegati per svolgere mansioni che talvolta nemmeno necessitano di intervento umano; l'uso spregiudicato di costose auto blu, oppure
di risorse e mezzi pagati profumatamente dallo Stato. L'analisi promette di indicare opere pubbliche vitali con cantieri semideserti, e opere inutili ben sovvenzionate, portate a temine con incredibile (e sospetta) celerità. La Relazione della Corte dei Conti del 2009 segnala già casi clamorosi di spreco.

Uno dei temi centrali è quello delle auto blu, un disastro tutto italiano nel quale il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, promette da tempo di mettere le mani. In questo ambito, l'obiettivo resta quello di tagliare la spesa annua di almeno la metà entro il prossimo anno. Perché le uscite, in questo specifico settore, raggiungono la ragguardevole cifra di 4 miliardi l'anno. Sono soldi spesi per mantenere in vita il sistema dei "taxi" di Stato, 10 mila dei quali sono a completa disposizione del mondo politico. Secondo lo studio messo a punto dalla Pubblica amministrazione, in Italia le auto blu da tagliare sono 90 mila. Meglio puntare - si suggerisce - sulle più convenienti formule "tutto compreso" offerte dai noleggiatori di flotte auto. Altra battaglia che si annuncia durissima per i tecnici di Tremonti è quella dei farmaci. Un recente studio del Codacons punta l'indice proprio sui costi esorbitanti in alcune regioni: in Sicilia, ad esempio, i medicinali costerebbero più che nel resto d'Italia, con scarti che vanno dai 20 euro ai 250 euro.

Sullo sfondo l'analisi lascia intendere che solo il taglio degli sprechi di Stato potrebbe portare ad un alleggerimento delle tasse. Tasse che sono una delle maggiori zavorre per l'economia italiana. Da un lato, scoraggiano gli imprenditori dal rischiare denaro in nuove attività. Dall'altro, lo Stato spende tanti soldi riscuotere i tributi: e gli oneri - a volte - sono superiori ai benefici incassati.

domenica 8 maggio 2011


Osama, le tre violazioni americane
di Antonio Cassese, da Repubblica, 6 maggio 2011

Mi duole dirlo perché, come molti lettori di Repubblica, ritengo che gli Stati Uniti siano una grande democrazia dotata di alcune ottime istituzioni e che molti politici e intellettuali statunitensi abbiano tanto da insegnarci, a noi europei. Mi duole dirlo, ma l'uccisione di Bin Laden ha costituito una seria violazione di almeno due di tre principi etico-giuridici fondamentali.

Anzitutto, informazioni iniziali intorno a un suo "corriere" sono state acquisite attraverso la tortura, autorizzata ufficialmente e mai condannata, neanche ai più alti vertici degli Usa. La norma che vieta la tortura e non la giustifica mai, dico mai, è diventata un "principio costituzionale" della comunità internazionale, e a nessuno dovrebbe essere consentito di infrangerla senza essere debitamente processato e punito. Stranamente Panetta, l'attuale capo della Cia e prossimo Segretario alla Difesa, nel 2008 condannò la tortura osservando che non può essere giustificata da ragioni di sicurezza nazionale. Poi nel febbraio 2009, davanti al Senato, affermò che l'annegamento simulato (waterboarding) era sì illegale ma, se egli fosse stato nominato capo della Cia, non avrebbe punito coloro che lo avessero commesso. Stupefacente! La tortura rimane illegittima anche nei casi in cui essa consente di ottenere utili informazioni. Chi ha torturato va punito anche in questi casi, per riaffermare il valore supremo di quel divieto.

La seconda violazione è consistita nel compiere una operazione militare in territorio pakistano senza il consenso di quello Stato. In una parola, è stata violata la sovranità del Pakistan. Ma qui Obama può invocare importanti esimenti. Islamabad aveva l'obbligo nei confronti di tutta la comunità internazionale di reprimere il terrorismo e non lo ha fatto. Questo obbligo era rafforzato da quello assunto bilateralmente nei confronti degli Usa di ricercare e arrestare Bin Laden, obbligo che aveva come "corrispettivo" la consegna statunitense al Pakistan di un miliardo di dollari l'anno. Nell'omettere platealmente e per molti annidi adempiere quell'obbligo il Pakistan ha in un certo senso legittimato una "azione sostitutiva". Il raid statunitense può essere equiparato, per certi aspetti, a quelle operazioni di salvataggio dei propri cittadini, tipo Congo (intervento dei belgi nel 1960) o Entebbe (intervento israeliano nel 1976), che sono state ritenute legittime in passato.

La terza violazione è quella di un principio fondamentale di civiltà giuridica. Uno Stato democratico non può trasformarsi in assassino, tranne che in due casi. Anzitutto nell'ipotesi di violenza bellica in atto. Ma tra gli Usa e Al Qaeda non c'è guerra, né internazionale né civile; l'azione statunitense contro le reti terroristiche di Al Qaeda è solo azione di polizia che, se intende dispiegarsi a livello internazionale, ha bisogno della cooperazione delle forze dell'ordine degli altri Stati, gli Usa non essendo un gendarme planetario. Del resto, anche in una guerra internazionale il nemico può essere ucciso solo in campo di battaglia, non a casa sua, tranne che si difenda con le armi, sparando e uccidendo; se sorpreso inerme nella sua dimora, va catturato e, se autore di crimini di guerra, processato. L'altro caso in cui lo Stato può uccidere legalmente è quando deve far eseguire con la forza ordini legittimi contro persone che deliberatamente si sottraggono all'arresto (ad esempio, si può uccidere un rapinatore che tenta di scappare sparando contro i poliziotti che cercano di catturarlo). Se uno Stato accusa uno straniero di crimini gravissimi, lo arresta (o la fa arrestare all'estero dalle autorità del luogo) e lo processa. Nel caso di Bin Laden tutto lascia pensare che l'ordine fosse di ucciderlo: era disarmato; ha opposto qualche resistenza facilmente superabile da uomini armati fino ai denti. Qui i principi etico-giuridici sono chiari. Averli trasgrediti è grave.

Mettetevi però nei panni di Obama: egli sapeva che un processo, davanti a un tribunale statunitense o internazionale, sarebbe durato per lo meno due anni (fra istruttoria, dibattimento e sentenza), con Bin Laden detenuto. Obama deve aver pensato agli innumerevoli atti terroristici che Al Qaeda avrebbe scatenato nel mondo, durante il processo. E poi: dove detenere Bin Laden, a Guantànamo, che si cerca di chiudere al più presto possibile, o in un carcere in territorio statunitense, dove nessuna delle autorità statali lo prenderebbe, per ragioni di ordine pubblico? E come evitare che Bin Laden trasformasse l'aula giudiziaria in una tribuna politica, come hanno fatto Milosevic e Karadzic all'Aja? Un processo avrebbe anche portato alla luce le collusioni della Cia con Bin Laden ai tempi dell'invasione russa dell'Afghanistan, non ché gli ambigui rapporti della Cia con l'ex capo dei servizi segreti sudanesi, Sala Gosh, per un tempo protettore di Bin Laden in Sudan. Si sarebbe trattato inoltre di un processo nel quale la presunzione di innocenza di cui avrebbe dovuto godere l'accusato sarebbe stata minima e lo sbocco finale scontato. Obama ha così optato per l'opportunità politica contro valori morali e giuridici. Il che non giustifica affatto la sua decisione, ma permette di comprenderne le motivazioni. Resta il fatto che ancora una volta la Realpolitik ha battuto l'etica ed il diritto.

Il blitz ad Abbottabad solleva un problema più generale. Negli Usa, le autorità di polizia non procederebbero mai alla tortura, perché è vietata, e inoltre ogni prova ottenuta con quei metodi non avrebbe alcun valore in un processo. Inoltre l'uso di armi letali da parte delle forze dell'ordine è strettamente regolato, e lo "stato di diritto" esige che non si possano commettere "esecuzioni extragiudiziali". Tutte queste protezioni valgono per cittadini statunitensi o per gli stranieri che abbiano commesso un reato contro un cittadino Usa. Ma dal 2011 gli Usa hanno creato un limbo sia giuridico sia territoriale (Guantànamo) per presunti terroristi stranieri, tra l'altro ammettendo la tortura. Ed ora di fatto ammettono anche le "esecuzioni extragiudiziali" con blitz all'estero. Bisogna dunque chiedersi se gli Usa ritengano che la "supremazia del diritto" valga solo al loro interno, mentre perde ogni valore nel campo delle relazioni internazionali. Se così fosse, dovremmo seriamente preoccuparci per le prossime mosse della Superpotenza planetaria, oggi ancora guidata da un uomo che, almeno a parole, dice di credere nel diritto e nella giustizia.

(6 maggio 2011)

La favola dello scontro di civiltà


di GIOVANNI PERAZZOLI, da Micromega
 – La favola dello “scontro di civiltà” e le sfide di un mondo post 11/9
La morte di Osama bin Laden sembra interessare più gli Stati Uniti che non il “mondo arabo”. Che fine ha fatto lo “scontro di civiltà”? La primavera araba ha smentito i tanti “esperti” e “commentatori” che, come un disco rotto, ripetevano che le “masse arabe” erano intrinsecamente antioccidentali, antisemite, fondamentaliste. A parte qualche manifestazione in Pakistan (che tra l’altro non è un paese arabo: precisazione che appare necessaria, visto quello che si legge sui giornali), non si è vista quella sollevazione di masse sanguinarie che pure – non lo si sarà dimenticato – si prevedeva in proporzioni apocalittiche non appena gli americani fossero arrivati a Osama bin Laden.

La battaglia ideologica e propagandistica sullo “scontro di civiltà” è stata fin qui una sorta di riedizione di quella sull’Unione Sovietica, sebbene a parti invertite e sostanzialmente con una sola direzione. La “sinistra” infatti si è ritrovata di nuovo, spesso cadendo nella trappola, nel ruolo caricaturale della parte antipatriottica, antioccidentale e “fraternizzante con il nemico” (pensate ad esempio a come è stato trattato Vittorio Arrigoni, che è stato mediatizzato come un “caduto” in una guerra, e per questo doveva essere o un “eroe” oppure “un quasi terrorista”). Quanto ai sedicenti difensori dei valori della laicità e della tolleranza, erano normalmente i primi a calpestare questi stessi valori.

Naturalmente, questo è il quadro della propaganda, dunque della caricatura. Ma la propaganda spesso rende il proprio bersaglio, in questo caso “la sinistra”, un complice, più o meno consapevole, della caricatura che ne vuole fare, a volte fino a trasformarlo del tutto nella stessa caricatura che ne ha proposto. Se poi dobbiamo dare ragione a Oliver Roy, il fondamentalismo islamico stesso sarebbe un prodotto postmoderno, qualcosa che ha poco a che fare con un ritorno filologico, per quanto delirante, al passato dell’islam, mentre è piuttosto il risultato di un passato inventato in funzione di un presente letto comunque, sebbene in modo deformato, a partire dall’unica civiltà che tutti abitiamo, e che ora si dice “globalizzazione”.

Comunque sia di quest’ultimo aspetto, che interessa adesso marginalmente, non bisogna dimenticare che la “fabula” dello “scontro di civiltà” assicurava l’esistenza di un consenso totale e cieco di masse immense e urlanti (presentate come semi-animali) intorno ai valori “che non erano i nostri”, e che erano frutto di una logica “diversa”. Non c’era spazio di dissenso, non c’erano vuoti, interstizi. Il “mondo islamico” era una comunità piena, compattamente religiosa e antioccidentale. Un mostro di milioni di persone disposte a morire per assecondare una religione dell’odio e della guerra. Milioni di aspiranti martiri alla ricerca del paradiso. Folle di postmoderni nichilisti, ma con orizzonti primitivi. Il rovescio esatto dell’Occidente e della sua rappresentazione ideale e non solo ideale. Non si sa bene poi se solo per ignoranza, si faceva volentieri tutt’uno di  musulmani e arabi, mentre non tutti i musulmani sono arabi e non tutti gli arabi sono musulmani. Non è un fatto marginale. Molti arabi sono cristiani e hanno posizioni di potere, come l’aveva Tareq Aziz, ministro degli esteri di Saddam Hussein: questo sarebbe bastato questo a far capire che l’Iraq non poteva essere un paese fondamentalista, quasi un alleato di al-Qaida, e che i cristiani non sono necessariamente dei perseguitati nei paesi arabi (o musulmani).

Che cosa cambia adesso? Intanto è banale limitarsi a dire che, con l’uccisione di Osama bin Laden, Obama si è guadagnato, per l’opinione pubblica americana, i gradi di comandante supremo, e che questo gli servirà per la sua campagna elettorale. L’amministrazione Obama ha fatto molto di più: ha smontato il giocattolo propagandistico della destra repubblicana. L’appoggio alla primavera araba e la conclusione della storia di Osama bin Laden hanno infatti dato un colpo molto duro alla macchina propagandistica della destra, che non potrà più invocare il nemico planetario che era l’attore indispensabile dello “scontro di civiltà”.

Adesso bisognerà cominciare a distinguere. E nelle distinzioni le retorica si impantana, perde slancio. Bisognerà guardare alla politica reale, dissolvendo quella nube di confusione dentro la quale tutti erano uguali. Gli “arabi”, abbiamo visto, non sono quello che si diceva che fossero: dunque, i difensori dell’Occidente si erano sbagliati. E sono gli stessi che non hanno trovato il nemico numero uno, la mente dell’11 settembre 2001, a due passi dalla maggiore base militare dell’alleato Pakistan. La politica estera americana, con tutto il carattere simbolico che essa ha nella politica interna, deve a questo punto ridefinirsi.

La sfida politica e culturale è adesso entrare nel post-11 settembre.

È uno dei compiti che spetta ai democratici di tutto il mondo. Ma, proprio per questo, non bisogna dimenticare che la guerra mediatica nella creazione del mostro è stata molto intensa. Non a caso, a contrastarla sono stati, in primo luogo, gli stessi dissidenti dei paesi medio-orientali. I dissidenti sapevano bene che il mancato riconoscimento da parte dell’Occidente dell’esistenza nei loro paesi di una società civile li indeboliva, li lasciava da soli, mentre dava, contemporaneamente, argomenti ai reazionari. Si veda, ad esempio, nei numeri di “MicroMega” usciti intorno al 2006, quello che raccontavano lo scrittore egiziano Alā al-Aswānī, la disegnatrice iraniana Marjan Satrapi, il politologo iraniano Akbar Ganji. Tutti attribuivano all’informazione occidentale l’errore colossale di accreditare l’idea che i loro paesi fossero compattamente religiosi, privi di una società civile attiva e laica e che ribollissero, in compenso, di un odio indomabile per l’Occidente. Oggi quegli interventi spiegano la primavera del Medio Oriente.

Per anni è stata proposta un’immagine del Medio Oriente totalizzante, univoca, semplificata e venata di razzismo. Si spiegava, addirittura, che la logica dei mediorientali fosse diversa dalla nostra. Ironia della storia, nel Medioevo la filosofia araba averroista portò scompiglio nel mondo latino, perché, interpretando correttamente Aristotele, sosteneva che l’intelletto fosse uno, una la logica. Chi la abbracciava in Occidente finiva male: l’“averroismo latino” fu infatti perseguitato dalla Chiesa, e si ricorderà senz’altro uno dei suoi esponenti, Sigieri di Brabante (che Dante mette addirittura in Paradiso: Essa è la luce etterna di Sigieri, che, leggendo nel Vico de li Strami, silogizzò invidïosi veri), che morì pugnalato dal suo segretario ad Orvieto. Dante stesso, de resto, ebbe un forte interesse per l’averroismo, che affiora ad esempio nella Monarchia; e Averroé, “che ’l gran comento feo”, come si sa, lo si trova nel Limbo tra i sapienti.

Ora, però, si deve considerare con attenzione che l’idea del Medio Oriente “diverso” si è impiantata non solo perché corrispondeva all’ideologia della destra, ma anche perché  incontrava quella della sinistra o di una sua parte consistente. Come la rivoluzione ungherese del ’56 raccontata da Indro Montanelli, che doveva essere “controrivoluzionaria”, perché questo soddisfaceva la sinistra comunista e la destra anticomunista, così il Medio Oriente doveva essere “antioccidentale”. Michel Foucault volle vedere addirittura nella rivoluzione khomeinista “la prima grande insurrezione contro il sistema globale, la più moderna e la più folle”. L’idea di arruolare il “mondo islamico” dentro un fronte anti-sistema la si può definire un’ingenuità o un vezzo irresponsabile.

Il paradigma dello “scontro di civiltà” ha regnato sovrano, insomma, perché era funzionale alla battaglia ideologica occidentale. Non così in Medio Oriente, dove non sono attratti da Samuel P. Huntington, e neanche da Oswald Spengler.

Proprio perché ben radicato nel profondo dell’ideologia occidentale, lo schema dello “scontro di civiltà” veniva assunto tacitamente anche da chi lo criticava. A sinistra, infatti, non si metteva in discussione la “diversità” intrinseca degli “altri”, ma solo il modo di avere un rapporto con essa. Di fatto il razzismo finiva per non essere stigmatizzato come il pregiudizio dell’esistenza di una “diversità” intrinseca all’umano (diversità di natura o per razza), ma come una qualità nel modo di rapportarsi a questa differenza.

Da una parte, per la propaganda di destra, bisognava affrontare, anche con le armi e senza deboli scrupoli morali, i “diversi”, che ci odiano per il nostro stile di vita. Dall’altra, bisognava disinnescare il conflitto con comprensiva e paterna tolleranza delle “differenze”, che comunque non venivano messe in dubbio. Lo scontro di civiltà era un fatto, il modo di affrontarlo, invece, un problema politico su cui potersi dividere.

Il messaggio di Osama bin Laden fu così recepito in pieno, in Occidente. Nel “mondo islamico” assai meno. L’attentato alle Torri Gemelle ha avuto l’effetto di renderci meno liberi e tolleranti. La rabbia e l’orgoglio di autoeletti rappresentanti dei valori occidentali ispirarono anche dei bestseller, prima che dei partiti paranazisti. Oriana Fallaci trionfò nelle vendite e con esse trionfò lo sdoganamento dei pregiudizi, contrabbandato come celebrazione della “nostra” tolleranza. Complice, di nuovo, la latitanza di una posizione democratica alternativa, forse anche perché la sinistra era troppo impegnata ad essere “antagonista”, oppure a inseguire la destra sul suo terreno, dando la caccia ai lavavetri e omaggiando la laicità delle radici cristiane, con severa ammonizione dei “laicisti”. Se consideriamo tutto quello che si è detto, va a nostro merito se, nonostante la valanga di messaggi feroci, non abbiamo (ancora) perso la bussola. Se siamo restati umani.

Al sequel di Oriana Fallaci seguì, naturalmente, un “dibattito”, ma, sebbene “articolato”, esso si guardò bene dal rimettere in discussione il Dogma di partenza, ovvero che “i musulmani” fossero “diversi” e che ci odiassero. Non si disse che non ci odiano: si cercò di dare risposte alternative al “perché ci odiano”.

L’11 settembre del 2001 ero in Siria: e non ho visto nessuno festeggiare, anzi. Tutti erano molto preoccupati. Ma già allora… che impressione che faceva la Siria! Quello che vedevo allora, mi permette oggi non sorprendermi delle rivolte coraggiose. Ci siano dimenticati che cos’è un paese pieno di giovani, l’energia che sprigiona. Fin dalle prime ore dell’alba facevano la fila per prenotarsi il corso di italiano, di inglese, di francese, di tedesco. Non necessariamente la loro aspirazione era emigrare, bastava l’interesse per un’Europa che, a Damasco, appariva veramente come la terra della rivoluzione, della libertà. Un modello di vita, fatto di libertà, che sono anche andare in discoteca o essere sessualmente e sentimentalmente liberi.

Che pena invece leggere i soliti editoriali, che pena ascoltare inverosimili seminari universitari nei quali si discuteva, come si trattasse di un problema vero, se le liberaldemocrazie dovessero accogliere i “valori diversi” degli “altri” (dove per “altri” si intendeva gli islamici). Persino sull’infibulazione si sono registrati, come se ci potessero essere, dei dubbi teorici in una prospettiva liberale cosmopolita. Più interessante sarebbe stato osservare che, inesistente nella maggioranza dei paesi di “islamici”, l’infibulazione – poiché è legata ad un area del mondo (Egitto, Africa centrale, Somalia, Eritrea) e non ad una religione – è praticata anche dai cristiani che vivono da quelle parti. Parte del mondo accademico, invece di esercitare autonomia e critica, si è dimostrato subalterno agli editoriali della stampa, scritti troppe volte in modo caricaturale da una parte e dall’altra. Il “politicamente corretto” è arrivato al punto che in alcuni paesi occidentali si è discusso della possibilità di introdurre parti della sharia nell’ordinamento giuridico per “accogliere” i musulmani. Forse un modo occulto per risolvere il problema dell’immigrazione, riproducendo il clima terrificante di casa?

Il fondamentalismo religioso fu messo giustamente sotto accusa. Ci si sarebbe aspettati che se ne ricavasse una maggiore fedeltà e coerenza sui valori non negoziabili della laicità. Invece, si assicurò che liberalismo laico e cristianesimo fossero la stessa cosa.

Lo scontro di civiltà ebbe anche un suo vertice teologico, con la Lectio magistralis di Papa Benedetto XVI su “Fede, ragione e università”, che definiva il carattere dell’identità europea nella sintesi di fede e ragione, realizzatasi proprio nel cristianesimo (in un certo tipo di teologia cristiana, peraltro, e cioè sostanzialmente in quella tomista). Una ricercatissima citazione tratta da Manuele II Paleologo individuava nella predicazione di Maometto “cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede”. Come se tale direttiva fosse del tutto sconosciuta al cristianesimo, che all’origine, proprio come l’islam, era la religione di un impero, e di questo prendeva l’ideologia universalistica riflessa poi nel proselitismo e nella “conquista”. Da questo punto di vista cristianesimo e islam si somigliano molto, perché comune è la loro radice storica, politica e geopolitica. Meglio: uno è stato il modello dell’altro. Manuele II Paleologo era accerchiato dai Turchi, ma quando Maometto II prese Costantinopoli si proclamò imperatore romano e il suo disegno politico era ricostituire l’Impero romano, sotto la nuova e ultima fede. L’universalismo e il proselitismo, declinati nell’espansione territoriale, non sono affatto predicati che appartengano a tutte le religioni, che possono anche chiudersi a fattore identificante delle comunità che le praticano.

Il dopo 11/9 è iniziato con la primavera araba. Ma che sarà della primavera araba? In un convegno (trasmesso sul Corriere.it), Panebianco prefigura il peggio. I Fratelli musulmani, gufava, è probabile che prendano il controllo delle rivoluzioni. Ne verrà una guerra, nella quale sarà coinvolta l’Europa che così però troverà la sua unità politica. Avrò capito male?

Certamente dalla primavera araba non nascerà dall’oggi al domani una democrazia svedese. Ma la storia è lenta. Dipenderà anche da noi.

Giovanni Perazzoli


ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E VIP IN CORTEO
Manifestazione anti trivelle alle Tremiti
Lucio Dalla «pasionario»: è un obbrobrio
Il corale no alle ricerche del petrolio nel mar Adriatico

FOGGIA - Anche Lucio Dalla ha partecipato alla manifestazione di sabato che ha radunato al porto di Termoli oltre tremila persone contro le trivellazioni al largo della costa molisana, in territorio delle Isole Tremiti. Il cantautore che, nella tarda mattinata, ha raggiunto le isole, ha dato manforte agli ambientalisti e non solo che protestano nel capoluogo del basso Molise. «Dobbiamo mobilitarci perché questo obbrobrio, questo attacco al progresso della finta economia minaccia il nostro mare», ha detto il musicista bolognese che da 50 anni frequenta le isole Diomedee.

TESTA DEL CORTEO - L'artista che ha con l'arcipelago un rapporto speciale (lì ha composto Come è profondo il mare e altri grandi successo) si è posto senza esitazione alla testa del corteo che ha attraversato la città molisana: «Il Ministro Prestigiacomo ritiri il provvedimento di autorizzazione delle trivellazioni nel mare Adriatico», è l'appello lanciato a gran voce dai manifestanti per protestare contro le introspezioni della società Petrolceltic Italia. In tremila, si stima: politici, amministratori di Puglia, Molise ed Abruzzo, 17 gonfaloni presenti di comuni tra il Gargano e Montesantangelo passando per Termoli e l'hinterland costiero molisano, rappresentanti di 280 associazioni, imprenditori turistici, balneatori, marittimi, studenti e semplici cittadini di tre regioni, tutti riuniti a Termoli per manifestare la ferma contrarietà al progetto della multinazionale.


Protesta a Termoli contro le trivellazioni
               
SULLA SPIAGGIA - Una volta sulla spiaggia, i manifestanti si sono infilati in una sacco di cellophan nero allungandosi sulla battigia simulando così lo spiaggiamento dei capodogli avvenuto a Foce Varano ma anche la protesta simbolica contro il rischio di inquinamento petrolifero. Dal piazzale del porto il messaggio lanciato è stato chiaro: «No alla morte del mare Adriatico, si allo sviluppo sostenibile, si alle energie alternative, no al petrolio» hanno ribadito i sindaci di Foggia, di Termoli, di Peschici (Foggia), di Rodi Garganico, di Montesantangelo, che insieme alla Regione Puglia stanno preparando un ricorso al Tar. Quella del Governo è: «una scelta antistorica, antieconomica che uccide le prospettive di un futuro» hanno concluso i primi cittadini. Per l'Europarlamentare Tatarella: «Siamo a Termoli per salvare le Tremiti, l'Adriatico ed il Gargano. Per questo è necessario impugnare il Decreto della Prestigiacomo». Dello stesso avviso il senatore molisano Giuseppe Astore che chiede al Governo: «una verifica seria di tutti i pozzi dell'Adriatico e la costituzione di un organismo parlamentare parallelo all'Euroregione Adriatica chiamato a studiare un progetto di bonifica dell'Adriatico. Il mare è una cloaca, è inquinato, bisogna intervenire e bonificarlo per migliorarlo». I tremitesi annunciano di non fermarsi con la manifestazione di oggi a Termoli. «Quando arriveranno le barche per le trivellazioni, noi saremo lì con le nostre barche a manifestare - hanno detto gli isolani - Noi combatteremo fino alla fine per il nostro futuro. Il mare è la nostra vita, è la nostra fonte di sostentamento e lo difenderemo fino in fondo».


Redazione online Corriere
07 maggio 2011

Io, cittadino e residente della Lucania, NON AUTORIZZO ALTRE PERFORAZIONI NELLA MIA TERRA

Hanno firmato il Memorandum d’intesa fra lo Stato e la Regione Basilicata per l’accelerazione di ricerca e coltivazioni di fonti fossili in Basilicata. Una stanza intera di Senatori di destra e di sinistra ha applaudito il vostro Presidente Vito De Filippo.
L’accordo dice IN PAROLE POVERE: Noi cominceremo a trivellare molto di più nella vostra terra per cercare ed estrarre il vostro petrolio senza però danneggiare l’ambiente come abbiamo fatto nella Val’Dagri. E promettiamo che QUESTA VOLTA vi ripagheremo costruendo per voi più strade, più ferrovie, più università e più posti di lavoro.
Amici, gia da 15 anni estraggono circa 80,000 barili al giorno del vostro petrolio ma Basilicata rimane la Regione più povera d'Italia. ZERO SVILUPPO. Hanno solo avvelenato la vostra terra e vi hanno regalato l’incidenza più alta di tumori in Italia. Adesso dicono che vogliono estrarre altri 50,000 barile al giorno?
Non vi servono ALTRE TRIVELLAZIONI!!! VI DEVONO SOLTANTO PAGARE IL VALORE DI MERCATO PER IL VOSTRO PETROLIO e usare ONESTAMENTE quel denaro per il bene della vostra terra. Le ditte petrolifere guadagno oltre 8 millioni al giorno solo dalla Val D'agri!!! E voi continuate a pagare più per la vostra benzina che i Piemontesi!!!! E RIDICOLO!!! Questa è la VOSTRA terra, e qui si tratta della salute dei VOSTRI figli. Non vi prostrate più ai politici. Rivendicate quello che appartiene a voi.
SCRIVETE
Io, _____________________cittadino e residente della Lucania NON AUTORIZZO altre perforazioni nella MIA terra.
Codice Fiscale _______________ Firma____________________Data_______
SPEDITELO a
Miracolo a Matera
Via S. Cesarea n.31
Matera, 75100
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INFORMATEVI!!!!!!
Nel 1998 hanno firmato un simile accordo facendo tante delle stesse promesse. Anche allora parlavano di “compensazione ambientale” e “infrastrutture”.
Petrolio, l’intesa tra Regione e Stato del 1998 “Sottoscritto il 7 ottobre 1998, il protocollo d’intesa tra Regione e Presidenza del Consiglio è il primo atto di un negoziato finalizzato al riconoscimento del principio di “compensazione ambientale” nelle aree della Basilicata interessate alla ricerca e all’estrazione di idrocarburi liquidi, attività ritenute di “interesse strategico nazionale in campo energetico. Il protocollo ha impegnato il governo a realizzare sul territorio lucano interventi infrastrutturali…” -Sito della Regione Basilicata
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=552913

Dal blog di Frammartino

sabato 7 maggio 2011


Il potere nudo di un premier grottesco
di Franco Cordero, da Repubblica, 5 maggio 2011

"Grottesco" è la categoria estetica applicabile all'occupante del palazzo Chigi. La parola viene dalle arti figurative: nel lessico rinascimentale erano "grotte" i relitti romano-imperiali sepolti o quasi, con pareti variamente decorate; putti, priapi, arpie, sfingi, un bestiario e flore abnormi. Giorgo Vasari le definisce «pitture licenziose e ridicole molto» ma è falso riso, spento in gola da ripulsione e paura: figure stravolte evocano l'innaturale pericoloso; siccome siamo fuori dei quadri razionali, lì dentro può succedere tutto. Lo scurrile domina nell'iconografia berlusconiana (carattere assente nei dittatori dell'ultimo secolo, talvolta ridicoli, vedi Mussolini, ma era effetto involontario, mentre l'homo in fabula cerca applausi e risate): canta, gesticola, imita; viene alla ribalta nella posa d'una ballerina; protende il pollice a pugno chiuso; fa le corna in fotografie ufficiali; racconta barzellette oscene nelle sedi meno congrue; ride a ganasce aperte o accenna i sorrisi ambigui d'uno che plani sulle mischie (mimiche d'alto interesse clinico); e lasciamo da parte quel che raccontano le ospiti delle serate postribolari.

Il fondo è torvo. Appena qualcuno lo sfiori, esplodono pulsioni distruttive ormai incoercibili. Spettatori inebetiti dall'oppio televisivo rispondono come nei Due Minuti d'Odio gestiti da Big Brother: sale un profondo, lento, ritmico canto; «B-B.. . B-B.. . B. B.» (Orwell, Millenovecentottantaquattro, I, cap, 1). Ai lati o in prima fila o alle spalle stanno impavidi i famigli, sguardo acceso, ugola pronta, più regolari d'un disco nelle giaculatorie: vedi i refrain sull'"uso politico della giustizia"; nella farsa nera i processi pendenti svaniranno e lui se ne sotterra un paio, "perché lo chiede l'Europa". Senza costoro l'effetto grottesco sarebbe meno forte: le messinscene d'Oceania 1984 presentavano solo Big Brother ed era una lacuna; regie 2011 schierano coreuti, flabellieri, cantori, turiferari; fa la sua parte qualche valchiria. Apparso Lui, vanno in estasi. Nelle soirées le ospiti gli cantano "Meno male che Silvio c'è".

"Sinistro buffone", l'avevano definito fonti inglesi e l'immagine elisabettiana riesce perfetta. Ripetiamolo, starebbe a pennello nella parte del Joker, impersonato da Jack Nicholson, contro cui combatte Batman. Domenica 17 aprile porta in scena le due parti: occhi liquidi e viso compunto, canta "bela Madunina" dirigendo il coro, poi maledice i residui d'una legalità da sradicare; aveva inveito al "brigatismo giudiziario" e qualcuno raccoglie l'idea nei manifesti contro le Brigate rosse in toga; denuncia pacta sceleris tra magistratura e presidente della Camera; vitupera Corte costituzionale, Carta, scuola pubblica, opinione dissidente; rimpiange l'immunità parlamentare, diritto d'asilo d'una fiorente malavita. Niente che non avesse già sbraitato: è solo più furioso e ogni battuta va presa alla lettera; chi può ancora vederlo imprenditore virtuoso, patriota, liberalmoderato, custode dei buoni costumi? Resta colpa imperdonabile avergli lasciate le porte socchiuse quando molti sapevano chi fosse. Nella collera non simula mai, fedele a se stesso, come Leviathan, caimano biblico, temuto anche dagli angeli (Iob, 41.16).

Quei manifesti erano sporca contumelia: il Quirinale li condanna; lo Straparlante mantiene un cupo silenzio; i soliti dignitari deplorano l'eccesso espressivo, puntando il dito sull'"uso politico della giustizia" (eufemismo da intendere nel senso che rispetto a Lui non vigano norme: sacrilega quindi ogni accusa); l'espositore dello slogan, invitato a dimettersi dalla lista elettorale, risponde che non se lo sogna nemmeno, avendo buoni motivi in logica d'Arcore; infine accondiscende pro forma. Non s'era mai visto concerto più ipocrita. Re Lanterna resta muto: lo slogan infame ripigliava una delle sue invettive; sono vecchio refrain ossessivo i gruppi eversivi operanti nella magistratura ogniqualvolta un pubblico ministero lo incrimini, avendo sotto mano prove pesanti, e dei giudici condannino; li chiama "associazione a delinquere"; tirava in ballo "quelli della Uno bianca"; minaccia inchieste parlamentari; vuol colpirli nel portafoglio.

Conclusione ovvia: lo spettacolo politico italiano prelude alla catastrofe; s'illude o finge chi lo ritiene ancora nelle regole, tolte le punte d'una volgarità male tollerabile; consapevoli o no, i soi-disants moderati pacificatori conducono giochi letali disseminando narcosi, quando l'unica difesa sta nel vedere i fatti quali sono e definirli in parole chiare, affinché gli elettori pensanti sappiano cosa rischiamo. L'Italia è preda d'un pirata, dalle cui ciurme sarebbe stupido aspettarsi cortesie leali: «non faremo prigionieri», esclamava uno dello stato maggiore, ora tra le quinte dove sconta o scontava la pena inflittagli (rendeva cospicui servizi all'Olonese, inter alia comprandogli le sentenze, candidato guardasigilli nel primo governo). Dura un mattino o poco più la commedia dello statista. Provvede a sé stesso: ante omnia schiva i processi; una volta dichiarava venti miliardi d'euro; Dio sa quanti ne accumuli confondendo pubblico e privato, nella qual materia imbroglia anche Satanasso; ignora l'interesse collettivo perché gli altri non esistono.

Congenitamente nomòfobo, aborre ogni limite: mai gli entra in testa l'idea evocata da parole quali "legge", "diritto", "loi", "law", "Gesetz"; predilige lo ukase, decreti sul tamburo, li emetta lo zar o il Presidium del Soviet supremo; e appena comandasse solo lui con quei gusti, sarebbe l'Italia dei malaffari, polizie segrete, vite spiate, altro che tutela della privacy. Fantasie apocalittiche? Nossignori, secche analisi. Lo dicono i proclami: non gli basta essersi comprate due Camere; vuole un potere nudo, esercitabile senza moleste dialettiche, id est signoria a base plebiscitaria, garantita dal monopolio mediatico. Cose mai viste in occidente: Louis Napoléon, persona civile e colta, non era affarista predone né istupidiva gli elettori spacciando droga televisiva; nel secondo Impero l'opposizione conta molto. Persino l'Italia fascista conserva poteri concorrenti.

(5 maggio 2011)

venerdì 6 maggio 2011


DL: «RISPETTATE PREROGATIVE PARLAMENTO E CAPO DELLO STATO»
Rimpasto, Napolitano: «Cambiata
la maggioranza, parlino le Camere»
Il capo dello Stato riceve i vertici Rai:«Dare informazione sul voto». La tv pubblica: «Subito gli spot»

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Pionati, il grande sacrificato: « Non mi metto in coda con gli assatanati» (6 maggio 2011)



Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un'immagine d'archivio (Ansa) MILANO - Con le nuove nomine dei sottosegretari la maggioranza si è allargata, è diversa «rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche» e «spetta ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo». È quanto chiede, in una nota, il presidente de1lla Repubblica Giorgio Napolitano. La nota dà conto del fatto che Napolitano ha ieri proceduto alla firma dei decreti di nomina di nove sottosegretari di Stato, la cui scelta rientra come è noto «nella esclusiva responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri». «Il Capo dello Stato ha in pari tempo rilevato che sono entrati a far parte del Governo esponenti di Gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche - ha concluso la nota -. Spetta ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo.
BERLUSCONI - Chi ha avuto modo di sentire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dice che il premier avrebbe manifestato il suo stupore per la posizione del Colle. Nel Pdl c'è qualcuno che interpreta il monito quirinalizio come un affondo che cade proprio alla vigilia di un voto, quello amministrativo, molto delicato per la tenuta della coalizione. Dalle parti di via dell'Umiltà si sottolinea che sempre è stata rispettata la volontà del Colle e quella del Parlamento con più di una verifica, per questo non si riesce a capire l'opportunitá di un intervento proprio adesso. «Numerosi voti di fiducia, a partire da quello della svolta del 14 dicembre, hanno chiarito il quadro politico, con ripetute verifiche nelle sedi parlamentari. Le nomine di governo sono giunte dopo queste diverse votazioni e nel pieno ed assoluto rispetto delle norme costituzionali e delle prerogative del Capo dello Stato» affermano in una nota congiunta i presidenti dei gruppi Pdl di Senato e Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, e i vicepresidenti vicari, Gaetano Quagliariello e Massimo Corsaro.

BOSSI - «Il premier ha la competenza per nominare i sottosegretari, la legge dice che può farlo, perché si dovrebbe passare dal Parlamento. Le leggi si applicano?» afferma Umberto Bossi, venerdì sera a Novara, a proposito dell'invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a investire le Camere sull'allargamento della squadra di governo. E i Responsabili? «Sono un gruppo che ha votato. Berlusconi ha fatto bene a premiarli» ha concluso Bossi.

CASO RAI - Il Presidente della Repubblica ha anche affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai - Paolo Garimberti e Lorenza Lei - le questioni relative «alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria». Lo si legge in una nota del Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - si legge nella nota diffusa dalla Presidenza della Repubblica - ha venerdì ricevuto al Quirinale il presidente della Rai, Paolo Garimberti, e il nuovo direttore generale, Lorenza Lei, nominata all'unanimit… dal Consiglio di amministrazione. Il Capo dello Stato si è complimentato con la dottoressa Lei per l'ampia fiducia accordatagli e le ha formulato gli auguri di buon lavoro al servizio dell'emittente radiotelevisiva pubblica. Napolitano ha, nell'occasione, affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai le questioni relative alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria. La Rai informa dopo il sollecito di Napolitano annuncia che già da venerdìa sera comincerà la messa in onda degli spot informativi sui temi referendari che terminerà lunedì 13 giugno. È quanto si legge in un comunicato di viale Mazzini.

DI PIETRO - «Dopo l'ennesimo tentativo di truccare le carte e di truffare gli italiani con il regolamento beffa varato l'altro giorno dalla Commissione di Vigilanza, che rinviava di ulteriori quindici giorni l'informazione della tv pubblica sugli imminenti referendum, era doveroso l'intervento del Capo dello Stato» afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando il monito di Napolitano. «E sarà - aggiunge - ancor più doveroso il suo intervento quando gli si presenterà la legge-truffa sul nucleare che il governo sta tentando di varare per impedire il referendum. Ci auguriamo che, anche in quell'occasione, il Capo dello Stato eserciti la sua funzione di garante della Costituzione e non permetta la promulgazione di una legge che espropria i cittadini del diritto di voto e consente poi di costruire una decina di centrali nucleari contro la volontà degli italiani».

Redazione online del corriere
06 maggio 2011

Cronaca di una partita persa , quasi perfetta.

Per chi , come me ama il bel calcio brasiliano, era  la partita dell’anno , della rivincita: un avvenimento da non perdere. Così ho prenotato , un mese prima, appena la Fifa ha comunicato la data dell’incontro, un posto sul primo volo e sono partito per la città di Porto Latronico di Santarcangelo in Brasile.. Mi sono recato allo storico stadio , realizzato - dice la targa  in oro affissa all’ingresso - a proprie spese, circa 20 anni fa, da un povero contadino, appassionato di calcio,che  l’ha sottratto alla coltivazione del grano e l’ha  donato alla propria città. Volevo ,mi ha detto : “ uno stadio  in Brasile, all’avanguardia,dotato di tutti gli standard di sicurezza, con veduta sul mare, capace di far sfigurare al confronto persino gli avanzati stadi londinesi”.Una volta realizzato, l’ho   consegnato gratuitamente alla mia amata città di Porto Latronico di Santarcangelo, la quale , mi deve “solo  il pagamento di circa un milione di euro per spese di piccola ordinaria manutenzione”. Almeno quelle, per diamine ,me le devono dare . “ sono pur sempre un contadino che campa del frutto del lavoro dei campi. Non vivo di altre rendite”.
Ho approfittato della sua cortesia per chiedergli , come mai lo stadio fosse vuoto, come mai non ci fosse ancora nessuno a vedere la partita. Ma il nostro umile contadino ,non ha saputo darmi una risposta. Così ho chiesto al sig. “ Google” , attraverso il suo servizio satellitare di aiutarmi..Ho cercato di capire, dove  si potesse giocare, in un altro campo. Google  mi ha portato nella zona 167 , dove nelle sue mappe risulta un campo di calcetto. Ho seguito le indicazioni  ma non l’ho trovato. Poi ho digitato “campo polivalente” e google mi ha riportato nel luogo dove doveva ero già stato : sul campo di calcetto. Non contento, ho provato a fare una ricerca, ed ho scoperto che, come avveniva molti secoli fa , quando una civiltà prevaleva su un’altra, e sulle rovine dell’una costruiva l’altra, così ai nostri tempi, sul campo di calcetto,si è costruito quello polivalente, su quest’ultimo la palestra,poi donata alla Provincia , che a sua volta l’ha data ad una scuola superiore. E tu , caro Google, che non ti aggiorni, e ci fai apparire tutte queste strutture, quando in realtà, i cittadini di  Porto Latronico di Santarcangelo, non ne dispongono  di nessuna e non sanno neanche che esistono..
Non contento della delusione, ho voluto dare a Google un’altra occasione. Non l’avessi mai fatto. Mi ha fatto fare il giro di tutto il territorio,sbattendomi  da un quartiere all’altro : da uno chiamato  “ boschetto” dove a Google risulta l’ennesimo campo di calcetto ( che forse c’è stato ma che ora non c’è più),  al campo di calcio del Paese antico, sulle cui rovine   la civiltà dei consumi e dei  rifiuti ha realizzato  maestose opere d’arte di maestri sconosciuti che in questo nuovo filone artistico-culturale sono riusciti a raggiungere il massimo della creatività e dell’espressione del colore che la miseria e la disperazione  umana possa esprimere. Mi ha riportato, poi,verso il mare, in campi e campetti, anfiteatri “pubblici” o ad “uso pubblico” che risultano “tali”, ma solo su Google. A questo punto, sconfitto, bagnato fradicio per la pioggia mi sono fermato a bere un caffè in un bar del corso, quando ho visto bandiere, udito  cori ,  slogan di ultrà. Mi sono avvicinato e ho scoperto lo stadio della vecchia delegazione comunale. Uno stadio abbandonato alcuni decenni fa per ragioni di sicurezza , dichiarato inagibile, ma che evidentemente oggi non è più tale. Dentro solo una trentina di persone : tante ne può contenere quando è pieno. Ho mostrato il biglietto, sono entrato, e mi sono preparato mentalmente a godermi  il tanto atteso e  meritato momento dell’inizio dello spettacolo.
Tra i convocati, spicca subito tra tutti, la presenza della giovane promessa calcistica del PD. Il nuovo Pato, già da tutti , simpaticamente battezzato “il papero” che è entrato in campo accolto dal coro “ questo è il gioco del qua , qua, e di un papero che sa,  opposizione far”. Mamma papera lo sa ,che Pasquale il sindaco non può fa….”Inutile dire che le squadre europee, italiane in testa, fanno a gara per averlo. Il Milan, in particolare, che con  “Barbara”ha un debole per tutti i paperi( soprattutto fuori dal campo).
Per il resto non ci sono altre novità nell’una e nell’altra squadra rispetto alla partita sospesa.
Da segnalare che a centrocampo, prima del fischio di inizio,mister Buccello ha voluto esprimere la  solidarietà della squadra ai lavoratori precari dell’Enea,consegnando un loro documento ai senatori Antezza e Chiurazzi , raccomandandoli di trovare subito una soluzione per i lavoratori.  il pubblico , pur solidarizzando con i lavoratori, a questo punto si è scaldato ed ha cominciato ad urlare in coro :
A)“ dategli, dategli (per iniziare) la vostra  doppia indennità . NON FATE I FURBI. NON FATEEEE i FUUURBIII!.
B) Ricordatevi che i precari sono precari dappertutto, non sono solo all’Enea.
C) Che  i  precari storici dell’Enea ,si chiamano barre e rifiuti radioattivi, mai smaltiti , mai messi in sicurezza.
D) Fuori il nucleare dall’Enea. Fuori l’Enea dal nucleare.
Con il pubblico già caldo, la partita ha subito inizio ed è così come l’avevo immaginata  : si vede che, da parte di tutti i giocatori del PD ,rappresenta la partita del riscatto, quella dalla quale  tirare fuori orgoglio,grinta, motivazione, carattere;la partita , insomma, nella quale  dimostrare l’efficacia,la semplicità , la concretezza, la validità del  nuovo modulo di gioco. La squadra fa pressing, i giocatori dialogano tra di loro,si scambiano la palla, corrono, si muovono con scioltezza, mostrano di aver recepito, fatto proprio il nuovo modulo di gioco di mister Bucello. la squadra del Porto Latronico di Santarcangelo appare in difficoltà . Ci si aspetta il goal da un momento all’altro. Ma ecco la doccia fredda che non ti aspetti e  che gela lo stadio della delegazione comunale.
Suriano (leggi : assessore alle politiche sociali), lasciato inspiegabilmente libero , calcia da una distanza  notevole, con una potenza e precisione pari al miglior Maradona, alla velocità ( in politica le velocità si misura in euro anziché in metri)di 105.000 euro, un pallone che va a bucare letteralmente la rete della porta e con una strana traiettoria si dirige nella zona di via Gramsci , dove lascia i suoi segni sui vetri (mandandoli in frantumi) di ben due appartamenti, occupati da tifosi della squadra  del “matador..”
Come in quei cartoni animati giapponesi, dove le azioni si fermano, il pubblico rimane a bocca aperta, agli occhi del pubblico collegato in mondovisione con la città brasiliana,agli occhi dei presenti allo stadio, quella scia sulla  via Gramsci,tracciata da un pallone, appare un segno divino, come  la stella cometa per i re magi: entrambe indicano una grotta l La prima : la grotta per un “bambino” rifiutato dai potenti, dai ricchi , dai proprietari delle strutture di accoglienza  dell’epoca; la seconda: la grotta di chi, erede morale di  quel bambino rifiutato, oggi vive la sua stessa esclusione, emarginazione, da parte degli stessi eredi culturali ed economici, di chi rifiutò duemila anni fa , un “ alloggio” a quel bambino.
La squadra accusa il colpo. Ancora una volta viene colpita nel suo punto debole : alla sua sinistra.
 Non riesce più a ragionare. Si rivede il fantasma della squadra di sempre:  quella solita, quella già vista, dove confusione , paura, mancanza di idee, di gioco, di personalità ,finiscono  per avere  la meglio sui buoni propositi iniziali.
La squadra del Porto Latronico di Santarcangelo, approfitta dello sbandamento, addormenta la partita,e  con un efficace gioco di “prima”,  fa  girare, prima la palla , e poi, la testa agli avversari.
 A questo punto ci si aspetta una reazione. Invece niente! L’assessore ,sempre più  libero di muoversi, senza nessuna marcatura, neanche a zona, si  ripete, dopo pochi minuti, con un altro bel goal, bucando nuovamente la rete, mandando addirittura, a finire, questa volta, la palla nella piazza di Policoro( per gli amanti delle statistiche , la velocità del pallone è stata di circa 45000 euro).
Ancora nessuna reazione. Squadra letteralmente in tilt: giocatori che balbettano frasi e numeri sui “racchettapalle”che raccolgono i palloni ,senza fare la “differenziata”….e solite lamentele nei confronti dell’arbitro, a cui si chiede di cambiare le regole del gioco ( leggi  riduzione degli assessori) a partita iniziata e sempre quando si è in difficoltà, quando non si dispone più di lucidità,di  freschezza atletica,di  giocatori che nei momenti critici sappiano capire , interpretare la partita, trasformare le proprie debolezze in punti di forza e i punti di forza degli avversari in debolezze.
Cosa si può ancora dire, senza infierire? Una sola cosa:  Che sarebbe stata tutta un’altra partita, se in campo fossero scesi assieme ai giocatori del PD, anche quelli di Laddomata, di SEL, dell’Italia dei valori, dell’UDC. Si poteva anche perdere,come il PD ha scelto di perdere ed ha perso. Ma sarebbe stata tutta un’altra partita. Sarebbe stata una partita vera.


Dalla Regione 25 milioni di euro per le Cooperative edilizie
06/05/2011 13:23
Con un provvedimento dell’assessore Gentile la Giunta regionale ha destinato 16 milioni di euro alla provincia di Potenza e 8,3 a quella di Matera

AGR
Su proposta dell’assessore alle Infrastrutture, Opere Pubbliche e Mobilità, Rosa Gentile, la Giunta regionale ha approvato l’Avviso di concorso per la concessione di contributi in conto capitale alle Cooperative edilizie. I contributi sono destinati alla realizzazione di alloggi da assegnare in proprietà ai soci delle Cooperative di edilizia residenziale pubblica agevolata. Le risorse finanziarie ammontano complessivamente a 25 milioni di euro.
Il limite massimo di costo convenzionale per alloggio è stato stabilito in 100 mila euro. Dovranno inoltre avere una superficie utile non superiore a 95 metri quadri, un parcheggio e una superficie non residenziale non superiore al 45% della superficie utile.
“La Regione Basilicata – afferma l’assessore Rosa Gentile - conferma in questo modo un ruolo determinante nelle politiche abitative tese alla costruzione di nuove cooperative. L’immissione sul mercato di 25 milioni di euro- sottolinea Gentile - produrrà sicuramente un effetto moltiplicatore di queste risorse economiche. Molti cantieri nasceranno con positivi riflessi sia sull’occupazione, sia nel settore dell’indotto. L’Avviso – spiega ancora Gentile – ha inoltre l’obiettivo di incrementare la disponibilità di alloggi con effetti certamente positivi sui prezzi delle case. L’Avviso punta inoltre a migliorare l’ambiente urbano, prevedendo il rispetto delle leggi sulI'eliminazione delle barriere architettoniche e sul miglioramento delle prestazioni energetiche. Insieme ai Comuni – dichiara infine l’assessore Gentile – nell’ambito dell’edilizia cooperativa si potrà dar corso a nuove ed interessanti azioni di sviluppo del territorio e di migliori politiche abitative”.
Gli interventi di costruzione dovranno essere localizzati in aree di Piani di Zona 167, in aree di edilizia residenziale pubblica o in lotti dove vige la convenzione tipo approvata dalla Giunta regionale stipulata tra il Comune e la Cooperativa. Le domande per la partecipazione al concorso dovranno essere inviate alla Regione entro le prime settimane di luglio. La scadenza esatta decorrerà entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione dell’ Avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata. Potranno presentare domanda esclusivamente le Cooperative edilizie iscritte all'Albo Nazionale delle Cooperative, alla Camera di Commercio, all'Albo nazionale delle Società Cooperative Edilizie di Abitazione, all'Albo Regionale delle Società Cooperative Edilizie di Abitazione.

Le misure contenute nel Piano di Sviluppo approvato dal consiglio dei ministri

di
FLAVIA AMABILE
dalla Stampa

Il governo ha dato il via libera ad un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA. Nessuna marcia indietro sui tagli, dunque, semplicemente si assegnano i posti disponibili e vacanti ogni anno. È una delle misure contenute nel decreto per lo Sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri. Fra le altre novità in arrivo anche l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento è effettuato con cadenza triennale e con possibilità di trasferimento in un’unica provincia.

Nell’anno scolastico in corso i posti vacanti sono 67 mila, di cui 30 mila insegnanti e 37 mila Ata, si è detto, ma sono soltanto voci. In realtà nel decreto non vengono riportate cifre per evitare problemi nel caso in cui non si riuscisse a mantenere le promesse. Il testo precisa soltanto che il piano coprirà «gli anni 2011-2013» e verrà fatto «sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno». Comunque dovraà essere «annualmente verificato» dai tre ministeri. Insomma, le cifre si scriveranno anno per anno.

Dal prossimo anno scolastico l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento avverrà anche conservando il punteggio della graduatoria di origine (cosiddetto, inserimento a pettine)».I nuovi docenti immessi in ruolo, destinatari cioè di nomina a tempo indeterminato, potranno chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia dopo cinque anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità, anzichè dopo tre anni».

Infine il governo ha dato il via libera ai contratti di apprendistato. In questo modo i ragazzi potranno assolvere l’obbligo di istruzione e conseguire una qualifica attraverso l’apprendistato per la qualifica professionale; potranno conseguire il diploma regionale, per poi proseguire di formazione terziaria degli IFTS, attraverso l’apprendistato professionalizzante; potranno conseguire diploma di ITS, lauree e dottorati attraverso l’apprendistato di alta formazione e di ricerca.

In arrivo novità anche per l’università. Per tutti i docenti gli scatti non saranno più biennali ma triennali e la valutazione avverrà su base meritocratica. Per i nuovi docenti assunti dopo l`entrata in vigore della riforma dell`università verrà rivisto lo stipendio d`ingresso e sarà eliminato il periodo di straordinariato. Sarà allineato «il sistema universitario alle migliori prassi internazionali per renderlo più efficiente e competitivo», afferma il Miur.

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Mutui
Così il variabile diventa fisso.
Si possono rinegoziare i mutui casa per un importo massino di 150mila euro fino al 30 aprile 2012. Il mutuatario ha diritto di chiedere la rinegoziazione a patto che abbia un reddito Isee non superiore a 30mila euro e sia in regola con i pagamenti delle rate. Con la rinegoziazione il tasso viene trasformato da variabile in fisso per la durata residua del mutuo. Cambia la modalità di calcolo del tasso di usura. La misura mira a prevenire eventuali innalzamenti dei tassi decisi dalla Banca centrale europea.

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Mezzogiorno
Crediti di imposta per chi assume.
Il decreto introduce un credito d’imposta per ogni lavoratore assunto nel Mezzogiorno a tempo indeterminato. L’assunzione deve essere operata nei dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto. Il funzionamento del credito di imposta si basa sui requisiti oggi previsti dalla Commissione Europea. La misura è estesa anche alle quote rosà. In dettaglio il credito d’imposta sarà nella misura del50% dei costi salariali sostenuti per 12 mesi successivi all’assunzione.

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Ricerca
Il Fisco premia chi fa ricerca
Il decreto legge Sviluppo prevede anche di istituire, seppure in via sperimentale per gli anni 2011 e 2012, un credito di imposta che sia a favore delle imprese che intendono finanziare progetti di ricerca, in Università o enti pubblici di ricerca. La misura è fissata nel90% della spesa aggiuntiva d’investimento. L’obiettivo della norma è quello incentivare e promuovere la ricerca universitaria e accademica, attraverso gruppi e società private del mondo dell’imprenditoria.

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Carta d'identità
Sarà elettronica anche per i bebè
La carta di identità elettronica diventa documento obbligatorio di identificazione e si prevede la sua unificazione, anche progressiva, con la tessera sanitaria. Viene soppresso il limite di età di rilascio (ora fissato in 15 anni) e fissate le nuove durate di validità: 3 anni per i minori di 3 anni, 5 anni nella fascia 3-18 anni, 10 anni per i maggiorenni. Si stabilisce l’obbligo di rilevamento delle impronte digitali per i minori dai 12 anni di età e vengono disciplinate le modalità di espatrio del minore di 14 anni.

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Acqua
Nasce l'agenzia per la vigilanza
Arriva l’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, organismo indipendente a tutela dei cittadini utenti, con compiti di regolazione del mercato. «Unmodoper depotenziare il referendum» dicono i promotori della consultazione popolare contro la privatizzazione della gestione dell’acqua. Per Federutility è invece un importante passo avanti. L’Agenzia si occuperà della regolazione del mercato delle acque pubbliche e di gestione del servizio pubblico idrico integrato.

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Controlli
Fiamme Gialle tempi limitati
Il controllo amministrativo in forma d’accesso da parte di qualsiasi autorità deve essere unificato, può essere operato al massimo con cadenza semestrale, non può durare più di quindici giorni. Questo esclusi i casi straordinari di controlli per salute, giustizia ed emergenza. Viceversa per i controllori scatta l’illecito disciplinare. La Guardia di Finanza, negli accessi di propria competenza presso le imprese, opera, per quanto possibile, in borghese. Stop alla comunicazione sopra spese di 3000 euro se si paga con il bancomat.

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Burocrazia
Appalti semplici fino a un milione
Arrivano semplificazioni sia sul fronte della privacy sia su quello dei controlli con un risparmio stimato in 900 milioni. Si prevede anche la possibilità di effettuare pagamenti on line con le Asl. Sul fronte dei lavori pubblici si alza la soglia per gli affidamenti degli appalti senza gara (fino al valore di un milione). Sempre per gli appalti: è in arrivo anche un limite alla possibilità di iscrivere riserve, e vengono introdotti un tetto di spesa per le varianti e uno per le opere cosiddette compensative.

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Apprendistato
Lavoro più facile per i giovanissimi
Il nuovo apprendistato è stato pensato per dare una qualifica professionale, a partire dai quindici anni e per un periodo di tre anni, ai giovanissimi. Inoltre si punta a garantire un mestiere ai giovani dai 18 anni ai ventinove anni; con la riforma si vuole anche accompagnare a un titolo di scuola media secondaria, di istruzione tecnica superiore, universitario o postuniversitario, in aziende convenzionate con scuole. In caso di silenzio dell’azienda, diventa a tempo indeterminato.