.."quando dò da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista…”.Helder Camara
giovedì 14 aprile 2011
Il PD di Nova Siri vara il "Governo Ombra".
Ogni assessore della giunta Santarcangelo avrà un antagonista nella minoranza. La segretaria Filomena Bucello: "Sarà un'opposizione costruttiva"
di PIERANTONIO LUTRELLI
NOVA SIRI – A Nova Siri amministra dal 2004 una giunta comunale di centrodestra, guidata dal sindaco Giuseppe Santarcangelo. Il Partito democratico siede tra i banchi dell’opposizione guidato dal capogruppo, avvocato Pasquale Favale. Opposizione che si sta facendo sempre più incisiva e costruttiva. A tal proposito nei giorni scorsi il circolo cittadino del Pd, guidato dalla segretaria, Filomena Bucello, si è organizzato con i propri dirigenti locali ed ha messo a punto un vero e proprio “governo” cittadino. Un contro governo in piena regola. Il Quotidiano ha incontrato la leader cittadina del Pd che ha voluto illustrare nei particolari in cosa consiste questa rivoluzionaria forma innovativa di fare opposizione, non fine a sé stessa, ma per dare, nel rispetto dei rispettivi ruoli, un contributo importante alla vita amministrativa del Comune. “Così come denunciamo da diverso tempo – ha esordito Bucello – questa amministrazione comunale vive una fase di stallo. Gli ultimi otto mesi sono stati caratterizzati da una vivacità che ha riguardato solo la risistemazione delle poltrone con una lunga fase di rimpasto culminata con la sostituzione di un assessore. Non ho intenzione di parlare degli strascichi che sono successivamente scaturiti. Il nostro paese, ha bisogno di ben altro. Serve una programmazione ed una visione più analitica ed attenta dei problemi che necessitano di urgenti soluzioni. Personalmente così come i tanti militanti e simpatizzanti del nostro partito, raccogliamo continue lamentele sulle cose che non vanno. Per tali ragioni – ha continuato - abbiamo ritenuto di entrare ancor più nello specifico, sezionando per comparti assessorili anche la nostra attività di opposizione. Come in una partita di calcio per ogni assessore abbiamo nominato tra i consiglieri comunali, un “omologo” che “marcherà”, vigilerà e pungolerà il diretto interessato con proposte specifiche e minuziosa attività di controllo politico-amministrativo. Questa la squadra: il capogruppo Pasquale Favale si occuperà del sindaco nonché del coordinamento dei lavori della nostra “giunta”. Mentre il consigliere Luigi Maradei ha ricevuto le “deleghe” alle Politiche sociali ed alle Attività produttive. Carmela Viccari si occuperà del Centro Storico e dell’Agricoltura. Giovanni Dimatteo vigilerà sugli assessorati alla Pubblica Istruzione, Sport, Turismo, Cultura e Spettacolo. Gli assessorati ai Lavori pubblici, Urbanistica, Ambiente e Politiche del territorio, sono stati “affidati” nelle mani di Massimo Varasano”. Infine la segretaria Bucello evidenzia anche altre iniziative di partito. “Il vice segretario, Giuseppe Chiurazzi – ha concluso - si sta occupando con profitto dei giovani e del partito, organizzando incontri dall’alto valore formativo e politico. A breve costituiremo un organismo interno delle donne democratiche: la Commissione territoriale Pari opportunità, che svilupperà tra le tante attività, anche un progetto specifico sul turismo. Inoltre tra pochi giorni il nostro “contro governo” terrà un incontro pubblico con i cittadini per raccogliere istanze e suggerimenti in merito alla nostra attività di opposizione”.
(Da Il Quotidiano della Basilicata)
di PIERANTONIO LUTRELLI
NOVA SIRI – A Nova Siri amministra dal 2004 una giunta comunale di centrodestra, guidata dal sindaco Giuseppe Santarcangelo. Il Partito democratico siede tra i banchi dell’opposizione guidato dal capogruppo, avvocato Pasquale Favale. Opposizione che si sta facendo sempre più incisiva e costruttiva. A tal proposito nei giorni scorsi il circolo cittadino del Pd, guidato dalla segretaria, Filomena Bucello, si è organizzato con i propri dirigenti locali ed ha messo a punto un vero e proprio “governo” cittadino. Un contro governo in piena regola. Il Quotidiano ha incontrato la leader cittadina del Pd che ha voluto illustrare nei particolari in cosa consiste questa rivoluzionaria forma innovativa di fare opposizione, non fine a sé stessa, ma per dare, nel rispetto dei rispettivi ruoli, un contributo importante alla vita amministrativa del Comune. “Così come denunciamo da diverso tempo – ha esordito Bucello – questa amministrazione comunale vive una fase di stallo. Gli ultimi otto mesi sono stati caratterizzati da una vivacità che ha riguardato solo la risistemazione delle poltrone con una lunga fase di rimpasto culminata con la sostituzione di un assessore. Non ho intenzione di parlare degli strascichi che sono successivamente scaturiti. Il nostro paese, ha bisogno di ben altro. Serve una programmazione ed una visione più analitica ed attenta dei problemi che necessitano di urgenti soluzioni. Personalmente così come i tanti militanti e simpatizzanti del nostro partito, raccogliamo continue lamentele sulle cose che non vanno. Per tali ragioni – ha continuato - abbiamo ritenuto di entrare ancor più nello specifico, sezionando per comparti assessorili anche la nostra attività di opposizione. Come in una partita di calcio per ogni assessore abbiamo nominato tra i consiglieri comunali, un “omologo” che “marcherà”, vigilerà e pungolerà il diretto interessato con proposte specifiche e minuziosa attività di controllo politico-amministrativo. Questa la squadra: il capogruppo Pasquale Favale si occuperà del sindaco nonché del coordinamento dei lavori della nostra “giunta”. Mentre il consigliere Luigi Maradei ha ricevuto le “deleghe” alle Politiche sociali ed alle Attività produttive. Carmela Viccari si occuperà del Centro Storico e dell’Agricoltura. Giovanni Dimatteo vigilerà sugli assessorati alla Pubblica Istruzione, Sport, Turismo, Cultura e Spettacolo. Gli assessorati ai Lavori pubblici, Urbanistica, Ambiente e Politiche del territorio, sono stati “affidati” nelle mani di Massimo Varasano”. Infine la segretaria Bucello evidenzia anche altre iniziative di partito. “Il vice segretario, Giuseppe Chiurazzi – ha concluso - si sta occupando con profitto dei giovani e del partito, organizzando incontri dall’alto valore formativo e politico. A breve costituiremo un organismo interno delle donne democratiche: la Commissione territoriale Pari opportunità, che svilupperà tra le tante attività, anche un progetto specifico sul turismo. Inoltre tra pochi giorni il nostro “contro governo” terrà un incontro pubblico con i cittadini per raccogliere istanze e suggerimenti in merito alla nostra attività di opposizione”.
(Da Il Quotidiano della Basilicata)
Riceviamo e Pubblichiamo. Il 16 una grande manifestazione per dire a Gaudiano che l'Ospedale di Policoro non si Tocca
Prima di pubblicare il post di un nostro lettore ci pare doveroso farvi un appello nel chiedervi di partecipare sabato 16 alla manifestazione contro la chiusura dell'Ospedale di Policoro. Al di la dei proclami e delle buone intenzione di Gaudiano che sono solo a parole continua la politica di smantellamento da parte del D.G. che mentre cerca di assicurare l'opinione pubblica prima convocando una conferenza con i sindaci e poi pubblicamente annunciando l' innagurazione del nuovo padiglione del pronto soccorso, dall'altra parte esternalizza degli esami cardiologici a una ditta privata svuotando ulteriormente i servizi nell'ospedale. Dopo l'annuncio della manifestazione ha tentato di svuotare questa iniziativa , cercando ed ottenendo un consiglio comunale aperto qui a policoro sul futuro dell'ospedale, una trappola sventata da parte dei consiglieri di maggioranza del comune di Policoro. Anche la storiella dell'innaugurazione del pronto soccorso sembra più una comica degna di Totò che una cosa seria, questa doveva già aprire un anno fa , è stata rimandata a gennaio scorso, poi a fine di questo mese adesso ci annunciano che sarà aperta a Giugno. Ci ricorda questa situazione quella di Tinchi , prima di chiudere quel presidio Ospedaliero avevano innaugurato in pompa Magna due nuove piscine costate milioni che secondo le loro "Chiacchere servivano a rilanciare quell'ospedale " tanto e vero che lo hanno chiuso. La tecnica è sempre quella dire una cosa per poi farne un'altra , ma il comitato non si fida di queste persone. Alla manifestazione hanno aderito tra gli altri i consiglieri Regionali : Castelluccio , Mollica, Ruggiero , Santochirico , il Sindaco di Tursi con il presidente del consiglio comunale , il sindaco di Stigliano di Scanzano e Valsinni il presidente della provincia Franco Stella . Inoltre ad oggi hanno assicurato la loro presenza i consiglieri Marsano , Simone , Nigro , Suriano, Labriola , Callà, Galante, il gruppo di città nuova ed il presidente del consiglio comunale di Policoro Antonello Ripoli, il consigliere provinciale Serafino Di Sanza , man mano che arriveranno le adesioni aggiorneremo l'elenco.
Riceviamo e Pubblichiamo
E' cosa vuoi commentare... Pur troppo noi cittadini siamo succubi di questo modo e mondo scellerato che gestisce la cosa pubblica, come se fosse cosa di loro proprietà, senza badare le opinioni della gente...o/e le loro esigenze primarie... Chi ci va di mezzo in tutte le cose storte è sempre il poverello, perchè di fatto chi ha i soldi si cura fuori o in strutture private... Quindi il povero cristo, oltre a non avere la possibilità economica di andare a curarsi in strutture più all'avanguardia delle nostre è costretto ad andare nelle meno peggio. Ma perchè meno peggio? Le definisco tali, non perchè si trovino in meridione, piuttosto che al nord, ma solo perchè le hanno ridotte così per volontà politiche. Quando la politica fa la non politica i risultati sono; chiudere invece di aprire ridimensionare invece di allargare licenziare invece che assumere arruolare precari, imparare il lavoro per poi mandarli a casa, per riprendere altro personale tutto da formare ed imparare a discapito dei pazienti o dell'utenza... privatizzare e pagare ugualmente ditte esterne, l'importante è non assumere personale. chiudere servizi, invece che aprirne dei nuovi. pagare milioni di euro l'anno di fitto, invece di potenziare e ampliare all'interno dell'ospedale. tagliare fondi, invece di darne di più. demotivare il personale, invece di incentivarlo a fare sempre meglio. aumentare i salari dei lavoratori dipendenti, invece di congelarli che con il costo della vita sempre maggiore addirittura non si arriva alla seconda settimana, (fitto o mutuo, bollette di acqua, luce, gas, spazzatura, spese per mangiare, canone rai, telefono, prestiti personali)... Invece chiedete ai vari direttori di queste aziende quanto prendono ogni mese!!! Prendono esattamente quello che un lavoratore guadagna in un anno a lordo... e mesi addietro questa spazzatura di persone hanno avuto il barbaro coraggio di aumentarsi gli stipendi di altri 1500 euro... Vorrei aggiungere un ultimo pensiero; POPOLO LUCANO MANDIAMO A CASA QUESTI ........., DAL PRESIDENTE DEFILIPPO, AI SENATORI, PER FINIRE CON ASSESSORI SONO UNA MASSA DI ... di Anonimo su Manifestazione di sabato 16 in difesa dell'Ospedal... il 13/04/11
Fonte : Il blog di Frammartino
La favola del processo breve
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Noi italiani siamo convinti di essere molto furbi. Più furbi degli altri e orgogliosi di ciò. Non c’è barzelletta che abbia come protagonisti, per dire, un francese, un tedesco e un italiano che non ci veda prevalere alla grande. Ma forse siamo cambiati. Perché ormai ce le beviamo tutte con allegria. Da tempo, infatti, ci prendono in giro e siamo contenti. Ci ingannano e godiamo. Cadere in trappola ci inebria.
Formule come “riforma (epocale) della giustizia” e “processo breve” sono né più né meno che ipocrisie degne della peggior propaganda ingannevole. Se le parole avessero ancora un senso, e non fossero usate come conigli estratti da un cilindro, sarebbe chiaro che di riforma della giustizia si potrebbe parlare soltanto se si facesse qualcosa per accelerare la conclusione dei processi. Ma se non si fa niente in questa direzione, parlare a vanvera di riforma della giustizia equivale a sollevare spesse cortine fumogene intorno al vero obiettivo: che è quello di mettere la magistratura al guinzaglio della maggioranza politica del momento (oggi, domani e dopodomani), buttando nella spazzatura ogni prospettiva di legge uguale per tutti.
Quanto al sedicente “processo breve”, siamo al gioco di prestigio. La riforma, infatti, avrebbe come effetto non un processo breve ma un processo ammazzato a tradimento (con l’aggravante dei futili motivi). Ovviamente schierarsi contro il processo breve è da folli. Sarebbe come rifiutare una medicina efficace contro il cancro. Qui però non si tratta neanche dell’elisir di Dulcamara! Non basta urlare a squarciagola che il processo sarà breve. Occorre fare qualcosa di serio (procedure snellite; più mezzi agli uffici giudiziari) perché si possa arrivare a sentenza in tempi più rapidi. Se non si fa nulla è come proclamare ai quattro venti che la squadra di calcio del Portogruaro vincerà sicuramente la Champions, confidando nella disattenzione o dabbenaggine di chi ascolta.
Ora, come per vincere la Champions ci vuole una squadra attrezzata, così per avere un processo davvero breve ci vogliono interventi che il processo lo facciano finire prima: ma finire con una sentenza nel merito (innocente o colpevole), non con una dichiarazione di morte per non aver rispettato un termine stabilito ex novo, più o meno a capocchia. In verità la riforma ha un sapore di truffa (verbale), perché i tempi non saranno ridotti ma castrati, ed i processi non saranno abbreviati ma morti e sepolti. In parole povere: si fissa un termine che deve essere rispettato a pena di morte senza minimamente preoccuparsi del fatto che l’attuale sfascio del sistema non consentirà di rispettarlo in una infinità di processi. È come pretendere che un palombaro vestito da palombaro percorra i cento metri in pochissimi secondi, sennò muore. Assurdo, esattamente come il sedicente processo “breve”. Una mannaia che impedirà di accertare colpe e responsabilità e concluderà il processo con un’attestazione di decesso (estinzione) tanto burocratica quanto definitiva e tombale. Uno schiaffo alla fatica che le forze dell’ordine compiono per assicurare alla giustizia fior di delinquenti. Uno schiaffo al dolore e alla sofferenza delle vittime dei reati.
Uno schiaffo alla sicurezza dei cittadini. Proprio quella sicurezza su cui sono state costruite solide fortune elettorali. Sicurezza che ora diventa – di colpo – roba di scarto, rivelando con assoluta evidenza come il tema sia considerato un’opportunità da sfruttare biecamente, anche gabbando la povera gente, più che un problema da risolvere. E tutto questo perché? Per fare un favore a LUI, all’altissimo (ed ecco i futili motivi). Non sfugge a nessuno, difatti, che l’obiettivo vero non è tanto ammazzare migliaia di processi, quanto piuttosto sopprimere – nell’ammucchiata – anche quel paio di cosucce che appunto interessano a LUI. Con tripudio di un esercito di scippatori, borseggiatori, topi d’alloggio e ladri assortiti, truffatori, sfruttatori di donne, spacciatori di droga, corruttori, usurai, bancarottieri, estortori, ricattatori, appaltatori disonesti, pedofili, violenti d’ogni risma, operatori economici incuranti delle regole che vietano le frodi in commercio e tutelano la salute dei consumatori, imprenditori che spregiano la sicurezza sui posti di lavoro e via elencando...
Questo catalogo già sterminato di gentiluomini che la faranno franca, che si ritroveranno impuniti come se avessero vinto al totocalcio senza neppure giocare la schedina, si “arricchirà” all’infinito con la cosiddetta “prescrizione breve”: un’altra misura che sa di presa per il naso, l’ennesima leggina “ad personam” (meglio, la fotografia di LUI in persona) che fa a pugni col principio di buona fede legislativa. Sarebbe poco se fosse una di quelle barzellette che il premier usa raccontare in pubblico per il divertimento di chi ama l’ossequio servile. Invece si tratta di una bastonata in testa a una giustizia che già sta affogando. Una catastrofe per l’Italia, perché il feudo di Arcore possa continuare a svettare sulla palude nella quale annaspano i comuni mortali in cerca di giustizia.
(13 aprile 2011)
Appello a Napolitano dai "ragazzi di Barbiana"
“Presidente, segua Don Milani: non firmi le leggi vergogna”
Approfondimenti
Don Lorenzo Milani, morto nel giugno 1967, è salito alla ribalta della scena italiana per essersi dedicato, corpo e anima, all'elevazione culturale di operai e contadini affinché potessero affrancarsi dall'oppressione e dall'ingiustizia.Persona tutta d'un pezzo, appena nominato cappellano a Calenzano (Firernze), scosse l'Italia per la sua costante denuncia di tutte le situazioni che provocano ingiustizia e violazione dei diritti, indipendentemente da chi le provocasse o avallasse. Ciò gli procurò molti nemici anche all'interno della sua stessa Chiesa, che per neutralizzarlo lo confinò a Barbiana, un villaggio sperduto sugli Appenini toscani. Ma la sua notorietà crebbe ulteriormente perché creò una scuola del tutto innovativa, per contenuti, finalità e metodi. L'atto finale fu la stesura di Lettera a una professoressa, un testo collettivo scritto assieme agli allievi per denunciare il carattere classista e discriminatorio della scuola italiana.
Don Milani è famoso anche per la Lettera ai Giudici, nella quale sostiene il primato della coscienza sulle leggi dell'uomo proponendo la disobbedienza come via estrema per evitare all'umanità il ripetersi delle atrocità che ha conosciuto.
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ON. GIORGIO NAPOLITANO
Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.
Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.
Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.
Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.
Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti
Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini
Da Micromega
Un borgo medioevale
al costo di un appartamento
In vendita a 550.000 euro un intero paesino abruzzese
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| Valle Piola (Anselmi) |
550.000 EURO - I proprietari del paesino fantasma si accontentano di soli 550 mila euro – meno di quello che in alcune città serve per un comodo appartamento in centro - in cambio di «undici edifici in muratura di pietra locale a vista da restaurare per una superficie calpestabile totale di 3.800 metri quadrati e da terreni circostanti di 60.000 metri quadrati». L’annuncio è apparso pochi giorni fa su alcuni dei principali siti di compravendita immobiliare. Ad inserirlo è stato Giacomo Ciapanna, geometra col pallino delle ristrutturazioni, che lì sogna di realizzare quanto già fatto dall’immobiliarista italo-svedese Daniele Kihlgren a Santo Stefano di Sessanio. «Il progetto – spiega Ciapanna - è nella fase iniziale. Il nostro vero obiettivo è quello di ridare vita a Valle Piola. Il prezzo non è elevato perché, altrimenti, nessuno lo acquisterebbe».
VALORE STORICO INESTIMABILE - Eppure il borgo ha un valore storico inestimabile, se si considera che il primo documento scritto sull’abitato risale al 1059 e che, all’interno di questo piccolo nucleo di case incastonate in uno scenario mozzafiato, sono presenti reperti storici unici. Come i “gafii”, i caratteristici balconi di origine longobarda. Valle Piola risulta abbandonata dal 1977, si legge su Wikipedia, quando l’ultima famiglia si trasferì altrove, ma ora «il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga vuole riportarlo a nuova vita con un progetto di ristrutturazione e rivitalizzazione». Un equivoco. Forse un errore. Che l’enciclopedia on-line farebbe bene a correggere. L’Ente Parco al momento non sta portando avanti alcun piano di recupero. Né potrebbe, anche volendo, sia per mancanza di fondi sia perché le risorse ministeriali sono indirizzate principalmente alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente. Anche le casse del Comune di Torricella Sicura piangono miseria.
ARIA PURA - Il sindaco, Daniele Palumbi, che alla storia della sua terra sembra sinceramente affezionato, è rammaricato. «Il borgo è davvero un gioiello, dal punto di vista paesaggistico e storico – dice – e noi abbiamo fatto di tutto per riportarlo alla vita. Abbiamo tentato anche con un bando per la locazione di una struttura ricettiva, l’unico edificio di cui siamo proprietari insieme ad altri due ruderi. Ha risposto una sola persona, che poi ha rinunciato. E poi, come se non bastasse, sono arrivati i vandali a danneggiarla». Nel borgo si respira aria pura. Siamo nel versante nord-orientale del Monte Farina, in un anfiteatro naturale da cui nasce il Rio Valle, affluente del fiume Vezzola. Al paese si arriva percorrendo una strada bianca che poi diventa selciata tra le case e i ruderi (via della Fauna) e continua come mulattiera. La strada è uno dei problemi da superare. Il Comune sta cercando un finanziamento di 500 mila euro almeno per asfaltare l’accesso a Valle Piola. Risorse che, al momento, appare difficile reperire.
Nicola Catenaro
13 aprile 2011
13 aprile 2011
Dal Corriere
mercoledì 13 aprile 2011
“Troppi libri di testo comunisti”
Il Pdl chiede una commissione d’inchiesta
Il Pdl chiede una commissione d’inchiesta
La proposta di Gabriella Carlucci e altri 18 parlamentari del Pdl. Il ministro Gelmini: "Il problema esiste". Le opposizioni: "Vergognoso e patetico"
Nelle scuole italiane ci sono libri di storia “troppo comunisti”. Perché esaltano il valore di alcune figure della prima Repubblica come De Gasperi e Togliatti. Per questo Gabriella Carlucci e altri 18 parlamentari del Pdl hanno presentato un disegno di legge per la costituzione di una commissione d’inchiesta “sull’imparzialità dei libri di testo scolastici”.
La parlamentare ex presentatrice spiega così la sua iniziativa: “C’è da salvaguardare la libertà di insegnamento, un valore sacrosanto – dice – ma c’è anche da salvaguardare il diritto degli studenti a ricevere un’istruzione corretta e non faziosa. Tutto il contrario di quel che si legge in molti volumi scolastici italiani”. La Carlucci cerca di documentare gli elementi di faziosità riscontrati: “Proviamo a sfogliare qualche libro di testo. La storia di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier, descrive tre personaggi storici: Palmiro Togliatti, ‘un uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni generali’; Enrico Berlinguer, ‘un uomo di profonda onestà morale ed intellettuale, misurato e alieno alla retorica’; Alcide De Gasperi, ‘uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica’”. Le altre citazioni riguardano testi di diverse case editrici tra cui la stessa Mondadori. Una raccolta di passaggi che tendono a mettere in evidenza “la gravità della questione”.
“È per questo – aggiunge la Carlucci – che con questa proposta di legge avanziamo l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta volta ad accertare e a porre fine a questa situazione a dir poco vergognosa. Non si può, ancora oggi in un Paese che tutti definiscono libero, esercitare un indottrinamento del genere. Indottrinamento subdolo e meschino perché diretto a plagiare le giovani generazioni dando insegnamenti attraverso una visione ufficiale della storia e dell’attualità asservita a una parte politica”.
All’opposizione questa iniziativa non è piaciuta. “La richiesta avanza dal Pdl per bocca della deputata Carlucci è vergognosa e da rispedire al mittente – ha subito commentato Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd nella commissione Cultura della Camera -. Con l’intenzione presunta di rendere la storia neutra si vuole di fatto istituire una commissione d’inchiesta che nulla avrebbe da invidiare al Minculpop. Siamo all’uso della storia come clava nell’agone politico e al tentativo politico di imporre una verità storica compiacente. Per questo si arriva addirittura alla lista di proscrizione dei testi di autorevoli storici che hanno la ‘colpa’ di definire De Gasperi ‘uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica’. E’ chiaro l’intento politico revisionista e l’azione intimidatoria nei confronti della libertà di ricerca storica e di insegnamento”.
Gli fa eco Pierfelice Zazzera dell’Idv: “La proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’imparzialità dei testi scolastici è un patetico e maldestro tentativo di revisionismo strisciante che respingiamo al mittente. All’instancabile onorevole Carlucci ricordiamo che la nostra costituzione sancisce un’Italia repubblicana, fondata sul lavoro e sulla resistenza alla dittatura nazifascista. Chi getta fango sulle istituzioni e sul nostro Paese è questo presidente del Consiglio che non ha più nessuna credibilità sul piano internazionale e che prende in ostaggio un intero parlamento per sfornare l’ennesima legge ad personam”.
In soccorso della Carlucci viene il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, secondo cui il problema esiste: “Penso che, in generale, nei libri di testo non debba entrare la politica ma una visione oggettiva dei fatti e soprattutto degli eventi storici”, dice il ministro secondo la quale andrebbero evitate “letture interessate di parte e cercare di consentire ai ragazzi di esercitare la propria formazione su libri di testo che siano indipendenti e rispettosi della veridicità storica degli accadimenti. Non posso disconoscere il fatto che, per esempio, alcune questioni come quella delle Foibe, molti libri di testo non la trattino o venga relegata a poche righe mentre in alcuni libri anche tutto il Risorgimento è trattato per sommi capi”. Per questo la proposta sulla Commissione di inchiesta “la valuteremo. Poi il Parlamento è sovrano. La commissione Cultura e Istruzione tratterà questo tema”.
La parlamentare ex presentatrice spiega così la sua iniziativa: “C’è da salvaguardare la libertà di insegnamento, un valore sacrosanto – dice – ma c’è anche da salvaguardare il diritto degli studenti a ricevere un’istruzione corretta e non faziosa. Tutto il contrario di quel che si legge in molti volumi scolastici italiani”. La Carlucci cerca di documentare gli elementi di faziosità riscontrati: “Proviamo a sfogliare qualche libro di testo. La storia di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier, descrive tre personaggi storici: Palmiro Togliatti, ‘un uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni generali’; Enrico Berlinguer, ‘un uomo di profonda onestà morale ed intellettuale, misurato e alieno alla retorica’; Alcide De Gasperi, ‘uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica’”. Le altre citazioni riguardano testi di diverse case editrici tra cui la stessa Mondadori. Una raccolta di passaggi che tendono a mettere in evidenza “la gravità della questione”.
“È per questo – aggiunge la Carlucci – che con questa proposta di legge avanziamo l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta volta ad accertare e a porre fine a questa situazione a dir poco vergognosa. Non si può, ancora oggi in un Paese che tutti definiscono libero, esercitare un indottrinamento del genere. Indottrinamento subdolo e meschino perché diretto a plagiare le giovani generazioni dando insegnamenti attraverso una visione ufficiale della storia e dell’attualità asservita a una parte politica”.
All’opposizione questa iniziativa non è piaciuta. “La richiesta avanza dal Pdl per bocca della deputata Carlucci è vergognosa e da rispedire al mittente – ha subito commentato Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd nella commissione Cultura della Camera -. Con l’intenzione presunta di rendere la storia neutra si vuole di fatto istituire una commissione d’inchiesta che nulla avrebbe da invidiare al Minculpop. Siamo all’uso della storia come clava nell’agone politico e al tentativo politico di imporre una verità storica compiacente. Per questo si arriva addirittura alla lista di proscrizione dei testi di autorevoli storici che hanno la ‘colpa’ di definire De Gasperi ‘uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica’. E’ chiaro l’intento politico revisionista e l’azione intimidatoria nei confronti della libertà di ricerca storica e di insegnamento”.
Gli fa eco Pierfelice Zazzera dell’Idv: “La proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’imparzialità dei testi scolastici è un patetico e maldestro tentativo di revisionismo strisciante che respingiamo al mittente. All’instancabile onorevole Carlucci ricordiamo che la nostra costituzione sancisce un’Italia repubblicana, fondata sul lavoro e sulla resistenza alla dittatura nazifascista. Chi getta fango sulle istituzioni e sul nostro Paese è questo presidente del Consiglio che non ha più nessuna credibilità sul piano internazionale e che prende in ostaggio un intero parlamento per sfornare l’ennesima legge ad personam”.
In soccorso della Carlucci viene il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, secondo cui il problema esiste: “Penso che, in generale, nei libri di testo non debba entrare la politica ma una visione oggettiva dei fatti e soprattutto degli eventi storici”, dice il ministro secondo la quale andrebbero evitate “letture interessate di parte e cercare di consentire ai ragazzi di esercitare la propria formazione su libri di testo che siano indipendenti e rispettosi della veridicità storica degli accadimenti. Non posso disconoscere il fatto che, per esempio, alcune questioni come quella delle Foibe, molti libri di testo non la trattino o venga relegata a poche righe mentre in alcuni libri anche tutto il Risorgimento è trattato per sommi capi”. Per questo la proposta sulla Commissione di inchiesta “la valuteremo. Poi il Parlamento è sovrano. La commissione Cultura e Istruzione tratterà questo tema”.
- Da il fatto quotidiano
La statuetta di Priapo
........Parte il gioco della statuetta di Priapo, del quale qui si edulcora la descrizione al pari del prosieguo: «Le ragazze si dimenavano, ballavano, cantavano "meno male che Silvio c'è", si facevano baciare i seni dal presidente, lo toccavano nelle parti intime, e poi facevano lo stesso con Fede. Eravamo scioccate, in una situazione più grande di noi. A un certo punto Berlusconi, visibilmente contento, disse "allora siete pronte per il bunga bunga?", e tutte le ragazze in coro hanno urlato "Siiii!"». Mentre il gruppo si sposta e sale su una scala, «Berlusconi dietro di noi ci poggiò le mani sui glutei», non un aiuto (dice Ambra) ma «un palpeggiamento sul sedere, e reiterato». Arrivate nel centro benessere sempre più perplesse («Ma che dobbiamo fare, disse la mia amica, dobbiamo darla?»), Chiara vede «le ragazze ballare in maniera piuttosto volgare» con «vestiti da infermiera molto corti, da crocerossina», «i seni molto scoperti», «anche un frustino», e «avvicinandosi a Berlusconi lo toccavano e si facevano toccare nelle parti intime», una «ballava mentre Berlusconi la baciava sul seno».
Chiara e Ambra dicono di essere rimaste paralizzate, «mentre Fede e Berlusconi incitavano le altre ragazze a coinvolgerci ..........
L'aticolo intero lo trovate sul "Corriere" di oggi
LA NOTA
Un sì a tutti i costi per «sterilizzare» i processi del premier
Il Pdl è convinto che il Quirinale non si opporrà. Ma nessuno può dirlo
Il centrodestra si prepara a consegnare a Silvio Berlusconi il primo «sì» parlamentare al cosiddetto «processo breve». La Camera dei deputati potrebbe approvarlo stasera, nonostante l'ostruzionismo tentato ieri dal Pd. Una maggioranza mobilitata allo spasimo sa che, una volta passata a Montecitorio, al Senato la legge dovrebbe avere vita meno difficile. Ma la logica è quella di un provvedimento avulso dalle esigenze di riforma della giustizia. Il Pdl risponde con una forzatura a quella che considera un'altra forzatura, attribuita alla Procura di Milano.
Per il governo si tratta di riaffermare il primato nei confronti della magistratura: con in palio la possibilità di proteggere il premier dai processi. Su questo, Pdl e Lega ostentano una compattezza che resiste a ogni pressione. Significa che la maggioranza è pronta a sfidare l'impopolarità. Il fatto che oggi si riunisca il Cdm in un intermezzo delle votazioni conferma la determinazione ad arrivare al risultato.
Un personaggio defilato come il sottosegretario Gianni Letta prevede «una settimana incandescente». E fa capire che Palazzo Chigi ha chiare le incognite dell'operazione; e che nella cerchia berlusconiana si spera di chiudere la fase più acuta con l'approvazione del Parlamento. In realtà, i passaggi successivi appaiono altrettanto incerti. Il governo è convinto che Giorgio Napolitano non avrà obiezioni nei confronti della legge. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, invece, ritiene che Berlusconi tenga «il Paese in ostaggio».
In realtà, nessuno può fare previsioni né in un senso né nell'altro. Finora l'atteggiamento presidenziale è stato guardingo. Si può solo dare per certo che gli scambi d'accuse di queste ore sono l'opposto dell'invito del Quirinale a tenere i nervi saldi: anche nei rapporti con l'Europa. Viste le premesse, tuttavia, lo scontro era inevitabile. Rappresenta un'anteprima del panorama di macerie politiche che «il processo breve» porterà con sé; e che verranno additate con intenti opposti all'opinione pubblica.
Per il governo, l'accusa più insidiosa è quella di Antonio Di Pietro, di far saltare alcuni processi. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, spiega che «sarebbe a rischio solo lo 0,2% dei procedimenti penali». «Se l'impatto è così modesto, perché state bloccando il Parlamento?», lo rimbecca il leader centrista, Pier Ferdinando Casini. L'ultima istantanea è quella dell'Anm che taccia di irresponsabilità il premier per gli «appelli alla piazza» contro i magistrati. Stancamente, dopo una seduta notturna col brivido del voto segreto, forse oggi si chiude il primo capitolo di una vicenda assai poco esaltante.
Massimo Franco
Dal "corriere"
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