lunedì 4 aprile 2011

SICUREZZA

Colorante caramello, un rischio
è nascosto in molti alimenti

L'autorevole rivista scientifica Lancet Oncology pubblica uno studio dello Iarc: nella lista delle sostanze potenzialmente cancerogene, una sostanza contenuta in alcuni coloranti presenti in molte bevande e alimenti

di MONICA RUBINO
SI TROVA in molte bibite, dalle cole al chinotto, ma anche nelle caramelle, in alcuni aceti balsamici e nella salsa di soia. Insomma in moltissimi alimenti che hanno bisogno di un'iniezione di colore marrone scuro. Stiamo parlando del colorante caramello solfito-ammoniacale, in codice E150 d, che secondo uno studio appena uscito sul numero di aprile del Lancet Oncology 1, è un possibile cancerogeno. Sotto accusa è un sottoprodotto del caramello in questione, il 4-MEI (4metilimidazolo), residuo non voluto del processo di produzione dei caramelli a base di ammoniaca. La ricerca è stata condotta dallo Iarc 2, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Oms, che ha classificato il 4-MEI tra le 249 sostanze potenzialmente cancerogene per l'uomo, cioè nel cosiddetto gruppo 2B.

"La popolazione è esposta al 4-methylimidazole attraverso la sua presenza nei caramelli di classe III e IV  - si legge nell'articolo del Lancet - che sono coloranti ampiamente utilizzati, in particolare nelle bibite. Il  4-methylimidazole  è stato testato riguardo alla carcinogenicità in topi e ratti  e ha causato l'aumento dell'incidenza dei carcinomi degli alveoli e dei bronchi nei topi maschi e femmina, e della leucemia nei topi femmina. Il meccanismo di carcinogenesi non è stato ancora chiarito", spiega lo Iarc sulla rivista.

Come racconta
anche il settimanale dei consumatori il Salvagente, la prima ricerca che ha evidenziato la pericolosità del 4-MEI risale al 2007 e fu condotta dal National toxicology program 3(Ntp) degli Stati Uniti, autorevole agenzia di ricerca governativa. In seguito ai dati emersi dallo studio, lo stato della California inserì la sostanza, presente nei caramelli a base di ammoniaca, in una lista nera ufficiale, nota come Proposition 65, elaborata dall'agenzia della salute Oehha 4. Recentemente il Cspi 5 (Center for science in the public interest) ha chiesto in una petizione all'Fda 6 (Food and drug administration) di bandire i coloranti sintetici a base di ammonica, l'E 150 d per l'appunto, ma anche l'E150 c (classe III), sempre a base di ammoniaca e presente anch'esso in molti cibi e bevande. L'industria alimentare, inoltre, fa uso di altri due coloranti, il caramello semplice E150 a (classe I) e quello solfito-caustico E150 b (classe II).

Mentre si aspetta la decisione del ministero della Salute Usa, che cosa succede in Europa? L'Efsa 7, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha diffuso l'8 marzo una valutazione scientifica proprio sui caramelli, stabilendo per la prima volta una dose giornaliera accettabile (Dga) di gruppo (applicabile cioè a tutti e quattro i tipi di coloranti utilizzati dall'industria alimentare), pari a 0,3 g per Kg di peso corporeo al giorno. "L'Efsa non ha stabilito un limite specifico per l'E150 d", spiega Catherine Leclercq, responsabile del programma di sorveglianza del rischio alimentare dell'Inran 8 (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti) e tra i partecipanti alla valutazione dello Iarc.

"Da indagini svolte sui prodotti in commercio utilizzate dall’Efsa- continua Leclercq- emerge che tutta una serie di prodotti largamente consumati dai bambini, come bibite gassate, gelati, prodotti da forno, dessert, possono contenere 5 g di questo colorante per kg di prodotto. Nelle caramelle si raggiungono concentrazioni di 300 g per kg di prodotto". Ci vuol poco, dunque, a superare la dose giornaliera ammissibile e questo vale a maggior ragione per i più piccoli che hanno un peso corporeo inferiore: "Così un bambino di 3 anni che pesa 15 kg non dovrebbe ingerire più di 4.5 g di colorante caramello al giorno - continua la dottoressa Leclercq -. Per il caramello E150d  questa dose si raggiunge ad esempio con il consumo quotidiano di una lattina di bibita (1.5 g di caramello in 330 ml) e 10 g di caramelle (3 g di caramello). E' chiaro che un eventuale rischio per la salute è legato a un uso regolare e non saltuario di alimenti che contengono queste sostanze".

Gli scienziati dell'Efsa nel loro parere, che è precedente alla pubblicazione dello studio Iarc sul Lancet e non prende in considerazione il rischio di cancerogenicità legato al 4-MEI, fissano solo per uno dei caramelli, l'E 150 c, un limite più restrittivo, pari a 100 mg /kg/pc/ giorno: "Siamo intervenuti su questo additivo considerando alcuni dubbi sui possibili effetti provocati sul sistema immunitario da uno dei suoi costituenti: il 2-acetil4-tetraidrossibutilimmidazolo (THI) - spiega John Christian Larsen, presidente del gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari (Ans) - questo significa che dei 300 mg/kg di peso corporeo ammissibili ogni giorno per i quattro coloranti caramello, solo 100 mg possono essere costituiti dall'E150 c".

Riguardo al 4-MEI incriminato dallo Iarc, l'Efsa da una parte sdrammatizza sui rischi, dall'altra chiede all'industria di ridurlo al minimo tecnologicamente possibile, considerando che "Adulti e bambini - si legge nella nota dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare- che fanno ampio consumo di alimenti contenenti questi coloranti possono superare le dosi giornaliere accettabili stabilite per tre dei coloranti in questione (E150 a, E150 c, E150 d), nel caso in cui tali coloranti vengano utilizzati ai massimi livelli riferiti dall'industria".

Di fatto, però, stabilire limiti di legge e  mettere al bando le sostanze potenzialmente pericolose per la salute è compito della Commissione europea e non dell'Efsa. "E' successo in passato - spiega ancora Leclercq - a proposito del Bisfenolo-A contenuto nella plastica dei biberon che, nonostante l'Efsa avesse pronunciato un parere tranquillizzante, la Commissione europea abbia deciso di bandire la sostanza. Per nessuno di questi additivi a base di caramello c'è, ad oggi, un limite massimo di legge. Probabilmente la Commissione interverrà in questa direzione".

In Italia l'industria delle bevande analcoliche non fa uso di E150 c, ma utilizza in maniera più massiccia l'E150 d: "Non mi risulta ci sia un impiego contemporaneo di più caramelli in uno stesso prodotto- ci spiega David Dabiankov, direttore di Assobibe 9, l'associazione dei produttori di bibite analcoliche- e in ogni caso il tipo di colorante impiegato è chiaramente indicato in etichetta. Per questo i consumatori sono adeguatamente informati. In questo momento la sicurezza dei prodotti che contengono colorante caramello è stata confermata. E' ovvio che, se ci saranno evoluzioni nelle normative, le aziende saranno tenute ad adeguarsi".
Fonte: Repubblica
La denuncia del gesuita: “Immigrazione fermata solo con accordi indegni con la Libia”
Il presidente del Centro Astalli punta il dito contro i centri di detenzione libici: "Le donne somale o etiopi raccontano ora di come venissero violentate in quei posti". Questa sera veglia di preghiera a Lampedusa. Il parroco: "Ci hanno detto che c'erano accordi scritti tra Italia e Tunisia e non era vero. E' mancata la chiarezza"
“I cattolici dovrebbero indignarsi fortemente, perché si può pure parlare di distribuzione dei migranti in Europa, ma in primo luogo bisogna salvare le vite, altrimenti qui morti pesano sulla nostra coscienza”. Sono le parole di denuncia del gesuita padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, sezione italiana del Jesuit Refugee Service. “I flussi migratori non si possono fermare – dichiara La Manna all’agenzia di stampa Adnkronos – Avevano subito uno stop solo ‘grazie’ agli accordi indegni sottoscritti con la Libia e ora che le donne africane stanno arrivando sulle nostre coste e raccontano di quello che accadeva nei centri di raccolta e detenzione libici, ci accorgiamo di come andavano le cose”. E le cose andavano in modo davvero vergognoso: “Le donne somale o etiopi raccontano ora di come venissero violentate nei centri di detenzione in Libia – spiega il gesuita – ci dicono che ogni volta che facevano la doccia scattava la violenza e di come si erano organizzate a gruppi di tre o quattro per potersi lavare e difendere”.

Sul “caos Lampedusa” La Manna non ha dubbi: pur avendo iniziato a  parlare di “esodi biblici” già mesi fa in concomitanza con l’inizio delle rivolte in Tunisia ed Egitto, il governo non è stato in grado di preparare un progetto serio per fronteggiare una situazione rivelatasi assai meno biblica del previsto (il ministro dell’Interno Maroni aveva parlato di 300mila arrivi): “Non c’era alcun piano di accoglienza. Se si fosse detto subito quello che si sta provando a dire ora, e cioè che i tunisini hanno diritto a una ‘protezione temporanea o umanitaria’, ora non saremmo in questa situazione e molti di loro avrebbero da tempo lasciato il nostro Paese”, sottolinea La Manna. Invece, osserva il gesuita “sono stati esasperati i tunisini e spaventati i richiedenti asilo con il risultato che ora anche questi ultimi, anche donne e bambini eritrei, scappano dai centri di raccolta, non si fanno prendere le impronte perché non si fidano”.

Il gesuita non chiama direttamente in causa la politica, ma è chiaro il riferimento alle autorità che volendo “fare una distinzione fra tunisini e rifugiati”, hanno invece portato avanti una “gestione confusa” che ha prodotto “l’appiattimento totale delle due categorie”, col risultato che “tutti si sentono in pericolo”.

Pur con toni più soft rispetto a La Manna, anche il parroco di Lampedusa, Don Stefano Nastasi, critica la conduzione della cosiddetta “emergenza” profughi.“Ci hanno detto che esistevano degli accordi scritti tra Italia e Tunisia invece non era vero. Anche in questo caso è mancata la chiarezza”, dichiara il parroco all’agenzia di stampa della Cei (Sir). “La soluzione migliore sarebbe quella di mettere i giovani tunisini in condizione di non dover partire cercando una vita migliore. Questo si può fare solo con una vera cooperazione internazionale“, spiega Don Nastasi.

Secondo don Nastasi anche l’attribuzione dello status giuridico di “protezione umanitaria temporanea”, sarebbe molto utile “per agevolare tutto il percorso”. Il fatto che molte Regioni italiane si siano inizialmente opposte all’accoglienza degli immigrati fa pensare che “non si vogliano condividere i pesi di questa situazione, che è sicuramente difficile da gestire – ammette don Nastasi – ma che non si risolve scaricando tutto solo su Lampedusa”.

Anche la vita degli isolani sta tornando alla normalità. “Speriamo sia un momento di tregua”, auspica il parroco che chiede anche di fare “chiarezza” su quanto successo ieri nella Casa della fraternità, dove alcuni ospiti hanno dato fuoco ai materassi, con danni gravi a tutta la struttura (impianto elettrico, muri di pietra e giardino esterno distrutti), che ora è inagibile. “E’ un gesto che si sarebbe potuto evitare. Di sicuro c’è qualche falla nella sicurezza. Noi non eravamo incaricati della gestione ma aspettiamo risposte da Questura, Prefettura e dalla Cooperativa ‘Lampedusa accoglienza’”.

La struttura, di proprietà della parrocchia, era stata data in locazione, per l’emergenza, alla Cooperativa “Lampedusa accoglienza”, la stessa che gestisce il centro di Contrada Imbriacola e l’ex base Loran, dove sono accolti la maggioranza degli immigrati. L’incendio è scoppiato in seguito a una lite tra i circa 40 minori tunisini ospitati, in maggioranza diciassettenni. “Lampedusa non era preparata a gestire un afflusso così grande di immigrati – dice don Nastasi -. Bisogna fare un piano migliore a livello generale e anche a livello Caritas. Ora che l’isola si sta svuotando la situazione generale è più serena, sia per gli immigrati rimasti, sia per i lampedusani. Ma è tutto in divenire, per cui dobbiamo capire cosa fare nei prossimi giorni”.

Nel dibattito si inserisce anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana che questa settimana ospita un editoriale di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio: ”La situazione di Lampedusa è molto difficile. Ma l’Italia ha vissuto esperienze più drammatiche in passato”. “Nel marzo 1991 arrivarono 28 mila albanesi e nell’agosto altri 20 mila – scrive Riccardi – Nel 1992 la guerra in Somalia portò 12 mila somali. Tra il 1992 e il 1996 arrivarono 80 mila ex jugoslavi; nel 1999 oltre 30 mila kosovari. Nel 2000 quasi 30 mila profughi, specie curdi iracheni. Oggi vivono e lavorano con noi”, ricorda Riccardi. “Bisogna evitare di drammatizzare il problema” aggiunge, “un grande Paese come l’Italia non crolla sotto questa pressione”.

Secondo Riccardi, si possono trovare diverse soluzioni: “Nel mese di dicembre è stato emesso il decreto flussi per lavoratori immigrati per ben 96 mila persone. I lavoratori di cui il mercato italiano ha bisogno sono 160 mila. Non possono essere considerati tali i nuovi arrivati?“.
“Precari di tutta Italia uniamoci il 9 aprile”L’appello de ‘Il nostro tempo è adesso’
Sperano di riempire “centinaia di piazze” in Italia e in Europa, anche con l’aiuto dei partiti. Questa mattina, in una conferenza stampa a Roma, i promotori hanno presentato “Il nostro tempo è adesso”, giornata di mobilitazione dei precari che si terrà il prossimo 9 aprile. Un sabato in cui la lotta contro la precarietà e per i diritti dei lavoratori terranno banco in tante città, non solo italiane. L’appuntamento principale sarà a Roma, in piazza della Repubblica, a partire dalle 15, con un corteo che passando da piazza Vittorio arriverà sino al Colosseo. A Milano si inizierà alle 15 con un concerto alle Colonne di San Lorenzo, mentre a Napoli la manifestazione sarà in piazza Mancini. I precari si faranno sentire anche da Bruxelles e in altre città europee. Il programma è comunque ancora in via di definizione, per una giornata che si reggerà “il più possibile sulle sottoscrizioni”, come spiegano (e auspicano) gli organizzatori. Ma sarà molto importante anche il ruolo dei maggiori partiti del centrosinistra.

Il 9 aprile, Pd, Idv e Sel saranno nelle piazze italiane con i loro militanti e parecchi dirigenti. Sul come, c’è ancora da ragionare. Ad esempio, i partiti aspettano di sapere dal comitato organizzatore se sabato prossimo potranno esporre le proprie bandiere. Un aspetto che andrà presto chiarito, tenuto conto che quasi sempre, nelle manifestazioni organizzate dalla società civile, è stato chiesto di lasciare fuori simboli di partito. Una cautela degli organizzatori per tutelare la propria indipendenza. Ma sabato l’apporto dei partiti conterà molto, anche perché è la prima volta che i precari si “riuniscono” per una manifestazione di massa. Dai Democratici spiegano che vanno “definite” le modalità della partecipazione.

“Stiamo lavorando perché la giornata riesca al meglio, su tutti i territori” spiega Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd. Che rivendica: “Per noi partecipare sarà fisiologico, perché i temi del lavoro sono al centro della nostra politica. La scorsa settimana abbiamo tenuto una conferenza stampa per illustrare le nostre proposte contro la precarietà, a cui hanno partecipato membri del comitato organizzatore della mobilitazione”. Lavori in corso anche per l’Idv, che aveva aderito alla manifestazione lo scorso 22 marzo con un comunicato a firma di Antonio Di Pietro. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera del partito, afferma: “Saremo in piazza, perché il precariato sta diventando un problema sociale enorme e va affrontato al più presto, con nuove norme e adeguati strumenti di welfare. L’Italia dei Valori darà il massimo sostegno, politico e organizzativo, alla mobilitazione”.

In piena attività Sel, che lavora da tempo alla giornata del 9 aprile. Marco Furfaro, responsabile Politiche giovanili del partito: “Noi siamo dentro i comitati organizzatori sin dall’inizio, seppure in modo informale. Non volevamo invadere con la politica questa mobilitazione, ma dare il nostro massimo contributo per la sua riuscita”. Alle 19 di oggi Sel la rilancerà con un flash mob a piazza di Spagna, a Roma. “Nelle prossime ore uscirà un videomessaggio di Vendola sulla mobilitazione” spiega Furfaro, che spera in una “buona partecipazione”, ma sottolinea: “L’importante sarà dare un segnale forte, su un tema che tocca tutta la società”.

Fonte: il fatto quotidiano

La " Questione D'Armento" : Perchè critico Favale !

                   Considerata l’aria che si respira, non  vorrei che i miei interventi passassero come “accanimento personale”nei confronti del capogruppo consiliare del PD di Nova Siri.
Però, anche se il rischio è reale , lo voglio correre, perché non ho altra strada , se voglio esercitare il mio diritto di critica nei confronti dell’operato di chi ci rappresenta, tanto di Maggioranza che di Minoranza.
Cosa rimprovero a Favale? Le cose di sempre. La superficialità con la quale affronta le questioni; la mancanza di lucidità politica; l’assenza di un progetto, di una strategia politica che faccia gli interessi della PD, della gente del centrosinistra e dell’intero Paese; l’aver ridotto l’azione politico-amministrativa ad una elementare comunicazione a mezzo stampa; di svolgere il suo ruolo politico , senza passione, senza impegno, limitandosi a fare, quello che in gergo politico chiamano il minimo sindacale(non ingannino gli specchietti per allodole di questi giorni) .
La domanda che mi sono posto e pongo è : qual è l’utilità politica per il PD di questa campagna personale nei confronti di D’Armento? Perché tale è !!! Che interesse politico si può avere, a ridurre la questione D’Armento, dopo che non si è saputo o voluto affrontare i nodi politici della questione Laddomata, a una banale lite su un frigorifero? Possibile che dentro e dietro quel frigorifero non si riesca a vedere altro? Non si riescano a vedere i problemi politici che Favale dovrebbe conoscere, approfondire, sviluppare, comunicare? Quelli ,su cui , poi, costruire le sue battaglie politiche?!
Perché al terzo articolo giornalistico contro D’Armento, si dimostra di conoscere , come certe lavandaie pettegole, tutti i retroscena della vicenda, e non si ha l’onestà politica di sviluppare, approfondire la giusta analisi politica , la giusta riflessione, e di mettere, conseguentemente, in piedi idonee ed efficaci  iniziative politiche per progettare,  costruire un percorso politico nuovo ( se ci sono le condizioni) a Nova Siri ?
Perché continuare a fare con D’Armento gli stessi errori , consumati con Laddomata? Perché gli avversari di oggi,per il PD di Nova Siri, non possono essere gli alleati di domani? Perché distruggere se si può costruire ?
 Da cittadino mi chiedo, ma perché Favale, anzichè attaccare D’Armento, reo di aver sollevato, problemi realmente sentiti dai cittadini,  non si è fatto promotore di iniziative politiche  , in consiglio comunale, dove far convergere la sua volontà, quella di D’Armento e di tutti quelli che ritengono che i temi della salute del cittadino, a cominciare dalla riduzione dei posti letto all’ospedale di Policoro, per finire ai servizi erogati presso le sedi delle guardie mediche meritano maggiori attenzioni, maggiori  risorse, da parte dei dirigenti dell’azienda e da parte della classe politica? Sono o no, servizi che meritano di essere potenziati? Migliorati ? Non soppressi? Non trascurati?
Perché non si è dato, da parte del consiglio comunale di Nova Siri, il giusto sostegno istituzionale alle associazioni di cittadini, medici, costituiti in comitato a difesa dell’ospedale di Policoro?
Forse i cittadini di Nova Siri sono favorevoli al taglio di ben 89 posti letto? Forse i cittadini di Nova Siri sono favorevoli a un pronto soccorso, in affanno in questo periodo, figuriamoci durante la stagione estiva quando la popolazione nel metapontino si triplica? Forse i cittadini di Nova Siri, vanno tutti in cliniche private?
 Se la maggioranza, di cui D’Armento fa parte, non ha avuto la sensibilità politica di approvare un documento politico di sostegno istituzionale ( tra l’altro richiesto dal comitato “pro ospedale” a tutti i consigli comunali del metapontino)e D’Armento , è costretto a farlo a mezzo stampa, a  titolo personale, perché Favale non ha sentito il bisogno politico di chiedere la convocazione del consiglio comunale  per esprimere a nome del popolo novasirese, solidarietà e sostegno alla lotta in difesa dell’ospedale di Policoro? In questo modo i cittadini avrebbero potuto vedere le reali posizioni dei consiglieri e la  tenuta della maggioranza.
 Perché D’Armento deve essere annullato con queste squalificanti iniziative pseudopolitiche? Perché non sfidarlo, invece, concretamente,sul terreno politico-amministrativo, a cominciare dalle piccole azioni quotidiane ,per finire alle  grandi questioni legate allo sviluppo del nostro territorio?
Ma un altro elemento di riflessione che vorrei offrire – senza passare per l’ennesimo professorino- è sul momento della nascita politica di D’Armento.
Il nome di D’Armento, come quello di Pancaro, viene fuori da un’assemblea di giovani del PDL critici nei confronti dell’operato dei vecchi amministratori.
Viene fuori da una assemblea che si fa interprete di una volontà di cambiamento, di rinnovamento della politica, più vicina ai bisogni della gente e del territorio: questa è la politica che vogliono portare nel nuovo governo della città. D’Armento e Pancaro
( persone per formazione culturale,politica e professionale diverse) sono il nuovo, sono il cambiamento. Sono stati premiati dall’elettorato perché si sono presentati e sono stati visti con questo vestito addosso. Senza nulla togliere a Pancaro ( persona che conosco e che stimo) , se viene meno D’Armento, quel progetto politico di rinnovamento perde peso e spessore, zoppica , cammina con una sola gamba .
 La domanda , a questo punto è : cosa e quanto, c’è ancora di quella visione politica e programmatica nella nuova giunta? Cosa è rimasto del nuovo? Dov’è concretamente? In cosa si manifesta? E’ sufficiente? In cosa si differenzia dal passato? E da qui che parte la sfida! Deve essere politica non personale. Ci si deve rivolgere alla gente, a quei giovani, con proposte politiche e culturali dalle quali emerga la forza ideale,progettuale, innovativa, di chi vuole fare politica per contribuire a cambiare seriamente il volto di questa città.
Altro spunto di riflessione: quando nasce il conflitto ?
 Il conflitto politico vero ( per noi che non conosciamo i retroscena…) comincia quando D’Armento,mostra segni di insofferenza nella gestione, da parte del Sindaco, della questione Laddomata, che di fatto ha paralizzato l’attività politico-amministrativa; D’Armento chiede  al  Sindaco maggiore decisionismo, di smettere i panni di “ Quinto Fabio Massimo il temporeggiatore”e  risolvere una questione che è di fondamentale importanza perché impedisce alla macchina amministrativa di dare risposte ai bisogni dei cittadini  .
E’ questa la sua colpa ? Aver individuato la causa politica del blocco dell’attività politico-amministrativa, e di conseguenza chiesto misure per l’eliminazione del problema? Se questa è la sua colpa, in linea generale,senza entrare nel merito della questione, preferiamo mille volte, rappresentanti del popolo che parlano in nome di un mandato popolare ,difendono i bisogni di chi li ha delegati a quel compito di tutela, rispetto a chi, per calcolo (politico ?) tace, venendo meno al mandato di fiducia ricevuto dagli elettori. D’Armento ha osato, ha rischiato e  paga, per aver fatto solo il suo dovere di rappresentante del popolo. Favale, invece ,ha continuato a fare quello che ha sempre fatto : ha  dormito. Non ha approfittato. Non si è fatto interprete di nessuna iniziativa politica tesa a mettere seriamente in difficoltà la maggioranza: a farne venire fuori le divisioni,consentendo nel frattempo,con tutta calma,  a Santarcangelo ,di saldare tutte le fratture politiche con il gruppo di Laddomata, nelle quali  Favale non si è inserito e non le ha allargate.
In sintesi : D’Armento ha fatto ciò che avrebbe dovuto  fare l’opposizione, l’opposizione,invece, ha  fatto l’opposizione a D’Armento.
Favale ha permesso a Santarcangelo, senza dare battaglia, di estromettere Laddomata, di annullarne il progetto politico, di arruolarne i soldati nel suo esercito,pagando un irrisorio prezzo politico, addirittura  inferiore a quello pagato inizialmente a Laddomata. Il tutto con la complicità politica,silenziosa , passiva di Favale.
Ci domandiamo, di nuovo : siamo in presenza (dopo quindici anni tra i banchi del consiglio comunale ?) di un  principiante della politica, che in maniera improvvisata ha portato , in assoluta buonafede un attacco sbagliando bersaglio?
Oppure, siamo in presenza, considerata la qualità e lo spessore politico  , riconosciuto a   livello provinciale e regionale, ai “veri” dirigenti locali del PD, di un lucido progetto politico?
E quali obiettivi potrebbe avere questo progetto?
L’investimento (l’ennesimo) su Favale? Oppure si sta, invece, logorando proprio Favale, costringendolo ad accendere fuochi che non può controllare, a bruciare terreni politici che potrebbero risultare a lui e al PD,utili sia in fase di avanzata che di ritirata ?
O, ancora, siamo in presenza , di chi ha percepito il potenziale politico di D’Armento, ne ha capito il progetto politico che potrebbe mettere in piedi , la pericolosità, e cerca di neutralizzarlo?
D’Armento  come Laddomata ? D’Armento potrebbe ripercorrere la strada civica percorsa da Laddomata, con la differenza che D’Armento copre tutti i punti deboli che non hanno consentito a Laddomata di vincere. Questo a Destra e a Sinistra fa paura!
Se D’Armento abbia o meno questi progetti , poco importa : in politica si viene attaccati , neutralizzati, a volte, più per i progetti che gli altri vedono in noi, che per quelli che noi abbiamo in testa.
D’Armento, tra l’altro, considerato il mancato gioco di sponda di Favale, non dirà mai ( e fa bene, qualora  l’idea l’avesse partorita) in questo momento che coltiva questa ambizione.
In sostanza, come ho avuto modo di scrivere in passato, a Nova Siri, l’elettorato è molto più libero di quanto lo si voglia far credere. Quelli che non rispondono alle due “chiese” sono la maggioranza. Ma la storia, purtroppo, da sempre, la fanno le minoranze organizzate. D’Armento viene percepito, da entrambe le chiese, in questo momento , come un pericolo: più per il futuro  che per il presente. Di qui, l’interesse per entrambi, ad annullarlo. A D’Armento, però,per quello che abbiamo visto finora, non manca, di certo, l’intelligenza per neutralizzare queste azioni tendenti al suo annullamento politico, e credo saprà rispondere , rilanciando la sfida sul piano politico-programmatico, dove sarà visibile a noi tutti, chi ha idee, chi lavora, chi ha passione vera  per la politica  e chi vende fumo.

Buono casa: falsi ritardi e le richieste redito zero di anni

04/04/2011 12:14Sono prive di fondamento le critiche riportate sulla stampa. Lo dimostrano gli atti ufficiali (con contributi erogati già da due anni) e le lettere di ringraziamento dei cittadini
AGRNon risponde al vero che da sei anni si attende l’erogazione del contributo per l’acquisto prima casa in base al bando del 2005. Non risponde al vero che il possesso dei requisiti previsti dal bando debbano essere mantenuti fino alla effettiva erogazione del contributo. E tanto può essere efficacemente testimoniato dai 496 cittadini che già hanno ottenuto il contributo assegnato.
Lo precisa il Dipartimento Infrastrutture della Regione Basilicata, spiegando in particolare che “In ossequio alle disposizioni dell’art.3 dell’Avviso di concorso i requisiti e le priorità dichiarate sono cristallizzate alla data di pubblicazione dell’avviso medesimo”.
In ogni caso, le assegnazioni di contributi sono avvenute tutte. In particolare, per quel che riguarda il bando di acquisto casa sono 671 le domande ammissibili a finanziamento in virtù della dotazione finanziaria di circa 16 milioni e mezzo di euro e se già da anni si è proceduto alla liquidazione dei primi 496 contributi, quelli attribuiti a quanti avevano ottenuto 18 punti nella graduatoria regionale, mentre per gli ulteriori 175 contributi disponibili, la presenza di 383 domande che si erano collocate in graduatoria con un punteggio ex aequo di 17 punti ha imposto un ulteriore passaggio (il sorteggio a cura di un notaio) prima della attribuzione del contributo (avvenuta, comunque, già da oltre un anno), per la materiale erogazione del quale sono in corso le verifiche sul possesso dei requisiti al momento della presentazione della domanda.
Analogamente, con i 18 milioni 800mila euro del bando ristrutturazione è stato possibile finanziare 762 domande, 469 delle quali avevano ottenuto un punteggio uguale o superiore a 40. Per l’attribuzione degli altri 266 contributi, si è proceduto al sorteggio tra le 401 domande con punteggio 39 e la relativa graduatoria è stata approvata già lo scorso anno avviando la fase di verifica dei requisiti dichiarati in domanda, ma sempre alla data di scadenza del bando.
L’adempimento della verifica dei requisiti è indispensabile tanto per questioni di regolarità quanto per equità nei confronti di chi, a parità di punteggio, è rimasto escluso dai contributi e potrebbe rientrare nelle posizioni utili della graduatoria qualora l’esclusione di alcune istanze per carenza di contributi determinasse uno scorrimento della stessa.
In ogni caso, al di là di critiche infondate riportate, evidentemente senza una puntuale verifica, sulle colonne di un giornale, sono eloquenti i pareri dei cittadini che già nel 2009 si preoccupavano addirittura di scrivere lettere di ringraziamento agli uffici regionali, cosa decisamente rara nello scenario della pubblica amministrazione. In particolare, nelle parole dei cittadini, venivano espressi complimenti “per la celerità, le modalità, la gentilezza, la correttezza e la straordinaria deontologia professionale di tutto il personale, anche di chi dava informazioni telefoniche”.
Un lavoro da riconoscere ai dipendenti degli Uffici Regionali che hanno affrontato un corposo lavoro dovuto alla presentazione di oltre 28 mila domande (10599 per l’Acquisto, 17.727 per il recupero) di cui solo 1915 sono state escluse (677 per l’acquisto, 1238 per il recupero), mentre oltre 26 mila sono state esaminate e collocate nella graduatoria provvisoria (9.823 per l’acquisto e 16.489 per il recupero).
Da Basilicatanet

Dopo Berlusconi non ci sarà un nuovo Berlusconi ma «un gruppo di amici».

Così Roberto Formigoni ha risposto chi gli ha chiesto un commento all'investitura che gli ha fatto ieri Angelino Alfano dicendo che chi governa bene la Lombardia può governare bene l'Italia. «La mia idea sul futuro dell'Italia è lunga vita a Berlusconi, personale e politica» ha sottolineato Formigoni aggiungendo che «quando e se Berlusconi decidesse un'altra scelta credo che dovremo essere pronti con una squadra. Dopo Berlusconi non ci sarà un nuovo Berlusconi».
Il presidente ha spiegato, come hanno fatto in passato altri esponenti del Pdl fra cui Frattini, che dopo ci sarà «un gruppo di amici, di persone capaci di essere insieme e rifare al popolo italiano la proposta politica che in questi anno Berlusconi ha saputo portare avanti».
La riforma interna al Pdl
Il governatore lombardo chiudendo la convention di Rete Italia a Riva del Garda, ha aggiunto che Rete Italia vuole «essere una rete, non un'associazione o una corrente, e che la rete si sta allargando. Raffaele Fitto, Mariastella Gelmini, Saverio Romano, Maurizio Sacconi erano qui perché si riconoscono nella rete. Con loro condividiamo l'idea di una riforma interna del Pdl».
Non è però questo il momento di mettere la riforma del partito al primo punto dell'agenda, vista la situazione di crisi: «Adesso ci sono altre priorità nel Paese, a partire dalla questione dei profughi. Ma nel partito vogliamo che la gente possa discutere, contare nella scelta del leader». «Berlusconi nel suo intervento - è stata la conclusione del discorso del governatore della Lombardia - ha colto la riflessione della nostra tre giorni. L'immagine di partito che ha dato è il motivo per cui ho scelto il Pdl: cattolico e non confessionale, laico e non laicista, moderato, riformatore e riformista».
Sul federalismo
«La nostra idea di federalismo, mi perdoni Bossi, è più avanzata della loro, perché fondata sulla sussidiarietà e non sul localismo che rischia di non portarci lontano». Formigoni ha precisato che la Lega è un «buon alleato»: «Siamo alleati, siamo amici». Il presidente della Lombardia ha spiegato di non essere preoccupato di una possibile crescita del Carroccio alle prossime comunali a Milano. «L'importante è che non rubino voti a noi - ha osservato -. Il bene di un alleato è il bene della coalizione. L'importante è che prendano i voti alla sinistra, al terzo polo o all'astensionismo».
Fonte: " il sole24 ore"
Cacciari: Montezemolo sta preparando una sua lista civica nazionale.

«Montezemolo sta preparando una sua lista civica nazionale ed entrerà in politica appena sarà fissata la data delle elezioni». Lo ha detto, in un'intervista a Radio Popolare ,l'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, considerato molto vicino al presidente della Ferrari. «Siamo ormai vicini a una scelta definitiva - ha aggiunto l'ex sindaco filosofo - Montezemolo aspetta soltanto di sapere quale sarà la data delle elezioni. Prende ancora un po' di tempo per due motivi. Primo deve sistemare i suoi affari imprenditoriali,come la Ferrari, e poi soprattutto attende di sapere quando si vota, perché non vuole stare sulla graticola. È ovvio che se si va a votare nel 2013, come auspica Berlusconi, questo vuole dire per Montezemolo stare due anni sulla graticola; diverso è se si votasse a breve, allora Montezemolo schiererebbe la sua organizzazione».
Cacciari ha quindi spiegato che il presidente della Ferrari non sta pensando a un partito: «Sta costruendo una lista civica nazionale, e non pensa a un partito come quello che fece Berlusconi, perché sarebbe l'ennesimo partito personale. Sta lavorando a una organizzazione policentrica, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con grande autonomia locale,con liste della società civile». «Credo - ha spiegato Cacciari - sia quello di intercettare i voti di quell'area, del 40-50% di opinione pubblica, che non va più alle urne e che non si riconosce in questo bipolarismo italiano, perché è fallito. Se Montezemolo riesce a intercettare quest'area di opinione pubblica, si colloca bene in questo vuoto politico, ha buone possibilità di candidarsi seriamente a Presidente del Consiglio. Montezemolo vuole pescare nell'elettorato deluso di Pdl, Pd e anche della Lega, che al suo interno ha anche una componente moderata». Alla domanda se il progetto di Montezemolo non si scontra con un'area già occupata dal Terzo Polo, Cacciari ha replicato: «Il Terzo Polo non ce la può fare da solo, perché nonostante la buona volontà che ci mettono Fini, Casini e Rutelli, essi appartengono a una stagione politica che abbiamo alle spalle». L'ex sindaco di Venezia ha anche spiegato che si sta lavorando al simbolo e al nome: «A me piaceva molto 'Partito della Nazione' tirato fuori e poi abbandonato da Casini. Certo è, comunque, che nel simbolo di Montezemolo ci devono essere richiami sia nazionali che internazionali, ai veri valori dell'Italia. Basta con le parole 'Futuro' e 'Democratici'».
Le reazioni
La discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo non entusiasma e non preoccupa Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. «Se scenderà in pista da politico - ha detto - si misurerà con le idee e con la quantità del suo consenso». «L'area dei moderati - ha concluso - è già ben presidiata. Non abbiamo timore di nessuno». «Il cosiddetto partito della nazione è senza un obiettivo finale, hanno applaudito la discesa in campo di Montezemolo senza capire che il problema non è inventarsi un leader ma un progetto da costruire». E' invece il commento di Saverio Romano, neoministro dell'Agricoltura, intervenuto all'assise di Rete Italia. «Oggi - prosegue - c'è una crisi della politica perché c'è uno stato confusionale permanente. Futuro e Libertà che viene da un'esperienza di destra italiana dice ora delle cose diverse e questo non perchè non si possa cambiare idea ma perchè tutti devono dimostrare di essere altro rispetto al modello offerto da Berlusconi. La stessa cosa accade nell'Udc». «Io mi chiedo - aggiunge Romano - che cosa vogliono costruire perchè al di la del modello berlusconiano l'alternativa è la confusione: da una lato c'è infatti una sinistra che dice di fare la guerra alla Libia e un'altra che invece scende in piazza per dire chè è contro la guerra. Poi c'è il cosiddetto partito della Nazione, una sorta di predellino 2 bonsai che non ha un progetto. Il nostro obiettivo - conclude Romano - è migliorare le condizioni del centrodestra e far evolvere il berlusconismo».
L'intervista a Max
Luca Cordero di Montezemolo era tornato ieri sull'ipotesi di una discesa in campo e, intervistato da Max, aveva cominciato a svelare la sua 'linea'. «Non credo - ha detto - agli one man show né in azienda né in politica… Abbiamo bisogno di una classe dirigente che entri in politica per dare e non per ricevere. Siamo un Paese dilaniato dalle troppe sigle che deve ritrovare lo spirito di squadra, la cultura del lavorare in gruppo e a tutto campo».

domenica 3 aprile 2011

Sarà anche politica, ma a me non sembra.
Di sotto l'articolo che alimenta la fonte del PD di Nova Siri.

NOVA SIRI – “Devo dire che l’uscita dalla giunta per il consigliere comunale Giuseppe D’Armento è stata dannosa per la sua tranquillità emotiva e politica. Da quando il nostro, non fa più l’assessore ha assunto il ruolo, che non gli compete, di paladino della buona politica. Di “moralizzatore”. E lo ha fatto, ed è bene ricordarlo per prima cosa nei confronti del sindaco Giuseppe Santarcangelo rivolgendogli accuse che non abbiamo mai sentito pronunciare ad esempio dall’ex vice sindaco, defenestrato “per mancanza del rapporto di fiducia”, Michele Laddomata. Il Quotidiano della Basilicata titolava “D’Armento attacca il suo sindaco” o sbaglio? In seguito, in qualità di capogruppo dell’opposizione sono intervenuto sulla vicenda cercando di capire cosa fosse accaduto di specifico”. Lo ha detto al Quotidiano il capogruppo consiliare de Pd, Pasquale Favale.
“Come mai – spiega - nella maggioranza si è creata un’acredine tra il primo cittadino ed un suo delegato? Tutto legittimo. Tranne per il nostro eroe che invece, in una trance mistificatoria, ha deciso di attaccare il sottoscritto sul piano personale. Ne risponderà innanzi alle sedi opportune. Intanto ho ricevuto la solidarietà di due assessori Pancaro e Tarsia e del consigliere Toscani che mi hanno esplicitamente detto e riconfermato, qualora qualcuno avesse ancora dubbi, di essersi “dissociati da tanta maleducazione”. Nonostante qualcuno, lascio ai lettori immaginare chi, avesse cercato ripetutamente e singolarmente di far smentire quello che è stato un gesto spontaneo e di stima personale nei miei confronti. Tornando alla politica, - ha continuato - devo dire dal mio osservatorio privilegiato dell’opposizione, che l’ex assessore si è dovuto dimettere, in quanto resosi conto di essere l’unico indiziato ad uscire dalla giunta. Santarcangelo doveva accettare la proposta del fattore “T”, Francesco Tarsia doveva entrare in giunta, altrimenti il sindaco avrebbe perso anche il sostegno di Antonio Toscani e Dino Padula. Ed addio maggioranza. Gesto forzato nessun altruismo da parte di D’Armento dunque, che davanti al fatto compiuto, ha cercato la via onorevole di fuga delle dimissioni concordate. Questa è la verità. Poi ha cercato di attutire il colpo facendosi dare le deleghe. Ma se da assessore si è fatto sostituire più di una volta durante le sue innumerevoli assenze, (nonostante l’indennità di carica percepita) adesso non sarebbe accettabile che il nostro consigliere venisse sostituito da un assessore. Sarebbe il colmo. I suoi risultati amministrativi? Promuovere l’associazionismo locale non è una cosa straorinaria, basta prendere soldi dei contribuenti e distribuirli. Tutto qua. Semmai, perché non ci racconta di quando ha fatto perdere alla locale Protezione civile di Nova Siri, circa 9000 euro, per il fatto che non ha attivato una convenzione con il responsabile del settore? Forse anche allora si trovava nell’ospedale militare di Roma dove lavora? Quanto aver portato la Rai a Nova Siri a costo zero non è certo un merito a lui ascrivibile, visto che notoriamente la Rai non si fa pagare per fare dei servizi itineranti. Anche questa è una mistificazione bella e buona. Ci si dovrebbe preoccupare invece di saldare i conti con i privati dopo essersene serviti. Il sottoscritto invece, durante il precedente mandato elettorale quando si è assentato, per prima cosa lo ha fatto da semplice consigliere di minoranza e senza che percepisse alcuna indennità lasciando peraltro il gruppo nelle ottime mani dell’allora capogruppo Tonino Accettura. Concludo dicendo che non perderò più altro tempo dietro a questa stucchevole soap opera. Ho più a cuore l’interesse di Nova Siri, io che qui, vivo e lavoro, rispetto a chi fa politica per corrispondenza su internet".
Articolo di Lutrelli, dal quotidiano delle Basilicata

genitoritosti: MA MI FACCI IL PIACERE!

genitoritosti: MA MI FACCI IL PIACERE!: "di mresciani: Ormai non abbiamo più nessun problema per trovare argomenti per il nostro blog, basta aprire il televisore ed ecco che dappert..."

sabato 2 aprile 2011

Cronaca
2 Aprile 2011
   Lampedusa, Manduria, Ventimiglia
  Scontri e tensioni per il caos migranti 
Scontri fuori dalla tendopoli pugliese. Due immigrati tentano di darsi fuoco. In Sicilia la San Marco imbarca 500 tunisini su i 4.000 presenti. Berlusconi, che aveva garantito l'evacuazione entro questa mattina (leggi), telefona a Scilipoti: "L'ospitalità è un dovere, siamo un Paese civile” (leggi)C'è l'emergenza profughi e il ministro Maroni vieta l'accesso ai centri di espulsione ai parlamentari

Tempo scaduto. Il Cavaliere invoca i supplementari: “Domani, domani”. Come a Malpensa per la crisi Alitalia, a Napoli per l’emergenza rifiuti e a l’Aquila per la ricostruzione post terremoto anche Lampedusa si aggiunge all’elenco delle promesse vane del premier. Le sessanta ore entro cui Berlusconi avrebbe “liberato” l’isola sono passate. E gli immigrati sono ancora sull'Isola. La verità è che sull'emergenza profughi il governo è sempre più nel caos. Dalla rivolta degli enti locali sull'istallazione delle tendopoli alle continue fughe dei migranti dai centri d'accoglienza con il placet delle forze di Polizia



BERLUSCONI NON CONVINCE PIU' I LETTORI DEL GIORNALE
TUTTE LE PROMESSE DEL PREMIER A LAMPEDUSA (GUARDA IL VIDEO)

B: "SULLE TENDOPOLI INTESA RAGGIUNTA CON GLI ENTI LOCALI". MA ERRANI LO SMENTISCEIN LOMBARDIA GLI AMMINISTRATORI DEL PDL CONTRO IL PIANO DEL GOVERNO
CLAMOROSA FUGA DAL CENTRO DI ACCOGLIENZA DI MANDURIA
LA TRUFFA DELL'ACCOGLIENZA. ECCO PERCHÉ L'ESECUTIVO PREFERISCE IL CAOS