venerdì 12 agosto 2011

Sulle note di una vecchia canzone di Giannio Bella ; " ...Io mangio e tu, paghi sempre di più"......

Polemica sui prezzi stracciati del ristorante del Senato. Schifani: “Listino da adeguare”


Pasta al ragù, 1 euro e 50; roast beef, 2 euro; birra, 1,60; caffè, 42 centesimi; pasticcino, 0,46; aperitivo o ammazzacaffè, 0,93. E poi ancora, spremuta, 92 centesimi; panino col prosciutto, 1,17; tramezzino, 96 centesimi; cappuccino, 58; tè con fette biscottate, 84 centesimi. In concomitanza con la seduta di stamane delle 4 commissioni parlamentari per le comunicazione di Tremonti, il popolo del web ha fatto una scoperta “culinaria”: qualcuno ha trafugato materialmente un menù del ristorante dei senatori e lo ha pubblicato tal quale. Un enorme successo mediatico. Chi ha la possibilità di frequentare la “mensa” di palazzo Madama sa bene che non si tratta di un falso. Il documento è stato sfilato da uno dei tanti menù distribuiti ai “clienti” e custodito in una cartellina rigida in pelle blu. La sua attendibilità è quindi fuori discussione. Compresi i prezzi.



Un pasto completo non costa più di dieci euro. Ma nella maggior parte dei casi molto meno. L’iva non viene applicata perchè, come in tutti gli esercizi interni alle aziende private o alla pubblica amministrazione, non è previsto dalla legge. Si tratta infatti di un servizio che non ha scopo di lucro: viene fornito per agevolare la vita dei lavoratori, anche se di alto rango, come si presume che siano i parlamentari. La gestione del ristorante del Senato è affidata ad una ditta privata, la Gemeaz Cusin, con sede a Milano. Il Senato fornisce il locale al piano terra in stile liberty: quasi 200 coperti, su una superficie di circa 400 metri quadrati, cucine a parte. E anche le attrezzature per la cottura, le tovaglie, i bicchieri e le posate. Queste ultime debbono essere periodicamente rinnovate perché recano lo stemma senatoriale e sono spesso “predate”come souvenir.



Ovviamente il prezzo pagato dagli avventori non basta a pagare le spese. Così per ogni coperto del ristorante la “Camera alta” deve raddoppiare la cifra corrisposta dai commensali. L’operazione costa circa 1.200.000 euro l’anno. Il presidente del Senato ha fatto sapere in serata che i prezzi della ristorazione interna verranno presto adeguati ai costi effettivi. E’ soddisfatto il deputato dell’Idv, Carlo Monai, che ha diffuso il menu del ristorante del Senato suscitando indignazione sul web. “Bisogna dare segnali di sobrietà”, ha spiegato commentando la decisione di Palazzo Madama di far pagare il costo effettivo dei pasti consumati. “Certo, e’ un gesto simbolico, ma in un momento come questo non possiamo vivere in un giardino dell’Eden”. Monai ha promesso che continuerà la sua battaglia per il taglio dei costi della politica e che rivelera’ altri particolari della vita da parlamentare, come il servizio di contestazione delle contravvenzioni dei deputati che, “dopo la mia denuncia è stato chiuso”.



Il Governo approva la manovra. La scheda

Il Governo approva la manovra


Scure su dipendenti pubblici e redditi alti

Berlusconi e Tremonti rimandano a domani l'illustrazione dei dettagli. Nel mirino anche le Province più piccole, le pensioni femminili, le feste "non concordatarie". Aumento dell'Irpef per gli autonomi con reddito sopra i 55 mila euro. Tracciabilità per le transazioni oltre i 2.500 euro

“54 mila poltrone politiche in meno”. Così Silvio Berlusconi, a fianco del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha esordito nella conferenza stampa di presentazione della manovra economica aggiuntiva da 45,5 miliardi di euro (20 per il 2012 e 25,54 per il 2013). Ma subito dopo ha dovuto ammettere di avere il cuore “che gronda sangue” per aver dovuto “mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Non ha neppure pronunciato la parola “tasse”, preferendo il termine più neutro “imposizioni”. Confermato il contributo di solidarietà per i redditi più alti: “Si tratta del 5% in più per i redditi oltre 90.000 euro e il 10% per i redditi oltre 150.000 euro, per due anni”, ha spiegato Berlusconi.



La manovra colpisce le Province più piccole e contempla l’accorpamento dei Comuni minori. A scomparire dovrebbero essere le Province con meno di 300 mila abitanti (ma Berlusconi e Tremonti non si sono sblinaciati sui numeri), in base al censimento in corso quest’anno, e dovrebbe diventare operativo alla scadenza di ciascuna amministrazione.



Sono previste addizionali Irpef per i redditi più alti, anche per i lavoratori autonomi, interventi sui tempi delle pensioni e su tredicesime e tfr dei dipendenti pubblici. Berlusconi e Tremonti, però, hanno rimandato la spiegazione dei dettagli a un’altra conferenza stampa domattina.



Al momento, quindi i dettagli disponibili sono quelli contenuti nella bozza di manovra circolata oggi pomeriggio, prima della riunione del Consiglio dei ministri.



Taglio della tredicesima ai dipendenti pubblici. I dipendenti delle Amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa non godranno del pagamento della tredicesima mensilità.



Tfr ritardato. La bozza di decreto prevede che il pagamento del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici sia ritardato di due anni rispetto alla cessazione del rapporto di lavoro.



Soppressione delle province con meno di trecentomila abitanti. Potrebbe scattare dalle prossime elezioni politiche, insieme alla fusione dei Comuni sotto i mille abitanti e la riduzione dei componenti dei Consigli regionali. Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, intervenuto in un dibattito a Cortina d’Ampezzo, nei piani del governo le Province da tagliare sono 34, mentre i Comuni con meno di mille abitanti in Italia sono circa 1.500.



Province da abolire, l’elenco. L’Ansa ha diffuso l’elenco delle 36 province sotto i 300 mila abitanti, che pertanto dovrebbero scomparire. Tra parentesi, il colore politico dell’amministrazione. Ascoli Piceno: 214.068 abitanti (Pdl). Asti: 221.687 (Pdl). Belluno: 213.474 (Lega). Benevento: 287.874 (Pd). Biella: 185.768 (Lega). Caltanissetta: 271.729 (Mpa). Campobasso: 231.086 (Pdl). Carbonia-Iglesias: 129.840 (Pd). Crotone: 174.605 (Pdl). Enna:172.485 (Pdl). Fermo:177.914 (Sel). Gorizia:142.407 (Pd). Grosseto:228.157 (Pd). Imperia:222.648 (Pdl). Isernia:88.694 (Pdl). La Spezia:223.516 (Pd). Lodi:227.655 (Lega). Massa Carrara: 203.901 (Pd). Matera:203.726 (Pd). Medio Campidano:102.409 (Pd). Nuoro:160.677 (Pd). Ogliastra:57.965 (Pd). Olbia Tempio: 157.859 (Pdl). Oristano: 166.244 (Pdl). Pistoia: 293.061 (Pd). Prato: 249.775 (Pd). Rieti: 160.467 (Pd). Rovigo: 247.884 (Pd), Savona: 287.906 (Pdl). Siena: 272.638 (Pd). Sondrio: 183.169 (Lega). Terni: 234.665 (Pd). Trieste: 236.556 (Pd). Verbano-Cusio-Ossola: 163.247 (Pdl). Vercelli: 179.562 (Pdl). Vibo Valentia: 166.560 (Pd).



Feste spostate il lunedì. Le festività infrasettimanali “non concordatarie”, cioè non religiose, verranno spostate al lunedì (e non alla domenica come inizialmente previsto). La misura abbatte di fatto i “ponti”, per aumentare le giornate di lavoro.



Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro. La transazione andrà comunicata all’Agenzia delle entrate per le operazioni per le quali è prevista l’Iva. E’ inoltre previsto, secondo le anticipazioni dell’Ansa, l’inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.



Disincentivi per le pensioni di anzianità. Previsto l’anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione.



Innalzamento progressivo dell’età per le pensioni di vecchiaia delle donne da 60 a 65 anni. Viene anticipato al 2015 invece che al 2020.



Riduzione dell’abbattimento delle perdite aziendali. La manovra prevede per le società una riduzione al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite.



Anticipo dell’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne. La misura riguarda il settore privato; il progressivo innalzamento prenderebbe il via nel 2016.



Aumento al 20% delle imposte sulle rendite finanziarie. L’aliquota varrebbe per tutti i titoli tranne gli interessi dei titoli di Stato, che restano al 12,5%.



Estensione erga omnes dei contratti aziendali. I contratti potranno derogare a quelli nazionali e a parte dello Statuto dei lavoratori. La bozza di manovra contiene una norma che estende erga omnes gli effetti dell’accordo tra Confindustria e sindacati sui contratti aziendali.



Aumento della quota Irpef per gli autonomi per i redditi sopra i 55.000 euro. La misura dovrebbe essere triennale. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli.



Anticipo di un anno le riduzioni del fondo Fas. Si tratta del Fondo governativo per le aree sottoutilizzate, i cui tagli entreranno in vigore prima del previsto.



Taglio alle energie rinnovabili. L’articolo 7 del decreto legge sulla manovra sarebbe stato stralciato. Prevedeva il taglio del 30% agli incentivi alle fonti rinnovabili e la suddivisione in tre macrozone per la fissazione del prezzo dell’elettricità. Contro la riduzione di fondi a favore degli impianti solari si era scagliato il parlamentare siciliano Gianfranco Micciché.



Nella bozza di manovra non comparirebbe l’aumento dell’Iva. Anzi l’ipotesi sarebbe stata accantonata, così come il possibile intervento sugli immobili e sui patrimoni mobiliari. Stessa sorte per la riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici, misura evocata nei giorni scorsi, ma al momento saltata.

Fonte : "Il fatto quotidiano"

giovedì 11 agosto 2011

Signori si mangia. Siete tutti invitati, purchè onorevoli.

LA CRISI E la CASTA


«Tutti a mangiare al Senato:

si pranza con 1,60 euro»

L'invito della Rete che diffonde tra commenti ironici il menu dei senatori

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Clicca per vedere il menu del ristorante di Palazzo Madama

MILANO -«Andiamo a mangiare tutti lì?». L'«onorevole» menu spopola su Internet. Che i pranzi dei nostri politici facessero invidia, come costo s'intende, alle mense francescane si sapeva da tempo. Eppure fa una certa impressione vedere stampati nero su bianco, anzi blu su giallo, gli euro che i senatori (ma anche i giornalisti parlamentari) sono «costretti» a sborsare al ristorante di Palazzo Madama. Qualche esempio? Un piatto di spaghetti alle alici: 1 euro e 60 centesimi. Avete ancora fame? E allora buttatevi sul fresco pesce spada alla griglia, tanto bastano solo tre (3!) euro e 55. La realtà di lusso, simile situazione anche a Montecitorio, è stata svelata dal deputato dell'Idv Carlo Monai, attraverso il settimanale l'Espresso.



I COMMENTI - Ora però ci pensa la Rete a scherzarci sopra: «Un po' troppo caro per le mie tasche...». I commenti ironici e gli sfottò si sprecano: «Chissà se ai peones come me è possibile abbonarsi. Tre persone con meno di € 100 mensili mangiano ben serviti! Se po’ fa!». In tempo di nuove misure economiche e di sacrifici per tutti c'è chi invoca la mannaia e chi fa notare che «ad integrare la differenza ovviamente ci pensano le tasse dei cittadini» (siamo in attesa della risposta dell'ufficio stampa, ndr). E non manca chi vuole investigare: «Lo scandalo sarà conoscere l'integrazione a carico del Senato. Chi è a conoscenza dei prezzi, li pubblichi ed allora potremo veramente indignarci!». Ma c'è anche chi non accetta il confronto: «Per un panino, una bottiglietta d'acqua e un caffè non spendo mai meno di 6 euro. Ma un po' di vergogna non l'avete?». La Rete, con il suo carattere irriverente e dissacratorio, ha fatto centro ancora una volta. Quella carta, in pochi minuti, è diventata cento, mille, diecimila menu. E replicato impietosamente a futura memoria. Portandosi un dubbio perenne: «Ma non sarà troppo pagare 52 centesimi per pane e servizio di camerieri in livrea?».



n.l.

11 agosto 2011 16:52

domenica 7 agosto 2011

Mercati, Europa e Governo Italiano


 
Il podestà forestiero

MERCATI, EUROPA E GOVERNO ITALIANO
di MARIO MONTI , dal Corriere della sera del 7 AQgosto 2011







I mercati, l'Europa. Quanti strali sono stati scagliati contro i mercati e contro l'Europa da membri del governo e della classe politica italiana! «Europeista» è un aggettivo usato sempre meno. «Mercatista», brillante neologismo, ha una connotazione spregiativa. Eppure dobbiamo ai mercati, con tutti i loro eccessi distorsivi, e soprattutto all'Europa, con tutte le sue debolezze, se il governo ha finalmente aperto gli occhi e deciso almeno alcune delle misure necessarie.

La sequenza iniziata ai primi di luglio con l'allarme delle agenzie di rating e proseguita con la manovra, il dibattito parlamentare, la riunione con le parti sociali, la reazione negativa dei mercati e infine la conferenza stampa di venerdì, deve essere stata pesante per il presidente Berlusconi e per il ministro Tremonti. Essi sono stati costretti a modificare posizioni che avevano sostenuto a lungo, in modo disinvolto l'uno e molto puntiglioso l'altro, e a prendere decisioni non scaturite dai loro convincimenti ma dettate dai mercati e dall'Europa.



Il governo e la maggioranza, dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l'ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un'Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un «governo tecnico». Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un «governo tecnico sopranazionale» e, si potrebbe aggiungere, «mercatista», con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York.



Come europeista, e dato che riconosco l'utile funzione svolta dai mercati (purché sottoposti a una rigorosa disciplina da poteri pubblici imparziali), vedo tutti i vantaggi di certi «vincoli esterni», soprattutto per un Paese che, quando si governa da sé, è poco incline a guardare all'interesse dei giovani e delle future generazioni. Ma vedo anche, in una precipitosa soluzione eterodiretta come quella dei giorni scorsi, quattro inconvenienti.



Scarsa dignità . Anche se quella del «podestà forestiero» è una tradizione che risale ai Comuni italiani del XIII secolo, dispiace che l'Italia possa essere vista come un Paese che preferisce lasciarsi imporre decisioni impopolari, ma in realtà positive per gli italiani che verranno, anziché prenderle per convinzione acquisita dopo civili dibattiti tra le parti. In questo, ci vorrebbe un po' di «patriottismo economico», non nel fare barriera in nome dell'«interesse nazionale» contro acquisizioni dall'estero di imprese italiane anche in settori non strategici (barriere che del resto sono spesso goffe e inefficaci, una specie di colbertismo de noantri ).



Downgrading politico . Quanto è avvenuto nell'ultima settimana non contribuisce purtroppo ad accrescere la statura dell'Italia tra i protagonisti della scena europea e internazionale. Questo non è grave solo sul piano del prestigio, ma soprattutto su quello dell'efficacia. L'Unione europea e l'Eurozona si trovano in una fase critica, dovranno riconsiderare in profondità le proprie strategie. Dovranno darsi strumenti capaci di rafforzare la disciplina, giustamente voluta dalla Germania nell'interesse di tutti, e al tempo stesso di favorire la crescita, che neppure la Germania potrà avere durevolmente se non cresceranno anche gli altri. Il ruolo di un'Italia rispettata e autorevole, anziché fonte di problemi, sarebbe di grande aiuto all'Europa.



Tempo perduto . Nella diagnosi sull'economia italiana e nelle terapie, ciò che l'Europa e i mercati hanno imposto non comprende nulla che non fosse già stato proposto da tempo dal dibattito politico, dalle parti sociali, dalla Banca d'Italia, da molti economisti. La perseveranza con la quale si è preferito ascoltare solo poche voci, rassicuranti sulla solidità della nostra economia e anzi su una certa superiorità del modello italiano, è stata una delle cause del molto tempo perduto e dei conseguenti maggiori costi per la nostra economia e società, dei quali lo spread sui tassi è visibile manifestazione.



Crescita penalizzata . Nelle decisioni imposte dai mercati e dall'Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri Paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell'instabilità finanziaria, per l'eventuale indebolimento dell'euro, di quanto lo siano per l'insufficiente crescita dell'economia italiana (anche se, per la prima volta, perfino le agenzie di rating hanno individuato proprio nella mancanza di crescita un fattore di non sostenibilità della finanza pubblica italiana, malgrado i miglioramenti di questi anni). L'incapacità di prendere serie decisioni per rimuovere i vincoli strutturali alla crescita e l'essersi ridotti a dover accettare misure dettate dall'imperativo della stabilità richiederanno ora un impegno forte e concentrato, dall'interno dell'Italia, sulla crescita.







07 agosto 2011 13:39



mercoledì 3 agosto 2011

Antropologia del conformista che fugge dalla libertà.

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Nel 1549 fu pubblicato un libello in cui si studiava lo spettacolo sorprendente della disponibilità degli esseri umani, in massa, a essere servi, quando sarebbe sufficiente decidere di non servire più, per essere ipso facto liberi. Che cosa è – parole di Etienne de la Boétie, amico di Montaigne – questa complicità degli oppressi con l'oppressore, questo vizio mostruoso che non merita nemmeno il titolo di codardia, che non trova un nome abbastanza spregevole?. Il nome – apparso allora per la prima volta - è “servitù volontaria”. Un ossimoro: se è volontaria, non è serva e, se è serva, non è volontaria. Eppure, la formula ha una sua forza e una sua ragion d'essere. Indica il caso in cui, in vista di un certo risultato utile, ci s'impone da sé la rinuncia alla libertà del proprio volere o, quantomeno, ci si adatta alla rinuncia. Entrano in scena i tipi umani quali noi siamo: il conformista, l'opportunista, il gretto e il timoroso: materia per antropologi.





a) Il conformista è chi non dà valore a se stesso, se non in quanto ugualizzato agli altri; colui che si chiede non che cosa si aspetta da sé, ma cosa gli altri si aspettano da lui. L'uomo-massa è l'espressione per indicare chi solo nel “far parte” trova la sua individualità e in tal modo la perde. L'ossessione, che può diventare malattia, è sentirsi “a posto”, “accettato”.Il conformista è arrivista e formalista: vuole approdare in una terra che non è la sua, e non in quanto essere, ma in quanto apparire. Così, il desiderio di imitare si traduce nello spontaneo soggiogarsi alle opinioni, e l'autenticità della vita si sacrifica alla peggiore e più ridicola delle sudditanze: l'affettazione modaiola. La “tirannia della pubblica opinione” è stata denunciata, già a metà dell'Ottocento da John Stuart Mill, e oggi, nella società dell'immagine, è certo più pericolosa di allora. L'individuo si sente come sotto lo sguardo collettivo di una severa censura, se sgarra, o di benevola approvazione, se si conforma.

Questo sguardo è a una sorta di polizia morale. La sua forza, a differenza della “polizia” senza aggettivi, è interiore. Ma il fatto d'essere prodotta da noi stessi è forse libertà? Un uomo così è libero, o non assomiglia piuttosto a una scimmia?



b) L'opportunista è un carrierista, disposto a “mettersi al traino”. Il potere altrui è la sua occasione, quando gli passa vicino e riesce ad agganciarlo. Per ottenere favori e protezione, che cosa può dare in cambio? Piaggeria e fedeltà, cioè rinuncia alla libertà. Messosi nella disponibilità del protettore, cessa d'essere libero e si trasforma in materiale di costruzione di sistemi di potere. Così, a partire dalla libertà, si creano catene soffocanti che legano gli uni agli altri. Si può illudersi d'essere liberi. Lo capisci quando chi ti sta sopra ti chiede di pagare il prezzo dei favori che hai ricevuto. Allora, t'accorgi d'essere prigioniero d'una struttura di potere basata su favori e ricatti, che ti prende dal basso e ti solleva in alto, a misura del tuo servilismo. Quel de la Boétie, già nominato, ha descritto questo meccanismo. Il segreto del dominio sta in un sistema a scatole cinesi: un capo, circondato da pochi sodali che, distribuendo favori e cariche, a loro volta ne assoldano altri come complici in prevaricazioni e nefandezze, e questi altri a loro volta. Così la rete si estende, da poche unità, a centinaia, a migliaia, a milioni. Alla fine, il numero degli oppressori è quasi uguale a quello degli oppressi, perché appena compare una cricca, tutto il peggio, tutta la feccia degli ambiziosi fa gruppo attorno a lui per aver parte al bottino. Il tiranno genera tirannelli. Ma questi sono uomini liberi o parassiti come quelli che infestano il regno animale e vegetale?



c) L'uomo gretto è interessato solo a ciò che tocca la piccola sfera dei suoi interessi privati, indifferente o sospettoso verso la vita che si svolge al di là, che chiama spregiativamente “la politica”. Rispetto alle questioni comuni, il suo atteggiamento l'ipocrita superiorità: “certo gli uni hanno torto, ma nemmeno gli altri hanno ragione”, dunque è meglio non immischiarsi. La grettezza è incapace di pensieri generali. Al più, in comune si coltivano piccoli interessi, hobby, manie, peccatucci privati, unitamente a rancori verso la società nel suo insieme. Nell'ambiente ristretto dove si alimentano queste attività e questi umori, ci si sente sicuri di sé e aggressivi ma, appena se ne esce, si è come storditi, spersi, impotenti. La grettezza si accompagna al narcisismo e alla finta ricerca della cosiddetta “autenticità” personale che si traduce in astenia politica accompagnata dal desiderio d'esibirsi. In apparenza, è profondità esistenziale; in realtà è la vuotaggine della società dell'immagine. Il profeta della società gretta è Alexis de Tocqueville, nella sua analisi della “uguaglianza solitaria”: vedo una folla innumerevole di uomini simili ed eguali che girano senza posa su se stessi per procurarsi piccoli, volgari piaceri. Ciascuno di loro, tenendosi appartato, è estraneo al destino degli altri: se ancora gli rimane una famiglia, si può dire almeno che non abbia più patria. Su questa massa solitaria s'innesta la grande, terribile e celebre visione del dispotismo democratico: “al di sopra di costoro s'innalza un potere immenso e tutelare, che s'incarica da solo di assicurare il godimento dei loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E' assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Ama che i cittadini siano contenti, purché non pensino che a stare contenti”. Ora, chi invoca su di sé un potere di tal genere, “immenso e tutelare”, è un uomo libero o è un bambino fissato nell'età infantile?





d) La libertà può fare paura ai timorosi. Siamo sicuri di reggere le conseguenze della libertà? Bisogna fare i conti con la nostra “costituzione psichica”, dice Freud: l'uomo civile ha barattato una parte della sua libertà per un po' di sicurezza. Chi più di tutti e magistralmente ha descritto il conflitto tra libertà e sicurezza è Fëdor Dostoevskij, nel celebre dialogo del Grande Inquisitore. A dispetto dei discorsi degli idealisti, l'essere umano aspira solo a liberarsi della libertà e a deporla ai piedi degli inquisitori, in cambio della sicurezza del “pane terreno”, simbolo della mercificazione dell'esistenza. Il “pane terreno” che l'uomo del nostro tempo considera indispensabile si è allargato illimitatamente, fino a dare ragione al motto di spirito di Voltaire, tanto brillante quanto beffardo: “il superfluo, cosa molto necessaria”. E' libero un uomo così ossessionato dalle cose materiali, o non assomiglia piuttosto alla pecora che fa gregge sotto la guida del pastore?



Conformismo, opportunismo, grettezza e debolezza: ecco dunque, della libertà, i nemici che l'insidiano “liberamente”, dall'interno del carattere degli esseri umani. Il conformista la sacrifica all'apparenza; l'opportunista, alla carriera; il gretto, all'egoismo; il debole, alla sicurezza. La libertà, oggi, più che dal controllo dei corpi e delle azioni, è insidiata da queste ragioni d'omologazione delle anime. Potrebbe perfino sospettarsi che la lunga guerra contro le arbitrarie costrizioni esterne, condotte per mezzo delle costituzioni e dei diritti umani, sia stata alla fine funzionale non alla libertà, ma alla libertà di cedere liberamente la nostra libertà. La libertà ha bisogno che ci liberiamo dei nemici che portiamo dentro di noi. Il conformismo, si combatte con l'amore per la diversità; l'opportunismo, con la legalità e l'uguaglianza; la grettezza, con la cultura; la debolezza, con la sobrietà. Diversità, legalità e uguaglianza, cultura e sobrietà: ecco il necessario nutrimento della libertà.







Di Gustavo Zagrebelsky, da Repubblica del 16 Giugno 2011

Il Cipe sblocca 9 miliardi per il Sud.

Vendola: «Dal Cipe primo vero assegno staccato per il Mezzogiorno»


Il Cipe sblocca 9 miliardi per il Sud

Ok al progetto preliminare della Tav

Saranno realizzate 6 opere strategiche tra cui il completamento della Salerno-Reggio Calabria


MILANO - Il Cipe dà il via libera al Piano per il Sud e al progetto preliminare della Tav Torino- Lione. Nel caso del Piano, ha spiegato il ministro Altero Matteoli «si tratta di infrastrutture per complessivi 9 miliardi di euro circa, di cui oltre 7 miliardi a valere sui fondi Fas che finanziano il Piano stesso» (le restanti risorse sono in buona parte fondi privati) e di interventi che «daranno certamente un forte impulso allo sviluppo». La notizia è stata accolta con grande soddisfazione da tutti i governatori delle Regioni meridionali e in particolare da Nichi Vendola. Per presidente della Puglia si tratta, infatti, di un «primo vero assegno staccato per il Sud». Le risorse sbloccate dal Cipe sono destinante alla realizzazione di 6 opere strategiche fondamentali per lo sviluppo del territorio, tra cui il completamento della Salerno-Reggio Calabria, l'Alta velocità Napoli-Bari, la direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria e alcuni assi stradali della Sardegna.



LE OPERE - Le opere inserite nel Piano per il Sud sono tutte immediatamente cantierabili e interessano il Molise per circa 576 milioni di euro, la Campania per oltre 1,7 miliardi, la Puglia per 1,1 miliardi, la Basilicata per oltre 500 milioni, Calabria, Sardegna e Sicilia per circa 1 miliardo ciascuna.



LA TAV - Il comitato interministeriale per la programmazione economica ha anche approvato i progetti definitivi della Tangenziale esterna di Milano (Tem) e del collegamento ferroviario Orte-Falconara con la linea adriatica, oltre al progetto preliminare della Tav. «Un fatto di grande rilievo», ha commentato il commissario di governo Mario Virano, presidente dell'Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione. «Grazie all'impegno straordinario di Matteoli e Letta - ha aggiunto Virano - siamo in linea con le scadenze ricordate dal commissario Ue ai Trasporti Siim Kallas. A settembre, oltre all'avvio del progetto definitivo, il 21 del mese si concluderà l'aggiornamento dell'accordo intergovernativo tra Italia e Francia, e sono fiducioso perché la trattativa sta procedendo bene. Stiamo rispettando tutti gli impegni chiesti dall'Europa». Non preoccupa Virano il dichiarato fallimento della Italcoge, la principale azienda finora impegnata nei lavori di preparazione del cantiere alla Maddalena di Chiomonte. «Già domani la situazione sarà risolta con l'affidamento ad un'altra azienda - ha chiarito il presidente dell'Osservatorio - la sospensione dei lavori sarà brevissima, in pratica non ci sarà alcuno stop».

Fonte : il corriere della sera




E' nel cervello il segreto dell'ansia.

NEUROLOGIA
Un cortocircuito di informazioni


È nel cervello il segreto dell'ansiaUno studio italiano svela la causa del disturbo. Tutto dipende da un difetto di comunicazione delle aree cerebrali che controllano lo stress e le emozioni negative: quando l'emisfero destro e sinistro non "parlano" tra loro allora inizia il panico

di FLAVIO BINI, da "Repubblica"



ROMA - Se ne conoscono i sintomi più comuni, apprensione, paura, difficoltà di concentrazione, la diffusione - quasi il 2-3% della popolazione - e le possibili terapie. Ora, uno condotto dall'Irccs Medea di San Vito al Tagliamento, in collaborazione con le università di Udine e di Verona, sembra averne identificato anche la causa. All'origine del disturbo di ansia generalizzato c'è un difetto di comunicazione tra diverse aree del cervello. Quando queste non "parlano" tra loro allora scatta il panico. Le zone "osservate" dai ricercatori sono quelle che controllano la risposta allo stress e le emozioni negative, situate nell'emisfero destro del cervello.



"Le aree parietali e callosali posteriori dell'emisfero destro si sa che partecipano alla percezione sociale e al riconocimento del proprio corpo nello spazio ", spiega Paolo Brambilla, 39 anni, coordinatore del team responsabile della ricerca, pubblicata sulla rivista dell'università di Cambridge "Psychological medicine. Gli studiosi hanno però compiuto un passo ulteriore, andando ad indagare l'interconnessione tra queste parti dell'encefalo. "Abbiamo applicato una metodica relativamente nuova, in collaborazione con l'istituto di radiologia dell'università di Udine, che permette di compiere degli studi di connettività tra le varie aree del cervello", spiega Brambilla.



Si tratta, in sostanza, di identificare il livello di "dialogo" tra due aree specifiche dell'emisfero destro,

il corpo calloso destro e la corteccia parietale. Per farlo, e ottenere informazioni sull'organizzazione microstrutturale dei tessuti nella sostanza bianca, la porzione del sistema nervoso responsabile del collegamento e della diffusione dei segnali nervosi, i ricercatori hanno scelto il coefficiente di diffusione dell'acqua (Adcs, Apparent diffusion coefficients), un indicatore che descrive quanto l'acqua si diffonde all'interno di un tessuto.



Un'indagine svolta grazie ad una sessione di imaging con risonanza magnetica, una sorta di "fotografia" del cervello su 12 malati e 15 controlli sani. Soltanto nei pazienti sarebbe stata rilevata questa alterazione nella connettività tra i tessuti. Ma le scoperte potrebbero non fermarsi qui. "Per questo studio abbiamo utilizzato sequenze "tradizionali", non destinate specificatamente alla ricerca", sottolinea il coordinatore del team. "Con sequenze più sofisticate - conclude Brambilla - potremo sicuramente svolgere indagini ancora più approfondite, raccogliendo dati più precisi sull'origine di questo disturbo".

(02 agosto 2011)

Le acque lucane e novasiresi controllate da Legambiente e Goletta Verde.

Data: 02 Agosto 2011

Categoria: Comunicati Stampa



Goletta Verde di Legambiente
presenta i dati sullo stato di salute del mare e delle coste della Basilicata






Due punti campionati risultati fortemente inquinati











Legambiente: “Sono 150.000 i lucani sprovvisti di sistemi di depurazione.



È arrivato il momento di completare l’impiantistica



a ormai 35 anni dalla prima legge sul trattamento delle acque reflue”







Goletta Verde, la celebre campagna itinerante di Legambiente che ogni estate naviga per il mare italiano realizzando un attento monitoraggio sulla qualità delle acque e sulla gestione delle coste, presenta i dati dei campionamenti realizzati nella regione lucana. Il team dei biologi di Legambiente che, viaggiando a bordo di un laboratorio mobile, effettuano puntuali analisi dei punti critici di ogni regione, concentrano le loro ricerche su scarichi, foci dei fiumi, canali e torrenti che confluiscono direttamente al mare. Il lavoro dei tecnici di Goletta Verde permette di compiere una istantanea del livello di inquinamento microbiologico dato dalla presenza di batteri fecali nelle acque e di conseguenza evidenziare i deficit dei sistemi depurativi locali.



Le analisi compiute in Basilicata hanno evidenziato due punti fortemente inquinati entrambi ricadenti nella provincia di Matera. Il primo, insiste nel comune di Nova Siri, presso la località Torre Bollita, nel Canale dove sfocia il depuratore, in fondo a Via La Strada che incrocia Via Tre Passi nel Delirio. Il secondo prelievo ad allarme rosso, campionato nel comune di Bernalda, riguarda la foce del fiume Basento, che è risultata fortemente inquinata: nonostante l’area sia una zona SIC, i valori indicati dagli esami di Goletta Verde sono ben oltre i limiti di legge.



“I risultati delle analisi di Goletta Verde mettono in evidenza ancora una volta l’inadeguatezza del sistema di depurazione regionale - afferma Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Nella regione lucana, secondo l’elaborazione della nostra associazione dei dati del Blue Book di Anea e Utilitatis, ci sono ben 150.000 abitanti non serviti da adeguati sistemi di depurazione, un dato significativo visto che parliamo di circa un quarto della popolazione complessiva regionale a ormai 35 anni dall’approvazione della legge Merli, la prima sul trattamento delle acque reflue. Le criticità rilevate dai nostri tecnici in Basilicata, hanno confermato una condizione che accomuna tutte le regioni del nostro paese: il 30% degli italiani non è servito da un adeguato sistema di depurazione delle acque reflue, vale a dire che 18 milioni di cittadini scaricano direttamente nei fiumi e nei mari senza passare dal depuratore, compromettendo fortemente le condizioni di salute dei nostri mari. La priorità dunque è l’adeguamento delle reti fognarie e il completamento della copertura dei comuni. Non parliamo solo delle località costiere ma anche dei comuni dell’entroterra che sono ugualmente interessati dall’inadeguatezza del trattamento dei reflui. Occorre che le istituzioni e gli enti preposti si impegnino immediatamente e individuino tra le priorità l’adeguamento delle condotte fognarie”.



“Per la Basilicata è prioritario puntare sulla qualità ambientale e, per innalzare sempre di più i livelli di gestione sostenibile del territorio, occorre estendere i servizi depurativi anche a quei comuni che ne sono sprovvisti - dichiara Marco De Biasi presidente di Legambiente Basilicata -. Il cammino che ci auspichiamo per la nostra regione è caratterizzato dallo sviluppo di attività legate alla tutela ambientale, alle aree marine protette, al turismo di qualità ed alle energie ecocompatibili: solo così potremmo uscire da quella marginalità economica che ci ha nostro malgrado contraddistinti per tanto tempo. Le esperienze positive dei comuni lucani premiati dalla Guida Blu di Legambiente e Touring Club sono degli esempi concreti di quanto è possibile realizzare rispettando l’ambiente e creando un valore economico aggiunto. Caso emblematico è il comune di Maratea, quest’anno insignito per la prima volta con l’ambito riconoscimento delle 5 vele che è riuscito a coniugare al meglio qualità del territorio, dei servizi e politiche di tutela e sostenibilità”.



Quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto - continua Tomasi - questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno in Basalicata il Consorzio ha raccolto 1.235 tonnellate di oli lubrificanti usati: 844 in provincia di Potenza e 391 a Matera.



Il Monitoraggio scientifico



I prelievi alla base delle nostre considerazioni, vengono eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente, l’altra anima della Goletta Verde, che viaggia via terra a bordo di un laboratorio mobile grazie al quale è possibile effettuare le analisi chimiche direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità).







I PUNTI CRITICI DELLA BASILICATA



PROVINCIA

COMUNE

LOCALITÀ

PUNTO DI PRELIEVO

GIUDIZIO



MT

Nova Siri


Torre Bollita


Canalone dove sfocia il depuratore (in fondo a Via La Strada che incrocia Via Tre Passi nel Delirio)


FORTEMENTE INQUINATO



MT

Bernalda

Bernalda

Foce Fiume Basento

FORTEMENTE INQUINATO









LEGENDA





Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:







INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli

maggiori di 500 UFC/100ml



FORTEMENTE INQUINATO =Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherica Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml









lunedì 1 agosto 2011

Le  mie critiche al “Gesù” di Flores


 "Gesù - L'invenzione del Dio cristiano"
di Piergiorgio Odifreddi, da repubblica.it

( Piergiorgio Odifreddi è direttore delle rivista " Tempi ".


L’amico Paolo Flores d’Arcais, direttore della rivista Micromega, ha pubblicato di recente per Add Editore Gesù. L’invenzione del Dio cristiano, che sta avendo un buon successo di vendite ed è entrato nelle classifiche. Mi ha chiesto il mio parere, e sono felice di darglielo. Non come supposto esperto dell’argomento, ma come reale compagno di strada sul cammino della laicità: una parola quasi sconosciuta nel nostro paese, dove ecumenicamente si dichiarano tutti cattolici, da Berlusconi a Vendola. E magari pure lo sono!




Flores ama dibattere con gli uomini di chiesa, e ha collezionato un gran numero di confronti ai massimi livelli della gerarchia cattolica, dai cardinali in giù. In particolare, una volta persino con l’allora cardinal Ratzinger, in un colloquio pubblico sponsorizzato da Repubblica, che è stato recentemente ripubblicato da Ponte alle Grazie in La sfida oscurantista di Ratzinger, con un lungo commento di aggiornamento.



E’ naturale che Flores interloquisca con l’attuale papa: in fondo, sono entrambi filosofi di formazione, e si capiscono meglio di quanto non possa succedere a chi, come me, proviene da una formazione diversa. E infatti, se devo dire spassionatamente la mia opinione, io li trovo entrambi talmente equidistanti da me, da considerarli paradossalmente quasi coincidenti nelle loro opinioni su Gesù.



Paradossalmente, dicevo, perchè Flores sicuramente si sente anni luce (divina) lontano da Ratzinger, in quanto quest’ultimo ovviamente difende le invenzioni a cui allude il sottotitolo del libro di Flores. Cioè, la dottrina costituita da un enorme castello di carte dogmatiche codificate dapprima nel Credo di Nicea e di Costantinopoli, e poi in uno sterminato elenco di sedicenti e autoproclamate “verità” di fede che definiscono appunto, a insaputa della maggior parte dei sedicenti e autoproclamati “credenti”, la fede cattolica in Gesù Cristo.



Giustamente Flores considera questo castello una costruzione immaginaria, ma stranamente cerca di smantellarlo sulla base delle testimonianze evangeliche. Egli si ferma, cioè, al primo passo della decostruzione della religione giudaico-cristiana: quello intrapreso, ad esempio, da Spinoza nel 1670 con il Trattato teologico-politico, o nel 1678 da Richard Simon nella Storia critica dell’Antico Testamento.



Ma ben altra acqua (non santa) è passata sotto i ponti del castello, in tre secoli, e ne ha scalzato le fondamenta. Oggi persino i teologi del Jesus Seminar considerano la quasi totalità delle notizie su Gesù riportate dai Vangeli inattendibili e non storiche. E lo stesso Ratzinger ammette, nelle due introduzioni ai suoi volumi su Gesù di Nazaret, che le ricerche storico-critiche hanno dimostrato che si può considerare Gesù un personaggio storico, solo se si accetta di stravolgere radicalmente il significato della parola “storia”.



Onestamente, mi aspettavo che la posizione di Flores fosse che i Vangeli sono tanto attendibili e storici quando il Mahabarata o il Ramayana, per non dire Il Signore degli Anelli o Harry Potter: cioè, come qualunque altro testo di letteratura fantastica. Il fatto che egli non la pensi così, come d’altronde non la pensa così Corrado Augias, autore di almeno due best seller su Gesù e il cristianesimo, dimostra che anche i laici possono essere vittime dell’efficace incantesimo lanciato dalle Chiese cristiane.



L’incantesimo consiste nel ripetere come un mantra che coloro che negano l’esistenza storica di Gesù sono un retaggio del positivismo ottocentesco, perchè la loro negazione sarebbe stata confutata convincentemente e non risulterebbe più credibile. Naturalmente, l’incantesimo non allega prove storiche della supposta esistenza di Gesù, e non le allega perchè le prove non esistono: a meno di non voler circolarmente considerare come tali i Vangeli, cioè appunto i testi che andrebbero confermati.



La mia critica “da sinistra” al libro di Flores è dunque che esso fa solo metà di ciò che dovrebbe: mostra sì che il cristianesimo è un castello dipinto su una roccia, ma non mostra che anche la roccia su cui il castello si fonda è dipinta, e che tutto fa solo parte di uno stesso quadro. Ma, forse, proprio questo è il segreto del suo successo, così come quello dei libri di Augias: perchè, per i lettori, un conto è criticare la dottrina della Chiesa, e un altro risvegliarsi dal sonno dogmatico e ammettere che anche Gesù adulto, così come Gesù bambino, non sono altro che sogni infantili.



Nove punti per la crescita. Il manifesto del sole 24 ore.

1 - Riduzione della tassazione sul lavoro che porti a un alleggerimento dell'Irap attraverso una rimodulazione dell'Iva. Questa ricomposizione darebbe più slancio al Pil, perché la riduzione del costo del lavoro agisce su competitività, prezzi e margini delle imprese e ampiamente compensa l'effetto negativo sui consumi dell'inasprimento dell'Iva. Per evitare che la maggior aliquota Iva finisca in maggiore evasione occorre potenziare gli strumenti di controllo.




2 -L'innalzamento dell'età pensionabile obbligatorio per tutti a 70 anni, accorciando il percorso che, con l'ultima manovra, farebbe raggiungere tale soglia nel 2050, per arrivarvi entro il 2020. Ciò permetterebbe di pagare pensioni più elevate e di ridurre gradualmente il carico dei contributi sociali molto elevati.



3 - L'Europa adotti eurobond (titoli di debito europeo) per sostenere i Paesi in difficoltà, evitando l'innalzamento nell'area euro dei tassi e garantendo la possibilità per tutti i Paesi membri di finanziarsi a costi accettabili. L'Efsf (ma si possono immaginare anche altri emittenti come la Bei o il nuovo veicolo Esm) potrebbe collocare bond fino a 2.000 miliardi (dagli attuali 225) con garanzie pari a circa 3.500 miliardi. Questa raccolta potrebbe servire anche a sostenere direttamente (e non a parole) investimenti in infrastrutture transnazionali con una importante ricaduta anche per l'Italia.



4 - Scossa forte sulle privatizzazioni a cominciare dalla Rai e dalle aziende di public utility oggi possedute da enti locali o da loro controllate. Al di là dei vantaggi diretti sul debito e quindi del risparmio sulla spesa per interessi, si ridurrebbe drasticamente l'intervento diretto della politica (e delle sue logiche spartitorie e di arricchimento) nella produzione di beni e servizi.



5 - Un piano di liberalizzazione di licenze e orari per tutte le attività del commercio, servizi, farmacie, para-farmacie e reti distributive. Liberalizzazione delle professioni. Potenziamento del ruolo dell'Antitrust. Adozione del principio per cui nessun cittadino e nessuna impresa sono tenuti a presentare certificazioni che sono già in possesso della pubblica amministrazione.



6 - Definire un patto di stabilità interno effettivamente non derogabile sui parametri dei costi standard per la spesa sanitaria.



7 - Aumento delle rette universitarie. Non c'è motivo per cui chi può permetterselo non debba pagare in modo adeguato l'investimento formativo dei figli. Gli studenti meritevoli e non abbienti vanno invece sostenuti con un sistema generoso e mirato di borse di studio e/o di prestiti (come in numerose esperienze straniere).

Ciò spingerebbe a migliorare nettamente la gestione delle università, perché ne farebbe dipendere il finanziamento in modo più marcato e diretto da quanto gli studenti versano. Abolizione del valore legale del titolo di studio, per cui non varrà più che un diploma ottenuto abbia lo stesso valore indipendentemente dalla bontà dell'ateneo in cui è stato conseguito.



8 - Trasparenza della pubblica amministrazione:una forte iniziativa con l'adozione di una legge per la libertà d'informazione ("Freedom of Information Act", secondo le migliori esperienze straniere). Questo consentirebbe di monitorare l'operato dei funzionari pubblici e li renderebbe più responsabili di inutili ritardi, evitando il rimpallo delle pratiche tra un ufficio e l'altro.



9 - Riduzione dei costi della politica: adeguamento immediato delle indennità dei parlamentari e del numero degli eletti alla media europea, abolizione delle Province e accorpamento dei Comuni più piccoli, dimezzamento delle rappresentanze dei consigli regionali, comunali e circoscrizionali e riduzione dei componenti dei cda di tutte le società controllate dagli enti locali. Queste scelte possono avere un significato speciale per restituire credibilità alle istituzioni.



Siamo ben consapevoli che la ricetta per la crescita è composta da molti ingredienti e che questa lista non li esaurisce certo tutti. Le imprese stesse devono agire sulla propria governance, patrimonializzazione, dimensione, innovazione come mostrano i sempre più numerosi casi di successo. Ma l'ingrediente principale è costituito dalla fiducia e queste misure ridarebbero slancio alla voglia di fare che negli imprenditori e nei lavoratori italiani non è mai venuta meno e che è il vero capitale del Paese.