venerdì 1 aprile 2011

Comune Pz, cordoglio per scomparsa editore Nicola Bruno

01/04/2011 17:04
BASIl Comune di Potenza esprime il cordoglio per la improvvisa scomparsa dell’editore Nicola Bruno. “Ci ha lasciato – si legge in una nota -  un editore entusiasta che molto aveva investito con passione sulla storia della nostra comunità con pubblicazioni di notevole interesse. In particolare l’Amministrazione comunale aveva più volte chiesto la ristampa dei due volumi di Riviello, dei volumi di Pedio dedicati all’insurrezione lucana, del volume di Cilibrizzi dedicato ai grandi uomini della Basilicata. Resta l’esempio –  conclude la nota - di un uomo di cultura che nelle scorse settimane era venuto a illustrare il progetto della ristampa di un grande volume dedicato a Dinu Adamesteanu.”
Da Basilicatanet
Avete un  computer......? Tutto il resto è gratis!
Per riempire computer e telefoni di programmi, video e giochi non occorre spendere. Ecco come e dove, ed è tutto legale
CLAUDIO LEONARDI
Avete un pc o uno smartphone? 
Il resto è gratis«La gratuità è un furto» ha intitolato un suo libro Denis Olivennes, ex dirigente Fnac considerato l'ispiratore della nota legge francese contro la pirateria on-line: la Hadopi. Un'autentica provocazione, dal momento che la frase è parafrasi del più celebre motto “la proprietà privata è un furto”, coniato da uno dei padri del pensiero socialista, Pierre-Joseph Proudhon. Il dibattito resta aperto e non scontato tra chi chiede la libera diffusione della cultura sul web e chi ricorda le necessità economiche di un'industria che la alimenti e la sovvenzioni, ma, in attesa di conclusioni, non si può non osservare che internet offre agli appassionati del “tutto gratis” opportunità mai viste prima. Non è necessario rivolgersi alle forme clandestine di scambio di file per riuscire a “costruire” un pc da capo a piedi senza spendere un solo euro.

Il pc da zero a costo zero
Tutto quel che serve è una macchina, ma se non si hanno grandi ambizioni, oggi si porta a casa un netbook che fa tutto quello che deve per meno di 300 euro. I computer sono venduti con sistema operativo già installato (un dettaglio che, un po', incide sul loro prezzo), ma, volendo, la Rete permette di scaricare sistemi alternativi gratuitamente. Si tratta delle tante edizioni Linux. La più popolare e, per ragioni di interfaccia, adatta al grande pubblico, si chiama Ubuntu, è aggiornata, semplice e piacevole. Certo, se già ci si muove a stento su Windows, cambiare potrebbe creare dei problemi.

Il browser
Se si vuole costruire un pc da zero, occorre per prima cosa il software che permette di navigare su internet: il browser. Per ragioni di antitrust, al primo avvio di Windows la Microsoft vi permette di scegliere tra (quasi) tutti i programmi di navigazione a disposizione. I più noti sono Microsoft Internet Explorer, Mozilla Firefox, Google Chrome, Opera  e Safari. Non si sbaglia: tutti garantiscono sostanzialmente efficienza e velocità. Da qui si può partire per fornire al computer tutto il necessario.

L'e-mail
Un altro strumento indispensabile è la posta elettronica. Se avete un browser, troverete centinaia di siti che offrono e-mail gratuite. Una delle proposte più interessanti resta Gmail, di Google, anche per le possibilità di interazione con altri servizi messi a disposizione dal gigante di Mountain View, ma Yahoo Mail è un valido concorrente. Offre spazio illimitato per la posta, e permette di interfacciare facilmente l'account di posta elettronica a Flickr e Paypal. Se si desidera un vero e proprio client di posta, vale a dire un programma installato nel computer che recupera la vostra posta e la archivia sulla macchina, in alternativa ad Outlook (già installato su Windows) e a Mail (già installato sui Mac), si può scaricare Eudora, senza rimpianti. Volete fare un passo in più? Registrate un account Nimble: riunisce l'e-mail e gli account Twitter e Facebook in un unico luogo, mettendo fine a estenuanti salti da una finestra all'altra per tenere insieme i pezzi della nostra identità digitale.

Sicurezza
Questa è la base, ed è tempo di passare alla farcitura. Prima il dovere e poi il piacere, si dice, quindi è suggeribile pensare prima di tutto alla sicurezza. Non si dovrebbe essere avari quando di tratta di antivirus per pc, ma se proprio non si vuole spendere nulla, non mancano buoni prodotti gratis. Almeno tre: Avast Free Antivirus, Avira Antivir Personal, Comodo Internet Security Premium. L'ordine con qui li abbiamo presentati può essere considerato già un suggerimento implicito. Se poi ci si fida solo dei nomi molto conosciuti, Microsoft Security Essentials è una valida opzione. E a proposito di sicurezza, forse è tempo di considerare anche quella dello smartphone. Contengono moltissime informazioni personali e si connettono a internet esattamente come un pc. Anche in questo caso, i soldi spesi sono ben spesi, ma Lookout Mobile Security è un programma anche in versione gratuita per Android, BlackBerry, o Windows Mobile.

Lavoro
La sicurezza è un dovere verso se stessi, ma, per fortuna o purtroppo, ci sono poi quelli verso gli altri, primo fra tutti il lavoro. Sul pc, lo strumento di lavoro per eccellenza e trasversale a quasi ogni professione è Office, il pacchetto Microsoft di software che include Word, Excel, PowerPoint, per citare i più usati. C'è un'alternativa gratuita a questi fuoriclasse? C'è. Si chiama, manco a dirlo, OpenOffice.org. Non è solo gratuita, è anche open-source, e ciò significa sviluppata e migliorata da una comunità di appassionati che vi si dedicano pro-bono. Se si usa un netbook, però, o anche uno smartphone, forse può fare comodo avere tutti questi programmi a disposizione su internet, senza installarli sulla modesta memoria della macchina. In prima fila c'è la famiglia Google Docs, anche se il rivale Zoho, gratuito solo per uso personale, ha un'offerta persino più ampia, più facile da usare e forse più raffinata. Proprio non ve la sentite di staccarvi dalla familiare interfaccia dei software di Microsoft? L'azienda di Redmond ha creato le sue Web Apps, che danno il meglio di loro, però, in combinazione con Office. Usare le applicazioni online, però, ha le sue scomodità. Ad alcune di queste pone rimedio un piccolo programma (dobbiamo ripeterlo? gratuito), Prism, che funziona però solo in collaborazione con il browser Firefox. Questo gioiellino permette di usare i programmi su web di Google come se si aprissero dal menu principale di Windows, senza aprire troppe pagine del browser web.

Più memoria
Come si è detto, i netbook e gli smartphone potrebbero condividere un problema: una memoria che non basta mai. Il browser, però, permette di accedere a spazio di archiviazione supplementare, naturalmente gratis, messo a disposizione su qualche server nel mondo. C'è l'imbarazzo della scelta: Microsoft SkyDrive è per Windows, Mac e sistemi Linux, ma meno consigliabile per uso con cellulare. Una lacuna che possono compensare i 2 GB di spazio libero che propone Dropbox, compatibile anche con iPhone, Android e BlackBerry.

Fotografia
Se però sono le foto a occupare la fetta maggiore dellla memoria del pc, vale la pena rivolgersi ai siti specializzati: da Flickr a Picasa, solo per citare i più noti, ideali anche per organizzare le immagini in modo coerente e condividerle con chi si vuole.

E se le foto sono così importanti, forse è l'ora di imparare qualche trucco per ritoccarle e renderle migliori. IrfanView serve più a organizzare, visualizzare e modificare i formati, ma include alcuni strumenti di ritocco essenziali. Ancora meglio fa Paint.net, più che adeguato a un uso amatoriale. Se si desidera compiere i primi passi su Adobe Photoshop, il più importante e completo programma di ritocco fotografico e non solo, ne esiste una versione semplificata online, raggiungibile previa registrazione. La cosa che si avvicina di più a un sostituto completo del software di Adobe si chiama Gimp, un progetto open source ricchissimo di funzioni di livello professionale, penalizzato da un'interfaccia ancora troppo “spigolosa”. E per gli smartphone, che sono lo strumento usato con più frequenza per scattare foto? Per pubblicare su internet le immagini da Android c'è Picpiz, scaricabile dall'Android Market, e su iPhone c'è, integrato, iPhoto. Nel campo del ritocco, si può andare sul sicuro con FxCamera e CameraIllusion.

Video
Foto e video ormai vanno a braccetto. Anche in questo caso le offerte gratuite abbondano, ma ci sono pochi dubbi nel consigliare Vlc Media Player, fenomenale nel riprodurre ogni formato video possibile. Non ne esiste al momento una versione per smartphone, ma l'applicazione Soul Movie per Android la può temporaneamente sostituire.

Musica
Manca solo la musica all'appello della multimedialità. Per ascoltarla e archiviarla c'è iTunes, messo a disposizione gratuitamente da Apple. Ha il vantaggio di interfacciarsi con l'iPhone e con l'omonimo grande negozio di musica e video online. In alternativa, c'è Winamp, scaricabile anche sui cellulari con sistema Android e ottimo anche per i video. Per chi invece, sul pc, vuole registrare, tagliare, aggiungere effetti ai propri file audio o musicali, la scelta dovrebbe ricadere su Audacity.

Film, canzoni e libri
Non manca più nulla, o forse no. Mancano i contenuti audio e video. Senza diventare fuorilegge, si trovano anche quelli. Basta fare un salto su Archive.org, un sito e un progetto che raccoglie migliaia di file di musica, foto, film, audiolibri, ebook che per varie ragioni non sono coperti da diritti d'autore. Si possono scaricare in vari formati al solo costo del tempo necessario al pc per digerirli, e si trova di tutto. Chi ha bambini ed è soprattutto preoccupato di proporre spettacoli adeguati, si può fidare di Kideos.com, sito gratuito che filtra la spazzatura da YouTube per offrire una vasta selezione di video adatti a bambini fino all'età di 10 anni. E quando si è in viaggio, ci si può affidare alla buona vecchia Disney, che mette a disposizione per iPhone e Android, tramite YouTube, bellissime selezioni dei suoi classici, dedicati ai suoi amati personaggi: Donald Duck alias paperino, Goofy alias Pippo e così via.

Per quanto riguarda la musica, non si può ignorare Grooveshark, impareggiabile nel trovare e riprodurre quasi ogni brano gli si chieda. E' gratuito per l'ascolto basato su browser, se non dispiace sopportare l'invadenza (non esagerata) di alcuni annunci pubblicitari. L'accesso al servizio mobile purtroppo costa 3 dollari al mese. Nessuna differenza, invece, tra il servizio mobile e quello per pc di Google Book Search, il grande progetto per bibliofili di Google, che porta i volumi delle biblioteche del mondo direttamente sui monitor di computer e telefoni.

Videogiochi
Lettura e videogiochi sono spesso messi in contrapposizione, ma nulla vieta di conciliare entrambe le passioni. E anche questa passione si può soddisfare a costo zero su internet, rivolgendosi ai siti giusti. Occorre particolare cautela in questo campo, perché le trappole non sono rare. Le battaglie spaziali sono il piatto forte di Allegiance, sicuro e gratuito. Altrettanto si può dire di Battlecruiser 3000 AD. Se si vuole essere davvero sicuri di quello che si scarica c'è il sito Sourceforge.net, catalogo di programmi open-source di ogni tipo, e punto di riferimento per il freeware di qualità. Anche quando si tratta di giochi. Sugli smartphone, non può mancare il divertentissimo Angry Birds: intrattenimento alla portata di tutti che permette di riempire in allegria le attese in treno o in qualche sala d'aspetto. I nostalgici dei bar degli anni Ottanta troveranno presso Arcade Kongregate una collezione di centinaia di giochi nello stile delle vecchie sale gioco, e un sacco di amici con cui organizzare sfide. Ecco fatto, e per tutto questo non si è speso un euro, salvo il collegamento alla rete. Non volete pagare nemmeno quello? Cercate una biblioteca con Wi-Fi gratuito, o entrate in una nota catena di fast-food che offre questo servizio. Il panino, però, lo dovrete pagare.
Dalla Stampa

 
Debutta  il prototipo di casa che monitora il consumo energetico
Conoscere l'effettivo consumo energetico delle abitazioni è sempre più importante, ora che si sta affermando la cultura della sostenibilità ambientale e delle fonti rinnovabili. Va in questa direzione il progetto avviato da Settimo Costruzioni Generali che a Trieste ha costruito una casa-prototipo di 160 m2 di cui, dall'estate scorsa, vengono monitorati i consumi.
I primi risultati evidenziano che da giugno a ottobre 2010, la casa, pur climatizzata 24 ore su 24, ha richiesto nel complesso circa 450 kWh. Il dato è significativo se si considera che un'abitazione con caratteristiche simili, costruita secondo gli attuali standard normativi, avrebbe assorbito soltanto per il riscaldamento invernale circa 6300 kWh. "La nostra iniziativa, realizzata in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Meccanica e Navale dell'Università di Trieste, prende le mosse dal testo della direttiva europea 31/2010, in base a cui le abitazioni entro il 2020 dovranno avere un consumo energetico tendente allo zero", spiega a Sole24Ore.com Alessandro Settimo, presidente della società che ha realizzato il progetto.
L'immobile, per cui sono state impiegate diverse tecnologie costruttive, è esposto a sud ed è caratterizzato da un elevato livello di isolamento termico e costruito in modo da eliminare le infiltrazioni d'aria. Le finestre a triplo vetro, ad esempio, hanno evidenziato una dispersione termica paragonabile a quelle delle pareti in muratura. Progetti come questo, poi, acquisiscono ulteriore attualità in seguito all'approvazione del recente decreto sulle rinnovabili (attuativo della direttiva europea 28/2009) che reintroduce l'obbligo di certificazione energetica degli immobili. L'obbligo in questione, già presente nel D. Lgs. 192/2005, era stato di fatto abrogato dalla legge 133 del 2008.
"Tuttavia, mentre la legge stabilisce la necessità di suddividere gli immobili in classi energetiche che, in base al luogo in cui ci si trova, determinano il fabbisogno energetico dell'abitazione, le soluzioni usate nel nostro progetto permettono di stabilire con esattezza quanta energia viene consumata all'interno di una casa nell'arco di un certo periodo di tempo. E questo è un fattore molto importante. Solo per fare un esempio, il grado di dispersione termica di una casa che si trova a Palermo è maggiore di quello di un immobile che sta a Milano. Così, conoscere il consumo effettivo di una casa in un determinato ambiente consente di massimizzare l'efficienza", precisa Settimo.
Esaminando le soluzioni tecniche adottate, si vede che il ricambio d'aria è ottenuto grazie a una ventilazione meccanica controllata. Una pompa di calore geotermica con due pozzi a 100 metri di profondità sfrutta la temperatura del terreno, garantendo d'estate il raffreddamento dell'acqua ed alimentando il sistema di condizionamento degli ambienti interni. L'energia elettrica viene prodotta da un impianto fotovoltaico da 6,0 kWp, mentre l'acqua calda viene fornita da un sistema solare termico. Nell'appartamento non mancano una vasca Jacuzzi e il bagno turco. "Ci piace far notare che il risparmio si ottiene senza rinunciare alle comodità delle moderne abitazioni". Nel periodo considerato l'energia impiegata è stata inferiore alla potenza installata.
La temperatura interna, sia in inverno che in estate, è regolata da un impianto di climatizzazione radiante a pavimento. Per evitare emissioni la casa non è alimentata da gas ed il piano cottura della cucina è a induzione. I consumi, monitorati da un sistema domotico, controllabile via iPad, sono stati ridotti ulteriormente grazie alle luci a Led, a un ascensore che assorbe soli 500 w e agli elettrodomestici in classe AAA. Una cisterna, infine, raccoglie le acque piovane e le recupera per l'irrigazione del giardino e il risciacquo delle toilette.
Fonte :Il sole 24 ore
GLI ECCIDI OPERAI
E CONTADINI DEL DOPOGUERRA
1947-1954

 di Gianni Viola
Leggendo il servizio “L’uomo delle ore difficili”  di Francesco Parisi (dedicato al centenario della nascita di Mario Scelba), pubblicato su “La Provincia di Catania” (1), sono ritornato con la memoria ad oltre venti anni fa, quando, nel 1976, poco più che ventenne, pubblicai la prima edizione del mio lavoro intitolato “Polizia”, opera che all’epoca colmava la profonda lacuna dell’informazione relativa ai numerosi episodi di scontri di piazza tra la forza pubblica e i dimostranti nell’ambito della nostra storia recente e passata.

Le parole di elogio del Parisi nei confronti di Scelba, se confrontate con l’operato effettivo di quest’ultimo, svolto negli anni in cui lo stesso fu ininterrottamente ministro degli interni fra il 1947 e il 1953, e dopo una brevissima interruzione, anche nel 1954, appaiono irrisorie della verità storica, a tal punto, che nel momento in cui il Parisi  - come egli stesso sottolinea - tenta di recuperarne la memoria,  in realtà lo affossa del tutto.
Mi pare inoltre ci sia poco da gloriarsi facendosi scudo di ciò che lo Scelba fece all’ombra di uno Stato repressore, tuttavia il Parisi lamenta che l’azione repressiva dello Scelba abbia ricacciato lo stesso in una condizione di emarginato politico, mentre è sicuro che “quando di questi fatti si comincerà a fare vera storia, cioè ricostruzione spassionata basata su documenti, la figura di Scelba apparirà in tutta la sua grandezza”. In effetti non esiste alcuna ricostruzione storica da fare, posto che, nel momento stesso in cui lo Scelba operava per “difendere lo Stato”, c’era chi, come il sen. Lelio Basso, (uno dei cinquecento parlamentari che misero mano alla nostra Costituzione)  alla Camera dei Deputati rispondeva colpo su colpo alle azioni del ministro dell’interno documentando già all’epoca i fatti con estremo coraggio,  scrupolosità ed onestà politica. Basterebbe dunque andare a rileggere gli Atti Parlamentari relativi alle sedute dell’epoca, per ricavarne una chiara visione.
 
L’azione politica di Scelba si svolgeva tutta al di fuori e al di là della Costituzione. In una intervista al Corriere della Sera (1/9/48) lo stesso dichiarò: “Quando divenni Ministro dell’Interno mi resi subito conto che per fare la dittatura in Italia non occorrono leggi speciali: basta interpretare in un dato modo quelle vigenti”, cioè le leggi fasciste ancora all’epoca e per molto tempo dopo, in vigore. Nel servizio è detto che Scelba era “un leale servitore dello Stato”, ma posto che lo stesso non ci dice nulla sul tipo di Stato che il ministro era intento a servire, se ne deduce che la virtù assegnata a Scelba altro non era che quella di servire il potere, cioè la virtù dello schiavo. E’ spiegato inoltre che egli difendeva “lo Stato da coloro che lo attaccavano, coloro che ne mettevano a repentaglio la vita stessa, promovendo e fomentando il disordine”, e anche in questo caso l’A. omette di specificare che i “nemici” dello Stato erano nient’altro che i contadini del Sud e gli operai del Nord! 
Nella seduta del Senato del 28 ottobre 1948, Pietro Secchia tracciava un quadro della situazione: “Migliaia di cittadini, di partigiani, benemeriti della Patria, vengono arrestati, bastonati, colpiti nel loro onore e seviziati, portati a scavare le fosse e fatti oggetto degli scherni e del ludibrio dei traditori risparmiati dalla generosità del nostro popolo”. 
Così dal 1948 al 1954 si ebbero 148.269 arrestati o fermati (per motivi politici) di cui l’80 per cento comunisti, 61.243 condannati per complessivi 20.426 anni di galera (con 18 ergastoli) di cui il 90 per cento a comunisti. Nello stesso periodo in sole 38 province italiane vengono arrestati 1697 partigiani, dei 484 condannati a complessivi 5806 anni di carcere. Ma l’azione repressiva andava ben oltre: dal 1947 al 1954 in scontri di piazza tra forze di polizia e dimostranti, si contano almeno 5.104 feriti di cui 350 da armi da fuoco, un numero imprecisato di contusi e 145 morti (quasi quanti gli uccisi dalla “Strategia della tensione”) (3)  questi ultimi compresi in ottantuno episodi distribuiti su tutto il territorio nazionale. I morti fra le forze repressive sono nello stesso periodo, 19. Tutte queste sono cifre agghiaccianti, cha parlano da sole.

Sebbene il ministro degli interni parlasse di scontri, in realtà la dinamica dei fatti configurava solo aggressioni ed esecuzioni pianificate, e all’epoca giustificate con motivi più tardi candidamente smentiti dallo stesso Scelba, quando nel 1971 (intervista concessa a “Il Resto del Carlino” - 24/2/71) ammetterà pubblicamente la falsità delle sue stesse dichiarazioni fatte all’epoca delle feroci repressioni poliziesche, circa il possesso di armi da parte dei dimostranti.
 
La polizia e i carabinieri comandati da Scelba impiegavano non solo manganelli, pistole, bombe lacrimogene e moschetti, nel contempo utilizzando queste armi anche come corpi di offesa diretta, con i calci dei moschetti e le cariche alla baionetta, ma nondimeno mettevano in campo camionette, mezzi corazzati, dunque carri armati e autoblindo, nonché mitragliatrici e bombe a mano! 
Le operazioni repressive vedevano i carabinieri andare all’assalto al grido di “Savoia!” (Messina,7/3/47, 2 operai uccisi), questi ultimi da soli o in combutta con la polizia in azioni di pestaggio di deputati di sinistra, destituzione di sindaci comunisti, arresto di organizzatori sindacali, attacco a comizi popolari, arresto di dirigenti sindacali senza mandato di cattura, assalto e devastazione di sedi dell’ANPI (partigiani), rastrellamenti e perquisizioni di tipo nazista, assalti a manifestazioni contro le tasse, arresto di attivisti di sinistra, manifestanti colpiti da armi da fuoco o bombe lacrimogene, poi finiti a colpi di calcio di moschetto, azioni a protezione degli agrari, cacciata di contadini intenti a lavorare abusivamente i campi, attacco di manifestanti anti-americani, schiaffeggiamento di donne in pubblico, uccisione di partigiani, persone morte di spavento, spedizioni punitive, aggressioni a manifestazioni antifasciste e di contro azioni in difesa dei neofascisti, città in stato d’assedio. 
Fu lo stesso Scelba a ricordare a tutti quale fosse stata la sua funzione quando era stato ministro dell’interno. Così nel 1973, in una intervista concessa alla Tv svedese (2) ebbe a dichiarare che “I reparti celeri sono una specie di cavalleria motorizzata della polizia ed operano come opera la cavalleria” (…) “Un reparto a cavallo lanciato al galoppo contro una folla, se il reparto è deciso a passare senza preoccuparsi che qualcuno vada a finire fra le gambe dei cavalli, certamente passa. E così erano i reparti celeri, così sono i reparti celeri: delle jeep, pochi poliziotti su delle jeep che venivano lanciate alla massima velocità e che potevano muoversi agilmente anche salendo sui marciapiedi o entrando sotto le gallerie e persino dentro ai portoni”. 
Il periodo scelbiano fu caratterizzato anche da numerosi casi accertati di torture condotte nel chiuso di caserme e commissariati, da carabinieri e poliziotti. Il 22 marzo 1954 il guardasigilli Zoli consegna la relazione in merito all’inchiesta sui casi di tortura, al guardasigilli De Pietro. Nonostante le forze di polizia e i carabinieri avessero pesantemente sabotato lo svolgimento dei lavori, i casi accertati furono centinaia e i fatti configurarono sempre sevizie e maltrattamenti inauditi. 
Fra i fatti accertati: l’uso del bastone di nerbo di bue, l’immissione di sale e pietre nella bocca, abluzioni continuate di acqua fredda, percosse a sangue, legature di mani e piedi, il cospargere benzina sui piedi, carta bruciata  sotto il naso e vicino le guance, denudazione di uomini e donne, percosse ai fianchi con pugni, getto di acqua salata sulla schiena, sigarette accese sulla faccia, sul ventre, sull’avambraccio, pugni, schiaffi, colpi di regolo, calci agli stinchi. Innumerevoli i casi di suicidio in soggetti che presentavano tracce di sevizie e maltrattamenti e a tal proposito si chiedeva retoricamente Lelio Basso: “Da chi sono uccisi i molti detenuti che vengono trovati morti nelle guardine e di cui solitamente i certificati medici dichiarano che sono morti per ‘sincope cardiaca’ “(L. Basso - La tortura oggi in Italia - ed. Civiltà 1953 - p. 30). 
E’ lecito a questo punto domandarsi se è in relazione a tutti questi fatti, che, secondo il Parisi,  dovrebbe emergere “la grandezza umana di Scelba”? e in relazione ai quali lo stesso “non pretese né tantomeno sollecitò o pietì, prebende o onori”? Da parte nostra, com’è naturale, non sorge nessuna meraviglia. Il Gen. Bava Beccaris  massacratore del popolo (oltre un migliaio di dimostranti uccisi) venne ringraziato nel 1898 con la nomina a Senatore del Regno e ricevette gli elogi del Presidente del Consiglio e dell’Arcivescovo di Milano. A Scelba invece nulla di tutto questo, ma in compenso nell’anniversario della nascita c’è chi, come il sen. Parisi, ospitato nella rivista ufficiale della Provincia Regionale di Catania (La Provincia di Catania),  sfidando ogni  logica storica, supplisce a tanta mancanza, nel contempo contribuendo, immagino, a salvare la Patria.

(1) - Organo ufficiale della Provincia Regionale di Catania - nuova serie  anno XIX N. 9 - ottobre 2001. Sito internet: http://www.provincia.ct.it/
(2) - Film Bianco e nero di Paolo Pietrangeli, proiettato a Milano nei giorni in cui un carabiniere schiacciò Giannino Zibecchi sotto un camion (17 aprile 1975).
(3) – 147 uccisi e 690 feriti in 8 stragi compiute dal 1969 al 1984.
 
NOTA GENERALE: Sul sito http://www.provincia.ct.it/ è possibile leggere la lettera spedita dall’A. alla rivista “La Provincia di Catania” e la relativa non-risposta da parte della Direzione.                                                                                                                

Venerdì tornano a Nova Siri spoglie caduto II Guerra mondial

01/04/2011 11:33
Il Comune di Nova Siri informa che venerdì 8 aprile 2011 alle ore 15.00 si terrà la cerimonia di traslazione delle spoglie del caduto della II Guerra mondiale Stigliano Vincenzo di Nova Siri, i cui resti sono stati ritrovati, dopo 71 anni, nel sacrario Militare “Caduti d’Oltre Mare” di Bari.

Da Basilicatanet
Enea di Rotondella.C'è il si a stoccare rifiuti radioattivi.


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=416105&IDCategoria=12
Slitta di un giorno l'arrivo dei migranti a Palazzo
L'arrivo previsto per oggi nella città al confine tra la Puglia e la Basilicata è stato rinviato a domani
Slitta di un giorno l'arrivo dei migranti a Palazzo 01/04/2011 PALAZZO SAN GERVASIO - L'unica cosa certa è che domina il caos nella
gestione dell'arrivo di più di 500 migranti fuggiti dal Nord Africa in
Basilicata.
A un giorno dal diktat del Viminale che ha inserito anche la Basilicata
tra le Regioni destinate a ospitare i cittadini sbarcati nei giorni scorsi
a Lampedusa, le istituzioni lucane sono rimaste del tutto all'oscuro del piano che il ministro Maroni ha adottato senza alcun coinvolgimento dei territori.
Nessuna comunicazione ufficiale è stata inviata in queste ore. Regione e
Comune non hanno idea degli aspetti organizzativi dell'accoglienza. L'unica
notizia trapela solo nella tarda serata di ieri: l'arrivo previsto per oggi
nella città al confine tra la Puglia e la Basilicata è stato rinviato a
domani.
Quando l'allestimento della tendopoli nel campo di accoglienza - già da
anni al centro delle polemiche perché inadeguato a ospitare i lavoratori
stagionali che puntualmente si riversano a Palazzo per la raccolta del
Pomodoro - sarà completamente ultimato.
Ma se fino a ora il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali, e il
conseguente disordine nella gestione delle operazione ha contraddistinto
l'intera vicenda, è facile immaginare che i giorni a venire saranno ancora
più drammatici.
Si potrebbe profilare una situazione di vera emergenza. Tra i cittadini
che arriveranno in Basilicata non ci sono solo profughi di guerra in fuga
dalla Libia ma soprattutto clandestini che nelle ultime ore si sono
riversati sulle coste siciliane. Tutte le forze dell'ordine saranno
coinvolte nelle delicatissime operazione.
Ma si pone innanzi tutto un problema di identificazione: molti di loro si
sono liberati dei propri documenti per evitare di essere identificati.
In secondo luogo, proprio perché non si tratta esclusivamente di
rifugiati politici, sarà difficile garantire il controllo e la sicurezza
pubblica sul territorio. Solo 2.000 dei 18.000 sbarcati in Italia fino a
questo momento sarebbero fuggiti dalla Libia in guerra.
I migranti destinati alla Basilicata arriveranno direttamente da Lampedusa
e verranno trasportati in nave, presumibilmente fino al porto di Bari, per
concludere la loro odissea a Palazzo San Gervasio. Ma proprio qui la
situazione potrebbe esplodere da un momento all'altro.
«Preoccupano le parole del ministro Maroni che ha parlato della
disponibilità di 10 mila posti in tutte le regioni per i migranti», ha
sbottato il governatore lucano, Vito De Filippo, al termine della seduta
odierna della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome che si è
tenuta nella giornata di ieri.
«Si concordano alcune cose - ha continuato il presidente e poi, il giorno
dopo, dal Governo ne vengono dette altre che sono al di fuori di qualunque
intesa». E la mancanza di concertazione che fino a questo momento ha
caratterizzato la questione non è certo di buon auspicio.
Del resto lo stesso caos aveva caratterizzato nel 2008 l'arrivo di
centinaia profughi al Cara (centro rifugiati richiedenti asilo) di
Policoro.
Ma questa volta la dimensione del fenomeno e i continui sbarchi a
Lampedusa potrebbe determinare una situazione di vera emergenza.

Mariateresa Labanca


Dal quotidiano
LA POLEMICA

Quando il giornalismo
è in conflitto d'interesse

di ALEXANDER STILLE Giuliano Ferrara mi ha dedicato un lungo e violento attacco personale sulle pagine del suo giornale, Il Foglio, come risposta a due paragrafi in un mio post per il blog di Repubblica 1. La lunghezza e la ferocia dell'articolo suggeriscono che evidentemente ho toccato un tasto importante.

Che cosa ho scritto per giustificare tanto rancore da parte di Ferrara? In un pezzo su una serie di conflitti d'interesse nell'Italia berlusconiana, ho scritto: "Stranamente non desta nessuna meraviglia o indignazione il fatto che Giuliano Ferrara, ex portavoce del primo governo Berlusconi, direttore di un quotidiano della famiglia Berlusconi, cominci una feroce controffensiva pubblicitaria a difesa di Berlusconi, proprio dopo un incontro personale con Berlusconi, e che gli venga dato un programma in prima serata alla Rai. Tra i mille scandali dell'epoca berlusconiana, questo è evidentemente di poco peso. Ma in realtà, il fatto che un ex portavoce di un leader politico, che riceve tuttora uno stipendio dalla famiglia Berlusconi, abbia anche un programma su una delle principali reti pubbliche del Paese è uno scandalo".

Ferrara fa una specie di apologia pro vita sua  -  il che va benissimo, ha molte doti e ha fatto molte cose di cui essere orgoglioso  -  parla della sua amicizia con mio padre, genuina e sincera da ambedue le parti, per poi scendere in un attacco molto personale nei miei confronti arrivando perfino a chiamarmi "un figlio
parricida". Qui fa un'ingiustizia a un suo amico, mio padre. La logica bizzarra di Ferrara sarebbe più o meno questa: le mie critiche alla corruzione dei politici degli Anni 80 e alle nefandezze dell'era di Berlusconi rappresentano un attacco contro mio padre  -  come se mio padre fosse un indagato di Tangentopoli. Sarebbe come se io riducessi l'impegno anti-comunista di Ferrara (che credo sincero) in un desiderio suo di uccidere suo padre comunista.

Le mie critiche a Ferrara erano puramente professionali: considero un serio conflitto d'interesse per un giornalista avere un programma del servizio pubblico mentre dirige un quotidiano della famiglia Berlusconi. Questo non significa che sia un uomo venduto. Ferrara cita i casi americani di William Safire e George Stefanopolis - ex portavoci di presidenti americani che poi hanno lavorato con successo come giornalisti. Ma omette che sia Safire che Stefanopolis hanno dovuto tagliare qualsiasi rapporto professionale ed economico con la politica attiva quando hanno fatto il passaggio al giornalismo.

L'anno scorso, Keith Obermann, conduttore di un programma di informazione politica sulla rete Msnbc, è stato sospeso dal lavoro perché è venuto fuori che ha versato alcuni contributi (del tutto leciti) a campagne elettorali di candidati democratici. Il programma di Obermann era apertamente schierato: lui non aveva ricevuto un centesimo da nessuno, aveva solo dato un po' di soldi, tutti registrati per legge. Considero, personalmente, questa un'esagerazione. Ma la Nbc ha stabilito che questo rapporto economico abbia in qualche modo compromesso il necessario distacco dei giornalisti nei confronti della politica.
Ho sempre apprezzato Giuliano Ferrara e l'ho considerato un amico nonostante avessimo punti di vista politici molto diversi. Mi è sembrato una persona capace di separare scontri politici anche molto accesi da rapporti personali. L'ho invitato a partecipare alla presentazione del mio libro su Berlusconi proprio per stimolare un dibattito civile. Non credo di avere un monopolio della verità e credo che Ferrara possa avere ragione su alcune questioni o comunque avere molto da contribuire per spingerci verso una visione più sfumata e complessa della realtà.

Giuliano Ferrara ed io abbiamo un lungo contenzioso da quando Silvio Berlusconi è entrato in politica. Ho detto fin dall'inizio che il conflitto d'interessi presentato da Berlusconi sarebbe stato un disastro per l'Italia: il miscuglio di interessi massicci privati e poteri pubblici avrebbe impedito a Berlusconi di liberalizzare l'economia e di fare riforme di cui il Paese aveva bisogno. Ho detto che un imprenditore con tanti scheletri nell'armadio avrebbe dovuto paralizzare il sistema giudiziario per difendere i propri interessi. Ho detto che il proprietario delle tre principali reti televisive non avrebbe dovuto controllare il sistema televisivo pubblico e che avrebbe deformato l'informazione in Italia. Ho detto che un tale concentramento di potere nelle mani era un male per la democrazia in Italia e che avrebbe messo in crisi le istituzioni del Paese. Questo punto di vista l'ho ripetuto tante volte in diciassette anni. E capisco che può sembrare a Ferrara "noiosa" e "pedante", questa litania, ma purtroppo tutto quello che è successo credo che abbia dato ragione al mio punto di vista.
Ho sempre considerato molto grave l'abitudine di molti giornalisti di prendere un secondo stipendio scrivendo rubriche per Panorama (giornale della famiglia Berlusconi) pur occupandosi di affari nazionali. E credo che la sinistra italiana avrebbe fatto molto bene a fare una legge sul conflitto d'interessi non diretta esclusivamente contro Berlusconi ma anche contro categorie che sono vicine alla sinistra (professori universitari, magistrati, doppi incarichi di sindaci, parlamentari, europarlamentari).

Ferrara ha una concezione molto diversa della deontologia professionale. Si è vantato di aver preso soldi dalla Cia come informatore  -  un fatto che mio padre non avrebbe approvato. E Ferrara non vede nulla di male nella disinvoltura con cui ha assunto una serie di ruoli diversi nell'era berlusconiana  -  portavoce, ministro, consigliere, direttore di un giornale di famiglia, candidato politico e conduttore di programmi televisivi.
Giuliano contrasta il mio "puritanesimo noioso" con il suo neo-machiavellisimo vivace. Ma sbaglia se pensa che io sia un puritano o creda nella purezza di me stesso o di qualcun altro. E proprio perché credo che siamo tutti soggetti alle stesse tentazioni (soldi e potere) sostengo che abbiamo bisogno di regole come quelle del conflitto d'interessi. "Se fossimo degli angeli non avremmo bisogno di un governo", ha scritto James Madison, difendendo la costituzione americana, tutta basata sull'equilibrio dei poteri.
Da Repubblica
Popoli in Fuga
di Laura Boldrini
Da Repubblica

Attenzione alle parole

In questi giorni il dibattito pubblico sugli arrivi via mare a Lampedusa  è più che mai acceso e confuso. Nei giornali, come nelle trasmissioni televisive e radiofoniche sia i conduttori che gli ospiti – spesso esponenti delle istituzioni e ministri – per definire coloro che sbarcano sulle coste italiane alternano indistintamente parole come profughi, clandestini, extracomunitari, rifugiati.
Il termine che va per la maggiore, il più inflazionato e utilizzato è senza dubbio “clandestino” che porta sempre con sé qualcosa di negativo, un carico di pregiudizio. Clandestino è una persona che si deve nascondere, che è  pericolosa: usare questo termine significa bollare le persone che arrivano in Italia prima di sapere chi sono.
Vengono chiamati “clandestini” i migranti irregolari che arrivano via mare per motivi economici, per cercare un lavoro e mandare i soldi a casa. Ma anche chi sulla carretta c’è dovuto saltare per mettersi in salvo e arrivare in un posto sicuro, i richiedenti asilo.
Quando si scappa dal proprio paese perchè in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla violazione dei diritti umani e dalla persecuzione, lo si fa con ogni mezzo. Perchè non si ha scelta e magari neanche i documenti. Spesso si è costretti a rischiare la propria vita. Queste persone, per il fatto che arrivano via mare, in Italia vengono subito etichettate “clandestini”.
Giuridicamente esistono i migranti irregolari e i richiedenti asilo.
Usare la parola “clandestino” non è un’ esemplificazione. Significa contribuire ad alimentare la paura, l’ansia e avvelenare il pozzo poco a poco. Perchè il linguaggio condiziona fortemente la percezione del fenomeno.
Oggi l’opinione pubblica invece di mettersi nella condizione di favorire l’accoglienza, si sente messa di fronte a un’invasione di persone minacciose. E questo stato d’animo – come stiamo vedendo in questi giorni in varie parti del Paese – ha delle ripercussioni negative anche sull’organizzazione stessa dei piani di intervento. In molti si oppongono e manifestano contro la tendopoli vicino casa. Vedendo tutto ciò viene da chiedersi dove sia finita la solidarietà italiana.
Nel 1999 durante la crisi del Kosovo tutti volevano fare qualcosa, o inviare aiuti e doni o organizzare l’accoglienza sul territorio italiano, una vera gara di solidarietà tra enti locali, associazioni e circoli. Oggi tutto ciò sembra solo un lontano ricordo. Forse è giunta l’occasione di recuperare le nostre migliori tradizioni e di riappropriarci di quei valori di umanità e generosità che nel tempo hanno sempre caratterizzato la cultura italiana.
Scritto giovedì, 31 marzo 2011
D'Armento è un rissoso".
NOVA SIRI – “Non cederò alla tentazione di replicare all’ex assessore Giuseppe D’Armento che, evidentemente, da quando è uscito dalla giunta, ha perso la tranquillità ed ha deciso di prendersela con mezzo mondo attaccando a destra e a manca. Gli attacchi proferiti nei confronti del sottoscritto (pubblicati su “Il Quotidiano” di ieri, ndr) non avendo nulla di politico, si discuteranno in altre sedi. Tornando alla politica, invece, ci eravamo permessi legittimamente di chiedere e di interrogarci sul perché un consigliere comunale di maggioranza avesse attaccato il suo sindaco, “reo” di aver peccato di obiettività nei confronti dell’operato della direzione generale dell’Azienda sanitaria di Matera. Il frigo rotto di cui ben comprendiamo l’uso, è stato il casus belli che ha fatto scoperchiare la pignata. E’ inammissibile che una maggioranza che dovrebbe amministrare il Comune, in realtà si caratterizza per la litigiosità e nient’altro”.
E’ quanto ha dichiarato a “Il Quotidiano” l’avvocato Pasquale Favale, capogruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Nova Siri.
“D’Armento – ha spiegato Favale – ha mostrato livelli di rissosità fuori luogo e oltre misura. La sua è una “politica” fatta di annunci e proclami a mezzo stampa, ma di concreto ad oggi non abbiamo rilevato nulla che si possa ricordare o giustificare un mandato. Evidentemente anche per questo quando c’era da far entrare in giunta Francesco Tarsia, hanno pensato bene di far dimettere proprio lui. D’altronde, che dire, le sue assenze nelle precedenti convocazioni della giunta sono innumerevoli, tanto vale far lavorare chi come Tarsia ha dato la disponibilità. Di questo dovrebbe rispondere il consigliere D’Armento, che continua ad atteggiarsi, irritando la sua stessa maggioranza, quale “professorino”della buona politica. Per noi parlano i fatti e il curriculum politico. Le carte in regola – ha continuato - ce le abbiamo eccome, se un partito importante, quale il Pd, che non è l’ultimo partito, ha inteso indicarmi quale candidato sindaco, basta questo per rispondere agli sterili e dileggianti attacchi rivolti non al politico, ma alla mia persona. Se D’Armento è così valido come vuol far credere nonostante l’uscita dalla giunta, vorrà dire che il centrodestra lo candiderà a sindaco alle prossime amministrative. E ci confronteremo. Ma il “disinvestimento” che lo ha riguardato lascia pensare tutt’altro. Tornando alla querelle di D’Armento col suo sindaco, noi del gruppo del Pd insieme al partito tutto non siamo “venditori di fumo” e vorremmo sapere cosa sia davvero accaduto all’interno della maggioranza. Sono volate parole grosse per iscritto e pertanto non possono essere state dette in un momento di ira, visto che nella scrittura vi è insita la premeditazione. Questo chiarimento che sarebbe avvenuto tra consigliere e sindaco, non può restare nel retrobottega, il Pd lo vuole conoscere al pari dei cittadini di Nova Siri. Le Istituzioni – ha concluso - non possono dare spettacoli poco edificanti. Per fortuna c’è anche chi nella maggioranza ha inteso dissociarsi dagli attacchi nei miei confronti. Ringrazio pubblicamente gli assessori Pancaro e Tarsia ed il consigliere Toscani. Ora attendo fiducioso altre telefonate che sono certo arriveranno presto”.
Art. di Lutrelli

(Da Il Quotidiano della Basilicata)