mercoledì 6 aprile 2011

Via libera all’adozione del minore, anche se c’è l’affetto della madre: assumono rilevanza le precarie condizioni economiche della famiglia naturale. Lo ha affermato la Cassazione (sentenza 1837/11).


Il caso
Il tribunale dei minori di Torino ha dichiarato lo stato di adottabilità di due bambini. Contro tale decisione i genitori hanno fatto ricorso in appello, senza successo; poi il ricorso in cassazione. Secondo la madre, l’art. 1 della legge n. 184/1983 stabilisce che lo stato di adottabilità sussiste solo in presenza di una situazione di assenza di cure materiali e morali da parte dei genitori tale da pregiudicare in modo non transitorio lo sviluppo psico-fisico del minore. Al contrario, nelle situazioni di difficoltà, anche economiche, della famiglia di origine questa va sostenuta dalle strutture assistenziali per garantire al minore lo sviluppo nell’ambito della famiglia naturale. Ciò non sarebbe avvenuto in questo caso e i giudici avrebbero erroneamente preferito «la ricerca della famiglia ideale, anziché permettere ai minori di avere la possibilità di mantenere i legami con la propria famiglia, determinando di fatto la situazione dove viene tutelato un interesse diverso da quello previsto dalla legge con l’immediato inserimento in una famiglia avente i requisiti per l’adozione».


La tesi viene però bocciata dalla Suprema Corte: il citato art. 1 attribuisce carattere prioritario al diritto del minore di crescere ed essere educato nella propria famiglia naturale considerandola l’ambiente preferenziale per garantirne lo sviluppo psicofisico attraverso la predisposizione di interventi diretti a rimuovere, qualora ciò sia possibile, situazioni di difficoltà e di disagio che possano compromettere la crescita del bambino. Ne deriva che, in tale ottica, per un verso compito dei servizi sociali non è solo quello di rilevare le insufficienze della famiglia naturale, ma soprattutto quello di concorrere, con interventi di sostegno, a rimuoverle.


La situazione di abbandono, presupposto necessario per la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore, comportando il sacrificio dell’esigenza primaria di crescita in seno alla famiglia biologica, è configurabile solo quando si accerti che la vita offertagli dai genitori naturali sia inadeguata al normale sviluppo psico-fisico così da fare considerare la rescissione del legame familiare come strumento necessario per evitare un pregiudizio più grave ed assicurargli assistenza e stabilità affettiva, dovendosi considerare situazione di abbandono, oltre al rifiuto intenzionale e irrevocabile dell’adempimento dei doveri genitoriali, anche una situazione di fatto oggettiva del minore, che, a prescindere dalle intenzioni dei genitori, impedisca o ponga in pericolo il suo corretto sviluppo psicofisico, per l’assoluto difetto di quell’assistenza materiale e morale necessaria a tal fine.

Nel caso, la dichiarazione dello stato di adattabilità ha avuto luogo dopo lunga sperimentazione ed ausilio da parte dei servizi sociali, protrattasi nel tempo senza però che la madre riuscisse a raggiungere - nonostante la sua lodevole collaborazione e disponibilità - quell’autonomia genitoriale necessaria a prendersi cura dei bambini in modo da garantire loro adeguata assistenza. Per questi motivi, il Tribunale prima e la Corte d’appello poi hanno correttamente dichiarato lo stato di adottabilità dei minori, nel loro esclusivo interesse e pur in presenza di una situazione di affetto nei loro confronti da parte della madre.
dalla " Stampa"

Bando di concorso, per titoli ed esami, per la definizione della Graduatoria Unica Regionale, da utilizzare per il conferimento di sedi Farmaceutiche vacanti e di nuova istituzione, disponibili per il privato esercizio, nei Comuni della Regione

ai sensi dell'art.48 della Legge 24.11.2003, n.326 - DD.GG.RR. n.2566/05 e n.77/06 - Riapertura termini

Con la D.G.R. n 321 dell’11.3.2011 sono stati riaperti i termini del concorso pubblico, per titoli ed esami, per la definizione della graduatoria unica regionale da utilizzare per il conferimento di sedi farmaceutiche vacanti e di nuova istituzione, disponibili per il privato esercizio, nei Comuni della Regione, ai sensi dell'art. 48 della legge 24.11.2003, n. 326, bandito con D.G.R. n. 2566 del 12.12.2005 e modificato, integrato e prorogato con DGR n. 77 del 23.01.2006.
Sono ritenute valide le domande sino ad ora trasmesse, con la possibilità , per gli interessati di integrare i titoli di studio, professionali e di servizio acquisiti dalle date di scadenza dei relativi bandi di concorso: 30.01.2006 (DGR 2566/05) e 11.03.2006 (DGR 77/06), inviando idonea documentazione, compreso il relativo elenco datato e firmato, oppure utilizzando gli allegati “A/bis - B- C- D” al bando.
Il testo integrale del bando è pubblicato nel B.U.R. n.9 del 01.04.2011.
Termine per la presentazione delle domande 02.05.2011.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al numero verde 800292020 del Contact Center o all’Ufficio Relazioni con il Pubblico, tel. 0971/668707

Dal sito della  ufficiale della regione Basilicata
Perché Facebook va forte in Italia?
Facebook è arrivato a 18 milioni di utenti in Italia. Più di un italiano su quattro ha un profilo sul più popolare social media del mondo (600 milioni di iscritti in tutto).

Dall’infografica, realizzata da Michele Caivano del sito www.fortunecat.it, è possibile evincere due dati significativi:
- la fascia più rappresentata è quella di età compresa tra i 35 e i 54 anni: cade così, spero definitivamente, il mito che vorrebbe Facebook come uno strumento “per ragazzini”;
- Gli uomini sono più presenti delle donne: 54% di maschi, 46% di femmine. Negli Stati Uniti, nettamente primi per numero di iscritti, sono invece le donne a dominare: 56% a 44%. I dati delle altre 15 nazioni con il maggior numero di iscritti a Facebook sono disponibili sul sito che vi ho segnalato, con altrettante infografiche.

L’Italia è il nono paese al mondo come numero di iscritti. Qui la distribuzione mondiale dei top 15.

Dopo gli USA, a sorpresa, c’è l’Indonesia, poi il Regno Unito e la Turchia, quarta ma con lo spaventoso tasso di penetrazione di FB del 99%. Manca la Cina che si iscrive a a RenRen, un suo social media “interno” da 400 milioni di iscritti.

Tutti questi dati dimostrano che la presunta Facebook-mania del nostro Paese è in realtà molto più normale di come la si racconti. In questa tabella, ad esempio, è possibile confrontare il tasso di penetrazione di FB nei vari paesi del mondo.

Siamo consumatori di Facebook allo stesso modo in cui lo sono gli americani, gli inglesi e gli australiani. Lo siamo un po’ più dei francesi, un po’ meno degli islandesi; molto più dei tedeschi, molto meno degli indonesiani. Dunque, almeno da una prima sommaria analisi di questi dati, salta anche l’ipotesi secondo cui Facebook sia così diffuso in Italia per motivi “culturali”, per una presunta e maggiore vocazione relazionale del nostro popolo mediterraneo.

Facebook in Italia non va poi così forte, se analizzato in valore assoluto. È invece straordinariamente “pesante” se lo si paragona al suo principale avversario nel resto del mondo: Twitter. Se infatti la relazione tra iscritti al social media di Zuckerberg e quello dei cinguettii è di tre a uno, in Italia parliamo di un rapporto di 16 a 1.

Gli utenti Twitter, infatti, sono solo 1,3 milioni in Italia e di questi, solo 351 mila lo usano regolarmente (il 27%). L’Italia è assente dalla lista delle nazioni più presenti su Twitter. Nella prossima tabella scoprirete come gli Stati Uniti raccolgano, da soli, il 62% dell’utenza complessiva; non è un caso che lo staff di Barack Obama, nell’annunciare la ricandidatura del Presidente, abbia sottolineato l’importanza di Twitter nella strategia per la campagna elettorale del 2012.

La domanda, dunque, non dovrebbe tanto riguardare la popolarità di Facebook in Italia, che è nella media mondiale, quanto lo scarso appeal di Twitter in un paese, come il nostro, che usa con convinzione i nuovi media.

Alla luce di tutti questi dati, azzardo un’interpretazione: Facebook regge e Twitter no perché nel primo caso possiamo comunicare in italiano ed è verosimile che la matrice linguistica sia uno strumento di autosegmentazione sociale nella scelta degli amici e delle relazioni da approfondire. Twitter, invece, è uno strumento globale, che non vive di conoscenza diretta tra utenti ma di relazioni tra ‘leader’ e ‘follower’, di persone che producono contenuti e altri che seguono chi produce contenuti senza chiedere il “permesso”. Per questo motivo non esistono barriere sociali, culturali e linguistiche.

Twitter è uno strumento più globale di Facebook, dunque l’inglese è la sua lingua ufficiale, dunque gli italiani, fatalmente, si tengono alla larga.

Visti i dati di penetrazione di Twitter nel nostro Paese, non sorprende che Evan Williams non abbia investito in infrastrutture che favoriscano l’esperienza di utilizzo agli utenti italiani, soprattutto con un servizio SMS capillare ed efficiente come in altri Paesi, dove è oramai consetudine l’aggiornamento del profilo attraverso un messaggio di testo (è grazie a questa opportunità che i giovani iraniani, egiziani e libici hanno aggirato la censura imposta dai regimi dei loro Stati).

Ma il potenziale dello strumento è enorme, soprattutto in chiave informativa e giornalistica (forse anche più dello stesso Facebook): da neofita entusiasta di Twitter spero che il dominio di Facebook in Italia conosca una flessione almeno in termini relativi.

Di Dino Amenduni
Da : "Il Fatto quotidiano"

16 Aprile manifestazione in difesa ospedale Policoro.

Dal blog di Frammartino
 
La situazione in cui versa l'ospedale di Policoro è tragica. La spoliazione fatta nei mesi precedenti che continua nonostante la delibera della giunta regionale che impone al direttore della asl Gaudiano di non mettere in atto nessun provvedimento è stata più volte e volutamente non rispettata dal direttore generale. Un atto di sfida inaccettabile. Lui prosegue al di la dei proclami nel suo obbiettivo, chiudere Policoro per trasferire l'utenza a Matera che è troppo grande solo per quel bacino. Dal pronto soccorso a finire alla cardiologia, che dopo il pensionamento del primario , l'emergenza è soprattutto la mancanza del personale medico e paramedico, una situazione che non consente di dare risposte adeguate alle migliaia di cittadini che si rivolgono al presidio sanitario. La manifestazione del 16 serve soprattutto per dire alta voce che le cose non vanno bene così , che questo modo di operare assomiglia molto alla situazione pre chiusura di Pisticci , che noi non subiremo in silenzio la morte di questo ospedale e che rivendichiamo per il metapontino una Sanità a tutela del diritto alla salute. Sarà importante che tutti voi partecipiate, perchè questo sarà anche un modo per dire no a questa politica Regionale che ormai ha abbandonato il metapontino e con essa Policoro al suo destino, e che noi non ci faremo scippare il nostro futuro ma che difenderemo fino all'ultimo quello che con sacrificio i nostri genitori e noi abbiamo costruito.

Intervento di Gino Battafarano del direttivo provinciale di Sinistra, Ecologia e Libertà sulla politica novasirese

ESPRERIENZA BIPOLARE AL CAPOLINEA
Il clima politico novasirese ritorna rovente, ma come al solito non per diversità di vedute strategiche su grandi opere o progetti ma per la rivendicazione di semplici principi di civismo, di vivere quotidiano, almeno apparentemente. Le polemiche dei giorni scorsi necessitano di una riflessione che deve guardare oltre ciò che si vuole far credere. Il dibattito tra il consigliere di maggioranza ed ex assessore D’Armento da un lato e tutti gli altri: Sindaco, capogruppo di mnoranza PD ed alcuni componenti della maggioranza dall’altro è solo un incidente dialettico? Io credo che continua la vecchia pratica di demolizione politica di qualunque soggetto, di destra o sinistra che sia, che scollegato dai grandi poteri vive la politica in modo autentico e disinteressato, ponendo problemi che interessano i cittadini e non gli interessi di lobby attente al mantenimento dell’elettorato supino dei due senatori, che hanno sempre avuto più interesse a contornarsi di servi sciocchi piuttosto che di teste pensanti. L’esigenza della mia critica politica nasce dalla considerazione che nel tempo, ormai dal lontano 1980, ogni tentativo di crescita politica individuale è stata demolita dagli attuali PD e PdL, che strumentalmente opposti, trovano una convergenza quando si tratta di bloccare chi non è controllabile politicamente, chi non ha padroni! Come non ricordare Enzo Favale? Come non tener conto di quanto da poco accaduto nella crisi Laddomata? 
Oggi mi chiedo come mai il capogruppo di minoranza PD, assente dalle tematiche serie del nostro territorio, sente la necessità di intervenire per difendere l’ASM da un consigliere di maggioranza,  già attaccato dal suo sindaco? Come mai il Sindaco interviene per difendere la sua ASM e non si pone il problema di intervenire per risolvere ben altre criticità che i concittadini attendono? Forse il teorema regge, forse non è importante difendere l’ASM o risolvere i problemi dei cittadini l’importante è tentare di demolire oggi D’Armento nella PdL, come ieri è stato importante tentare di demolire Battafarano, Montagna, Vassallo nel centro sinistra, come l’altro ieri è stato importante tentare di demolire Pavese e Stricagnoli nel PdS. Ma questi solo i casi più eclatanti, gli eterni cugini di PD e PdL sono accomunati anche da una lunga attività di controllo politico del territorio, di pseudo valorizzazione di risorse giovani finalizzata alla conduzione delle loro campagne elettorali. Oggi però ho la sensazione che qualcosa sia diversa, non esiste un solo soggetto politico, esistono sul nostro territorio più risorse e se ben strutturate sono in grado non solo di reggere le sfide politiche che verranno, ma in sinergia di superare i limiti di chi ha già provato da solo a fronteggiare questi potentati. L’amministrazione Santarcangelo continua a non governare, si vede costretta a dover periodicamente correre ai ripari per fronteggiare richieste di poltrone e spettanti compensi, è evidente a tutti la frattura della maggioranza che dimostra come le squadre fatte per vincere non sono funzionali ai cittadini ma solo agli strateghi che le hanno assemblate. Il PD, invece, ancora una volta auto referenziato e solitario, dichiara di avere già  il candidato sindaco, peccato che sia il peggior rappresentate politico della pseudo-sinistra degli ultimi anni. 
Peccato che sia la nostra comunità a scontare tutto questo, forse è l’ennesima prova che bisogna superare per capire che i falsi proclami e le false promesse servono solo a chi le fa per raggiungere i propri obiettivi elettorali fuori da nova siri, invece alla nostra comunità restano i problemi che i servi sciocchi non sapranno, non vorranno e non potranno risolvere.
Come rappresentante di Sinistra Ecologia e Libertà chiedo un atto di estremo coraggio al Sindaco: chiedo di porre fine a questo teatrino, tale coraggio testimonierebbe l’affetto nei confronti dei propri cittadini. Coraggio che successivamente dovremo avere noi tutti nell’inseguire quel sogno di indipendenza politica che ci liberi a Nova Siri dal duopolio PD – PdL e ponga davvero le basi per un confronto serio fatto di lavoro per risolvere i problemi veri dei nostri concittadini.   
Gino Battafarano
componente Direttivo Provinciale di SEL
Dal quotidiano della Basilicata

martedì 5 aprile 2011

BLOG La Sinistra Che Fa La Sinistra ----------------------Clicca qui e Aggiorna la pagina: Spese pazze in Basilicata, 32 milioni di consulenz...

BLOG La Sinistra Che Fa La Sinistra ----------------------Clicca qui e Aggiorna la pagina: Spese pazze in Basilicata, 32 milioni di consulenz...: "Trentadue milioni di euro all’anno spesi in consulenze esterne (in totale 2500) tra Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Provincia di M..."
Perchè la Cina fa l'occhiolino all'Italia
Perché la Cina fa l'occhiolino all'Italia (Reuters)Perché la Cina fa l'occhiolino all'Italia (Reuters)
Se ci fosse una guerra sarebbe come una trincea, una fossa scavata nella terra per resistere agli attacchi alla baionetta del nemico o lanciare fanti disperati e ubriachi contro le mitragliatrici e i covi di filo spinato dall'altra parte del confine. L'Italia per la Cina è un po' questo in Europa e nell'importantissimo e delicato mercato dell'euro: il Paese più debole di quelli più forti. Se cade l'Italia, l'euro e l'Europa non hanno speranza; se l'Italia resiste, l'Europa ricomincia da qui, insomma è la Caporetto o il Piave dell'economia continentale.
Questo il motivo oggettivo dell'interesse particolare cinese verso il nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sostenitore peraltro del più importante programma di collaborazione internazionale con la cruciale Scuola centrale del partito; e questo è il motivo sentimentale, che crea la fiducia di Pechino. La sponda che Tremonti ha così in Cina è senza pari: nessun altro Paese straniero gode di questo accesso a organismi così delicati in un Paese che rimane per molti versi ancora parecchio rigido e chiuso.
E l'interesse cinese per il ruolo dell'Italia è strategico prima ancora che puramente economico. Pechino è perplessa per il ruolo che le agenzie di rating, peraltro americane, giocano nell'attuale crisi europea. Alzano o abbassano il rating, e con questo fanno muovere in alto o in basso i tassi d'interesse sui buoni del Tesoro nazionali. Ma la crisi in corso è anche un'opportunità per l'Europa. Così Tremonti ha esposto la settimana scorsa ai cinesi della Scuola di partito i cambi nella politica economica continentale.
La Bce sta mutando il suo ruolo. Se prima doveva solo controllare l'inflazione, ora ha cominciato anche a intervenire sui mercati a difesa dell'euro. È stato varato un Fondo continentale che, insieme all'Fmi, interviene a sostegno dei Paesi in difficoltà. Tutti gli Stati s'impegnano a ridurre i deficit nazionali e da aprile comuncia anche una politica economica coordinata.
In questo modo si può viaggiare anche verso la futura emissione di un eurobond, un titolo del Tesoro europeo. Si eviterebbero quindi le trappole dei titoli nazionali soggetti a tassi variabili a seconda di come il mercato percepisce i rischi nazionali. Oggi, infatti, c'è più fiducia nei mercati rispetto allo scoppio della crisi finanziaria, ma i tumulti in Medio Oriente e il disastro nucleare in Giappone portano nuovi elementi d'instabilità, mentre gli Stati hanno già compiuto sforzi immani di finanza pubblica e sono quindi indeboliti e meno in grado d'intervenire di nuovo sui mercati. Questi elementi spingono a una grande allerta in un momento di enormi mutamenti.
Tremonti ha raccontanto di porre attenzione a tre fattori di cambiamento strutturale legati alla crisi passata. La tecnologia, con internet e telefonini, ha accorciato tempi e distanze; la geografia, con l'emergere di Paesi continentali come Cina o India, ha cambiato gli equilibri internazionali; e la finanza, con l'invezione dei derivati, ha cambiato le regole del gioco, mettendo spesso l'economia reale al servizio della finanza e non il contrario.
Il risultato di tutto questo è che oggi come forse non mai la finanza è fuori dal controllo di Stati e banche centrali e la "finanza ombra" diventa tanto più sfuggente quanto più si tenta di controllarla. Queste forze sono maggiori di quanto ciascun Paese da solo possa riuscire a controllare. Occorre più coordinamento fra tutti i Paesi, e in particolar modo fra le tre monete oggi più importanti, il dollaro, l'euro e il renminbi.
Per questo anche Tremonti e la Scuola del partito cinese si sono dati appuntamento per una conferenza a tre – europei, americani e cinesi – a ottobre a Venezia. Qui la capacità italiana di mediare, se compiuta ad alto livello, con una grande visione strategica, dovrebbe favorire il dialogo tra le varie parti. Ciò creerebbe un ruolo strategico per l'Italia, che poi fu quello della penisola nel Rinascimento.

Dal sole 24 ore
Studiamo storia online. Il prof. è Umberto Eco.
Dall'Unità
 
 
Umberto Eco
Nel Terzo Millennio, quelli che ormai si chiamano “nativi digitali” hanno un rapporto quasi “genetico” con le tecnologie e un apprendimento sempre più distante dai modelli delle generazioni precedenti. Proprio nell’epoca di internet, bisogna trovare nuovi modi per far studiare i giovani e trasmettere loro le conoscenze.

È questa la sfida a cui si dedicano Umberto Eco e Danco Singer da più di vent’anni, con il progetto Encyclopedia. Con la collaborazione dell’editore Laterza, si è finalmente giunti a quello che è stato definito «un sistema multimediale di conoscenze distribuito online».

«Già nel 1991 mi accorsi», racconta Eco nella presentazione del progetto, nella sede romana dell’editore, «come per i miei studenti fosse difficile visualizzare mentalmente la distanza temporale tra, che so, Sant’Agostino e San Tommaso, oppure tra Gesù e San Benedetto. Nacque così il progetto di una serie di Cd-Rom tutti dedicati alla storia della civiltà europea. Ne creammo tre, su Cinquecento, Seicento e Settecento... poi finì l’era del Cd-Rom».

Nei primi anni Novanta non esisteva ancora internet, le email, neanche il programma per scrivere Word. Grazie proprio a innovazioni come queste, si può superare anche l’ostacolo del supporto e il progetto ora funziona tutto sul web. Così, Encyclopedia mostra un’interfaccia “amichevole” che ricorda un po’ il motore di ricerca Google un po’ Wikipedia.

E proprio a due grandi protagonisti della rete si ispira e lancia la sfida, perché il progetto è pensato per le scuole superiori, cui vuole dare un “libro di testo” tutto nuovo, con gli strumenti del web, ma con tutta l’autorevolezza del gruppo che intorno a Umberto Eco ha lavorato in questi anni: «Quasi 500 persone». E il risultato si vede: una grande opera interdisciplinare, con strumenti come cronologie interattive e ricerche personalizzate per costruire relazioni tra fatti e personaggi storici, un modo nuovo di comprendere gli eventi del passato.

Ancor di più parlano i numeri: 40mila schede, 2500 saggi, 12mila immagini e mille filmati sulla storia e la cultura dell’Europa dal 1500 a fine 1800. «Da maggio avremo online tutto il Novecento», dice Singer, «ed entro luglio l’Antichità e il Medioevo. Tutto pronto sicuramente entro settembre». Per l’inizio delle scuole. E poi l’offerta sarà allargata a università e semplici lettori.
4 aprile 2011
Per 10mila euro il deputato finisce in carcere. Ma a Londra
Jim Devine, 57 anni, ex deputato laburista, è andato ieri davanti al giudice per rendere conto dei rimborsi spese falsi per 8.385 sterline (circa 10 mila euro) ed è stato condannato a scontare 16 mesi di reclusione. All’Old Bailey, come si chiama il Tribunale Penale di Londra, non si scherza. Qui non si fanno sconti a nessuno, tantomeno ai parlamentari. Anzi, i parlamentari pagano di più, perché oltre al reato commesso, devono anche rendere conto dell’oltraggio al buon nome dell’istituzione.

Devine è stato accusato per aver chiesto il rimborso di lavori di ristrutturazione e ritinteggiatura mai eseguiti. È il quarto parlamentare a essere condannato nell’ambito dello scandalo sulle note spese che l’anno scorso aveva scosso Westminster. David Chraytor, 61 anni, sta scontando 18 mesi per 22 mila sterline; Eric Illseley, 55, è stato mandato in prigione l’anno scorso per 14.500 sterline di rimborsi ottenuti “disonestamente” e il conservatore Lord Taylor of Warwick, 58 anni, è in attesa di giudizio per una frode da 11 mila sterline. Nei guai erano finiti anche altri 381 parlamentari definiti “disonesti” dai giornali per aver chiesto il rimborso di spese personali. Laburisti, conservatori e liberaldemocratici, senza distinzione di colore politico, erano stati tutti colti con le mani nel sacco. Chi aveva presentato il conto della gabbietta del pappagallo, chi lo scontrino del cibo per il gatto, l’hi-fi , la scopa nuova, la donna delle pulizie… Nella maggior parte cose da poco, un piccolo danno all’erario statale, ma gravissimo per chi è abituato alla legge inglese, a quel “Theft Act” che punisce ladri e truffatori, ma soprattutto stigmatizza chi viola la moralità politica.

Per Devine le note spese erano riferite al periodo tra il luglio 2008 e il maggio 2009: in Italia finire in carcere con una condanna definitiva dopo un anno potrebbe essere considerato un processo per direttissima.
Interessante il motivo della condanna di Devine, fin dall’inizio in una condizione giudiziaria peggiore per aver presentato note per spese mai avvenute (quindi doppia frode). Il tutto aggravato dal fatto che ha mentito di fronte alla Corte durante il processo, tentando di incolpare il suo amministratore e ha perseguito nella truffa nonostante i giornali fossero già pieni di notizie riguardanti lo scandalo.
Leggere i giornali inglesi stamattina e immaginare il premier italiano costretto a varcare il portone dell’Old Bailey e rivolgersi al giudice con un “My Lord”, come è uso per i magistrati dell’Alta Corte, è un pensiero che non ho potuto scacciare.

da Il Fatto quotidiano del 5 aprile 2011

“L’indignazione non basta più”. Intervista a Nicola Piovani

Intervista a Nicola Piovani di Mariagloria Fontana
Uno dei nomi per i quali all'estero ci si può vantare di essere italiani, un'attività artistica poliedrica, coronata dal prestigioso Premio Oscar nel 1997 per la colonna sonora del film “La vita è bella”. Nei prossimi giorni sarà in scena con un concerto 'in quintetto' presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma. Il Maestro Nicola Piovani non si risparmia per MicroMega, con velato sarcasmo e una buona dose di critica, parla di arte, politica, vita e dei suoi prossimi progetti.

Honoré De Balzac voleva fare lo scrittore a tutti i costi ed ebbe degli iniziali insuccessi ma, convinto che sarebbero arrivate delle grandi soddisfazioni, non desistette. Bruce Springsteen ricorda di aver intuito da subito che avrebbe fatto qualcosa di importante con la musica. Maestro, lei quando ha capito che la musica sarebbe stata determinante nella sua vita?
No, non l’ho mai capito. Per quel che ricordo non c’è stato un momento preciso in cui io mi sia convertito alla musica. Da sempre, da bambino, la musica è stata presente nelle mie giornate e, da molti anni, è il mio mestiere, il lavoro di cui vivo, in tutti i sensi. La musica ha ancora la capacità, a volte di sedurmi e, altre, di sorprendermi, in qualsiasi forma: un madrigale di Monteverdi, un passaggio orchestrale di Verdi, un solo di Brad Mehldau, una macchietta di Cioffi-Pisano, un’invenzione timbrica di Morricone, una bella ruffianata di Lloyd Webber, una parodia di Stefano Bollani, la fisarmonica di Germano Mazzocchetti, il violoncello di Giovanni Sollima. In questo momento, per esempio, sono euforico perché ieri sera ho assistito al Nabucco diretto da Muti.

Che ricordi ha della “compagnia della luna” che fondò con Vincenzo Cerami?Altro che ricordi: la Compagnia della luna è il mio presente, è il lavoro al quale dedico molto del mio tempo. L’attività artistica della compagnia non s’è mai interrotta, pur fra tanti intoppi di tipo burocratico e amministrativo. Negli ultimi anni abbiamo realizzato, fra l’altro, Concha Bonita, Semo o nun semo, L’isola della luce, La cantata dei cent’anni, Epta, La guardiana del faro, Padre Cicogna, tutti titoli di cui come produttore sono orgoglioso e che, prima o poi, tornerò a distribuire. Il teatro musicale è per me la forma più affascinante di attività artistica che esista.

Lei ha composto la sigla di Anno Zero e l'anno scorso l'ha suonata dal vivo nella puntata 'speciale' della trasmissione di Santoro intitolata: 'Rai per una notte'. Cosa l'ha spinta a partecipare alla trasmissione?Ritengo che sia necessario difendere la libertà di espressione, di stampa, di pensiero, fino in fondo, senza entrare nel merito dei valori. Un giornalista, o un artista, che viene censurato perché non piace a chi governa, come è successo a Santoro, Luttazzi, Biagi, Guzzanti e a tanti altri meno noti, va difeso senza necessariamente condividerne le posizioni. È una questione di metodo, non di merito. Può piacermi o non piacermi il battagliero Santoro, o l’eroica Gabanelli, o il prezioso Fazio, non conta e non deve contare per esprimere la mia solidarietà. Lo scriva questo, perché per me è importante. Ho aderito alla manifestazione di Michele Santoro non perché è un grande giornalista o perché condivido buona parte delle sue idee. Avrei aderito anche a una manifestazione in difesa del Bagaglino, se Prodi avesse minacciato di chiuderlo perché infastidito dalle loro satire. Sono andato a suonare di persona a Rai per una notte a Bologna, e lo rifarei, anche se Luttazzi, per esempio, non mi fa ridere. Ma certe cose vanno fatte, come dice Totò, a prescindere.

Un artista ha anche una coscienza politica e civile. Cosa le sta dicendo la sua in questo momento?Mi sta dicendo che chi mal governa alza ogni giorno il tiro e chi si oppone rischia di perdere la bussola. Sento un gran bisogno di un parlare chiaro, di discorsi limpidi, rigorosi, di chiamare le cose col loro nome. Invece, mi imbatto continuamente nelle frasi fatte dell’aria fritta e della segatura zuppa: “qui il discorso è un altro”, “ci vuole una risposta politica”, “non è questione di destra e sinistra”, “la verità è una sola”, “la ragione sta nel mezzo” e fregnacce simili. Il bla bla bla ci mortifica. In più c’è il dramma del narcisismo, un virus che sta infettando sempre di più l’ambito politico italiano, non solo nella maggioranza. Un tempo, la vanità individualista era una tipicità degli attori. Se si guarda la politica in tv, la frase a effetto conta più del rispetto per la verità, il fondotinta vale più delle idee. Il Processo di Biscardi è il modello dialettico di molte trasmissioni televisive sulla politica e tutti fanno a gara per andarci.

Cosa ne pensa di manifestazioni come quella di qualche sabato fa in difesa della Costituzione? Se glielo avessero chiesto avrebbe partecipato?Se non fossi stato impegnato per lavoro avrei sfilato nel corteo. Ma ormai aderisco a queste manifestazioni con un crescente senso di impotenza. “Basta”, titolava per l’ennesima volta una testata meritevole e indipendente, “Basta” recitavano molti striscioni. “Basta” urlavano i manifestanti. Mi viene in animo un doloroso interrogativo: “Basta” e poi? Cosa diciamo? “Basta” e basta? Siamo in molti ogni volta a sfilare indignati; poi però ci sparpagliamo quando si va a votare, cioè nel momento pratico che più conta nelle nostre democrazie. Nelle urne elettorali l’indignazione non si compatta, ci arriva in ordine sparso, i numeri premiano la destra, e noi torniamo a sfilare indignati e a strillare “Basta!” e basta. Come si può fare in modo che la banda di Arcore abbia almeno una decina di parlamentari in meno dell’opposizione?
Mi viene in mente Achille Campanile: “Basta di dire ‘Basta’ e basta. Non basta!”

I tagli alla cultura (poi annullati, nda) e alla scuola pubblica, i finanziamenti alle scuole paritarie previsti da questa finanziaria varata dal Governo. Il Maestro Piovani che idea si è fatto in merito a ciò?Il Fus è stato ripristinato, grazie anche alla protesta di tanti lavoratori dello spettacolo. Una piccola nota di ottimismo per il settore, meno per la benzina. Vuol dire, comunque, che nella maggioranza c'è qualcuno che rispetta le cose belle. Invece, l’immagine che danno sia il premier sia i ministri più importanti è quella di persone che detestano la cultura e i libri che non siano i libri contabili da taroccare, deprecano il teatro che non sia quello con le gnocche e le chiappe al vento, la musica che non sia il piano bar dei festini. Infine, odiano la poesia in blocco, compresa quella di Bondi.

“La vita è bella” a parte, a quale dei film per i quali ha scritto la colonna sonora è più legato o ricorda con maggiore nostalgia?

La nostalgia è variabile, di mese in mese, e rischia di farti vivere con la testa girata all’indietro. La nostalgia è la vigilia del capolinea. Va tenuta a bada. Preferisco pensare a oggi, anzi, a domani: “La conquête”, un film di Xavier Durringer che ho musicato di recente, in uscita a maggio in Francia e la mia prossima opera da concerto: “Viaggi di Ulisse”.

Lei ha musicato, tra gli altri, film di Fellini, Bellocchio, Monicelli, i Taviani, Benigni, Moretti e molti altri grandi autori italiani. Cosa ne pensa del cinema italiano attuale?
Considerate le condizioni produttive veramente mortificanti, i cineasti italiani mi sembra stiano facendo miracoli. Produciamo poco, ma abbiamo una buona, buonissima media; a parte poi alcuni film magnifici degli ultimi tempi, da "Gomorra" a "Vincere" a "Una vita tranquilla".

Lo hanno definito per molti anni il naturale erede del Maestro Morricone, le fa piacere o no? Lei ha incontrato il suo Sergio Leone?

Troppo onore, magari! Ennio Morricone è un maestro vero, in tutti i sensi. Io ho imparato molto da lui e non sono l’unico. Ho imparato ascoltandolo, studiandolo, conversando con lui di musica, spiandolo mentre lavora, chiedendogli consigli e non solo. Credo che la stagione western di Leone-Morricone sia irripetibile. Da parte mia però ho avuto la fortuna impagabile di lavorare con grandi artisti che qualche volta sono anche amici veri.

La bella musica è sempre immediata e arriva dritta al cuore come la sua?La ringrazio del complimento, ma esistono tanti tipi di buona musica. C’è una musica più complessa che per essere amata ha bisogno di molta attenzione, di concentrazione, di curiosità. C’è, all’altro polo, una musica alla quale bastano quattro note e due accordi per colpire al cuore. Io in questo momento sono molto attratto dalla complessità dell’Anello del Nibelungo di Wagner, per esempio. Ma resto sempre a bocca aperta davanti a certe canzoni napoletane o spagnole che, con otto battute, hanno la capacità di inumidirmi gli occhi e il cuore.

Rota-Fellini, Morricone-Leone e, non ultimi, due film italiani che vinsero l'oscar come “Nuovo cinema Paradiso” di Tornatore con la musica di Morricone e “La vita è bella” con la sua memorabile colonna sonora da Oscar. Quanto deve un film alla sua colonna sonora e viceversa?Non esagererei, il campionario è vasto. Ci sono film che senza musica crollerebbero e altri che potrebbero farne completamente a meno. Ci sono anche quelli distrutti da una musica sbagliata. Ma non mi chieda di fare un esempio.

Cinema, teatro, musica. Al di là delle grandi soddisfazioni professionali che ha ottenuto, cosa vorrebbe ancora realizzare?Il mio sogno resta sempre lo stesso: gestire un teatro musicale in cui organizzare concerti, opere, operette, musical, poesia, prosa. Un teatro vivo e moderno, che coltivi il suo pubblico, che lavorando quotidianamente faccia amare il teatro a chi ha meno di 25 anni. Che possa contare su un poco (ho detto un poco) di fondi pubblici, da gestire con trasparente efficienza, senza però che ci si mettano di mezzo la politica e di conseguenza il clientelismo. Ma naturalmente è un sogno che resterà sogno. Di questi tempi poi…

(4 aprile 2011)
Da Micromega